Tender is the night

Impietose riflessioni a caldo di dubbia lucidità ma di certa fecondità.

C’è un unico vero sconfitto in questa tornata elettorata, ed è Romano Prodi, e con lui il progetto politico dell’Unione concretizzatosi al governo. L’idea, cioè, di un’alleanza organica tra riformismo moderato e sinistra radicale, in grado di rappresentare un blocco sociale maggioritario e di rinnovare l’Italia profondamente. L’idea da prima Repubblica, l’idea gramsciana, dossettiana, lombardiana, che corpi sociali ben identificati nella società trovassero una rappresentanza altrettanto ben identificata nella politica, e che un patto programmatico tra le rappresentanze politiche portasse con sé un’alleanza sociale altrettanto compatta, in grado di portare fino in fondo un’agenda progressista.
Prodi credeva che, come nella prima Repubblica, bastasse chiudere i leader nella reggia di Caserta e immediatamente i conflitti nella società si sarebbero sedati.
Così non è stato, al governo: uno dopo l’altro tutti i membri della coalizione si sono ritrovati di fronte a una ribellione della parte di società che rappresentavano. La Sinistra si è trovata movimenti che chiedevano di bloccare la base Dal Molin e la guerra in Afghanistan e una parte consistente di sindacato e di lavoratori precari che chiedeva il superamento della legge 30 promesso dal programma, Mastella si è trovato la Cei che non voleva i Dico, previsti dal programma, il Pd si è trovato una parte importante del mondo industriale che chiedeva soldi, tanti e subito per affrontare la crisi economica, ecc.
A quel punto, ognuno ha fatto la propria scelta: Mastella ha scelto di essere fedele ai propri referenti sociali, il Pd ha scelto di mediare ma senza mai sacrificare i propri rapporti sociali alla fedeltà al programma, cosa che invece ha testardamente e insipientemente fatto la Sinistra. Messa alle strette, tra la fedeltà al governo e quella a coloro che l’avevano mandata al governo, la Sinistra ha scelto Prodi.
Attenzione: non sto dicendo che gli elettori volessero che la Sinistra facesse cadere il governo. Anzi, erano tutti lì a implorare di non farlo. Ma non volevano neanche calare le braghe come è stato fatto. Erano incoerenti, sissignore. Ma c’è un motivo per cui esistono dei partiti con dirigenti stipendiati e non delle grandi assemblee di condominio. Lì c’è stata una rottura, che il Pd ha intuito. Ha capito che la Sinistra non era più credibile come forza di alternativa, che i suoi dirigenti avevano speso tutta la propria credibilità nella tenuta del governo, e che sarebbe bastata una piccola zozzeria, ovvero rompere unilateralmente quel patto a cui i 4 dell’ave Maria avevano sacrificato ogni altra cosa, per mandare tutto a scatafascio.
Quella zozzeria costava poco: giusto il prezzo di Prodi. Poca cosa, in fondo, dato che il suo governo difficilmente sarebbe arrivato a fine legislatura in ogni caso, e che lui stesso aveva sempre chiarito di non avere un futuro politico. In realtà c’era un altro prezzo da pagare: mettere da parte gli uomini che insieme a Prodi avevano architettato l’Unione e ne avevano condiviso lo spirito, i rappresentanti di quella linea gramscian-dossettiana di cui sopra. Massimo D’Alema e Piero Fassino prima di tutti. A quello ci ha pensato l’Ingegnere in persona.
I tempi erano maturi per un nuovo modello: un partito elettorale e frizzante, in grado di coinvolgere in una narrazione suggestiva il maggior numero di persone possibili, ma senza esagerare. Nella costruenda Seconda Repubblica, il parlamento come specchio della società va in pensione, e gli elettori scelgono un governo, che per forza di cose non rappresenta una maggioranza nella società, ma solo una minoranza professionalmente preparata ad amministrare. Perché ciò si realizzi, bisogna cambiare Costituzione e legge elettorale. Capiamoci: il Pd così com’è non è nulla, non può governare, perché è in nettissima minoranza nel paese, nella società. Potrà governare solo dopo una riforma presidenzial-bipartitica che tolga definitivamente di mezzo la rappresentanza in parlamento e riduca la contesa elettorale alla sceltra tra due amministratori, in modo che se non ne va bene uno, la prossima volta votiamo l’altro.
