Bombardare! Torpediniere!

Allora. Come si legge chiaramente qui, il sottoscritto è contrario, per i più svariati motivi, alla costruzione della nuova base americana nell’ex aeroporto Dal Molin a Vicenza.

Non per questo, naturalmente, non riconosco l’esistenza di validi argomenti a favore di quella proposta. Semplicemente, mi convincono di più quelli contrari. Capisco, d’altra parte, che qualcuno possa pensare che l’Italia ha un debito di gratitudine con gli Usa. O che avere più militari americani armati fino in denti in casa faccia sentire più sicuri, di fronte alla minaccia terroristica. O che si valuti l’insediamento utile per l’economia della città.

Tutti argomenti che secondo me sono meno validi della mia opposizione all’imperialismo americano e alle sue guerre coloniali, della mia contrarietà alla devastazione di un territorio, della mia indignazione per il disinteresse dimostrato nei confronti del parere dei cittadini. Ma tutti argomenti validi, da un certo punto di vista. Non li condivido, ma li capisco.

Quello che proprio non capisco è un argomento che il ministro della difesa Ignazio La Russa va ripetendo continuamente da 2 giorni, in opposizione alla proposta di referendum avanzata dal sindaco di Vicenza Achille Variati. Secondo La Russa “è come chiedere a Pinocchio se vuole andare nel Paese dei Balocchi o se preferisce seguire i consigli del Grillo Parlante. Sappiamo come è andata a finire.

Che razza di paragone è?
La Russa sta forse dando ai cittadini maggiorenni di una città italiana dei burattini infantili? Sta forse dicendo che non sono in grado di capire qual è il proprio bene? Che si stanno facendo buggerare? Sta dicendo che i vicentini che voteranno sì si trasformeranno in asini? Che non sanno quello che fanno?
L’atteggiamento di fondo mi sembra lo stesso dei nuclearisti quando si parla del referendum dell’87, classificato come scelta emotiva di cittadini ignoranti. Con questa logica si può delegittimare qualsiasi votazione, spero lo si capisca. La democrazia moderna si basa proprio sull’idea, illuminista, che ogni persona sia in grado di valutare razionalmente la propria condizione e scegliere liberamente il proprio destino, e che quindi basti sommare le decisioni individuali per ottenere la volontà popolare, o almeno una sua rappresentazione ben approssimata.
Non sono del tutto d’accordo, personalmente. Sapere che il mio voto pesa esattamente come quello di Flavia Vento, ad esempio, non è molto confortante, dal punto di vista del riconoscimento di un ragionamento razionale alle base delle scelte di voto. Ma così è, oppure non votiamo più.
Caro La Russa, se i vicentini vogliono il paese dei balocchi, sono liberi di sceglierlo. Può spiegare loro che si trasformeranno in asini, ma non puoi impedire loro di decidere, né presupporre che non siano in grado di farlo. Altrimenti significa che stai diventando la brutta copia fascistoide dell’imitazione che ti fa Fiorello…

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3 risposte a Bombardare! Torpediniere!

  1. matt ha detto:

    Aprite un bel post sul referendum contro il nucleare. Perchè personalmente ho un pensiero che mi tormenta, che effettivamente quello fosse un referendum emotivo, un colpo gobbo da parte dei proponenti, ed un motivo di riflessione sui limiti della democrazia. Comunque sono sostanzialmente d’accordo che questo lo posso dire io ma non lo può dire un ministro della repubblica, anche se ad un certo punto ci si stufa anche della political correctness. Potrebbe farlo anche l’opposizione. A proposito, se Berlusconi giura sui suoi figli, è lecito ammazzarglieli qualora saltassero fuori degli elementi indiziari incontestabili?

  2. masaccio ha detto:

    Possiamo discuterne anche qua, volendo.
    A me, personalmente, il discorso sul “referendum emotivo” piace poco. Quale scelta non lo è? È stato fatto poco dopo Chernobyl, è vero. Ma non pensi che ciò che era successo a Chernobyl costituisse un dato d’informazione importante di cui tenere conto, nella scelta nucleare sì-nucleare no?
    E poi, volendo, non potremmo applicare questo schema a qualunque referendum? La scelta sull’aborto non fu forse influenza da un clima generale femminista e a favore delle libertà individuali contro lo strapotere della chiesa e del patriarcato? Le storie di donne costrette ad abortire in clandestinità rischiando la vita non hanno forse influito dal punto di vista emotivo? È scontato che la grande maggioranza di coloro che votarono a favore dell’aborto in realtà era moralmente contrario a quell’atto, ma, nel clima di estensione delle libertà civili dell’epoca, votò per un avanzamento dei diritti, emotivamente, anche se magari non avrebbe mai abortito. Oggi, con un clima diverso, quel referendum forse andrebbe diversamente, come quello sul nucleare.
    Ma perché fermarci qui? Il referendum del ’46 non fu forse emotivamente influenzato dal fatto che i Savoia fossero delle solenni teste di cazzo? O qualcuno pensa che gli italiani abbiano razionalmente scelto tra un’astratta monarchia e un’astratta repubblica?
    E così via. Meglio fermarsi. Se no finiamo a dire che il referendum è la vittoria degli umori della folla. E anche le elezioni, basti vedere Berlusconi nel ’94. Finiamo a dire che le scelte politiche non dovrebbero essere condizionate dagli umori della folla. Che dovrebbero essere razionali. Che dovrebbero, cioè, essere affidate a individui maggiormente razionali. Esattamente ciò che gli oligarchi dicono da sempre. E in men che non si dica abbiamo abolito la democrazia.

