Il filo del discorso

Israele sta devastando Gaza. Le dimensioni della tragedia, conseguenza di un’offensiva programmata da almeno 6 mesi, sono tali che non c’è bisogno che dica la mia. Israele nei confronti di Gaza sta giocando al gatto col topo da anni. A un regime di occupazione se n’è sostituito uno di assedio permanente, che non solo non è raccontato al mondo, ma soprattutto non è raccontato al popolo israeliano (l’esercito vieta alla stampa israeliana di entrare a Gaza), che si vede arrivare contro i razzi Qassam senza un motivo apparente se non l’atavico odio arabo.

Sarò anche scarso, in giornalismo, ma mi pare una notizia, no? Mi pare la più classica delle notizie: un’offensiva militare in grande stile, che coinvolge la popolazione civile, in un pezzo di mondo da decenni teatro di uno dei più complessi e sanguinosi conflitti del pianeta. Non basta? Non c’è abbastanza di cui parlare? Non sarebbe dovere dell’informazione occuparsi di questo?

Sembra di no. Christian Rocca, come unico commento sulla questione, cita una frase di Barack Obama pronunciata qualche mese fa:

If somebody was sending rockets into my house where my two daughters sleep at night, I would do everything to stop that, and would expect Israel to do the same thing.

Che frase a effetto! Che leader! Che efficace sintesi di una politica estera democratica e progressista!
Peccato che si tratti di una solenne corbelleria, come ha giustamente fatto notare Giovanni Fontana. Che senso ha dire: “Io farei così”? Non voglio tirar fuori il mio solito Kant e sostenere che evidentemente Obama non vuole che la massima delle sue azioni divenga universale, perché non stiamo parlando di morale ma di politica. E la politica richiede un’etica delle conseguenze: Obama, puoi anche sparare a chiunque ti infastidisca, ma cosa ne verrà fuori? Questa è la domanda che si pone un politico.
Infatti Francesco Cundari saggiamente ci invita a mettere da parte un approccio ideologico, almeno noi che non siamo invischiati in una catena di odi millenari, e pensare alla politica, cioè a soluzioni possibili e interlocutori validi con cui provare a realizzarle.

Peccato che non possa essere così. Quell’approccio razionale che a Gaza è reso impossibile dalla lunga serie di efferati crimini che israeliani e palestinesi possono reciprocamente rinfacciarsi, qui è impedito da una cortina fumogena potente quasi come l’ideologia sionista o quella islamista.
Si tratta del conformismo mediatico, di quel meccanismo perverso che porta a seguire l’andamento della discussione fino a trasformarla in chiacchiericcio, spostandola sempre più lontano dai fatti.

C’è chi non ne ha avuto bisogno è ci arrivato da solo, subito, a parlar d’altro. Ma normalmente ci vuole un po’. All’inizio le notizie colpiscono: morti, centinaia di morti, morti civili. Ma poi pian piano il processo comincia, e coinvolge anche persone in gamba: la notizia non è più il conteggio dei morti, che continua a crescere, ma non è neanche una seria indagine sul contesto.
Per dire, avete mai letto su un giornale italiano la quantità delle civili israeliani uccisi dai razzi Qassam dal 2005 ad oggi? No. Sono 10, per la cronaca.
Ma tutto questo ormai è passato. Ora la notizia è l’odio islamico. L’antisemitismo. La “spazzatura ideologica“. Il top è questo osceno pippone di Adriano Sofri, secondo cui a “sacrificare” i bambini non è chi li ammazza, ma chi racconta che li hanno ammazzati. Giuro, leggete.
A quel punto è inutile provare a porre dei problemi, a guardare la questione con un minimo di serietà e razionalità. A quel punto stiamo già tutti parlando d’altro.

P.S.
Per provare a dare il buon esempio alzando gli standard di serietà e attinenza al merito dei fatti, annuncio che tutti i commenti contenenti i termini “complice di Hamas”, “antisemitismo” e “Marco Rizzo” saranno immediatamente cancellati.

Update: qui il miglior post sulla vicenda. Seguite tutti i link, è un consiglio. Il più illuminante è certamente questo.

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11 Responses to Il filo del discorso

  1. Cypherinfo ha detto:

    Ad un approccio superficiale sembra che i politici siano più disposti a schierarsi dalla parte degli israeliani e una certa opinione pubblica di sinistra dalla parte dei palestinesi. Mantenendo un approccio di “superficie” è impossibile sedersi al tavolo delle trattative con chi – i palestinesi – non riconosce la controparte prospettando la cancellazione di Israele dalla carta geografica.

    Cypherinfo
    webmaster di http://www.kilombo.org.

  2. masaccio ha detto:

    Cypherinfo, in questa guerra nessuno riconosce la controparte, la Palestina neanche c’è sulla carta geografica… Che sia una “prospettiva” realistica la cancellazione di Israele mi sembra fuori discussione, comunque.
    In ogni caso rinnovo l’invito: non è all’ordine del giorno stabilire chi ha ragione. Politica è cercare di capire come se ne esce.

