Piove sul bagnato

Riccardo Riccò è stato trovato positivo all’Epo.
Non andremo a Pratonevoso, questo mi sembra chiaro.
Ma non stiamo male. Non siamo delusi. Non ci fa più nessun effetto.
Non piangiamo la fine di un campioncino, non rimpiangiamo il ciclismo eroico, non ci stracceremo le vesti invocando la pulizia in un ambiente che è sporco e tale resta. Ripeto: non ci fa più nessun effetto.
Non ci fa più nessun effetto più o meno da quel giorno lì.

13 risposte a Piove sul bagnato

  1. vincenzo scrive:

    Ennesima vergogna italiana,
    e pensare che mi aveva quasi convinto che fosse pulito
    in galera tutti

  2. stefano scrive:

    Io sono deluso, ma tanto, anzi sono proprio incazzato.
    Sarà che sono un inguaribile ottimista romantico, sarà che il ciclismo epico degli scalatori eroi mi emoziona sempre, sarà che ogni volta mi sono detto ‘lui no, lui sicuramente sarà pulito, fatica e sudore, niente altro’, sarà che stavolta è troppo davvero.
    Li vorrei squalificati a vita, altroché, uno alla volta, finché potremo capire se qualcuno di pulito ce n’è, o se è bene metterci una pietra sopra una volta per tutte!

  3. matteo scrive:

    io mi chiedo però perchè malingut sia così entusiasta di ciclismo. il tour de france è anni che non ha un vincitore pulito, ed il giro d’italia lo stesso solo che i controlli sono meno pressanti. quando leggo in malingut le cronache esaltate delle imprese gloriose, mi chiedo: ma non vi pare ovvio che è tutto finto, che ogni impresa è dopata, che non potrebbe essere altrimenti, che lo fanno tutti – e se proprio ne volete uno pulito, casomai lo potrete trovare tra quelli che arrancano a fondo classifica a cinque ore dalla maglia gialla e che partecipano per amore dello sport (e comunque anche gli amatori le loro pippette se le fanno).

    quando sento bulbarelli esaltato e bacchettone contro gli eccessi della gendarmeria francese, osannare ogni giorno le imprese mitiche di marco pantani mi viene prurito. gazzetta dello sport e telecronaca del giro sono impegnati in un’operazione-pulizia per restaurare la memoria del pantani-eroe che assomiglia tantissimo al revisionismo su tangentopoli da parte di stefania craxi and co.

  4. masaccio scrive:

    Credo di interpretare anche il pensiero del mio socio dicendo che siamo entusiasti proprio in risposta a commenti come il tuo, Matteo.
    La mano sul fuoco non si può mettere su nessuno, chiaramente, ma il fatto che i controlli si facciano e becchino gente significa proprio che il doping è sempre più difficile. Sul fatto che al Giro i controlli siano messi pressanti stenderei un velo pietoso, il Giro è stato l’avanguardia dell’antidoping per anni, con tanto di perquisizioni in piena notte che in altri contesti farebbero sollevare le coscienze garantiste. Il Giro ha pagato la sua durezza contro il doping rinunciando per una decina d’anni ad avere i campioni più forti, che si rifiutavano di partecipare, e li ha riavuti solo quest’anno, dato che la legge francese, con calma, si è adeguata a quella italiana eguagliandola in durezza e, forse, superandola.
    Il doping esiste, il ciclismo è uno sport di fatica e quindi sembra fatto apposta per attrarlo. Fatto sta che etichettare come sport in cui tutti sono dopati l’unico sport in cui si fanno i controlli seriamente mi pare davvero ingiusto. Prima di smettere di seguire il ciclismo dovremmo smettere di seguire lo sci, dove l’antidoping non esiste, il calcio, dove è una farsa, l’atletica, dove si fa ogni tanto, per moda, e solo in alcuni paesi.
    Sul revisionismo non ti seguo proprio. Stefania Craxi sostiene che suo padre sia stato perseguitato ingiustamente perché vittima di un complotto. Questo non ha niente a che vedere con il fatto che Pantani sia stato un atleta straordinario.

