Un bagno di umiltà

In Abruzzo il centrodestra ha stravinto. Il Pd ha perso 11 punti, arrivando a un misero 20%. Il presidente della Regione uscente, autorevole membro fondatore del Pd, è tuttora agli arresti domiciliari, e il segretario regionale dello stesso partito è stato arrestato ieri.

In questo contesto, l’unico commento che esce dalla bocca di un membro della direzione nazionale del Pd è:

Proporrei a questo punto una bella alleanza con Di Pietro alle Europee

Una volta tanto mi tocca citare Tonino, da pagina 3 di Repubblica:

Ma facciano un bagno di umiltà: se l’elettore vota un partito piuttosto che un altro, si devono interrogare su chi sono loro, se sono ancora specchio della società, se la rappresentano: Credo che questa sia la giusta impostazione. Se uno perde voti deve chiedersi perché li ha persi, non perché ha vinto l’altro.

Sante parole. Facili da dire, per uno che ha preso il 15% nella debacle generale, ma ineccepibili. Qui si sono scritte autocritiche impietose, dopo il tracollo delle sinistra alle politiche. Ci siamo scannati nei congressi tutta l’estate, per analizzare fino in fondo le ragioni di quella sconfitta.
Il partito a vocazione maggioritaria, invece, non batte ciglio. La colpa è dell’alleato che ha cannibalizzato il Pd.
Non dico che non ci sia un fondo di verità: è vero che Di Pietro ha eroso l’elettorato del Pd, come del resto la sinistra aveva fatto nel 2006, e che una mossa come quella delle politiche 2008 potrebbe funzionare di nuovo, facendo recuperare parte dei voti persi.
Ma che concezione dell’elettore c’è dietro a questa prospettiva? Che considerazione hanno i vertici del Pd di chi li vota? Si chiederanno mai perché l’unico modo che hanno per esercitare la propria vocazione maggioritaria è presentarsi come unica alternativa ricattando gli elettori con il voto utile, perché se viene data agli elettori la possibilità di votare utilmente qualcun altro, perdono sistematicamente valanghe di voti? Perfino Sd, un partito che per ammissione esplicita dei suoi stessi dirigenti non esiste, ha preso oltre il 2%, erodendo evidentemente voti al Pd.
In una gara onesta e plurale, il Pd prende il 20%, oggi. Luca Sofri propone di truccare la prossima con il voto utile, ma non è detto che funzioni. Chi dovrebbe votare un partito con una leadership nata sconfitta, un profilo politico inesistente, una dirigenza balcanizzata e un livello di corruzione (presunta, ma la quantità delle inchieste dirà pur qualcosa) nelle alte sfere che fa pensare all’ultimo Psi? Un partito che alle politiche era stato salvato dall’antiberlusconismo degli onesti, e che in queste elezioni, assente Berlusconi e assente pure l’onestà del centrosinistra, è stato sonoramente bocciato.
Facciano un bagno di umiltà non solo Veltroni e chi lo sostiene, ma anche i vari fighetti del giovanilismo elitario. I vostri elettori vi hanno scaricato per un contadino molisano che sbaglia i congiuntivi e vorrebbe mettere tutti in galera, perché lo ritengono più antiberlusconiano, onesto e radicale di voi. Se credete di riconquistarli con Facebook e il dialogo con Fini sulla giustizia, fate pure.
Poi siete liberissimi di non accorgervene e continuare così, chiaramente. Di Pietro contro Berlusconi, il sogno di ogni democratico.

Update: felice sintesi di Sandro Gilioli.

11 risposte a Un bagno di umiltà

  1. misterfool scrive:

    Diobono, come mi trovi d’accordo.

  2. MrFool scrive:

    boh, non m’ha pubblicato il link al blog, e visto che mi sono espresso sulla stessa cosa stamane, ora te lo lascio.

  3. Anghelos scrive:

    Completamente d’accordo con te. Del resto i dati parlano chiaro: rispetto al 2005 hanno votato 190585 elettori in meno, il centrosinistra ha perso 197108 voti, e di questi 152886 sono stati persi dal PD. A questo punto prendersela con gli alleati non ha senso.

  4. Lorenzo scrive:

    Cavoli, trovare un piddino onesto che non racconti balle a se stesso prima che agli altri, è ancora un avvenimento che mi sconvolge!
    Bravo bravo, vorrei ci fossero più persone come te nel mio ex partito. Ma ci sono ancora troppi comunisti, usi a digerire qualunque cosa decidano i “capi” per loro. Per fortuna o per sfortuna, il tempo ci libererà di questi militanti-lemming.

