Sinistra vuol dire uguaglianza

Copio una bella intervista a Fabio Mussi dal Manifesto di oggi.

Per Fabio Mussi questa è la prima settimana fuori dall’ospedale dopo un doppio trapianto di reni. Per i medici degli Ospedali riuniti di Bergamo che lo hanno assistito ha solo parole di elogio e di partecipazione. Perché oggi a Milano farà il suo primo discorso pubblico dal vivo dopo l’operazione. «I prossimi mesi per me saranno durissimi ma voglio dare il mio contributo. L’anima è tutta in questa campagna elettorale anche se per forza il corpo lo sarà un po’ meno. Sarò prudente ma voglio esserci» .

In questi giorni vengono alla luce in modo drammatico molti limiti della vostra azione di governo: i salari italiani sono al 24mo posto in Europa (dati Ocse), l’inflazione galoppa, beni di prima necessità, benzina e mutui sono alle stelle mentre il Pil frena. Qual è la ricetta della sinistra?
Cito un dato che riguarda Milano: frenata del mercato dell’auto, -9%, ma nel segmento delle auto di lusso + 55%. Basta questo per spiegare il problema che abbiamo di fronte. Solo la Sinistra arcobaleno ha il coraggio e l’onestà di dirlo ma il tratto vero dell’Italia degli ultimi decenni è la disuguaglianza. Tutti gli indicatori ci dicono che dopo gli Usa siamo il paese più sbilanciato. I dati Ocse in fondo dimostrano quello che la sinistra ha sempre sostenuto anche al governo.

Mi pare però che il Pd stia insistendo su un punto: Prodi è stato bravo, la sua maggioranza disastrosa. E’ andata così?

Dico che è indecente, quasi oltraggioso, che un partito che ha avuto 18 ministri su 25 di cui tutti quelli chiave, il presidente e due vicepresidenti del consiglio non si assuma alcuna responsabilità per le cose che non hanno funzionato del governo Prodi. Non è decente. Forse hanno governato solo Bianchi, Ferrero, Pecoraro Scanio e Mussi? Almeno ci sia l’onestà di ammettere che la sinistra dell’Unione ha chiesto ripetutamente, in ogni occasione, che ci fosse un intervento a favore dei salari. Non c’è stato niente da fare. Quando Padoa Schioppa, Damiano e Prodi hanno firmato il protocollo sul welfare il capitolo sulla competitività conteneva sostanzialmente la decontribuzione degli straordinari. E sul termine di 36 mesi al precariato sono stati messi limiti tali che alla fine non si è capito nulla. Noi avevamo chiesto una cosa comprensibile: dopo 3 anni da precario nello stesso posto devi essere assunto. Ci hanno detto di no. Parlo per me: ho dovuto minacciare per ben due volte le dimissioni da ministro per evitare un taglio alla ricerca che ci avrebbe portato sotto il livello di Moratti e Berlusconi. Ma dov’era il Pd?

L’ultima relazione del governo asserisce che l’unica possibilità per aumentare i salari è legarli alla produttività. Ma di produttività degli imprenditori non si parla mai?
Negli ultimi anni i salari sono scesi e i profitti sono aumentati sia con il Pil in crescita che a crescita zero. Geminello Alvi nel suo «Una repubblica fondata sulle rendite» spiega che nel corso del dopoguerra il lavoro dipendente è cresciuto ma la quota destinata ai salari è scesa dal 59% del Pil al 48%, cioè più o meno al livello precedente il boom economico. Caro Walter, ferma agli anni ’50 non è la testa della Sinistra arcobaleno, ferma agli anni ’50 è la distribuzione del reddito. Che fine ha fatto questo 11% di ricchezza sottratta al salario? E’ finita tutta in ricchezza privata. Il 10% della popolazione possiede il 45% della ricchezza mobiliare e immobiliare di questo paese. Ne vogliamo parlare? Allora il problema non è aumentare la produttività dei lavoratori il problema è redistribuire a bocce ferme. E vorrei fosse chiaro a tutti che l’impoverimento generale non riguarda solo gli operai Fiat o della Thyssen ma coinvolge parti amplissime delle classi medie e del lavoro intellettuale. Spesso i ricercatori italiani guadagnano meno degli operai.

Ma come si può coniugare la produttività con il precariato? I posti di lavoro volanti spesso sono i meno produttivi. O sbaglio?

La precarietà serve solo a tenere bassi i salari. Consiglio a tutti il libro di Luciano Gallino «Il lavoro non è una merce». Lì si dimostra che una delle chiavi di questa globalizzazione è aver messo in competizione mezzo miliardo di lavoratori occidentali con un miliardo e mezzo di lavoratori orientali. Il trucco è comprare il lavoro a prezzi orientali e vendere le merci a prezzi occidentali. E’ una bella forma di lotta di classe! Allora la questione non è solo pagare stipendi più alti ma rendere impossibile per legge il prolungamento all’infinito di una condizione precaria di lavoro e di vita.

E cosa propone la Sinistra Arcobaleno?

Sostanzialmente due cose: l’abrogazione di tutte le finte condizioni di lavoro autonomo che invece sono un lavoro dipendente sottopagato e con meno diritti: cococo, cocopro, etc. .L’altra è il salario sociale e una riduzione delle tasse sui salari. Ma per contendere quote di ricchezza al profitto non bastano la mano pubblica o lo stato sociale, serve anche il conflitto. Non esiste un regno dell’armonia in cui tutti sono uguali e lavoratori, imprenditori o operai hanno gli stessi interessi. Questa è una tesi vecchia come l’apologo di Menenio Agrippa sulle braccia e lo stomaco.

Quando hai visto la stretta di mano tra il sindacalista Nerozzi e l’imprenditore Calearo, entrambi nel Pd, cosa hai pensato?
Che viviamo nel regno del meraviglioso. Il sindacalista di sinistra che ha organizzato tre milioni di lavoratori al comizio di Cofferati a difesa dell’articolo 18 entusiasticamente insieme al padrone più di destra, che appena candidato ha detto: «Beh, però , l’articolo 18 si potrebbe cambiare». Non mi sono divertito per niente a guardare quell’immagine.


La Sinistra Arcobaleno ora c’è ed è un punto di arrivo. A quali condizioni può essere anche un punto di partenza?

Ci siamo mossi tardi. Anche perché non avevamo capito in tempo che in queste elezioni sono due le poste in gioco. La prima riguarda il governo e, per ragioni quasi patriottiche, mi auguro non la vinca Berlusconi. La seconda però è perfino più importante, perché riguarda non i prossimi 5 anni ma i prossimi 50, cioè gli assetti generali della rappresentanza e della democrazia italiani.

Alludi a un patto Pd-Pdl sulle riforme?
Guarda, non sono certo un fan di una situazione frammentata con 40 partiti. Ma la realtà di un paese come l’Italia non è neanche riducibile a due aggregati anomali chiamati «popolo della libertà» e «partito democratico» (più radicali e Di Pietro, constato che la purezza solitaria è durata pochissimo). Perfino la parola «sinistra» sarebbe scomparsa. Il voto alla Sinistra arcobaleno è un voto doppiamente utile. E’ utile perché è una lista che ti rappresenta ed è utile perché solo così puoi condizionare gli orientamenti futuri del Pd. Naturalmente tutto ciò sarà possibile se avremo un consenso sufficiente e se costruiremo un progetto politico che guardi molto oltre i partiti preesistenti. C’è un grande bisogno di una ricostruzione profonda, politica e culturale, di tutta la sinistra italiana.

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