Gaza, closed zone

Aprile 16, 2009

Da Haramlik:

Il corto di Yoni Goodman, per chi non lo avesse ancora visto, dura un minuto e mezzo e racconta, nel modo più semplice possibile, cosa vuol dire vivere in mezzo all’unico conflitto al mondo da cui la gente non può neanche fuggire.

http://closedzone.org/


Striscia di Gas-a?

Febbraio 1, 2009

La situazione a Gaza non è ancora tranquilla. Ma mentre si prova a far durare la tregua voglio tornare sull’offensiva del mese scorso.

Spesso le guerre scoppiano per questioni energetiche, non da ultima la guerra in Iraq. E allora perchè non pensare che anche questa guerra possa essere almeno in parte dettata da questioni energetiche, in particolare legate a un giacimento di gas? Qui vi lascio l’articolo di Quale energia. A voi le riflessioni.

Basta che non facciate come Sofri che continua ad affrontare l’argomento Palestina in maniera spocchiosa e dogmatica, riproponendo la solita logica: se non sei d’accordo con la politica del governo israeliano sei per forza un estremista che scende in piazza a bruciare le bandiere.

Complimenti per l’analisi politica.


Perdersi i dettagli

Gennaio 29, 2009

L’esempio più lampante di quello di cui parlo da tempo è questo.
Stiamo parlando di un post di Sasaki Fujika, blogger solitamente preciso, preparato e in buona fede. Una persona che si è sempre definita di sinistra, a quanto ne so, e che segue l’attualità come tutti noi, senza tesi propagandistiche filoquesto e filoquestaltro da sostenere a priori. Una brava persona, anche, per quello che mi è dato sapere. Antifascista, antirazzista e tutto quanto. Leggi il seguito di questo post »


Sono aperte le scommesse

Gennaio 14, 2009

Si accettano scommese sul primo che dirà che anche Ban Ki-Moon è un filopalestinese che non accetta il diritto di Israele a difendersi.


Difendere Israele

Gennaio 10, 2009

Israele ha il diritto di esistere e ha il diritto di difendersi. Questo continuiamo a sentire dire in tv. E ci mancherebbe altro.

Io mi chiedo solamente se la strategia che sta tenendo Israele serve a garantire la propria esistenza o a metterla in pericolo. Con l’operazione di questi giorni a Gaza, chiamata in modo poco felice piombo fuso, Israele sta cercando di annullare politicamente (e forse non solo) Hamas. Tralasciamo ora discussioni su Hamas. Forse Israele riuscirà anche in questa operazione, ma dopo, che effetti avrà sul resto del panorama geopolitico? Ecco io credo che il deteriorarsi dei rapporti con i paesi arabi che a nord, est, sud confinano con Israele non sia una cosa buona per Israele. Non credo che dare pretesti a tutti i fanatici islamisti di dare la possibilità di fare prediche per l’eliminazioni di Israele e degli ebrei dalla faccia della terra sia cosa utile ad Israele. Non credo sia utile devastare territori, distruggere famiglie, lasciare palestinesi senza nulla in tasca, senza prospettive di vita, con la fame ecc. ecc. , perchè poi sarà molto più facile per qualche imam fanatico andare da quella gente e dire loro che gli ebrei sono cattivi e che se si fanno saltare in aria guadagnano il paradiso.

Insomma, Israele, se vuole cercare di difedersi, dovrebbe fare qualche considerazione e non pensare di fare tabula rasa attorno a sè, e comportarsi come se fosse un duello western.

Israele potrà anche distruggere Hamas, ma se non elimina le ragioni per cui Hamas ha vinto nella striscia di Gaza, non potrà mai considerarsi sicura. E’ chiaro che il terrorismo non si sconfigge facendo i buoni con i terroristi, ma isolarli, anzichè creare loro consenso sociale sarebbe già una buona cosa. Non sto facendo una proposta da estrema sinistra cieca e irresponsabile. Questa cosa l’hanno fatta gli USA con il piano Marshall (anche se non era l’unico motivo): benessere per i cittadini europei grazie al capitalismo, per isolare i comunisti. Ha funzionato.

La contrapposizione frontale non può portare da nessuna parte. Se non continuare a vivere nella paura che un razzo caschi sulla testa di un passante. Questa è una vita terribile che i cittadini israeliani non si meritano.