  3. matt ha detto:

    Visto che si parla per grandi linee, faccio alcune considerazioni molto utopistiche e generali.
    Vedi, la tua tesi regge solo perchè storicamente si è dato che quasi tutti i referendum che ci sono stati in Italia ti piacciono, e me li citi uno ad uno come esempi. Se la storia d’Italia fosse stata solo leggermente diversa, e ti fossi trovato a confrontarti con delle scelte assurde come quella di spegnere tre centrali nuove di zecca, avresti un’altra opinione. La mia domanda è quindi: come si fa a decidere chi deve decidere e su cosa può decidere? O meglio, quale materia è sottoponibile a referendum, su quali questioni deve legiferare il Parlamento, e, visto che il ritorno di Berlusconi inevitabilmente pone una questione democratica che può essere riassunta con il titolo “fallimento della democrazia”, come si può immaginare di diffondere il potere in una maniera più diversificata tra i due livelli, quello politico e quello popolare?
    Mi spiego. Io in teoria sono anche per l’ampliamento del referendum a strumento propositivo, in certi ambiti. E sarei anche per una democrazia più articolata che preveda l’intervento del cittadino in maniera attiva e consapevole a più livelli, per esempio con un sistema di poteri di bilanciamento quando si vada a decidere su questioni di forte impatto locale come la base militare. Credo che una dinamica più partecipativa alla vita politica, che non sia fatta solo attraverso l’inutile voto una volta ogni tanto, migliorerebbe anche qualitativamente le decisioni e le proposte, purchè vi siano ovviamente vie di fuga contro l’immobilismo.
    D’altra parte credo che ci siano questioni su cui la gente, per quanto “ben informata” sui fatti, non possa aver la possibilità di decidere in maniera molto diretta e facile come con un referendum abrogativo. Anzi penso che neanche il Parlamento dovrebbe avere il potere di mettere facilmente mano a certe questioni, visto che sostanzialmente il livello culturale dei parlamentari è quello del resto della popolazione. Insomma su certe questioni auspicherei l’esistenza di organi specializzati e maggiormente informati, scientifici, e preparati. Ovviamente con un controsistema di bilanciamento anche popolare, ma che sia ben formato e intervenga in tutti i livelli della decisione, per prendere coscienza di quanto è difficile fare una scelta, e non solo alla fine annullando tutto con il pulsante reset. Sembra una cosa antidemocratica, ma sostanzialmente è come funziona la democrazia: si delegano certe decisioni a chi è più preparato e competente, e che a volte deve agire in maniera impopolare anche in conseguenza di principi primi. L’importante è capire chi è la persona migliore cui delegare le decisioni, e che sulla stesura dei principi primi vi sia una partecipazione quanto più diretta possibile. Una volta c’erano le commissioni Parlamentari, che nell’800 si prendevano su per dei mesi e andavano in giro per il Paese per capire un problema, tornavano a Roma, stendevano le relazioni e decidevano il da farsi. Oggi dubito che svolgano un lavoro tanto certosino…
    Tornando ai referendum storici, visto che dobbiamo reinventarci la democrazia da capo, prendiamo gli esempi per vedere quali erano opportuni e quali andavano evitati. Io suggerisco che il referendum sul nucleare andasse evitato. Non parlo da tecnocrate, non sono il tipo, e anzi larga parte della comunità scientifica (anche dei fisici nucleari) votò contro il nucleare allora! Ma non c’erano gli elementi per decidere. L’incidente di Chernobyl è avvenuto per uno sconsiderato esperimento bellico, compiuto dai Russi spegnendo i dispositivi di sicurezza e deliberatamente portando il nocciolo oltre la temperatura di soglia. Una cosa che assolutamente non poteva succedere nelle nostre centrali. Essendo già armate, il materiale fissile lo abbiamo dovuto smaltire lo stesso, in grandi quantità. Quelle centrali si sarebbero ripagate completamente in questi anni, e avrebbero cominciato a produrre energia utile solo adesso. I siti sono difficilmente recuperabili per altri scopi. Insomma, a mio avviso è un disastro che in una fantademocrazia dovrebbe essere evitato.

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