Non c’è voluto molto, poi, a Veltroni, a capire che le cose non stavano andando come pensava: la Sinistra era in grave difficoltà, ma viveva delle difficoltà altrettanto grosse incontrate dalla gestazione del Pd. Imbarcare Di Pietro è servito a questo, fin dall’inizio: portare al Pd i voti di chi non voleva mandare al governo Berlusconi ma non tollerava YMCA, il “ma anche” e le candidature allegre. Insomma, portare a Veltroni i voti di chi odiava Veltroni, e infatti faceva la croce sul nome di un’altra persona (esattamente la funzione
esercitata dalla Lega dall’altra parte).
L’operazione ha parzialmente funzionato: il Pd si è attestato esattamente sulla quota che tutti gli attribuivano 6 mesi fa, senza crescere di un solo decimo in tutta la campagna elettorale, nonostante il voto utile, Calearo e compagnia bella. Ma Di Pietro ha raccolto i voti che il Pd non avrebbe mai raccolto, e la coerenza irragionevole dei dirigenti della Sinistra ha fatto il resto. Anche quando il patto sottoscritto è stato rotto unilateralmente dagli altri contraenti, hanno continuato a esservi fedeli, riproponendo le stesse ricette che l’Unione aveva proposto e che il governo Prodi non aveva realizzato.
Giocare all’opposizione d’alternativa dura e pura avrebbe voluto dire avere la faccia come il culo, dopo 2 anni di governo in cui si è votato anche l’Afghanistan, ma in politica serve anche la faccia da culo. Non avrebbe salvato le cose, ma avrebbe procurato alla Sinistra una rappresentanza parlamentare, per quanto risicata.
Poi, certo, non sottovaluto la falce e martello, la censura mediatica, il voto utile. Questi sono dati importanti. Ma trovo più importante il dato che seppure il Pd abbia guadagnato in tutto 3000 voti (ripeto: tutto ‘sto casino per guadagnare 3000 voti), la Sinistra ne abbia persi parecchi di più. I nostromi sono rimasti fino all’ultimo sulla nave che affondava, mentre perfino il capitano Prodi si stava cercando una scialuppa di salvataggio.
Ripeto: è fallita l’idea di un’alleanza maggioritaria all’interno della società italiana sulla base di un patto programmatico, almeno nel centrosinistra. Non mi fa ben sperare il fatto che non ci siano, al momento, alternative all’orizzonte, dato che il Pd resta tuttora un atto di fede nelle virtù palingenetiche dell’assemblearismo che non si vedeva dai tempi del Movimento Studentesco.
Chiunque sia interessato alla ricostruzione di una rappresentanza politica della Sinistra, in Italia, e il sottoscritto è tra questi, deve ripartire da questo punto: la prima Repubblica è finita, non è più il tempo delle deleghe in bianco. L’idea che la politica sia il campo della mediazione tra entità che nella società sono polverizzate e distanti lasciamola al papalinismo veltroniano. C’è da ricostruire un rapporto di fiducia con alcune parte di società che nessun altro rappresenta, e di cui la Sinistra non è stata all’altezza. Non
facciamoci incantare dai luccichii veltroniani: le scorciatoie organizzativistiche non hanno funzionato con lui e non funzioneranno con noi. Scannarsi, come immagino Repubblica inizierà a imporre domani, tra unitari e identitari significa essere completamente fuori strada. Non è l’assetto organizzativo a essere stato punito (e questo lo dico mettendo da parte le fortissime riserve sull’assetto organizzativo, ripeto, veltroniano, che Mussi e Bertinotti hanno messo in piedi), è la credibilità di una forza di Sinistra che gioca sulla formula “di lotta e di governo” non capendo che quel modello è figlio dell’epoca della cinghia di trasmissione, e che oggi la politica non ha il controllo su quelli che rappresenta.
La vera discussione, a cui parteciperò senza riserve, dovrà essere sulla direzione politica. I referenti sociali della Sinistra non sono scomparsi, né hanno dato fiducia a qualcun altro. Hanno solo bisogno di una Sinistra alla propria altezza. E per ricostruirla non c’è bisogno del parlamento né del posto prenotato a Porta a porta.

2 risposte a Tender is the night

  1. franz scrive:

    ancora una volta si è demostrato che è impossibile in italia salvaguardare le istituzioni democratiche, se non si considerano i comunisti…………….ecco la mia preoccupazione.

  2. […] e studio. Serve un gigantesco sforzo di analisi, di ricerca, di azione, di lotta. Come ho scritto il giorno dopo la sconfitta, abbiamo perso perché siamo stati completamente inutili: in 2 anni di governo abbiamo rotto le […]

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