Qualunque cosa fai…

… ti tirano le pietre, cantava Antoine.

Ecco la canzone è molto attuale e in particolare sembra adattarsi molto all’ultimo anno di storia della sinistra, quella più a sinistra del PD, per intendersi.

Mi è capitato in questi giorni di sentire in molti lamentarsi “Hanno preso il 3,1 più il 3,4 se andavano insieme prendevano il 6 e passavano. E invece al solito si sono divisi.”

Ecco, no. La cosidetta sinistra radicale ha migliaia di colpe. Chiarisco: io personalmente preferisco un soggetto piuttosto che  l’altro. Secono me uno ha fatto delle scelte buone, l’altro meno buone, ma rispettabili. Entrambi hanno fatto degli errori. Ma non quello di andare separati. O meglio: non possono essere accusati di aver fatto una fusione a freddo con la Sinistra arcobaleno (cosa di cui abbiamo discusso a lungo in passato), cosa non piaciuta agli elettori, e dopo essere accusati del contrario.

A ognuno le sue colpe, e questa non è una colpa. Perchè, anche se in molti lo credono, non si fa politica con l’aritemetica, o solo con l’artimetica.

Le colpe sono altre e su quelle bisognerebbe riflettere, non tirare pietre a destra e manca.

9 risposte a Qualunque cosa fai…

  1. lucaperetti scrive:

    si e no secondo me, nel senso che un’alternativa per provare ad andare uniti c’era, ed era una lista fatta di personalita’ della sinistra etc con i burocrati di partito che facessero un passo indietro, come era stato proposto tra gli altri da Il Manifesto (o almeno da alcuni). ma non e’ stata fatta. detto cio’, la fusione a freddo fu un fallimento, ma la scissione di rifondazione non ha di certo prodotto nulla di buono, né ha senso allearsi con gente quali i socialisti o forse anche i verdi: ci sono forze che possono lavorare insieme e altre che no.

  2. lussu scrive:

    Beh a quanto mi ricordo il Manifesto aveva proposto un’altra cosa: di saltare il turno e non parteciapre alle europee.
    Per quanto rigurda al scissione mi pare che invece, numeri alla mano abbia pagato:la forze dell’area arcobaleno hanno quasi raddioppiato i voti.

  3. dedalus scrive:

    secondo il mio interessato parere di Democratico, la scissione di Rifondazione è stata necessaria e forse pure tardiva (quel simpaticone di Diliberto l’ha nominata “la svolta della Bolognina con vent’anni di ritardo”).

    ad ogni modo c’è poco da tirar pietre, Rifondazione unita non sarebbe arrivata al 6,5: Sinistra e libertà ha pescato da molte parti (oltre a post-comunisti, vetero-socialisti, neo-ambientalisti, insoddisfatti del Pd, associazioni, intellettuali) e molti di queste parti, è evidente, non si sarebbero mai riconosciuti sotto la falce e il martello.

    o sbaglio?

  4. lussu scrive:

    Completamente d’accordo.
    Anzi necessario per coprire quel compito che una volta aveva Rifondazione e che oggi non può più avere. Rifondazione ha fatto delle scelte, leggittime, ma questo ha fatto si che quella parte di elettorato era persa, per sempre, con due opzioni: o l’astensionismo o il voto a Di Pietro.

  5. giambattista vico scrive:

    voto a ddippietro.

  6. lucaperetti scrive:

    ma che c’entra, hanno raddoppiato i voti perché sono le europee, il confronto non devi farlo con le ultime politiche, ma con le ultime europee, dove rifo prese il 6.1 da sola, e verdi e pdci 2.4 a capoccia. numeri alla mano. dove e’ finito quel 6.1 che rifo aveva da sola?

    alcuni del manif proposero quello all’inizio, poi ci fu una discussione grossa.

  7. lussu scrive:

    Eh no…
    d’accordo che il dato fra politiche ed europee non pè sovrapponibile, però l’aria che tira, soprattutto a sinistra è molto più simile a quello delle scorso anno che a quello di 5 anni fa, mi sembra eviedente.
    Poi è vero, non è automatico il dire che hanno preso il doppio, ma se fossero andati insieme non avrebbero di certo preso così tanto.

  8. lucaperetti scrive:

    secondo me avrebbero preso il 6, ma questa e’ un’idea mia. ci sono anche altre variabili da considerare, come che le europee sono tradizionalmente favorevoli alla sinistra, che chi e’ al governo prende quasi sempre meno in queste cose di “mid term”, e lo scorso anno con tutto il corro da solo etc secondo me proprio non si puo’ paragonare.

    il concetto pero’ e’ che il giorno dopo sia da una parte che dall’altra si parlava di cantieri, riunificazioni, percorsi comuni etc. avevano bisogno di perdere per saperlo? no, chiaramente. allora tanto vale riprovarci prima.

  9. masaccio scrive:

    Quel “non si sarebbero mai riconosciuti sotto la falce e martello” mi pare fuorviante. 3 anni fa, alle elezioni del 2006, lo fecero. 2 anni dopo, senza simbolo, ci fu la tragedia.
    Questo per dire che il punto non è il simbolo, e l’ossessione identitaria non porta da nessuna parte, in un senso né nell’altro. Il punto, per me, sta nel ricostruire una sinistra che sia utile nel lavoro quotidiano nel territorio, che si costruisca un patrimonio di legami e consenso solido, tale da non essere spazzato via da un semplice appello al voto utile. Dobbiamo metterci in testa che la strada sarà lunghissima, che ovviamente si dovrà arrivare a un’unità più ampia possibile, ma che nessuna, nessuna, nessuna scorciatoia organizzativa è in grado di risolverci i problemi.
    La gente non ci vota perché siamo divisi né perché siamo uniti, non ci vota perché abbiamo la falce e martello o perché non ce l’abbiamo. La gente ci vota se riconosce un soggetto esistente, utile, che vede presente nella propria vita quotidiana, sul lavoro, nell’impegno ambientalista, nel sociale, ecc.
    Credere che basti la parola magica “unità!” e tutto si aggiusta è, scusatemi, infantilismo politico, tanto quanto lo è credere che basti dire “comunismo” ogni due parole e allora si è radicali, che basti dire “operai” e allora si prendono i voti dei lavoratori, che basta una scrittina in verde e allora si è i veri ambientalisti, ecc. ecc. ecc.
    È finita l’epoca degli illusionisti, o facciamo un bagno di dura realtà o resteremo sempre qui a farci dividere in buoni e cattivi da chi vota per la Binetti e Calearo…

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