  5. masaccio scrive:

    Poi questa cosa che “il tour de france è anni che non ha un vincitore pulito” è davvero curiosa. Questi anni sono per caso gli anni in cui si sono fatti i controlli seriamente?
    Non pensi che sia il contrario? Non pensi che fosse sporco il ciclismo degli anni ’80 e ’90, quello di Tony Rominger, Bjarne Riis e sì, anche quello di Miguel Indurain, e che il ciclismo in cui vengono tolti i Tour perché si fanno i controlli sia molto, ma molto più pulito?

  6. […] si potrebbe dire che è anche una faccenda di soldi. Lo è, ma non è solo questo. Come si è detto qui, di per sè questa squalifica non turba particolarmente né me né Masaccio, né, immagino, i molti […]

  7. matteo scrive:

    Sicuramente i decenni precedenti non erano migliori, anzi. Mi chiedo semplicemente come possiate rimanere appassionati di ciclismo. Solo pochi giorni fa scrivevate un post dal titolo “Ho visto la luce”, postillando che magari sarebbe risultato positivo. Veramente non capisco come si possa rimanere affezionati, se ad ogni vittoria, ad ogni “impresa” bisogna concludere dicende “sempre che…”. E poi puntualmente arriva la sorpresa. Come due anni fa con l’impresa di Floyd Landis. Prima c’era il regno di Armstrong, una altro capitolo glorioso. Perchè Contador secondo voi è pulito-pulito? L’antidoping arriva soltanto fino al doping della prossima generazione, e probabilmente Riccò non è stato abbastanza furbo. Il problema poi non è risultare positivi alle gare, ma il fatto che questa gente assume roba per tutto l’anno tranne che durante le gare, per non risultare positivi. Per un paio d’anni stanno sulla breccia, ogni tanto qualcuno sgarra con i tempi e lo beccano, dopodichè cominciano a franare, a sparire, ad avere dolori alle ossa, non gli tira più il pisello, si ammalano e muoiono giovani.

    Sono perfettamente d’accordo che gli altri sport siano meno controllati e sicuramente altrettanto dopati, anche se non con la stessa arte medica. Ma in nessuno sport come il ciclismo il doping è così determinante.

  8. masaccio scrive:

    “Perché Contador secondo voi è pulito-pulito?”
    Come si fa a rispondere a una domanda del genere? Devo mettere la mano sul fuoco per una persona che non conosco. Non lo so, se è pulito. So che la puntualità di cui parli nel beccare il doping mi sembra la garanzia più alta immaginabile sulla pulizia degli altri.
    Non lo so se Contador è pulito, so che ha passato indenne una tale quantità di controlli che sicuramente è più pulito dell’intero mondo del calcio messo insieme.
    Perché seguo più il ciclismo che il calcio? Perché è un’altra classe, un’altra categoria, un’altra epica. Perché, come ha ben spiegato il mio socio, da piccolo ho visto passare Chioccioli davanti a casa mia, mentre Ronaldinho non si è mai degnato di venirci. E scusa se è poco.
    Razionalmente, che si consideri più sporco lo sport più controllato mi sembra poco sostenibile. Sentimentalmente, il Tour è più bello appassionante di qualsiasi altra manifestazione sportiva.

