O rifondazione o morte

Domani, a Chianciano Terme inizierà il settimo, e forse ultimo congresso di Rifondazione Comunista. Nessuna mozione ha superato il 50% e quindi di fatto nessuno sembrerebbe aver vinto.  Forse ha perso la mozione 5, che  voleva impedire la frattura del partito,  senza riuscirci e raccogliendo meno del 2%.
Nessuno sa come finirà il congresso, nessuno sa chi diventerà segretario. Sicuramente di buono c’è questo: Rifondazione sembra essere l’unico partito a livello nazionale con una dialettica interna, in cui i segretari devono vincere una sfida vera e non vengono eletti plebiscitariamente o addirittura per acclamazione.
Io non sono iscritto a nessun partito, ma se avessi votato per il congresso di Rifondazione avrei votato la mozione 2, quella di Vendola per intenderci. I diffetti erano tanti, i limiti ancora di più, i rischi infiniti. E infatti non lo avrei fatto in maniera convinta, ma mi sembrava l’unica soluzione possibile.
Prendiamo la storia del tesseramento dell’ultima ora (pratica attuata anche dalla mozione 1, ma soprattutto dalla 2). Evidentemente ci sono stati alcuni eccessi, e questo non va bene. Ma devo dire che coloro che si sono iscritti per la prima volta, perchè si sentivano di sinistra e volevano votare credo che abbiano fatto bene. Rifondazione è sempra stata rappresenativa di una sinistra diffusa e in un periodo di crisi come questo lo è più che mai, nel bene e nel male. Il congresso di Rifondazione oggi, non è solo il congresso di un partito, è un luogo dove la sinistra si trova a riflettere. Trovo giusto che chiunque esprima la sua opinione dunque.
Mi si dirà: quello che dici è giusto, ma gli iscritti hanno diritto di valutare le scelte del loro partito. Ciò è vero, ma sarebbe bene se rinunciassero a quel diritto. Cosa può servire rifondare un partito in una situazione politicamente e socialmente deviata come quella che esiste oggi in Italia? Rinunciando al loro diritto di tesserati, gli iscritti di Rifondazione potrebbero affrontare un problema molto più grave: la rifondazione della sinistra. Può esistere una Rifondazione senza la sinistra? Già so l’obiezione: per rifare la sinistra bisogna partire da Rifondazione. Io ho l’impressione che ripartire da Rifondazione sia solo un modo per coltivare in tranquillità il proprio giardino da 6-7%, riuscendo anche a portare a casa cose importanti, ma limitandosi a questo, in un panorama nazionale che ogni giorno si fa sempre peggiore. Credo invece che sia il momento di mettersi in gioco: rischiare di sparire, o di sbancare. Per questo avrei votato Vendola: oggi salvare un partito può sembrare giusto e importante, ma domani potrebbe rivelarsi inutile.

11 risposte a O rifondazione o morte

  1. Jack Frost scrive:

    L’argomento è interessante per molti addetti ai lavori, ma potrebbe non esserlo per le persone. Vorrei fare una sola domanda ai leader dei tre partiti – anzi quattro – della sinistra e in particolare a Rifondazione, quello che in passato è stato l’unico ad avere i voti: prchè su un tema come le impronte ai rom si è lasciato fare campagne di sensibilizzazione al Pd e all’Arci? E’ incredibile lasciare stare un tema così importante, come è incredibile che non sia stato organizzato nulla sulle nuove morti sul lavoro e sui diritti.

    Quindi bene i dibattiti dentro ad un partito, ma bisogno ritrovare l’aggancio con la società, cosa detta e stra detta.
    Semplifico molto le cose e spiego comunque il perchè le posizioni di Vendola sono quelle che ritengo più ragionevoli. Contituare a reitarare pratiche politiche paleo ottocentesche fossilizzate in modelli di forma partito più vecchi di Lenin è la condanna definitiva alla sparizione. Non capire che la società è cambiata radicalmente, che la guerra fredda è una cosa di cinquant’anni fa e tutto quello che sappiamo è miope o vetero. Vendola è una leadership comunicativamente potente, capace di essere istituzionale e dialognate con le dinam iche della società civile contemporaneamente. Un forma partito diversa, che, seppur in maniera bislacca, ha avuto nei “cantieri della sinsitra” un nuovo metodo di parteciapazione.
    Prendere altre strade, sventolare vecchie effigi pensando che la forma sia non solo recupero di identità ma conferisca anche contenuti di per sé è la sconfitta più totale.

