Chi imbroglia e tradisce chi?

È una questione di punti di vista.
Pd e Pdl stanno ricominciando a trattare una legge elettorale per le europee. L’operaziona ha scarse probabilità di riuscita, perché il tempo è poco. Ma del resto è sempre così: i partiti discutono variazioni alle leggi elettorali non quando ci sarebbe tutto il tempo di studiare un modello in grado di garantire l’espressione più efficace della volontà popolare, ma a ridosso delle elezioni, quando si accorgono che i sondaggi li danno in calo e tentano quindi di tappare il buco truccando le regole.

Nell’occasione, Pd e Pdl stanno esaminando per le europee il modello svedese e il modello belga.

I tecnici dei due schieramenti, con la tipica inventiva della politica italiana dei momenti di difficolta’, stanno lavorando a trovare una soluzione che accontenterebbe tutto il Pd e tutto il Pdl. Si sta studiando in particolare la legge elettorale in vigore in Svezia che mette si’ a disposizione dell’elettore la preferenza ma prevede che quest’ultima sovverta l’ordine di elezione dei candidati presenti nella lista decisa dal singolo partito solo se la somma delle preferenze raggiunge una certa quota percentuale.

Allo studio e’ anche il modello elettorale del Belgio, che prevede un calcolo tra voti espressi solo sul simbolo del partito e quelli espressi con l’uso della preferenza. Se i primi sono maggiori dei secondi, gli eletti sono stabiliti nell’ordine con cui compaiono nella lista del loro partito.

Soluzioni che Luca Sofri considera un imbroglio e un tradimento, dato che il Pd si era schierato pubblicamente per una legge che mantenesse le preferenze.

Personalmente non ci trovo nulla di scandaloso. Il modello belga e il modello svedese non aboliscono le preferenze, anzi, le mantengono, rispettando tranquillamente la posizione già espressa dal Pd. Semplicemente stabiliscono che le preferenze contano solo se un certo numero di elettori le utilizzano. Un correttivo tutt’altro che oligarchico: ogni elettore ha il diritto di dare una preferenza al suo candidato preferito. Ma a chi vanno i voti di chi non esprime preferenze? Secondo l’attuale modello italiano, conta solo la preferenza di chi la esprime. Secondo questi altri due modelli, in mancanza di espressione decide il partito, con l’ordine di lista. Se un elettore non vuole esprimere una preferenza, con il modello italiano lascia la scelta agli altri elettori, senza sapere quale sarà, con quelli belga e svedese la lascia ai dirigenti del suo partito, ma sapendo già qual è, perché ha visto le liste. Quindi possiamo presupporre che un elettore esamini l’ordine di lista e se gli va bene così com’è non dia la preferenza, altrimenti sì. Paradossalmente il diritto di scelta dell’elettore sarebbe rafforzato. In ogni caso certamente non diminuito.
Certo, c’è un argomento contrario, al quale evidentemente si rifà Sofri: perché dare peso a chi non si esprime? Possibile che non ci sia neanche un candidato a cui dare la preferenza? Non sarebbe da premiare il voto di chi l’ha espresso, piuttosto che pesare chi si è limitato a fare una crocetta? Decisions are made by those who show up, dice il presidente Bartlet in The West Wing. Va data una speciale garanzia alla minoranza attiva che decide di esprimere la preferenza.
La preferenza, infatti, incoraggia le minoranze attive: anche chi pesa poco, all’interno di un partito, può eleggere un candidato raggruppando le preferenze, dato che le correnti più grosse le disperdono su più candidati e che la base delle correnti mainstream, normalmente, è meno portata a dare la preferenza. Col sistema attuale, per dire, si potrebbe eleggere uno Scalfarotto qualsiasi. Col sistema belga o svedese, invece, se si danno poche preferenze conta l’ordine di lista. Perché la preferenza abbia peso, bisogna che l’abbiano data in molti, comprese le correnti maggioritarie, e quindi il peso relativo della minoranza attiva cala.

Questo interesse per la tutela attiva delle minoranze nelle leggi elettorali rende onore a Sofri. Peccato, però, che lo eserciti su una quisquilia tecnica quasi impercettibile (la soglia minima di preferenze espresse perché l’ordine di lista sia sovvertito) e non, invece, su una prevaricazione ben più sostanziale. Nello stesso, articolo, infatti, si parla di uno sbarramento al 3-4%, e il partito che Sofri dirige lo sosterrebbe per le seguenti ragioni:

Il ritorno di interesse del Pd per la riforma delle norme elettorali per le europee si motiva anche con l’esigenza di non disperdere i voti del centrosinistra e della sinistra. La legge proporzionale favorirebbe infatti la presentazione autonoma di Prc, Pdci, Verdi, Sinistra democratica e Socialisti italiani che si giocherebbero il tutto per tutto nel tentativo di guadagnarsi una rappresentanza nel Parlamento europeo avendo perso quella nel Parlamento italiano (un accordo con Verdi e Socialisti era gia’ stato raggiunto quando si dava per certa l’abolizione della proporzionale pura).