  5. tomate scrive:

    Ops. Con questa fissazione per il PD rischi di passare per pidino. Raccontaci di Rifondazione che altrimenti non ne sentiamo più parlare da nessuna parte. Io non mi riesco ad arrabbiare per le scelte sbagliate altrui: non me ne frega niente se non ci sono preti donna, se Storace abiura al fascismo, se il PD non rispetta i suoi elettori. Sono i suoi! Che si facciano tutte le loro pugnette metablog sulle playlist di RedCanzianTV. Che se ne perdono abbastanza di elettori c’è la possibilità che qualcun altro resusciti dalle fosse e superi l’asticella.

    Dimmi una cosa; vedo che ce l’hai con San Antonio da Pietro. Ma se Egli offrisse un passaggio in Europa ai vari soggetti extraparlamentari che ci erano tanto cari (penso soprattutto ai Verdi, visto che Rifonda non mi sembra dell’umore), come la vedresti? Secondo me lui non avrebbe nulla da perdere: ormai passa per un boia talebano sempre e comunque, aggiungere questo o quell’epiteto non credo gli graverebbe troppo: più lo insultano più rifulge. Quanto agli altri, beh non mi dispiacerebbe se tornassero a fare capolino una volta ogni tanto, solo per dire “ricordate che ci siamo”. Altrimenti la gente tra qualche anno li ricorderà come gli americani ricordano il partito del Te di Boston o il Partito Proibizionista.

  6. masaccio scrive:

    Non ce l’ho con Di Pietro. Di Pietro è un bravo politico che fa il suo mestiere, per quanto mi riguarda, e riscuote consensi enormi nei settori sociali più insospettabili. Per quanto riguarda le europee, per prima cosa smentisco categoricamente che i Verdi mi siano mai stati cari, soprattutto perché voto in Veneto. Il mio socio, che vota in Alto Adige, può permettersi di essere verde, io no. In ogni caso l’idea di un’alleanza tra la sinistra e Di Pietro non mi è mai dispiaciuta, soprattutto perché l’animale sarebbe abbastanza furbo da lasciare a noi l’iniziativa sui temi sociali e limitarsi a fare il tribuno e coltivare il suo mito. Peccato che la cosa non sia assolutamente all’ordine del giorno: Di Pietro prospera nell’autonomia e nel distacco da ogni forma politica organizzata, perché il suo è il voto dell’elettore disperato e incazzato. Non può proporre dei contenuti, tanto meno di sinistra, perché finirebbe col dover prendere delle posizioni, alienandosi dei consensi. Il mondo degli elettori di Di Pietro non è un mondo in cui ci sono diverse posizioni, diversi interessi sociali che si confrontano, ma è un mondo in cui esiste la-Verità-della-Civilità-e-della-Giustizia-che-regna-in-tutto-il-mondo-tranne-in-Italia-per-colpa-di-questa-cricca-corrotta-di-politici-rossi-e-neri. È il mondo di chi vuole al governo il buon senso, peccato che non ci sia niente di meno democratico del buon senso. Di chi crede che esista una soluzione pratica e semplice nell’interesse di tutti, se solo la smettessero di litigare. Ecco perché non ci vorrà mai. Verrebbero fuori le sue opinioni. Magari qualche volta avrebbe torto.

  7. tomate scrive:

    Se il PD dovesse proseguire sulla via del “dialogo” sulla riforma della giustizia non vedo come potrebbe presentarsi con Di Pietro alle elezioni europee – allora la possibilità di una coalizione coi soggetti “estremi” potrebbe non essere così impossibile: in fondo esiste ancora un bacino di voti comunisti ben più consistente delle misere percentuali ottenute alle scorse elezioni che potrebbero far gola ad uno che aspira a diventare primadonna dell’opposizione, dato che l’altra via possibile, quella di integrarsi nel PD e partecipare alle primarie, mi pare che sia svanita definitivamente. Anche perchè le primarie del PD non si vedono neanche col binocolo.

    Continuo a pensare che il tuo giudizio su San Antonio sia severo. Intanto qualifichi il suo elettorato come un elettorato occasionale di delusi – e forse “impolitici”. Ed è vero che si è formato così. Ma questi elettori si sedimenteranno e assumeranno i valori suoi e dei suoi opinion makers – Grillo, Travaglio etc.- in bene e in male. Credo che non si possa più parlare di questa gente come di elettori disillusi e incazzati: sono un movimento politico cosciente e autoconsapevole.

