Sono perplesso, come il blog, ma ora anche rasserenato

Si, sono rasserenato perchè le cose che ho scritto nel post qui sotto non sono l’unico a pensarle. Anche il ministro del lavoro uscente, Cesare Damiano, pare abbia qualche incertezza su mettere insieme Confindustria, operai, sicurezza sul lavoro, Colaninno…

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6 risposte a Sono perplesso, come il blog, ma ora anche rasserenato

  1. matt ha detto:

    grazie per i link alle pagine di repubblica, non capita spesso di inciampare nelle notizie di questo giornaletto alternativo

  2. lussu ha detto:

    beh insomma prima ti lamenti perchè nature non lo puoi leggere, ora ti lamenti perchè repubblica lo leggi troppo spesso.
    sembri uno dellla sinistra radicale.

  3. matt ha detto:

    non preoccuparti dai e scrivimi qualcosa su draghi premier

  4. dedalus ha detto:

    sulla persona Calero anche io ho più di una perplessità. sul progetto di mettere nello stesso progetto di rinnovamento politico operai e imprenditori sono, invece, perfettamente d’accordo. il mondo del lavoro ha bisogno di una così grande e profonda riforma strutturale per rigenerarsi e ospitare una maggiore occupazione, che necessità del contributo di tutti, degli operai come degli imprenditori come dei giuristi.
    mettersi da parte e innalzare facili, banali, bandiere come “aumento dei salari” e “bisogna segliere da che parte stare”, senza avere una visione d’insieme capace di allestire uno scenario complessivo di riforma del mercato del lavoro, è inutile, vecchio e solamente ideologico. antico antagonismo radicale sulla scia dello sciagurato slogan “anche i ricchi piangono”, schema conservatore, incapace di inquadrare la complessità della situazione attuale e di interpretare le enormi trasformazioni che il capitalismo ha subito negli ultimi trent’anni.
    percorrendo, sulla scia della Sinistra arcobaleno, la “scelta di parte” non si risolvono affatto le contraddizioni del sistema attuale, gli effetti delle quali incidono quotidianamente sulla loro pelle dei lavoratori (precarietà, bassi salari, sicurezza sul lavoro), ma al contrario – approfondendo il solco che divide lavoro e capitale – le acuiscono. preparando, immaginano i nostri eroi dell’avanguardia, la rivoluzione. hasta siempre.

  5. masaccio ha detto:

    Capiamoci: quest’idea del “mettere insieme lavoratori e imprenditori”, tutti d’accordo senza conflitti nel portare il paese verso la modernità, non è affatto nuova. Dallo “stato dei produttori” di Mussolini alla “concordia nazionale” della Democrazia Cristiana, l’intera storia politica italiana è dominata da attori che si prongono di eliminare il conflitto sociale o, meglio, di negarlo.
    E tutti questi progetti (ma proprio tutti) sono di stampo conservatore. È inevitabile. Se si nega il conflitto sociale sostenendo che tutti cooperano per la creazione della ricchezza, si rimuove il problema di fondo, che è quello del potere: chi guida questa cooperazione? In assenza di conflitto la risposta è quasi automatica: chi è nella condizione di potere maggiore nella situazione di partenza, ovvero chi ha la proprietà.
    Insomma, tutti cooperiamo nel seguire le direttive di Confindustria. Non si tratta, De dalus, di “inquadrare la complessità della situazione attuale e di interpretare le enormi trasformazioni che il capitalismo ha subito negli ultimi trent’anni”, anzi, si tratta di ridurre questa complessità questa moltepliticità di punti di vista, comprimendola in un’unica soluzione possibile, senza conflitti e senza discussioni. Una subalternità totale del lavoro all’impresa che è implicita ormai in ogni uscita del Pd. Dedalus che sostiene qui che solo con gli imprenditori si possono “inquadrare le complessità”, come se fossero gli unici a capirne qualcosa, è allo stesso livello di Colaninno che va in tv a spiegare le linee di sviluppo secondo il Pd. C’è chi ha la titolarietà di quei discorsi, cioè Confindustria, e chi deve stare zitto, cioè tutti gli altri.

  6. dedalus ha detto:

    caro Masaccio mi preoccupa un po’ la disinvoltura con la quale mi attribuisci posizioni non mie e anzi lontanissime dal mio modo di pensare. se rileggi le mie parole non ci sono elementi per attribuirmi una frase come questa: “solo con gli imprenditori si possono inquadrare le complessità, come se fossero gli unici a capirne qualcosa,”. nè tantomeno questa: “C’è chi ha la titolarietà di quei discorsi, cioè Confindustria, e chi deve stare zitto, cioè tutti gli altri”. non l’ho mai detto, né avrei alcun motivo per dire – e per pensare – una sciocchezza del genere. sono del resto un lavoratore precario e sarei folle a sostenere una cosa del genere, mi condannerei con le mie stesse mani al silenzio, oltre che. probabilmente, alla precarietà infinita. ti pare ragionevole? no, e infatti dico ben altro e mi sembra evidente. capisco che per te sia più comodo sapere che quelli del Pd sono tutti imprenditori, figli di imprenditori, schiavi del padrone e di Confindustria, banchieri, ammanicati e mafiosi, sarebbe infatti del tutto confacente al tuo schemino che divide il mondo in capitale e lavoro, in buoni e cattivi, in rossi e neri. ma non è così. argomentare contro il mio ragionamento è una cosa (che non fai), distorcere le mie parole è un’altra. vedi tu quale stile sia più adatto al tuo modo di adire.

    tornando alla sostanza. dire che il Pd è appiattito sulle posizioni di Confindustria è quantomeno azzardato, per quanto molto radicale, come piace a te. ma cosa mi dici, ad esempio, della reazione, a dir poco stizzita, di Montezemolo in merito all’approvazione del decreto sicurezza?

    la pensiamo diversamente e questo va bene. io non voglio convincerti della bontà delle mie idee, vorrei solo confrontarmi con te (con voi) nell’ambito del nuovo dibattito aperto da questa campagna elettorale. vorrei però che tu non dubitassi a priori della mia ragionevolezza e, soprattutto, che non mi liquidassi con nonchalanche attribuendomi sciocchezze di vario genere. sono Democratico, non scemo. e poi un blog serve per discutere, no? se foste tutti rifondaroli e d’accordo, sai che palle.. dai andiamo avanti così, bastonandoci un po’. però con quel minimo di onestà (e magari di ironia) necessaria alla discussione, altrimenti non serve a nulla se non farsi venire il fegato grosso.. non credi?

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