Dunque. Il Pd ha preso un sacco di voti a sinistra alle politiche grazie alla legge elettorale e il voto utile. I sondaggi oggi lo mostrano in netto calo, dato che le sue politiche hanno deluso quella quota di elettori. Cosa fa il Pd? Decide di riconquistarli cambiando quelle politiche? No, si fa prima a cambiare la legge e a introdurre anche alle europee il ricatto del voto utile. Tutto legale e legittimo, le regole le fa chi ha i voti per farle. Non si capisce però come si possa restare indifferenti quando il diritto di scelta viene sottratto ai milioni di italiani che vorrebbero votare per la sinistra e invece a scandalizzarsi quando un codicillo potrebbe far pesare meno la preferenza di una minoranza attiva di elettori del Pd.
Le cinquecento preferenze di una minicorrente Pd meritano una battaglia civile e morale, con tanto di accuse di imbroglio e tradimento. I milioni di voti della sinistra, una mezza pernacchietta.

12 risposte a Chi imbroglia e tradisce chi?

  1. luca scrive:

    Dai, non mi far discutere sciocchezze. Qui si sta proponendo un sistema che di fatto fa scegliere ai partiti la gerarchia degli eleggibili e degli eletti, e alle preferenze è chiesto l’onere di sovvertire questa gerarchia. Mi devi spiegare perché delle candidature espresse da un numero esiguo di elettori debbano valere meno di candidature che ne hanno ricevute ancora meno, ma sono auspicate dai compilatori delle liste. E non vedo, se la democrazia è un valore condiviso, quale sia la controindicazione.
    E comunque, anche venendoti incontro, ti chiedo di aspettare che si fissi eventualmente il minimo delle preferenze richieste perché siano valide: io penso ne debba bastare una, ma sarei disposto a compromessi se si parlasse dell’1 per cento dei voti ricevuti. Se questa cifra sale, direi che ci sono cattive intenzioni all’opera.
    E se anche a te sembrassero buone, rimane la contraddizione e il tradimento: non è di questo che si era parlato finora.
    Luca

  2. masaccio scrive:

    Se sono schiocchezze, nessuno è obbligato a discuterne.
    Qui si sta ponendo un problema: se il 10% degli elettori di un partito esprime la preferenza, come ipotizziamo la pensi il restante 90%?
    Il modello italiano ipotizza che la pensi come il 10% che ha espresso la preferenza, i sistemi belga e svedese ipotizzano che la pensi come chi ha compilato le liste. Razionalmente mi sembra più probabile la seconda, dato che chi ha compilato le liste sono organi democratici eletti dagli stessi elettori. Se il problema è che nel tuo partito le decisioni non si prendono in democrazia, è un problema del tuo partito (in violazione della Costituzione, tra l’altro), e non della legge. Con l’aggiunta che l’elettore che non ha espresso la preferenza vede l’ordine di lista prima di votare, e quindi decide in coscienza che gli va bene così. Differentemente, gli si chiede di affidare il proprio giudizio a una minoranza attiva di elettori che hanno scelto la preferenza.

    Io non ho niente contro la tutela delle minoranze attive contro l’ignavia di chi si limita a fare una crocetta, ma mi premeva evidenziare una contraddizione di fondo: ti interessa di più che non vadano perse poche centinaia di preferenza piuttosto che milioni di voti. C’è uno strano razzismo nel difendere il tuo diritto a preferire Scalfarotto e invece calpestare il mio a eleggere un mio rappresentante, non trovi?

  3. tomate scrive:

    Sono perfettamente d’accordo sul fatto che le preferenze di lista siano una minuzia in confronto al diritto di voto negato a chi vota per formazioni piccole. Trovo poco democratico che il 3-4% dei voti espressi in un’elezione non siano considerati, non valgano nulla, cartastraccia. Trovo anche poco democratico che ci siano voti che valgono più di altri (con i premi di maggioranza), ma è gia più ragionevole. Ormai abbiamo stabilito che un metodo autenticamente democratico che consista nel coalizzarsi, ragionare, discutere e giungere ad un accordo tra tutte le parti in campo, rappresentate in proporzione, è troppo faragginoso (ma sessant’anni fa aveva prodotto niente-popò-di-meno-che la Costituzione; a proposito, voi sapete come fu eletta la Costituente? su wiki non l’ho trovato). Quindi ci stiamo rivolgendo a metodi di elezione più autoritari, che meno tutelano le minoranze. Che lo stesso avvenga anche dentro i partiti non mi stupisce nè mi scandalizza.