Ps. In ogni caso non credo che i razzi quassam lanciati da Hamas mettano a rischio l’esitenza di Israele. Rendono la vita impossibile, terribile, angosciante, ai cittadini del sud di Israele, che sotto quei razzi sono anche morti. Secondo me non è una cosa meno grave che mettere a rischio l’esistenza di Israele. Ma è una cosa diversa.


Il filo del discorso

Gennaio 7, 2009

Israele sta devastando Gaza. Le dimensioni della tragedia, conseguenza di un’offensiva programmata da almeno 6 mesi, sono tali che non c’è bisogno che dica la mia. Israele nei confronti di Gaza sta giocando al gatto col topo da anni. A un regime di occupazione se n’è sostituito uno di assedio permanente, che non solo non è raccontato al mondo, ma soprattutto non è raccontato al popolo israeliano (l’esercito vieta alla stampa israeliana di entrare a Gaza), che si vede arrivare contro i razzi Qassam senza un motivo apparente se non l’atavico odio arabo.

Sarò anche scarso, in giornalismo, ma mi pare una notizia, no? Mi pare la più classica delle notizie: un’offensiva militare in grande stile, che coinvolge la popolazione civile, in un pezzo di mondo da decenni teatro di uno dei più complessi e sanguinosi conflitti del pianeta. Non basta? Non c’è abbastanza di cui parlare? Non sarebbe dovere dell’informazione occuparsi di questo?
Leggi il seguito di questo post »


Israelis For Obama

Ottobre 11, 2008


The untouchables

Marzo 2, 2008

L’ho letto qui. Sembra che il rabbino capo di Bologna non abbia partecipato alla commemorazione di una strage nazista per protesta contro la presenza di Luisa Morgantini, parlamentare europea di Rifondazione Comunista da sempre impegnata a nella solidarietà al popolo palestinese.

Fin qui poco da dire: ognuno va alle manifestazioni a cui vuole andare. Mi dispiace che il rabbino capo di Bologna abbia così poca considerazione delle vittime del nazifascismo da subordinare il loro ricordo alle sue piccole beghe di partito, ma tant’è, questa è l’Italia.

Quelle che considero davvero aberranti sono le argomentazioni con cui Lucio Pardo, esponente non si sa a che titolo (dubito che rappresenti davvero qualcuno) della comunità ebraica bolognese, giustifica la scelta:

“Il Parlamento Europeo è libero di inviare chi vuole, anche Jean Marie Le Pen – ha affermato Lucio Pardo – Ma gli ebrei di Bologna sono altrettanto liberi di manifestare tutta la loro contrarietà verso chi nega agli israeliani il diritto alla vita. Noi non ci saremo. Crediamo fermamente nella democrazia e nella libertà come garanzia degli individui proprio come le persone che qui oggi vengono ricordate e che hanno speso la propria vita per assicurarla alla nostra nazione. Le critiche della Morgantini contro Israele sono a senso unico e delegittimano lo Stato d´Israele, e sono critiche che costituiscono le premesse per il suo annientamento. Chiunque rinneghi lo Stato d´Israele, rinnega la Shoà“.

Capito il ragionamento? C’è una serie di sillogismi allucinante: la Morgantini critica Israele “a senso unico”, senza rispettare un’improbabile par condicio della storia. Queste critiche delegittimano Israele (e noi che avevamo sempre pensato che criticare qualcuno volesse dire riconoscerlo) e addirittura “costituiscono le premesse per il suo annientamento”. Ripeto: sostiene che criticare Israele è una premessa per il suo annientamento. Come dire che, se vado in un ristorante e dico che la pasta è scotta, pongo le premesse perché quel ristorante sia abbattuto.
Il capolavoro è però l’ultima frase: criticare Israele significa rinnegarlo e quindi significa essere nazisti. Se un parlamentare è solidale con il popolo palestinese, non è degno di ricordare una strage nazista.

Non conosco Luisa Morgantini, ma qualsiasi cosa abbia detto o fatto, è certamente meno grave del delirio fascista dei suoi critici. Perciò piena solidarietà a Luisa Morgantini.

Update: Leggo su Wikipedia che Luisa Morgantini “ha ricevuto il premio per la pace delle donne in nero israeliane”. Insomma, in Israele sanno riconoscere chi è nemico del loro popolo e chi lavora per la pace. Speriamo si inizi ad impararlo anche in Italia.