    Quanto alla sua prudenza nel prendere posizioni, anche qui la penso diversamente. Di Pietro prende posizione in ogni occasione utile, non senza arrischiare giudizi piuttosto audaci e privi apparentemente di buon senso, almeno per la maggioranza governante. Non sui temi cari alla sinistra, è vero, non programmaticamente. Non manca però di una certa visione d’insieme delle cose: a parte l’ossessione (giusta) per la legalità e la giustizia, vedo una certa cultura del risparmio, della ridistribuione e del rigore sul piano economico (non certo la rivoluzione), e del rispetto delle scelte individuali su quello etico: in questo sistema si colloca il suo “buonsenso”. Dopodichè, è vero, non lo senti mai parlare esplicitamente di bioetica, di diritti delle minoranze etc., di proletariato urbano, di carceri piene di tossici; e sull’immigrazione non ha uscite felici. Più che il buonsenso, lui persegue il rispetto delle regole, solo che parrebbe che non voglia modificarle queste regole. Però io credo che in questo paese sarebbe un buon punto di partenza far rispettare le regole che ci sono.

  8. tomate scrive:

    Puntualizzo che non sono affatto un dipietrista. E’ che il panorama attuale è questo, guardo a quello che c’è e me ne faccio una ragione.

  9. masaccio scrive:

    Anch’io me ne faccio una ragione. Il mondo che gira intorno a me guarda a Di Pietro con molta più fiducia rispetto a qualsiasi altro soggetto politico italiano, e di questa abilità do atto a Tonino. Non posso però dire che ne sia felice, si tratta di una regressione culturale generazionale delle cui conseguenze future oggi forse non ci rendiamo del tutto conto.
    Alla manifestazione dell’Onda a Roma si gridava “via i mafiosi dal parlamento”, per dire, e per la prima volta all’interno di un movimento molto radicale ho trovato il comune sentire molto più a destra del mio. L’affezione per Di Pietro (che in parte condivido, intendiamoci) di gran parte dei miei coetanei è il segno di un’impoliticità che non si vergogna più di se stessa. È un fenomeno simile a quanto successo con la Lega all’epoca: la gente che prima parlava solo dialetto, non pagava le tasse e odiava i meridionali ma considerava questi comportamenti riprovevoli, ha visto legittimati dalla Lega quei suoi comportamenti e ha smesso di vergognarsene. Ora la gente che è ignorante come le capre, pensa che se accendi due telefonini vicino a un uovo lo cuoci con l’elettrosmog (bufala comparsa sul blog di Grillo), non legge un giornale neanche se è la Gazzetta, non sa distinguere la destra dalla sinistra neanche se gli fa uno schemino, improvvisamente trova legittimata la sua impoliticità da Di Pietro, e considero buono, giusto, morale e superiore impegnarsi in politica senza un minimo livello di conoscenza delle cose che si fanno. “Questo movimento ha gonfiato un sacco di palloni”, commentavo l’altro giorno col mio socio, e Di Pietro in politica sta facendo lo stesso: sta crescendo una generazione nell’idea che non ci sono cose difficili né controverse, ma che si tratta solo di cacciare i mafiosi dal parlamento e questo magicamente impedirà l’approvazione di leggi come la 133. Aiuto.
    Poi che tatticamente a me piaccia di più un centrosinistra con Di Pietro che con il Pd è fuor di dubbio. Ma strategicamente, a lungo termine, Di Pietro ha e avrà conseguenze devastanti sulla Bildung (per usare un termine caro a una nostra comune conoscenza) della generazione cui apparteniamo. Di Pietro abolisce la sinistra esattamente come Berlusconi ha abolito la destra. Non vuol dire che Di Pietro non possa fare cose di sinistra, come Berlusconi fa continuamente cose di destra. Ma la sua politica cancella completamente l’idea di un approccio di prospettiva alla realtà.

    Per quanto riguarda le europee, ci si va col proporzionale puro, le coalizioni non esistono. Di Pietro non sa neanche dove mandare i suoi eletti, figuriamoci se avrà mai l’interesse di portarne su degli altri. Punterà a consolidare ancora la sua percentuale, e lo farà. Perché è bravo.

  10. […] non capisco cosa ci sia di giovanilistico, di elitario e di fighetto in tutto […]

  11. […] non sono residenze politiche nè complementari nè mutuamente esclusive. Discutevo con Masaccio che Di Pietro non è collocabile a destra o a sinistra perchè parla di altre cose, non […]

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