    Per la questione preferenze, è un po’ come il 7 permille: chi lo esprime decide anche per chi non esprime nulla, il che è a mio avviso palesemente ingiusto, visto che in larga parte rimpolpa le casse della già privilegiata chiesa cattolica di Roma. La differenza è che il 7 permille è obbligatorio per chiunque paghi le tasse, mentre chi va a votare fa un gesto consapevole. Bisognerebbe forse che la quota 7 permille non destinata torni allo Stato che la redistribuisca come ritiene per le stesse finalità. Allo stesso modo, mi sembra ragionevole che i posti “rimanenti” non assegnati dalle preferenze siano decisi dal partito. Invece dei due modelli in studio che confrontano tutti i voti con preferenze con tutti i voti senza e chi vince stabilisce l’ordine, stabilirei una soglia minima per ogni candidato con preferenze: chi supera il tot percento o tot voti prende il posto, ed i posti non assegnati li stabilisce il partito.

    Bisognerebbe fare una legge costituzionale che impedisce di fare leggi elettorali a meno di due anni dal voto interessato.

  4. tomate scrive:

    …e tra l’altro un po’ dispiace che anche i “giovani” del PD decidano cosa è meglio o peggio per loro in base non a principi, ma a calcoli a seconda che stiano in una corrente piuttosto che nell’altra, in un partito piuttosto che nell’altro.

  5. lussu scrive:

    Io affronterei la cosa ancora più alla radici. Di solito di dice che i sistemi maggioritari aiutano la governabilità. E allora perchè in Europa, dove non si governa un bel niente (visto che l’organo che dovrebbe essere il “governo” è emanazione dei governi nazioniali e non dell’europarlamento) non si può mantenere un proporzionale puro in base al principio di rappresentanza?

  6. luca scrive:

    Mi limito a dirti questo, poi hai elementi abbastanza per pensarci meglio o restare sul tuo punto: andando dietro alla tua logica, bisognerebbe sancire che chi va a votare non abbia il diritto di decidere anche per chi non ci va. La tua pretesa che chi non esprime una preferenza lo faccia perché è d’accordo con la gerarchia cretata da chi compila le liste è ovviamente priva di fondamento.
    Ciao, L.

  7. masaccio scrive:

    Luca, nei referendum, per esempio, funziona esattamente così, o no?

    In ogni caso non stai facendo una gran figura a ignorare completamente il centro del discorso: cioè la contraddizione tra l’enorme valore democratico che attribuisci al riconoscimento di poche centinaia di preferenze e il tuo disinteresse assoluto per l’annullamento di milioni di voti tramite lo sbarramento.
    Se vuoi puoi continuare a parlare d’altro, per carità, ma da un dirigente di partito mi aspetterei un po’ più di onestà intellettuale…

  8. Luca scrive:

    E chi lo decide “il centro del discorso”? Il centro del mio discorso era un altro, e tu lo hai spostato. Io mi sono limitato a spiegarti le ragioni del discorso che avevo fatto. Se poi invece vuoi fare del benaltrismo, possiamo parlare di un sacco di cose, avendo il tempo. E una retorica migliore di quello che prevede l’uso a caso dell’espressione “onestà intellettuale”, nonché la pretesa che un “dirigente di partito” quale io sarei ne abbia più di un comune mortale. Ciao.

  9. masaccio scrive:

    Non “quale tu saresti”, quale tu sei. Se si accetta di entrare nell’organo direttivo di un partito è per dirigere quel partito. Non ci trovo niente di male, anzi, ma è normale, poi, che ti si chieda conto delle posizioni di quel partito e delle tue.
    Il tuo partito sta trattando una legge elettorale che prevede una limitazione del peso delle preferenze e uno sbarramento del 4%. Siccome tu trovi antidemocratico la prima, mi pare fisiologico che ti si chieda un punto di vista sulla seconda, e che ti si faccia notare la contraddizione tra l’enorme valore democratico che attribuisci al riconoscimento di poche centinaia di preferenze e il tuo disinteresse assoluto per l’annullamento di milioni di voti tramite lo sbarramento.
    Questo è il centro della critica che ti ho fatto. Ovviamente non sei obbligato a rispondere, né a spiegare perché tu hai il diritto a far pesare la tua preferenza a Scalfarotto e io non ho diritto a far pesare il mio voto a sinistra. Se ti va rispondi, se no ciao.

  10. baroz scrive:

    La legge elettorale belga è ottima.
    Infatti, per eleggere un nuovo governo, ci vogliono appena 6 mesi e mezzo dalle elezioni. Ottimo, no? (http://blog.panorama.it/mondo/2007/12/24/dopo-quasi-200-giorni-il-belgio-ha-finalmente-un-governo/)

  11. […] imbroglia e tradisce chi?/2 Qualche mese fa avevo avuto modo di far notare l’ipocrisia di chi, tra i dirigenti del Pd, si stracciava le vesti in difesa delle preferenze […]

  12. […] è semplicemente falso.  Non è vero. È una balla. Come si è già scritto più volte, questo referendum non abroga il cosiddetto Porcellum. Cancella semplicemente un dettaglio: […]

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