E non più mille

Ho una gran simpatia nei confronti di coloro che vogliono cambiare il Pd da dentro. Ovviamente è una battaglia in cui non credo, ma sono solidale con chi la combatte. Quello che però ho sempre imputato a questi qua è un certo paraculismo di fondo. L’incapacità totale di andare allo scontro, di contestare davvero chi si critica, di preparare e far prevalere un’alternativa radicale alla gestione che, giustamente, si considera debole e fallimentare.

Ne discutevo un po’ di tempo fa con Dedalus, che ora mi scuserà se per l’ennesima volta cedo al fastidiosissimo l’avevo-detto-io.

Si sta svolgendo in questi giorni a Roma l’assemblea de iMille, dal titolo “Idee per un’Italia senza perpetui. Superare il passato per liberare il futuro: la necessità di uccidere il padre”. Proposito ambizioso. Da quest’assemblea, quindi, uno si aspetterebbe una critica documentata e impietosa di tutto ciò che non ha funzionato nel progetto Pd. Un attacco frontale, benché rispettoso, all’attuale gruppo dirigente. La proposta di una linea alternativa, di un gruppo dirigente alternativo e di un piano per dare battaglia alla luce del sole.

Siamo al primo giorno, sto seguendo l’andamento dei lavori via Internet, e niente di tutto questo si è visto. La relazione del portavoce è degna di una riunione di corrente della Dc anni ’80, per la capacità di non infastidire nessuno. Luca Sofri, cooptato da Veltroni all’interno della direzione nazionale del Pd proprio a rappresentare le istanze del gruppo (alla faccia della democrazia e della meritocrazia, è il capo dall’alto a scegliere il critico che più gli aggrada), neanche si è presentato. E chi ci è andato racconta cose molto poco onorevoli: il valoroso blogger laico contestatore non trova di meglio che esibire la foto con il capo. Tra il pubblico facevano bella mostra di sé l’ex segretario nazionale della Fgci andropoviana Gianni Cuperlo e la pluriministra Giovanna Melandri. L’idea diffusa è che più che ad uccidere il padre si badasse a farsi notare dal padre per avere uno strapuntino da futura Marianna Madia, come racconta Generazione Blog. Adinolfi (di cui, benché le sue idee siano lontanissime dalle mie, ho sempre apprezzato il coraggio di metterci la faccia e dare battaglia a viso aperto) non è più gentile nel riferire cos’è successo quando è arrivato il padre che si sarebbe dovuto uccidere.

Non voglio essere maligno, proprio perché conosco e apprezzo la buona fede di molti. Ma è proprio lo sfruttamento che viene fatto di questa buona fede e di queste ottime energie a infastidirmi. Personalmente, considererò questa una battaglia politica degna (non giusta, quello è opinabile, mi basta degna) quando vedrò delle persone schierarsi apertamente dietro a una proposta ed essere conseguenti nei propri atti alle idee che sbandierano. Avrei apprezzato se si fossero candidati alle primarie con una propria lista, non in quella di Veltroni insieme alla Binetti, tanto per dire un nome a caso. Avrei apprezzato se Luca Sofri avesse detto: no, grazie, Walter, io non mi faccio nominare dall’alto in un organismo che non rappresenta nessuno, voglio che queste scelte siano fatte democraticamente dal nostro popolo, non da te. Apprezzerei, ora, se da quest’assemblea uscisse una mozione di sfiducia al gruppo dirigente da presentare a un qualsiasi organo democratico.

Altrimenti saranno solo chiacchiere.

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7 risposte a E non più mille

  1. kkarl ha detto:

    Mah … che dire? Dovrei ritornare sull’ennesima spiegazione “autentica” di quel sottotitolo “uccidere il padre”. Ti rimando – se ne hai voglia – ai diversi post con i quali abbiamo tentato di spiegare sul blog dei Mille cosa intendevamo con qualla citazione mitologica/filosofica.
    Quanto a me nn ho più nè l’età nè il fisico per fare il contestatore (se vai indietri nel mio blog forse capisci come la penso)
    La foto con il Capo … innanzi tutto ti assicuro che non sono stato certo io a sedermici vicino. Credo che la colpa maggiore di Veltrroni sia quella di non avere il coraggio di dare una vera svolta al cambiamento. L’avere sentito il bisogno/curiosità di venire a sentire le nostre proposte e le nostre denunce la considero una cosa positiva (e meritava una segnalazione).
    Ma mi rendo conto, anche leggendo il modo distorto come i giornali oggi hanno fatto il reoconto, che da fuori l’impressione sia stata un’altra.

