Precedenti

I giornali lodano la grande mossa di D’Alema, che ha proposto di votare il referendum subito e il parlamento a giugno.
Capiamoci: è la solita sapiente truffa tattica del nostro amico baffino, non succederà. Ma, per ogni evenienza, è bene capire che legge uscirebbe dal referendum. I quesiti sono 3.

Il primo modifica la legge elettorale della Camera, stabilendo che il premio di maggioranza non va, come adesso, alla coalizione che prende più voti, ma alla singola lista. Ipotizzando che ognuno vada per conto suo, alla situazione attuale, uno tra Forza Italia e il Pd, con il 25% dei voti circa, avrebbe la maggioranza assoluta dei parlamentari.

Il secondo estende lo stesso meccanismo anche al Senato.

Il terzo vieta alla stessa persona di candidarsi in più collegi, per evitare che, come è successo finora, i segretari dei vari partiti si presentino ovunque per sfruttare la propria popolarità personale e scelgano poi a chi lasciare il posto.

Considerazioni:

– non è vero, come pensano in molti, che il referendum introdurrebbe la preferenza; l’impianto della legge resterebbe quello attuale, a liste bloccate;

– un sistema del genere non esiste in nessun paese del mondo. È esistito solo, per poco tempo, in Italia. Si chiamava legge Acerbo.

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6 risposte a Precedenti

  1. camillo cromo ha detto:

    Ma tanto si sa che la colpa è di d’alema a prescindere…

  2. chiara ha detto:

    Per il premio di maggioranza alla singola lista invece che alla coalizione io sarei anche d’accordo. La rappresentanza non è per tutti. Perché siamo ossessionati dall’idea ogni gruppo di interesse, perfino quelli statisticamente insignificanti, debbano essere rappresentati? Poi finisce che un partitino come, chessò, per esempio, l’Udeur può far cadere il governo. Come al solito, poi, questo ragionamento funziona se ci sono i “buoni” al potere, ché se ci sono i “cattivi” è un disastro. Ma questo è un vecchio problema platonico.

  3. chiara ha detto:

    Eppoi: l’alternativa Ragu, illuminaci sull’ALTERNATIVA!

  4. masaccio ha detto:

    L’alternativa (non sono Ragù, sono Lorenzo) è uno qualsiasi degli innumerevoli sistemi elettorali utilizzati in giro per il mondo. Ce ne sono di tutti i tipi, ma uno così, ripeto, è stato utilizzato solo in Italia nel 1924.

    Non vedo poi il nesso tra il premio di maggioranza alla singola lista e l’esistenza dei piccolissimi partiti: i partiti piccolissimi si eliminano con uno sbarramento, mentre questo sistema è fatto per eliminare tutti i partiti tranne i due maggiori. Significherebbe amputare della propria rappresentanza non “gruppi di interesse statisticamente insignificanti”, bensì il 50% della popolazione, cioè chi non si riconosce in Pd e Forza Italia.

    Inoltre il potere di ricatto dei piccolissimi gruppi di interesse non sparirebbe, come ha dimostrato questa legislatura: Dini & company, ad esempio, sono stati eletti nella liste della Margherita, non di un partitino. Niente vieterebbe quindi a chiunque di farsi eleggere nelle liste del Pd o di Forza Italia e poi di fare lo stesso giochino trasformista fatto da Dini o Mastella.

    Questa legge sarebbe semplicemente il tentativo di imporre il bipartitismo con la forza. Siccome i due maggiori partiti non sono riusciti a conquistarsi il consenso politicamente, vogliono farlo cancellando tutti gli altri.

  5. ragù ha detto:

    Personalmente sarei per un sbarramento (ragionevole tipo 4 o 5%) con un piccolo premio di maggioranza per la prima lista (ma non che dia di per sè la maggioranza degli eletti).
    Il punto infatti è che viviamo in un mondo in cui l’ossessione è la governabilità che è un tema importante ma non va sacrificata per la rappresentanza.
    Se vogliamo fare com in Inghilterra dove un partito con meno del 40% governava …
    E pensare che secondo Berlinguer il compromesso storico era un obbligo, anche se PSI e PCI avessero presso il 51%.
    Ecco credo che sia giusta una via di mezzo.
    Ma ricordiamoci una cosa: non si cambia la sostanza con la legge elettorale, il caso di Dini è esemplare. Esattamente come non si risolve granchè diminuendo i parlamentari: può essere simbolico ma i soliti noti rimarranno anche in un Parlamento più piccolo, a scapito dei veri rappresentanti (i piccoli parlamentari locali) che spariranno insieme agli interessi delle comunità che li hanno votati.

  6. […] di Guzzetta & co., in cui le preferenze non ci sono e ogni parvenza di democrazia, come si è già scritto, neanche. Ma tanto, per quando entrerà in vigore, i nostri valorosi combattenti per il diritto […]

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