  3. masaccio ha detto:

    Scripta, secondo le regole che mi sono dato non dovrei commentare, dato che già al terzo paragrafo tira in ballo l’antisemitismo, categoria argomentativa che userei con un po’ più di rispetto.
    Comunque il suo punto di vista, per quanto interessante, è paradossalmente identico a quello di Hamas: “Non c’è posto per tutti e due, si tratta di razze incompatibili, una delle due deve sparire”. Siccome non credo nella rilevanza storica e politica della razza, cioè non credo che un popolo sia così perché così è scritto nel suo dna, arrivo alla conclusione che il conflitto si basa su contese ben concrete.
    Non credo che si ammazzino perché “non si vogliono”. O meglio, è vero, ma perché non si vogliono? Perché hanno tanti ottimi motivi per non volersi, tra cui la fame, la sete e i razzi. Direi che iniziare con la rimozione graduale di alcuni di questi motivi potrebbe essere un modo intelligente di affrontare la situazuione.

  4. Jack Frost ha detto:

    Apprezzo il tuo tentativo di affrontare questa delicata questione cercando di argomentare su ifatti e non sulle polemiche nostrane. Tuttavia questa obiettività lippmaniana ti sfugge, avendo tu una posizione ben precisa sulla questione, pensando che c’è uno che ha torto e uno che ha ragione fr ale parti in lotta. Questo è l’errore.
    Comuqnue dici nel post:

    Israele nei confronti di Gaza sta giocando al gatto col topo da anni. A un regime di occupazione se n’è sostituito uno di assedio permanente, che non solo non è raccontato al mondo, ma soprattutto non è raccontato al popolo israeliano (l’esercito vieta alla stampa israeliana di entrare a Gaza), che si vede arrivare contro i razzi Qassam senza un motivo apparente se non l’atavico odio arabo.

    Tu stesso parli solo dell’ “atavico odio arabo” e di come gli israeliani siano soltanto ingannati dal potere dei media e dal loro governo di criminali che non rispettano rispettano le risoluzioni Onu (ti anticipo: questa cosa la aggiungo io, tu non l’hai scritta). Ecco io a questa posizione dell’israeliano ingannato/carnefice inconsapevole e del palestinese agnellino non ci sto: non ci sto a dire che c’è uno che ha ragione e uno che ha torto, questo è il punto. Poi si può, e questo è apprezzabile in quanto hai scritto, analizzare la situazione, capire i prodromi e le conseguenze di questa azione militare.
    Io credo che l’azione di Olmert e Livni sia stata profondamente sbagliata, come quella di Sharon prima e che alla fine Hamas ne verrà rafforzata. Evidentemente un nemico può far comodo ad un governo in caduta di consensi per motivi interni, come può far comodo a chi punta a radicalizzare il conflitto nella parte palestinese, tagliando fuori i laici. Temo purtroppo che questo radicalizzarsi del conflitto porterà alla sua “normalizzazione”.
    Secondo me, come giustamente Masaccio ha messo in luce, dovremmo sviluppare un’analisi efficace e non fermarci a sterili polemiche.

    Per concludere: temo che le pericoloe teorie di Huntington, morto da poco, diventino delle teorie che si autoavverano. Coloro che sono di sinistra e si dichiarano tali si battano affinchè questo non accada

  5. masaccio ha detto:

    Quella dell'”israeliano ingannato/ carnefica inconsapevole” è un’attenuante che ho voluto accordare al popolo israeliano. Non sanno come si vive a Gaza e non sanno perché gli arrivano i Qassam, questo voglio sperare. Voglio sperare che se continuano a votare chi li ha condotti fin qua, se appoggiano all’82% (questi sono i sondaggi che riportano i giornali) l’azione contro Gaza, evidentemente non lo fanno perché sono assetati di sangue, ma perché ritengono che sia necessario per la propria sicurezza.
    Perché un morto israeliano, ovviamente, a loro fa più paura che 500 morti palestinesi. È comprensibile. Non discuto la paura. Discuto chi la sfrutta come arma di propaganda interna ed esterna per continuare a portare avanti una politica che non fa che produrre morti e guerra.

  6. […] leggere qualcosa di più approfondito e tecnico,dare un’occhiata qui,qui e […]

  7. […] approfondire vedi qui, qui e […]

  8. […] resto della trasmissione è emblematico del dibattito paradossale di cui già accennavo qui. La povera Morgantini che si sgola “Per favore, torniamo ai fatti” e racconta cosa […]

  9. […] i dettagli L’esempio più lampante di quello di cui parlo da tempo è questo. Stiamo parlando di un post di Sasaki Fujika, blogger solitamente preciso, […]

  10. […] 1400 palestinesi e 13 israeliani. Ma le proporzioni, da quelle parti, sono perse da tempo, come ho già avuto modo di […]

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