  2. masaccio ha detto:

    Il riferimento al “contestatore” era alle prese di posizione sulla laicità che ho letto spesso su Pennarossa. Poi, certo, ognuno ha il proprio stile.
    Kkarl, non è mica una colpa sedersi vicino a Veltroni… Mi sembra che il tuo intervento dia bene il segno della vostra proposta: “Credo che la colpa maggiore di Veltrroni sia quella di non avere il coraggio di dare una vera svolta al cambiamento.”
    Ecco. Non è mai il capo a sbagliare, lui è per il cambiamento ma è bloccato dall’apparato, da chi gli sta intorno… Quante volte abbiamo sentito questo discorso? Da Mussolini a Togliatti a Craxi, si continua ad attribuire al capo l’eterno “vorrei ma non posso”.
    No, grazie, davvero.
    Avete avanzato “proposte e denunce”, come dici, ma a chi? Al capo, che ha avuto il buon cuore di venire ad ascoltarle, e potrà tranquillamente dimenticarsene domani.
    È possibile che vi accontentiate di questo? L’ultimo organo compilato da una sola persona e nominato da una sola persona, la direzione nazionale, risale a poche settimane fa, e ne fa parte anche un illustre esponente de iMille. Va bene così?
    Ci si trova, si raccolgono proposte e denunce e poi tutti tornano a casa a sostenere Veltroni?

  3. matteo ha detto:

    Io del “cambiamento” non ne posso più, è la parola d’ordine di ogni parte politica, gattopardescamente ventilata da tutti gli aliti puzzolenti di chi non si lava mai i denti, e mai una volta riempita di un significato. Veltroni l’ha sdoganata in Italia rubandola ad un personaggio politico che sarà pure il migliore dei suoi ma ha almeno un difetto che ce lo dovrebbe rendere indigesto: è americano, e qusto dice tutto. E invece ci stanno obamizzando. Ogni cosa è cambiamento, ogni legge, ogni non far niente, è cambiamento – ma di provare a cambiare idea, tipo sul modello di sviluppo e sull’ambientalismo, neanche l’idea. Tutti i cambiamenti cui ho assistito nella mia vita cosciente sono in peggio, per cui io mi dichiaro ufficialmente contro “il cambiamento”!

  4. kkarl ha detto:

    brevissimamente perchè sto con una connessione volante. pi se credi ci torniamo con calma
    Prima precisazione: io non mi sono seduto accanto a Veltroni, ma è lui che si è seduto accanto a me. Semba un chiariento banale, ma intendo dire che non ho affatto colto l’occasione per “andare vicino al Capo”. Sinceramente non me ne frega niente (se ci fai caso chelle mille foto che faccio io cerco sempre di non comparire).
    Seconda precisazione: noi non parliamo al Capo, noi cerchiamo di parlare alla gente come noi, cerchiamo di aggregare e di aggregarci (senza badare alle correnti o alle provenienze) con chi ha il nostro stesso senso della politica (e del PD). Oggi c’è un articolo sull’Unità che mi sembra abbastanza fedele.
    Un saluto

  5. masaccio ha detto:

    Ma va benissimo, aggregatevi. Continuano a sembrarmi poco chiari gli obiettivi.

  6. […] Due eventi che, a distanza di pochi giorni, si sono posti in maniera uguale e contraria di fronte all’esistente, all’Italia, all’opinione pubblica, alla gente. Le medesime ragioni di dissenso per due eventi di segno opposto. Nel metodo e dunque anche nel merito. Non solo chiacchiere. Inutile dire da che parte io stia. Con questo spero di aver risposto, almeno in parte, alle questioni poste da Masaccio. […]

  7. […] topolino e la politica Quasi un anno fa scrivevo: Ho una gran simpatia nei confronti di coloro che vogliono cambiare il Pd da dentro. Ovviamente è […]

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