  9. Lorenzo scrive:

    Io sono per l’eliminazione dell’antidoping, in partenza.
    Primo, perché è un’assoluta stortura rispetto ai trattamenti riservati ai normali cittadini.
    Secondo, perché sostenere che sia il doping il problema degli sport professionistici è un’ingenuità bella e buona.
    L’accesso agli sport professionistici ormai è regolato in un modo chiarissimo: hai lo sponsor personale, sei papabile ad un passaggio al professionismo. Non lo hai, ti attacchi. Punto.
    Chi vince le gare interessa, in fondo, solo sponsor e scommettitori. Ai tifosi non ne può fregar di meno se a scattare è Riccò, Simoni, pinco pallino o cicciobello.
    L’unico motivo concreto per lasciare in piedi un’antidoping sono i soldi. Con lo sport non c’entra una beneamata mazza.
    Per cui sono per l’abolizione.

    Pantani era un GRANDE ciclista. Perché correva con intelligenza, dopato o no, cosa che nel ciclismo di oggi è sparita, alla facciazza del doping.
    E ha fatto una fine che non meritava. Per questo merita umano rispetto, come chiunque si sia trovato in una situazione del genere.

    Craxi è diverso: era un corrotto, un latitante, non un depresso.
    C’è riabilitazione e riabilitazione.

  10. Dreamer scrive:

    “da piccolo ho visto passare Chioccioli davanti a casa mia, mentre Ronaldinho non si è mai degnato di venirci. E scusa se è poco.” io a 12 anni ho parlato un paio di minuti con roberto carlos,con bergomi e zanetti(il capitano) qui a castelfranco…Comunque il problema grosso del doping sta sta sopratutto nei settori giovanili,di qualsiasi sport,è un modo per prevalere sugl’altri quando ti giochi la possibilità di una carriera. Poi diventa un uso comune,un’abitudine. Non dimentichiamoci che,come gli antivirus per internet,i sistemi antidoping sono seguiti quasi a ruota da metodi per fregare quei controlli. Come dice iussu,è un bene il fatto che diminuiscano il kilometraggio,però ripeto,il problema va affrontato nei settori giovanili

  11. Lorenzo scrive:

    Il motivo principale che mi spinge a chiedere l’abolizione dell’antidoping, sta nel trattamento assolutamente inumano che viene riservato agli sportivi professionisti o semi-professionisti.
    Sostanze dopanti sono contenute in una valanga di medicinali di uso comune.
    Io stesso sono praticamente perennemente dopato (efedrine, quelle che hanno mandato a casa Maradona dal mondiale), perché per respirare di notte uso uno spray nasale che le contiene. Spray di libera vendita, pubblicizzato in TV.
    E lo utilizzavo anche quando giocavo a pallamano.
    Andavo in campo dopato. Solo che lo sport non era professionistico, e non c’erano i controlli.
    Non mi sentivo un delinquente, e manco lo ero.
    Fossi stato un professionista,, sarei finito sulla stampa locale alla stregua di un ladro. Mi sarei trovato i carabinieri in casa, a farmi una perquisizione, e a dover magari giustificare qualche medicinale usato da mia madre.

    Questo succede a chi fa sport a livello professionistico.
    Perquisizioni, sospetti, e in caso di positività, non importa a cosa, insulti per strada, titoli sui giornali alla stregua di un assassino.
    Oggi Riccò viene fatto passare per un delinquente peggiore dei condannati per Bolzaneto. E troppa gente i crede.

    E non trovo buoni motivi per questo.

    Tra gli sportivi professionisti, la selezione non la fa la bravura, ma sponsor e procuratori. Il doping non è certo il primo ostacolo alla carriera.
    Anzi, fossi professionista mi preoccuperei di più di quanto detto sopra, che di vedermi passar davanti uno dopato.

    Ai tifosi non ne può fregar di meno. Sei davanti a una stramaledetta TV, aspetti uno scatto, chi lo faccia ti interessa fin là. E’ intrattenimento.

    E mi interessa perfino poco della slaute degli atleti.
    sono adulti e vaccinati, se vogliono rischiare la pelle facciano pure. Da ragazzi hanno dei genitori che dovrebbero tenerli d’occhio, e spesso lo fanno. I controlli servono lì, caso mai, non dopo. Un professionista ormai è consapevole delle conseguenze, non veniamocela a raccontare.

