Il topolino e la politica

Quasi un anno fa scrivevo:

Ho una gran simpatia nei confronti di coloro che vogliono cambiare il Pd da dentro. Ovviamente è una battaglia in cui non credo, ma sono solidale con chi la combatte. Quello che però ho sempre imputato a questi qua è un certo paraculismo di fondo. L’incapacità totale di andare allo scontro, di contestare davvero chi si critica, di preparare e far prevalere un’alternativa radicale alla gestione che, giustamente, si considera debole e fallimentare.

Avevano appena fatto la loro prima assemblea nazionale, e invece di uccidere il padre avevano fatto a gara a farsi fotografare vicino a lui, pronti a farsi cooptare e non criticando neanche per un secondo la sua linea politica.
Poi si sono allargati. Sono andati a Piombino. Ieri hanno fatto la loro grande kermesse al Lingotto, e ora sono tutti lì su Friendfeed a darsi della gran pacche sulle spalle per come è riuscita bene l’organizzazione.

Ma, per l’ennesima volta, non hanno detto né fatto assolutamente niente. Anche tralasciando il ridicolo tentativo di far passare per alfieri del nuovo l’ex segretario nazionale della Fgci andropoviana Gianni Cuperlo, la pluriministra Giovanna Melandri e il funzionario di partito a vita sessantunenne Sergio Chiamparino, a colpire più di tutto è la totale assenza di politica. Il buon Civati ha fatto un lunghissimo e appassionato discorso sul bisogno assoluto che questo Pd ha di contenuti, ha proclamato “noi portiamo i contenuti” e poi, di questi tanto agognati contenuti, non è riuscito a citarne uno. Ha elencato “lavoro, formazione, casa, ambiente, laicità” senza però indicare una singola scelta. Perché di lavoro, formazione, casa, ambiente, laicità si occupa pure il Pdl, o no? E allora perché uno dovrebbe votare per il Pd?

Insomma, la montagna ha partorito l’ennesimo topolino: dopo essersi rifugiati sotto le gonne di Veltroni alle primarie, dopo essersi fatti cooptare in una direzione nazionale eletta da nessuno, dopo essersi fatti candidare con le liste bloccate alle politiche (ed essere pure trombati), dopo non aver osato mai sfidare la classe dirigente del proprio partito per 2 anni, ora non riescono a trovare un nome e una linea da schierare neanche al congresso di ottobre. Aspettano l’ennesimo notabile di mezza età, sia Franceschini o Chiamparino (Bersani no, per carità, che è un pericoloso comunista!), a cui allinearsi disciplinatamente in cambio di qualche poltroncina qua e là e di tante chiacchiere su Friendfeed.

Poi, improvvisamente, è arrivata la politica, con l’intervento di Debora Serracchiani, sulla cui figura prometto un posto nei prossimi giorni. La giovane quarantenne che è in Consiglio Provinciale da anni ma sembra sempre la ragazzina che passa di là per caso, ha chiesto:

Siamo d’accordo oppure no sull’articolo 18? Continuiamo a pensare che sia la soluzione o dobbiamo intervenire anche su quello. Pensiamo che sia utile fare un contratto unico di lavoro o continuare a distinguere i precari da quelli che hanno un rapporto di lavoro?

Una domanda che più tendenziosa non si può: certo che non voglio continuare a distinguere i precari da quelli che hanno un rapporto di lavoro stabile (se per precari si intendono i lavoratori dipendenti mascherati e non il lavoro autonomo di un libero professionista). Infatti vorrei un rapporto di lavoro stabile anche per chi ora è precario. Che c’entra l’articolo 18? L’articolo 18 è ciò che rende stabile il lavoro di chi ha un contratto a tempo indeterminato. Toglierlo vorrebbe dire sì smettere di distinguere, ma livellando tutto al ribasso, cioè rendendo tutti precari.

E infatti ha colto la palla al balzo Giovanna Melandri. La pluriministra, sì, il nuovo che avanza. Perché si può anche essere dei funzionari di partito a vita che hanno passato più tempo a palazzo Chigi che a casa propria negli ultimi 15 anni, ma se si cita Obama ogni due parole, allora si è giovani per sempre. Ha risposto:

Mi dispiace, l’articolo 18 è un vecchio arnese, mi prendo la responsabilità di dirlo da qua, noi non possiamo più pensare che ci sia una parte del lavoro protetto, e decine, centinaia, migliaia di giovani che non hanno assolutamente alcuna forma di protezione.

Ecco. Ora, non so come siate messi a memoria, ma queste sono esattamente le cose che Maroni, Sacconi, D’Amato, Berlusconi, ecc. ci dicevano nel 2002. Dicevano che difendere l’articolo 18 significava difendere i lavoratori a tempo indeterminato, e quindi danneggiare i precari. Il sottoscritto, precario, deve ancora trovare qualcuno in grado di spiegargli in che modo togliere l’articolo 18 al suo collega a tempo indeterminato lo aiuterebbe. Non esiste. È una linea puramente ideologica, strumentale, progandistica: siccome alcuni hanno dei diritti e altri no, togliamoli a tutti perché siamo tutti uguali. Io ti sto togliendo un diritto, ma per distrarti ti dico che tanto molti già non ce l’hanno, ed è un’ingiustizia. Una linea per niente nuova, tra l’altro: è stata scritta per anni nei documenti di Confindustria e di Forza Italia. Poi, dopo che qualche milione di italiani l’ha sconfitta, anche loro l’hanno cancellata: Montezemolo è stato eletto proprio per smetterla con la guerra sull’articolo 18, che gli industriali non potevano vincere. E Sacconi, da ministro, si è ben guardato dal riproporre quest’iniziativa.
Ma ciò che la destra butta via perché troppo estremista, i gggiovani raccolgono, perché nuovo. Nuovo nuovo. Nuovo come il mercato del lavoro italiano prima dello statuto del 1970. Libertà di licenziamento per tutti, altro che precarietà. Nuovissimo, proprio.

