E tra rabbia ed amore, il distacco già cresce

Oggi a Plan de Corones è stato battuto di pochissimo dal bravo Pellizzotti, che ha fatto la gara della vita, e dallo stupefacente Sella. Ma nel 2008, a quasi 37 anni, Gibo era ancora lì.
Gilberto Simoni è salito per la prima volta sul podio nel ’99, in quel Giro maledetto di Madonna di Campiglio e dell’ematocrito di Pantani. Una vita fa. Dietro di lui in classifica c’era Laurent Jalabert, le volate le vinceva Ivan Quaranta, quello che si staccava sui cavalcavia, e la grande promessa del ciclismo italiano, decimo quell’anno, si chiamava Roberto Sgambelluri. Nel ’99 nella classifica del Tour si leggevano nomi come Alex Zuelle, Fernando Escartin, Laurent Dufaux, Abraham Olano, Richard Virenque e Wladimir Belli.

Simoni quell’anno era già sul podio. E c’è rimasto praticamente sempre, in questi 10 anni. Possiamo dire che per un intero decennio, Simoni è stato il Giro d’Italia, vincendolo 2 volte e perdendolo clamorosamente altre 2, una volta per la famose caramelle alla coca della zia, e una volta per lasciare spazio a quel fighetto di Cunego.
Diciamocelo: questi 10 anni sono stati 10 anni di merda per il Giro. Anni in cui si davano battaglia per la magliarosa Casagrande e Garzelli, anni in cui Savoldelli vinceva staccando in salita Dario Frigo, Cadel Evans e Caucchioli. 10 anni di merda, in cui l’unica cosa che teneva gli italiani attaccati a questa corsa era lui, Gilberto Simoni. Era sempre lì, a guardare in cagnesco avversari, compagni di squadra e telecamere, a vincere sullo Zoncolan (2 volte) per dimostrare alla montagna di essere più cattivo di lei, a sfottere il principino Cunego e a rinfacciare a Basso le trattative sotto banco. Non c’è stata salita in cui non sia partito per primo, non c’è stato corridore che non abbia fatto di tutto per battere, non c’è stata cattiveria che non abbia detto. Stiamo parlando di uno che ha la faccia di culo di dire, se la beccano positivo alla cocaina, che sua zia gli ha portato delle caramelle dal Perù. Cosa vuoi dire, a uno così? Ti beccheresti una risposta a brutto muso, comunque.

10 anni dopo, il re degli stronzi è ancora lì, a dare dei “pecoroni” ai suoi colleghi più giovani che non attaccano e a insegnare la fatica ai tanti palloni gonfiati che si contenderanno il Giro di quest’anno, dal terrunciello Di Luca al degno erede in stronzaggine Riccò, passando per quel Contador che dopo aver vinto un Tour per sbaglio sarà portato in carrozza anche a Milano.

Nel 2003, proprio quando Simoni trionfò sullo Zoncolan, in gruppo c’era ancora un fantasma con la faccia di Marco Pantani. Senza allenamento, senza motivazioni, senza gambe, era davvero l’ombra di se stesso. Ma sul Mostro della Carnia, andò su con i migliori, arrivando poco dietro a Gibo. Perché ci sono corridori con la gambe a forma di salita, e ci sono salite che richiedono quelle gambe, e nient’altro.

Plan de Corones era una di queste, e Gibo ha la gambe a forma di salita e la bocca a forma di cattiveria. È arrivato in cima prima di tanti altri, a una manciata di secondi dalla vittoria, e invece di esultare era incazzato nero per non aver vinto. A 37 anni è per l’ennesima volta sul podio del Giro. Alla faccia vostra.

7 risposte a E tra rabbia ed amore, il distacco già cresce

  1. lussu scrive:

    zuelle, mio dio che scarso…
    cmq quelli erano gli anni in cui l’altro svizzero rominger andava a fare il record dell’ora andando come un motorino…
    forse quella decade sembrava più eroica anceh perchè il doping permetteva di fare cose più sensazionali?
    non che fosse necessario il doping, il ciclismo d’altri tempi lo insegna, ma forse ora stiamo vivendo un riassestamento.
    e cmq onore al pur sempre grande obree che faceva i record correndo con le lavatrici

  2. masaccio scrive:

    Rominger era nel periodo precedente, gli anni ’90 del doping spinto. Io ho parlato della decade successiva, dal ’99 in poi, delle squalifiche continue. E infatti dove leggi che ho parlato di decade eroica? Ho parlato di una decade di merda per il Giro, salvata solo dalla cattiveria di Simoni.

  3. lussu scrive:

    la decade eroica a cui mi riferiivo era quella degli anni 90, con indurain e pantani per intenderci.
    Alex Zuelle, Abraham Olano,Virenque, Belli sono ciclisti degli anni 90.
    e anche leblanc

  4. Jack Frost scrive:

    Ribadisco: Sella e quelli della sua squadra sono dopati. Non vorrei gettare ombre sulle imprese, ma questo signor nessuno sbuca fuori proprio adesso? Quelli della sua squadra, diretta da Reverberi, sono sempre ai primi posti. Sulla Marmolada Pozzovivo ha addirittura staccato i big della classifica. Questa cosa puzza

  5. Lorenzo scrive:

    Il migliore di tutti resta Savoldelli, altro che Simoni.
    Uno che passa per caso, da solo, senza squadra e vince un giro spiana via chiunque.
    Per quanto riguarda il doping, pensare che gli anni ’90 siano quelli del doping spinto è fuorviante…provate a chiedere a qualche ciclista degli anni ’70, quelli erano anni di bombe, altro che.
    Sella signor nessuno? Ma va là, va!

  6. L'esperto scrive:

    Devo fare alcune correzioni

    – Il grandissimo Gibo fu beccato alla cocaina in quanto pochi giorni prima era andato dal dentista
    – Gilberto Simoni è il più grande scalatore italiano insieme a Pantani degli ultimi 20 anni.

    Sarebbe arrivato secondo anche quest’anno se non avesse avuto qualle crisi alla terzultima tappa.

    GIBO FOREVER

    p.s. Alex Zuelle è stato un grande campione: più volte sul podio al Tour, ha vinto ben 2 Vuelta di Spgna

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