    In ogni caso, caro Lussu, il 7% è un obiettivo lontanissimo. Se poi si segue la linea degli identitari o vetero sarà difficile prendere più dell’1%.

    Alla Ziliani direi Ferrero e Diliberto voto 4,5: folklore

  2. Dreamer scrive:

    Io faccio parte del folklore,pur non ritenendolo tale,e me ne vanto…cmq siccome oggi non è giornata mi limito a segnalarti una cosa che a te attento osservatore pare sia sfuggita:

    La campagna di solidarietà con il popolo Rom, ‘Maroni schedaci tuttii’, è partita da pochissimi giorni e ha riscontrato subito un grande successo, nelle sole città di Roma, Torino e Genova abbiamo già raccolto oltre 2500 impronte digitali. La campagna lanciata dalla Fgci e dal Pdci andrà avanti ancora per alcune settimane e al termine della stessa porteremo tutte le impronte digitali al Ministro Maroni, organizzando un sit-in sotto il Ministero. Questa campagna – prosegue la Fgci -aiuterà il ministro Maroni anche per il suo lavoro futuro: infatti quando prossimamente deciderà di schedare i comunisti, sarà già a metà dell’opera…

    Poi chiaro,i media se ne fregano,ma in questo caso posso anche fregarmene dei media

  3. masaccio scrive:

    Affido le riflessioni più generali a un post apposito. Mi limito a qualche considerazione rapida sul tesseramento e poco altro. Vorrei sapere da Lussu e Jack Frost come reagirebbero se domani, all’assemblea dei soci delle organizzano di cui fanno parte, si presentassero decine di persone mai viste, organizzate per ribaltare la decisione democratica che si sta prendendo. Questo sono pratiche che lascerei a Mastella e Casarini, e personalmente mi vergogno che dei comunisti le possano aver utilizzate. Una cosa sono i casi isolati, una cosa sono le truppe cammellate.
    Detto questo, anche secondo me è importante mettersi in gioco. E figurarsi quanto mi importa l’avvenire di una struttura di partito di cui neanche faccio parte. Questi sono dati assodati, su cui tutti siamo d’accordo, e perciò invito tutti a concentrarsi sul resto, sul vero nucleo della discussione. La divisione tra innovatori e identitari è falsa come una banconota da 17 euro, la potete trovare giusto su Corriere o Repubblica. Il dibattito è tra chi vuole rifondare la sinistra a partire da una costituente che metta insieme Rifondazione ed Sd nel nome del nuovo socialismo arcobaleno e della riconquista di un’alleanza con il Pd, e chi invece vuole farlo a partire dalle comuni lotte d’opposizione, rinunciando all’ingegneria partitica delle fusioni e pensando a un’unità d’azione che si costruisca nei contenuti e nel radicamento sociale, invece che nell’associazione degli apparati. Insomma, tra chi vuole ricostruire la sinistra con Occhetto e chi vuole ricostruirla con i No Dal Molin.
    Chiudo dicendo che secondo me nessuna delle due è La Soluzione. Dovendo schierarmi, avrei preferito la mozione 1, che secondo me affronta in modo maggiormente critico i problemi della sinistra italiana, che sono innanzitutto problemi di radicamento sociale e di reale incisività più che di aggregazione o disaggregazione delle forme partitiche. Ma in ogni caso trovo che le due anime di Rifondazione e della sinistra in generale, quella più sociale di Ferrero e quella più istituzionale di Vendola, non debbano assolutamente separarsi. Oggi come oggi la formazione di 2 soggetti politici a sinistra, uno con Vendola ed Sd e uno con Ferrero e il Pdci, sarebbe una tragedia colossale, per la dialettica perversa che genererebbe, spingendo il secondo soggetto nell’irrilevanza identitaria e il primo nell’inutilità da pulce sulla schiena dell’elefante Pd. Il cantiere va aperto insieme, senza costituenti su base identitaria (siano la costituente di sinistra di Vendola o quella comunista di Rizzo), ma con un lavoro comune e coordinato di opposizione ed elaborazione di un’alternativa di società.

