Conosci Victor Jara?

Oggi è l’11 settembre, e bene o male l’anniversario va celebrato. Ho deciso di onorare il ricordo perdendo un po’ di tempo a tradurre in italiano una vecchia lettera, che sul web si trovava solo in spagnolo, e ad aggiungerci un po’ di link, in modo da costruire una piccola mappa per la memoria dell’11 settembre. 1973, ovviamente.

Caro Victor:

Mi sveglio con una voglia tremenda di scriverti per raccontarti quello che mi è successo stanotte, 24 dicembre. Sarà stata mezzanotte e dieci quando ha suonato il telefono, noi dormivamo profondamente, come succede sempre quando ti svegli di notte, chi sarà? Perché tanto tardi? ecc. La chiamata arrivava dal Cile, per dirmi che facevo parte dei perdonati, che facevo parte del pacchetto regalo di Pasqua che la dittatura offriva quest’anno.

La voce amata di mia sorella suonava raggiante, ti ricordi Victor della sua voce? È finito il tuo esilio fratello, è finito il tuo esilio! Per un secondo ho condiviso di cuore la sua allegria, l’allegria di tanti altri che lottano tutti i giorni con le unghie e con i denti per la fine dell’esilio e che nel mio caso hanno ottenuto il mio perdono. Perdono, però di cosa, dio mio mi domando?

Mi stanno perdonando le tue 40 pallottole nella schiena?

Mio padre che non vedrò mai più?

Loro mi stanno perdonando i nostri 30 mila morti e il fiume Mapocho insanguinato? Mi perdoneranno per caso i cadaveri che portava il Renario a Mulchén? I fucilati di Calama (uno ogni cinque, cioè 1-2-3-4-5-tu), il direttore della Sinfonica Infantile di La Serena? Padre Jarlan simbolo dei coloni torturati violentati segregati espulsi incarcerati scomparsi? Carmen Gloria, Rodrigo?

Sembra che debba fare un inchino e ringraziare il perdono. Qui non è successo niente e amici come prima.

Che te ne pare Victor? A volta penso che sia una grande generosità e che sono un ingrato.

Mi perdonano Marta Ugarte, Tucapel, il Cinese Díaz, Weibell, gli sgozzati, Pepe Carrasco, il Corpu Cristi e io non so se ringraziare.

Continuano a perdonarmi i cinque giovani scomparsi nel settembre dell’87, il mio popolo affamato, la disoccupazione, la prostituzione infantinle, e questo nodo alla gola che resta lì da 14 anni, mi perdonano anche questo? Mi domando se in questo gesto siano compresi anche i miei amici morti in esilio, Lira Massi, Ramírez Necochea, Guillermo Atias,Vega Queratt.

Sei nella lista, quale lista, la lista di quelli che possono ridere, pensare, muoversi, amare, morire, vivere?

Alla fine amico Victor, era molto tempo che volevo scriverti però mi conosci sono un po’ pigro. Ti dirò che sto componendo molto, tra merengue, tonada, cumbia e cueca, oratori e passioni, il tempo passa e resta scritto nell’anima.

Voglio parlarti un po’ di mia moglie che non hai conosciuto però che conoscerai un giorno o no, è meglio che tu lo veda in lei quando sarà il momento. Lei mi ha dato qualcosa che io non so come si chiami, però che si traduce in una certa sicurezza equilibrio e allegria di vivere, la stessa che avevi tu insieme a tua moglie. Mi ricordo perfettamente della tua chiarezza e della sicurezza nei tuoi passi, nelle tue avventure, nei tuoi obiettivi. E questo si rifletteva nel tuo lavoro, il teatro, la sagra, il partito, i sindacati e gli amici. Avevi sempre tempo per tutto (io mi stancavo a guardarti). Mi ricordo che la Viola me lo diceva, impara, impara. Spero di aver imparato qualcosa.

Per esempio:

L’umiltà, l’eroismo non si vendono né si comprano che l’amicizia è l’amore in sviluppo che gli uomini sono liberi solo quando cantano, poltriscono o lavorano colpiscono la palla la domenica o si bevono un vinello la sera cambiano i pannolini ai bambini distinguono le ortiche dal coriandolo quando pregano in silenzio perché credono e sono fedeli al proprio popolo in eterno come te come migliaia di anonimi maestri addormentati di domestiche, minatori, professori, ballerini, chitarriste della Patria. Voglio dirti anche nel congedarmi che Parigi è bella quest’inverno che non accetto i perdoni offerti che la mia patria la racchiudo in una lacrima che verrò a trovarti in primavera che saluti i miei genitori quando puoi che ho la memoria della storia e che tutti i crimini che sono stati commessi dovranno essere giudicati senza ritardi che la dignità è essenziale all’essere umano che l’anno che inizia sarà pieno di emozioni speranze e lavori soprattutto per te Victor Jara che semini il grano e la pace nei nostri campi.

Angel Parra, Parigi, dicembre 1987

2 risposte a Conosci Victor Jara?

  1. […] a risolvere il mio dubbio m’han dato una mano due amici blogger: Ale e Masaccio […]

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