Però non siate preoccupati

Ci sono momenti gravi. O, peggio, seri. Ci sono momenti in cui ci si chiede se sia più nobile sopportare le percosse e le ingiurie di una sorte atroce, oppure prendere le armi contro un mare di guai e, combattendo, annientarli.
Ci sono momenti in cui il nemico ti pare troppo grosso, troppo potente, troppo vicino, e soprattutto troppo oltre ogni livello di disonestà e scorrettezza si potesse immaginare.
Ci sono momenti in cui si vorrebbe mollare tutto, lasciarsi andare, arrendersi, aspettare le provinciali dell’anno prossimo, oppure ricorrere a qualsiasi bassezza (tradire un amico, vendere la propria madre, allearsi con Achille Occhetto e Ugo Intini).
In quei momenti, è bene rifarsi ai Maestri. Siamo nani sulle spalle di giganti, siamo figli che si perdono senza un padre a tenerli per mano, siamo dei pesci rossi in mezzo all’oceano, e abbiamo bisogno di un’antica corrente calda che ci indichi la rotta. Un Maestro.

Ecco, di fronte al vergognoso tentativo di quel mezzo ominicchio di Walter Veltroni, e di quei quattro poveracci senza vergogna che ancora hanno il coraggio di difenderne l’esistenza politica, di cancellare per legge la sinistra per annettersi manu militari quei consensi che con la politica sanno di non essere in grado di conquistare, io resto sereno. Niente barricate, niente disfattismi, niente accozzaglie impresentabili pur di accaparrarsi qualche poltrona, senza neanche sapere da che parte del meraviglioso emiciclo nuovo fiammante di Strasburgo si andrebbero a sedere i loro occupanti.

Restiamo calmi. Respiriamo profondamente. Rivogliamoci a un Maestro.


Ecco, Walter: prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.
Non ci costringerai a fare il minestrone decaiffenato che piacerebbe a te. Il gioco è chiaro: siamo in emergenza, in uno stato di eccezione, e dovremmo ricorrere ad estremi rimedi. Far cadere tutte le amministrazioni locali, in modo da mostrare che ci mobilitiamo solo per le questioni elettorali. Oppure fare come te, un bell’ingrumone di ratatuie varie ed eventuali, in cui ogni colore e sapore si confonde in un unico odore di cibo da ospedale (scusa Simone). No, grazie. Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione, e il sovrano, in casa nostra, non sei tu. Alle europee ci saremo, e daremo battaglia. E magari passeremo pure lo sbarramento, alla faccia tua. Oppure no, e ci riproveremo la prossima volta. Perché noi ci saremo ancora, la prossima volta. Sei tu che, dopo il 7 giugno, te ne andrai a pescare le trote, golpe o non golpe.

Non ti rimpiangeremo.

6 risposte a Però non siate preoccupati

  1. matte scrive:

    Non credo che possano saltare il turno elettorale. Vorrebbe dire la definitiva scomparsa. Inoltre credo che dal punto di vista economico avere almeno qualche europarlamentare sia fondamentale per sostenere le iniziative del partito – anche se non è più chiaro cosa sia il partito.

  2. Simone scrive:

    non me ne frega di una rappresentanza europea, non me ne frega dello sbarramento, non me ne frega di una qualunque strategia elettorale.

    i comunisti devono essere presenti nel territorio creando movimento, sposare una pratica politica che veda le sezioni locali dare battaglia ogni volta che gli ultimi sono calpestati o quando ad essere calpestato è l’ambinete da parte di una amministrazione o qualche potente; i comunisti devono essere fuori dalle fabbriche a capire i lavoratori, devono stare nei comitati locali, devono creare consenso alle loro loro rivendicazioni attraverso una legittimazione quotidiana della propria lotta.

    la cara vecchia bandiera rossa deve ritornare ad essere il simbolo del riscatto culturale di intere generazioni lasciate in balia del più bieco berlusconismo e da un altrettanto spaventoso continuismo riformista; per farlo c’è bisogno dell’impegno quotidiano di ogni militante di sinistra che non deve attendere una qualche dirigenza illuminata, ma che deve creare comitati di lotta, ottenere dei risultati.

    si deve ripartire organizzando la cittadinanza contro un provvedimento che sconta l’ici sulla seconda casa, sulla cementificazione selvaggia per far cassa, contro l’esternalizzazione dei servizi essenziali, la riorganizzazione aziendale che sfrutta ancora di più il lavoratore, incalzando il sindacato.

  3. matte scrive:

    > per farlo c’è bisogno dell’impegno quotidiano di ogni militante di sinistra

    sarebbe bello che bastasse. ma c’è anche bisogno di soldi. mi chiedo quanto a lungo questi partiti possono fare a meno dei rimborsi elettorali prima di spegnersi definitivamente.

  4. Simone scrive:

    il partito non è la sede nazionale a roma, la direzione, la segreteria.

    il partito è due persone che lavorano condividendo la lotta e l’ideale.

    alla sinistra non servono cartelloni con il faccione di qualcuno, serve l’impegno costante di chi ha voluto condividere il proprio impegno all’interno di un partito.

    un partito sbarluccicoso arioso scenico ha necessariamente dei rimborsi elettorali, un partito che fa un bagno di umiltà nel locale ha bisogni di persone che lavorano.

  5. masaccio scrive:

    Non ho mica detto che non ci dobbiamo presentare alle elezioni. Ho detto che non ci si può far dettare l’agenda da Walter e ora occuparsi solo dello sbarramento, dando l’idea di essere interessati solo alla sopravvivenza elettorale.
    Le politiche dell’anno scorso dovrebbero aver dimostrato a tutti che non è ispirando compassione che si prendono i voti…

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