Panze e cadenze

Sono n’aa capitale, se non si fosse già capito. Situazione che comporta tutta una serie di risvolti negativi (spostamenti eterni e gente incivile che strilla, principalmente) e alcuni positivi. Su tutti, il più banale: succedono le cose.

Sabato pomeriggio per la prima volta sono andato a una manifestazione senza bisogno di alzarmi alle 4 di mattina e farmi 7 ore di corriera. Sabato sera mi sono visto i Cure (non Herman Medrano, i Cure) gratis in piazza San Giovanni. Ieri ero alla presentazione di un libro alla Feltrinelli di viale Marconi.
Tralascio la commozione del quasi trentenne che sente Boys don’t cry dal vivo, pensa inevitabilmente alla compilation in cui infilò la versione acustica, quella volta, e riceve in quel momento un sms dalla destinataria di quella compilation (anche lei si ricorda, vedi, dai), casualmente presente. Passo direttamente all’eccitazione per l’appuntamento culturale.

Trattavasi della presentazione pubblica de La fiamma rossa, antologia delle corrispondenze di Gianni Mura dal Tour de France. Ora, il sottoscritto ha frequentato l’università insieme a un branco di meravigliosi esaltati provinciali il cui unico sogno nella vita era scrivere di sport. Mosca bianca o pecora nera, i miei progetti sono sempre stati altri, sian stati i libri o il mio provincialismo. Però i pezzi di Mura dal Tour sono uno dei pochi motivi che ancora mi fanno spendere quell’euro al giorno per Repubblica, nonostante la sciatteria conformista di cui sono ormai irredimibilmente intrise quelle pagine.
La faccio breve, se no diventa una pappardella sentimentale come i due precedehnti. La fiamma rossa è un gran libro. È dedicato a Luis Ocaña e Luciano Pezzi. Dentro ci sono biciclette, formaggi, vini e storie di uomini, come sempre. Lo recensirò a breve, prometto. Nel frattempo mi limito a riferire un rapido siparietto.

Arrivo in ritardo (il 170 è lento), la libreria è enorme, seguo il vocione piatto. C’è gente, né troppa né troppo poca. Si discute di ciclismo e soprattutto di Tour e di osterie per un paio d’ore buone. Interviene anche Neri Marcorè, che sfoggia una sorprendente competenza in materia. Alla fine mi metto diligentemente in coda per la dedica. Mentre mi distraggo a guardare la tipa davanti a me (“Tu sorridevi mentre raccontava la crisi di Indurain a Les Arcs nel ’96, ti ho visto, te la ricordavi, sposami” mi si legge in fronte), arriva il mio turno. Gianni Mura, uno sui cui scritti ho praticamente imparato a leggere se non a scrivere, apre il libro sulla sua panza smisurata e mi chiede a chi fare la dedica. Dalla mia bocca escono solo i due nomi, giuro.
Ma tu sei veneto, mi fa immediatamente.
– [lamadonna ma si sente così tanto] Eh sì…
Padova? [inarca il sopracciglio]
Quasi, Castelfranco.
Ah. La terra della Zalf Fior.
E di Ballan.
Giusto.

Beh, basta, tutto qua. Le nostre panze si sono momentaneamente avvicinate, la libreria ha guadagno 17 euro e 50, di cui i diritti d’autore vanno a Emergency. Se fossi appena appena più portato alla retorica di quello che sono, userei quel breve breve scambio come metafora dell’appartenenza comune a un mondo fatto di trattorie, camicie a quadri, vino, scrittura, bicicletta, ci metterei dentro PaoliniGucciniRigonistern e tutto il mio personale pantheon padano. Ma ho già fatto abbastanza la figura della groupie per stasera.
Comunque lui dice che Armstrong vince il Giro. Secondo me solo se glielo fanno su misura.

2 risposte a Panze e cadenze

  1. stefano scrive:

    Tranquillo Masaccio, sei una groupie tutta particolare, ti si legge sempre moolto volentieri, cosa rara per una groupie!
    Concordo su Armstrong, nel senso che il giro glielo disegnano attorno secondo me.
    Un’unica cosa: rinfacciarci le 7 ore di corriera e la sveglia all’alba è una caduta di stile che non ti si confà…
    Viva el leon! 😉

  2. masaccio scrive:

    Grassie, sior segretario…
    Non intendevo mancare di rispetto. Mi pento e mi dolgo. E attendo con ansia la busta col pericoloso materiale sovversivo da voi prodotto. Mi è stato riferito che è partita…

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