All sounds made with guitar, drums, bass and vocals

Quando si sono sciolti era l’autunno dei miei 17 anni, e me lo disse Radio Sherwood, in un pomeriggio autunnale passato a giocare a Need for speed.
Ieri sera mi sono sentito un po’ a disagio. C’era mio fratello, che aveva addosso la maglia del Che stinta che mi regalarono quattro miei amici proprio quell’anno e proprio insieme alla cassetta (il budget era quello che era) di The battle of Los Angeles. Probabilmente gran parte della gente intorno a me, ieri sera, era alle medie, il giorno in cui è uscito The battle of Los Angeles.

Complice una piccola disavventura dovuta all’eccessiva violenza di qualche scalmanato, i miei ricordi legati alle prime due canzoni finiscono dove finisce questo video che ho ripescato su Youtube (uno dei mille che ha voluto testimoniare l’apparizione dei 4 vestiti di arancione e incappucciati in stile Guantanamo). Non so, perciò, se abbiano esordito presentadosi “We’re Rage Against The Machine, from Los Angeles, California”. Ma è probabile, ipotizzerei tra la prima e la seconda canzone.

In generale, concerto impeccabile. Ben suonato (cosa tutt’altro che prevista dal sottoscritto, che se non fosse per l’affetto e la copertina rivorrebbe indietro i soldi spesi per il Live at the Grand Olympic Auditorium), ben interpretato, addirittura fresco e originale, per essere la reunion di un gruppo fermo da 8 anni e che interpreta un genere morto e sepolto. Zack era in perfetta forma, ha reinterpretato in versione recitata Sleep now in the fire, ha infilato un lungo e appassionato sermone su Bush, Berlusconi e la necessità di scendere per le strade e abbattere il capitalismo (che Ale ha subito proposto di adottare come mozione congressuale) in mezzo a Wake up, ha fatto durare tantissimo Freedom, ha strillato empaticamente per un’oretta e mezza. Tom composto e preciso come al solito, dal vivo sembra meno imperturbabile e fa piacere. A un certo punto ha anche sfoggiato la vecchia Telecaster con scritto Sendero luminoso, e i vegliardi come me hanno goduto. Il Pazzo ha fatto il suo dovere e alzato il pugno quando era ora, Lo Zozzone ha addirittura accennato un (seppur breve e scolastico) assolo di batteria, per la serie ehi-in-questi-8-anni-ho-studiato-sapete. Gli stereotipi c’erano tutti, compresa l’enorme stella rossa su fondo nero. Non hanno fatto Take the power back, come ho scritto al bassista d’Oltremanica appena ho ripreso l’uso delle mani. Potrebbero aver fatto però Settle for nothing, anche se non ci giurerei perché si tratta di quei 10 minuti in cui la mia maggiore preoccupazione era respirare, trovato qualcosa di solido a cui appoggiarmi. Per il resto, tutto ciò che ci si aspettava, attaccando con Bombtrack e chiudendo con Killing in the name.

Segni di maturità: non ho comprato la maglietta con scritto The battle of Modena, e ho deciso che un’altra volta solo con l’accredito per il backstage. Mi fa male dappertutto. Ahia.

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5 Responses to All sounds made with guitar, drums, bass and vocals

  1. lussu ha detto:

    roba da dilettanti.
    io sabato sera ero a vedere i NOFX a bolzano.

  2. scriptabanane ha detto:

    roba da dilettanti.
    io sabato sera ho incontrato il grande lebowski.

  3. lussu ha detto:

    ma non mi dire. e vi siete anche bevuti un white russian inseme?

  4. dedalus ha detto:

    Nofx, Rage.. roba da rifondaroli.. 😉

    io domenica ho visto Bob Dylan.. e non dico altro

  5. lussu ha detto:

    pace e armonia, alla woodstock: abbiamo passato tutti un buon sabato sera. il, problema è stasera, con la francia …

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