Ma in fondo anche la ruota è un’invenzione dell’egemonia culturale comunista…

La notizia è di qualche giorno fa, ma la riprendo perché bisogna parlarne. L’amministrazione di centrodestra del Comune di Comiso (Ragusa) ha deciso di cambiare il nome dell’aeroporto, sostituendo Pio La Torre con Vincenzo Magliocco. Un comunista, pacifista, vittima della mafia non sta bene. Molto meglio un generale  dell’imperialismo fascista, eroicamente morto mentre portava la civiltà a Faccetta nera a forza di gas.

E ora c’è la polemica, Veltroni serenamente e pacatamente attacca, il sindaco si difende citando un sondaggio (sic). Ma chissenefrega. Qui il punto è un altro: si vanno man mano cancellando pezzi della storia nazionale. Non sto qui a farvi le mie pippe sulla memoria collettiva ecc., ma sta di fatto che siamo di fronte a una regressione culturale senza precedenti. Il caso dei servizi sociali di Catania che affidavano un figlio al padre perché la madre gli permetteva di essere iscritto a un gruppo estremista come Rifondazione Comunista era solo un segnale. L’operazione mediatica sui legami con le Farc (a cui dedicherò un post appena ho tempo) è sulla stessa linea. La caccia alle streghe è già aperta da un pezzo: ogni aspetto della storia di questo paese vagamente collegato con una cultura critica e conflittuale va rimosso.

Con Pio La Torre non si sta rimuovendo solo un modello di lotta alla mafia che si basa sì, giustamente, sulla repressione poliziesca, ma anche sull’azione politica, sulla denuncia delle collusioni, sulla ribellione a un sistema criminale che è anche e soprattutto un sistema di potere economico e sociale. Si sta rimuovendo anche il ricordo di una lotta, quella contro gli euromissili, che è l’atto ufficiale di nascita del pacifismo in Italia così come lo conosciamo oggi. Un pacifismo trasversale ma non ignavo, intransigente ma anche intelligente nel riconoscere nell’imperialismo il suo principale nemico.

Tutto questo non è mai esistito. La mafia è sempre stata silente e pacifica. Nessuno si è mai opposto al fatto che l’amico americano si armasse a casa nostra per difenderci. E così via, sempre più indietro. Sono cresciuto in un’Italia (quella degli anni ’90 pacificati e moderati, mica gli anni ’70) in cui la lotta alla mafia e il rifiuto della guerra si insegnavano a scuola, erano senso comune. In cui comparivano ovunque i cartelli “Comune denuclearizzato”. Nel giro di pochissimi anni il senso comune ha subito uno slittamente a destra e un arretramento spropositati. Ne scriveva qualche giorno fa Ale parlando di Resistenza. Dobbiamo prendere atto della condizione di minorità culturale, dal punto di vista proprio delle infrastrutture, dei mezzi materiali della produzione culturale, in cui il mondo democratico e progressista in senso lato si trova oggi in Italia. E ripartire da qui. Come si crea il senso comune?

5 risposte a Ma in fondo anche la ruota è un’invenzione dell’egemonia culturale comunista…

  1. lussu scrive:

    “ma sta di fatto che siamo di fronte a una regressione culturale senza precedenti.”
    in realtà un precedente c’è …

  2. cacioman scrive:

    Per consolarci con l’aglietto, possiamo dire che una dedica a Pio La Torre mal sia adatta ad un aereoporto assurdo e inutile in quell’incredibile capoluogo del nulla che e’ Enna. Piu’ triste e’ il caso dei commenti del neo presidente della regione sicilia sul nome “Falcone Borsellino” per l’areoporto di Punta Raisi.

    Rimane il segno di una restaurazione grottesca e improvvisata che cerca cancellare il solco dei LaTorre, Impastato e Sciascia con le vaghe reminiscenze prese dai sussidiari scolastici del ventennio. Non si puo’ dire pero’ che i siciliani non sapessero chi votavano.

  3. masaccio scrive:

    Non mi pare un problema di voto, ma di consenso esterno. Oggi neanche la grande stampa sedicente progressista o l’elettore medio del Pd trova niente di scandaloso nell’anticomunismo d’accatto sotto cui si sta seppellendo ciò che resta di questa Repubblica.
    Mi spaventano la stanchezza diffusa, la delusione ubiquitaria, l’assenza totale di un’opinione pubblica democratica.
    30 anni fa Lotta Continua organizzava raccolte di fondi per armare il Mir in Cile, e i giornalisti democratici facevano a gara per dare la disponibilità a figurare come direttori. Oggi Repubblica fa una paginata vergognosa secondo cui se Rifondazione si occupa del processo di pace in Colombia è “complice dei terroristi”. Cosa ci manca, che allora avevamo?

  4. scriptabanane scrive:

    alla domanda cosa ci manca che allora avevamo, la risposta è: un qualche risultato nelle politiche attuate dalla classe politica che era in mood con quei tempi. e qualche politica non attuata che ha permesso a culi e tette di imperversare nelle menti degli italiani. sempre che di menti si possa parlare…

  5. masaccio scrive:

    Ma era davvero più credibile allora, una classe politica fatta, come direbbe Rino, da “Juan Lyon’s July Andreotten Halde Moore Emyle Coulombe Maryanne Roumorh Donaccatten Fanfonfanfan Papammontin”?
    Non credo. Mi convincono già un po’ di più le riflessioni sulla mentalita del ghetto (qui) e sul paese semplice (qui e qui).
    Ma come si esce dal ghetto?

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