  4. Jack Frost scrive:

    solo un paio di battute: come fai a dire che Vendola è istituzionale e Ferrero movimentista? Mi sembra che nella pratica politica si possa affermare il contrario…Credo in ogni che ai No dal Molin sappia parlare con più coraggio ed incisività Vendola, e non solo perchè parla di Pasolini.
    I tesseramenti per cambiare le maggioranze? C’erano anche nel Veneto, ma non erano certo pro Vendola.
    Innovatori e identitari? Non è questo, ma è la capacità di parlare ad una società diversificata, nella quale il retaggio della forma partito novecentesca va trasformata.
    Altro che vetero comunismo: rifondazione è un partito d’opinione il cui elettorato è più che mai diversificato, anche se composto principalmente di frazioni di classi dominate o di frazioni dominate di classi dominanti.

  5. masaccio scrive:

    Per punti:
    – quella su sociale vs istituzionale era una provocazione, ma neanche tanto; la mozione Vendola schiera la quasi totalità dell’apparato di assessori e burocrati del Prc, questo è un dato di fatto. E la linea apertamente dichiarata (invito tutti a leggere direttamente le mozioni e il dibattito che si svolge nei rispettivi siti, saltando il filtro della stampa borghese) è quella della ricostruzione di una sinistra politica di rappresentanza, attraverso la fusione con Sd e l’alleanza con il Pd. Mentre la mozione 1 propone l’autonomia rispetto al Pd e la ricostruzione di un’unità con tutta la sinistra (non solo con Sd come fa Vendola) a partire dall’opposizione. Prima la lotta, prima i contenuti, poi le fusioni partitocratiche.
    – vedere veterocomunismo nella proposta di Ferrero è davvero molto molto molto difficile. Sai la passione che ho per quel mondo, ma è tutto nella mozione 3, dell’Ernesto, e nel Pdci. La mozione 1 è una mozione di bertinottiani, con lo zapatismo, il superamento del novecento, la nonviolenza e compagnia bella, fatta in gran parte da gente che viene dal movimentismo di Dp, non dal tanto da te odiato (e da amatissimo) Pci. Semplicemente mi sembra una mozione più ancora alla realtà, che invece di lanciarsi in voli pindarici secondo cui la nuova sinistra dovrebbe rinascere per partenogenesi dall’unione con Salvi e Occhetto, intende farla ripartire da un concreto lavoro di radicamento sociale, non occupandosi delle forme partitiche ma della realtà in cui agiscono.

    È questo che apprezzo. Se no perché un comunista come me, completamente alieno a tutta quella retorica dei movimenti di cui la mozione 1 è piena, dovrebbe preferirla? Si tratta semplicemente della scissione in due del pensiero bertinottiano: il Bertinotti del 2006, presidente della Camera, contro il Bertinotti del ’98, che fa cadere il governo.
    Non ho mai apprezzato nessuno dei due, lo ripeto molto chiaramente. Ma non ho dubbi su quale delle due linee, oggi, sia più utile alla sinistra. L’unico modo per sopravvivere e costruirsi un futuro è coltivare una linea di radicamento sociale e opposizione radicale, completamente autonoma e distinta rispetto al Pd, in modo da poter ricostruire un pensiero e una realtà di alternativa. È una strada lenta e difficile, ma a mio parere è l’unica. Ostinarsi nell’idea che le fusioni partitiche con qualche pezzettino di apparato post-diessino risolvano qualcosa mi pare suicida.
    Dobbiamo dare agli italiani dei buoni motivi per riconoscersi in una sinistra. Non fare la brutta copia di un partito di centrosinistra che già c’è, e pesa oltre il 30%.

