Parola al diritto

Anche in risposta al commento di Dedalus al post qui sotto, vorrei dire un paio di cose sulla fantomatica censura subito dal signor Ratzinger e sul tema del diritto di parola in generale.

Il diritto di parola, tutelato dalla Costituzione, consiste nel diritto di dire quello che si vuole. Cosa che il signor Ratzinger fa tutti i giorni, direttamente dal balcone di San Pietro e indirettamente dalle prime pagine di tutti i quotidiani. Se la polizia salisse sul balcone di San Pietro e strappasse i cavi del microfono, quella sarebbe censura. Il signor Ratzinger sarebbe privato del suo diritto di parola.

Ma tutto questo non è successo. Il rettore di un’università ha invitato Ratzinger a tenere una lezione in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, e alcuni docenti si sono dichiarati in disaccordo con questa proposta, chiedendo al rettore di ritirare l’invito. Ripeto: non sono andati a casa di Ratzinger a togliergli il diritto di parola. Semplicemente hanno chiesto che non fosse invitato a parlare a casa loro.

Gridare alla censura in questo caso è patetico, oltre che strumentale. Se mio fratello invita a casa mia un amico che a me è antipatico, e io chiedo a mio fratello di non invitarlo, sto censurando qualcuno o qualcosa? Sto negando il diritto di parola all’amico di mio fratello? Sto violando la Costituzione?

Come ha fatto notare David Saltuari su Macchianera, il diritto di parlare non comporta l’obbligo di ascoltare. Ratzinger può parlare quanto vuole. Ma non può costringermi ad invitarlo in casa mia a farlo. Altrimenti io domani mi arrampico sul balcone di San Pietro, chiedo di parlare, e, se arriva una guardia svizzera a punzecchiarmi le chiappe con l’alabarda, grido alla censura, reclamando il mio diritto di parola.

Se il signor Ratzinger ha qualcosa da dire agli studenti della Sapienza, faccia come fanno tutte le persone normali: prenda un ciclostile, stampi un volantino e si presenti fuori dai portoni dell’ateneo con un megafono. Magari qualcuno lo ascolterà, se ne avrà voglia.

4 risposte a Parola al diritto

  1. dedalus scrive:

    a mio avviso nessun dei tuoi esempi è calzante. tutti riducono la scacchiera politica ad un gioco tra amici in un casa privata: chi mi sta antimpatico non lo invito così almeno non sento cosa a da dire. il fatto che lo spazio pubblico funziona in maniera leggermente diversa, con regole un po’ più complesse e un po’ più formali. in questa faccenda è proprio la forma è essere stata gravemente danneggiata, creando un precedente pesante, con ripercussioni notevoli sulla vita pubblica nel nostro paese..

    per l’innaugurazione dell’anno prossimo il rettore della Sapienza ha invitato Chavez. gli studenti ciellini, insieme con i professori cattolici, hanno elaborato un manifesto dal titolo “No-Hugo” dichiarando che, dato che il comunismo ha ammazzato miliardi di persone, che in Venezuela ci si approfitta dei bambini e che, per di più Chavez, se la fa con la Naomi, è meglio se non parla, anzi proprio è meglio se non viene. perchè l’università è laica ed autonoma e non centra nulla con il comunismo.

    mentre queste cose avvengono in Italia, negli Usa Ahmadinejad parla alla Columbia University senza che alcuna venga il dubbio che un pazzo terrorista possa corrompere con le sue parole l’autonomia dell’università.

  2. masaccio scrive:

    Non è vero. L’invito ad Ahmadinejad è stato contestatissimo, da parte di studenti, docenti e politici, sia americani sia europei. Poi è ovvio che se il rettore vuole invitarlo nessuno può impedirgli di farlo, ma questo non è successo neanche in Italia. I docenti hanno detto la loro opinione, semplicemente.
    Mi sembra un po’ ridicola anche la questione del precedente: ti assicuro che a Padova abbiamo sempre contestato i vari inviti a Galan, Buttiglione, ecc., eppure la democrazia sembra ancora in piedi. La differenza tra un’opinione e la censura mi sembra abbastanza chiara: se io chiedo che il papa non sia invitato è un’opinione, se io gli tolgo il microfono dalle mani e ci salto sopra è censura.

  3. lussu scrive:

    Beh attenzione a fare l’esempio di libertà di parola nelle università americane, che di solito è grande, ma dove accadano cose anche peggiori di quella accaduta al papa, come lo studente arrestato perchè aveva fatto una domanda scomoda e troppo lunga a Kerry…

  4. dedalus scrive:

    vi do ragione: il mio parallelo con il caso Ahmadinejad alla Columbia University era un po’ forzato. ad ogni modo l’impressione è che lì, salvo eccezioni, le cose vadano un po’ diversamente rispetto che qui da noi..

    sulla “questione del precedente” invece rimango sulla mia posizione. a mio avviso contestare la presenza di qualcuno in uno spazio pubblico è sempre sbagliato. è successo al papa alla Sapienza e costituisce un precedente eclatante, dalla portata simbolica e politica enorme. contestare i vari inviti a Galan, seppur a mio avviso comunque sbagliato, non è proprio la stessa cosa in termini di portata politica, no?

    non si è trattata di censura, certo. tuttavia la contestazione alla fine ha impedito a qualcuno di parlare. e questo è stato trattato dai vari media come una censura. il papa soddisfatto ha incassato la sconfitta e l’ha tramutata in vittoria. la vittoria del dogmatismo.

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