Esportare la civiltà

Quello che vorrei dire comporta una serie di problemi, riconducibili principalmente a uno: sono veneto, e la mia gente, in generale, non è conosciuta per le sue doti di accoglienza, tolleranza e rispetto per le altre culture, soprattutto se i popoli che di queste culture sono portatori abitano nell’ampia zona compresa tra il fiume Po e il mar Mediterraneo. Anche il veneto più aperto e internazionalista, come mi ritengo, cela dentro di sé un’innegabile diffidenza nei confronti di chiunque pronunci delle doppie e metta delle vocali alla fine delle parole.
E quindi è chiaro che se il sottoscritto scrive di una serie di abitudini, comportamenti, atteggiamenti, legati a un particolo contesto culturale, quello napoletano, l’etichetta di “razzista” sarà a portata di mano per chiunque non condivida il mio punto di vista. Amen, è così. Datemi del leghista, ma prima statemi a sentire.

Mi riferisco a questa storia. Il Messaggero titola “Coltellate dopo ‘complimenti’ a ragazza”. E io mi sento straniero, o comunque cittadino di un’Italia che non è quella lì. Il fatto è che dalle mie parti (1) la gente non urla “complimenti” a sconosciute, per strada, e (2) la gente non gira col coltello.
Proprio non succede. Cose del genere non fanno parte del mio orizzonte di esperienza quotidiana. E non è che io frequenti i salotti radical chic dell’intellighenzia veneziana o padovana. Tutt’altro. Passo gran parte del mio tempo in mezzo a rumorosi ubriaconi della profonda provincia trevigiana, parlando dialetto e bestemmiando liberamente. Intorno a me vedo i tamarri peggiori. Gli ambienti più volgari. Le abitudini più becere.
Però, ve l’assicuro, nessuno strilla pretesi “complimenti” alle ragazze, a prescindere dal fatto che siano sole o accompagnate, che girino con un maglione a collo alto alla Panto o con un minuscolo perizoma in pelle umana tempestato di brillanti. Non che non si apprezzi il genere, tutt’altro. Però si apprezza in silenzio, o magari dando un’adolescenziale gomitata all’amico a fianco.
O magari qualche volta succede che partano gli apprezzamenti pesanti. Come succedono le risse. Quelle sono connaturate alla somma alcol+affollamento. Non c’è festa del prosecco in cui, dopo una certa ora, non echeggi un “Va bé-né?!” fuori controllo. Ma partono gli spintoni. Non ci si può far male. più di tanto. Perché nessuno porta il coltello. Nessuno. Mai.

Eppure la spiegazione “razziale” non sta in piedi: di tutti i napoletani che conosco, nessuno strilla alle ragazze per strada. E soprattutto nessuno gira col coltello.
Probabilmente molti napoletani hanno la mia stessa sensazione di estranietà a questo mondo. Ma questo mondo esiste: esiste un mondo, a Napoli, in cui è normale strillare alle ragazze per strada e girare con il coltello per lavare l’onta subita. Un mondo di guapperia da neomelodici di serie Z che non è casa mia. E non è neanche la casa dei napoletani che conosco. Un mondo nei cui confronti va utilizzato lo stesso atteggiamento che si utilizza con taliban e lapidatori nigeriani. C’è una pseudociviltà arcaica che sopravvive, in alcune sacche di questa Italia. Troviamo la maniera di arrivare nel 2010 tutti insieme? Altrimenti mi pare difficile che io mi senta membro della stessa nazione in cui accadono cose come questa…

Una risposta a Esportare la civiltà

  1. chiara scrive:

    La excusatio non petita dell’inizio del post mi aveva fatto mal sperare. Ma proseguedo nella lettura mi pare che non si tratti affatto di leghismo, qui. Si tratta di quella che (tra mille virgolette, e detta così, per capirci velocemente) si chiama civiltà o, se preferite, un profondo senso civico. Io NON sarei così tranquilla a sostenere che i veneti abbiano abitudini tanto migliori di quelle dei napoletani. Io, che parlando qualche doppia la pronuncio e metto sempre la vocale alla fine delle parole, qualche reazione nel Nativo Veneto la noto. E sono una inoffensiva fanciulla italiana! Non oso immaginare per un disoccupato ragazzotto marocchino cosa significhi vivere a Padova. Ma non è questo il punto. Sono molto d’accordo sul fatto che sopravvivano in questo Paese sacche di inciviltà (o di scarsissimo senso civico, se preferite). Dato che siamo tutti d’accordo sul fatto che i napoleani condividano con noi del Nord (anzi, secondo la geografia leghista, voi: io son nata sotto il Po) la medesima natura umana, dobbiamo supporre che le cause, se non “naturali”, siano “ambientali”. Boh, tutto qui. Partiamo da qui.

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