  6. masaccio scrive:

    Se parliamo di pratica politica, Ferrero ha partecipato alla manifestazione di piazza Navona, bocciata invece da Vendola in nome di un garantismo pseudolibertario fuori tempo massimo. Il popolo italiano vuole legalità e la sinistra, ovviamente coniugandola con la solidarietà e il rifiuto del razzismo, dev’essere apertamente schierata, anche con Di Pietro se è necessario, contro ogni attacco all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

  7. matteo scrive:

    Ho letto approssimativamente le mozioni, per cui non ho un’opinione informata. Prendete il mio punto di vista come rappresentante la percezione di una fetta di popolazione di sinistra più o meno radicale, che forma le proprie idee in maniera disordinata (e talvolta disinformata), senza seguire i sofismi del dibattito politico a sinistra, ma cercando indipendentemente di raggiungere opinioni personali, critiche e alternative, e di partecipare alla vita della società civile confrontandosi occasionalmente con la massa culturale istituzionale di sinistra formata da Rifondazione, il Manifesto, l’Internazionale, qualche sito e qualche blog. Questa fetta di popolazione include almeno me!
    Per queste persone è difficile poter giudicare le mozioni dal punto di vista storico-politologico e comprendere le sottigliezze delle strategie politiche. A noi piace un punto di riferimento chiaro ed autorevole, una personalità che si stagli per chiarezza e profondità di analisi, e che non sia troppo pressante su un lato identitario che non ci appartiene: insomma, a noi la falce e il martello ci fa’ prurito, e ci sentiamo ridicoli tutte le volte che ci spalmiamo sopra la croce, perchè noi stessi siamo stati comunisti, abbiamo letto Marx e lo abbiamo adorato, siamo stati nichilisti, anarchici, stirneriani, leninisti, maoisti, e i conti con queste bandiere li facciamo per conto nostro. Noi ci dimenticheremo di Rifondazione domani, ma ci piace pensare di poter confidare su una persona intelligiente, che parla come noi e anche a noi. Secondo me Ferrero non è questa persona.

  8. masaccio scrive:

    Io mi sono stufato di confidare in chicchessia. Mi sono stufato delle infatuazioni infantili per il leader di turno e dei fideismi assoluti. Il bertinottismo religioso è quello che ha trasformato Rifondazione nel caravanserraglio che si vede in questi giorni, perché senza Il Grande Capo ora sono tutti persi, dato che hanno spento il cervello nel 1994 visto che c’era Fausto che pensava per tutti (e si sono visti i risultati, nel bene e nel male).
    Ecco, mi limito a dire che farò molta fatica a votare ancora per il partito dell’uomo solo al comando.

  9. matteo scrive:

    Invece io confido solo negli uomini, eventualmente anche più uomini, purchè siano persone con un pensiero proprio e critico. In ogni caso ammiro Ferrero sicuramente più di quanto non ammirassi Giordano. E rivaluto Prodi svalutando il suo partito.

    Quello che volevo dire è che alla sinistra dovrebbe interessare anche tutta una fetta di popolazione che non è ne’ iscritta ne’ vicina a Rifondazione o ad altri partiti specifici, che è una fetta molto consistente perchè, come noto, a sinistra si rivendica l’indipendenza delle propre opinioni e scelte in maniera molto più individuale ed atomizzato di quanto non si faccia in ogni altra parte politica, soprattutto a destra. Queste persone non possono sentire di logiche congressuali e raffinatezze ideologiche, ma si interessano soltanto degli atti pratici (proposte di legge, manifestazioni, candidati alle elezioni) e hanno casomai bisogno di un riferimento politico chiaro, semplice ed autorevole. Per esempio persone come me non possono comprendere le preoccupazioni che corrono tra le varie correnti e i vari partiti per via della disfatta elettorale: quella disfatta ci sarebbe stata, uguale a se stessa in qualunque modo avessero rigirato la frittata. Per questo trovo che Ferrero non sia l’anima costruttiva e concreta, ed autorevole, che mi permetta di poter pensare un giorno di non aver sprecato il mio voto. L’ho trovato troppo rancoroso. Vendola parla con un linguaggio che è più mio. Dopodichè, Rifondazione è solo un partito e farà le scelte che vuole.

  10. Lorenzo scrive:

    Io sono tra le persone di cui parli, Matteo, almeno credo.
    Per questo preferisco credere in chi ha svolto un lavoro difficile al proprio meglio, e non in chi propone pubblicamente di tornare a creargli difficolta’.
    Preferisco Ferrero, e lascio Vendola agli appassionati di comunicazione e spettacolo della politica.

  11. […] Rifondazione è stato un bel congresso, un congresso vero, come ormai ce ne sono pochi. Lo scrivevo qui, e lo ammette anche un democratico della prima ora come Mario Adinolfi. Ma voglio comuqnue tornare […]

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