    Trovo, in sostanza, assurdo trattare gente che per mestiere fa sport diversamente dal resto del mondo.
    Lo trovo ingiusto per gli stipendi che prendono certi personaggi (ma difficilmente larga parte dei ciclisti), lo trovo ingiusto anche nel resto.

  12. masaccio scrive:

    Lorenz, lo sport ha delle regole diverse da quelle del resto del mondo.
    Prova a fare un tackle a uno che cammina tranquillo sul marciapiede, poi vediamo.
    Certe cose “in campo” (in senso lato) sono permesse, certe altre no, perché è un gioco. Quando da piccolo compravi Ludus o Monopoli, c’era il fogliettino delle istruzioni con lo scopo del gioco e le regole per raggiungerlo. Se lo scopo del gioco è arrivare al traguardo per primo in bici, c’è anche una regola che ti dice che puoi prendere la scorciatoia e tagliare 15 km e che non puoi attaccare un motore alla tua bici.
    Altrimenti non è sport, è “La corsa più pazza del mondo”, o come si chiamava quel cartone di Hanna & Barbera che facevano quando eravamo piccoli, con il cattivo che faceva uscire i missili da sotto la macchina per colpire gli avversari…

  13. Lorenzo scrive:

    Che sia “la cosa più pazza del mondo” mi pareva assodato, da quando si son visti i motorini volanti.

    Il mio discorso parte da alcune constatazioni, in buona parte coincidenti con le tue.
    Primo, lo sport professionistico ha per tutti i versi i caratteri del business. Per cui, la sana regola dello sport che vorrebbe veder andare avanti chi è bravo, e non chi ha i quattrini, è andata da tempo a puttane. Per cui, ulteriori discorsi sulla sportività li trovo superflui. Non è sport, è intrattenimento.

    Secondo, se è sport, il doping deve restare un fatto sportivo. Punito con le squalifiche, le radiazioni. Non con la galera. Men che meno con la demonizzazione.
    Nel tempo, e soprattutto nel ciclismo, si è assistito ad una preoccupante escalation.
    Per cui una volta il doping era un fatto sportivo. Si squalificava, e se c’era traffico illecito di farmaci lo si puniva in quanto tale.
    Poi, è arrivata la legge, che almeno da noi lo punisce, ricordiamocelo, in quanto “frode sportiva”: ovvero, truffa agli sponsor e agli scommettitori.
    Mi può andar bene, ma comincia a puzzare.
    Alla fine si è arrivati alla demonizzazione: se sei positivo sei un bastardo, un delinquente, ti danno del drogato i tuoi concittadini, ti mollano gli amici (questo capitò a Pantani).

    Con tutti i paradossi del caso, che rendono sempre più il doping uno strumento politico.
    Pantani non è mai stato beccato positivo ad un controllo, ma “era dopato”.
    Armstrong è stato beccato, ma “era pulito”, e i tour ha continuato a farli. Anche se poi aveva lo stesso medico che dopava Pantani.
    Riccò, al momento del controllo, è stato allontanato e arrestato sulla base di un controllo che non ha rilevato sostanze illecite per le “regole sul foglietto” (sono talmente recenti che le regole ancora non le proibiscono), e peggio con il rilevamento indiretto della sostanza, rilevamento che al momento non ha basi scientfiche. Poi avrà confessato, avevano ragione, ma a posteriori.
    Longo è stato squalificato, anche se le sostanze dopanti le aveva assunte a sua insaputa (unico caso provato di involontarietà, ritengo).

    Insomma, l’antidoping ormai ha ben poco a che vedere con le regole del gioco.
    Gioco il quale al momento, è “la corsa più pazza del mondo”.

    Peraltro, cosa ce ne frega a noi se è sport, business, cinema? Siamo pur sempre seduti su una poltrona, mica a pedalare in strada…

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