Insomma: sulla Grande Battaglia di Rinnovamento Interno, un topolino. Sulla politica, un copia e incolla dal programma del Pdl di qualche anno fa. Questo il bilancio del Lingotto.
Ora chiedo a Marco, che ormai per me è diventato l’emblema della brava persona intelligente di sinistra che continua a farsi illudere dal Pd e dalla possibilità di cambiarlo dall’interno: non ti sei stufato di farti rappresentare, quanto meno sui giornali, da questi quattro cialtroni incapaci e arrivisti che nessuno ha mai eletto? Non ne trovate di meglio? Non ti senti a disagio, a dover rimpiangere Fassino?

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10 risposte a Il topolino e la politica

  1. Lorenzo ha detto:

    >>È una linea puramente ideologica, strumentale, progandistica

    Macché…è la modernità che avanza…siamo solo noi, veterocomunisti legati all’unione sovietica, che ci illudiamo del contrario…

  2. lussu ha detto:

    L’analisi è abbastanza corretta, e la condivido su molte cose. C’è da dire che però sei stato molto abile a portare la discussione dove volevi tu: prima accusi i giovani di non aver contentuti e poi fai a stigmatizzare il contenuto che ti sta più lontano, quello delle politiche sul lavoro.
    Allora: io non mi sono visto tutta l’assemblea del lingotto. Quindi non posso giudicare troppo quell’asseblema. C’è da dire che però mi sembra un po’ pretestuoso, dire che non si sa cosa pensano i vari personaggi elencati: insomma se avere un blog non vuol dire saper vincere le elezioni, come si sente dire, è anche vero che serve per divulgare un po’ le idee.
    Che poi sul lavoro abbiano idee distanti dalle mie, o dalle tue è un conto, però spero che ci sia anche , nei loro programmi, qualcosa di simile- E leggendo i diversi blog, ogni tanto mi sembra di riuscire a trovarne.

  3. masaccio ha detto:

    In realtà l’esempio che ho fatto non voleva rimarcare la distanza politica tra me e loro, ma il metodo: vista l’assenza totale di elaborazioni proprie su cui ricostruire la sinistra, per essere originali, innovatori e anticonformisti devono prendere idee di destra.
    Non è un caso. È che quando rifiuti gli strumenti dell’elaborazione collettiva (dai partiti alle associazioni, per dire), affidandoti completamente al mito del messia che arriva con l’idea rivoluzionaria, finisci per esprimere o delle banalità su cui chiunque sarebbe d’accordo (come quelle che ho citato dal discorso di Civati) o delle proposte proprie del campo avverso (come quella della Melandri).
    Se esisti solo in quanto “nuovo”, allora devi stupire. E se non hai idee tue con cui stupire una platea di sinistra, cosa c’è di più facile che dire una cosa di destra?

  4. masaccio ha detto:

    Non è un fenomeno tipico del Pd, eh, succede ovunque. Ti ricordo una riunione locale della sinistra, pochi giorni dopo il tracollo elettorale del 2008, quando una ragazzina sedicente comunista si alzò vomitandoci addosso una serie di luoghi comuni leghistoidi sulla sicurezza e riscuotendo un certo successo, seppure nettamente minoritario. Se non li sai battere, unisciti a loro…

  5. Francesco ha detto:

    “Noi non abbiamo bisogno di un capo,noi non abbiamo bisogno di una figura salvifica,noi non abbiamo bisogno di un Messiah.” Ma lei,di che partito è, ed era al tempo,non semplice militante ma dirigente?. E ‘sto partito che ha fatto appena caduto Walter?. E tutti rimasti dirigenti,vero?. Non s’è schiodato nessuno,mi pare.

    “…abbiamo bisogno di qualcuno,che qualcuno di quelli che c’è,NON DICO si faccia da parte(non sia mai,sennò col cazzo che ti ci portano a Roma),ma che accetti,si assuma la responsabilità: un patto generazionale,dica vi aiuto a venire qui,vi aiuto ad essere la classe dirigente che governerà il paese nel 2013”.

    Sulla nota di Lussu, condivido fin lì,nel senso che quello sull’articolo 18 è stato l’unico contenuto,inquietante ma comprensibile nella loro ottica,espresso dalla Serrachiani. Peraltro,bella l’immagine della Melandri,davvero impresentabile, che appena esprime la medesima posizione della Serrachiani si china a nascondersi dietro il leggio.

  6. lussu ha detto:

    Tutto vero, però è anche vero che – forse – stavolta qualcuno che si candida lo trovano.
    Valutiamo anche quello.
    La Serracchiani? basta andare qui
    http://www.serracchiani.eu/category/le-mie-idee/

    è evidente che qualcosa doveva inventarsi, dato che questo era il suo programma per le europee.

    scarno? no, liquido.

  7. dedalus ha detto:

    wow, tre attributi positivi di fila (bravo, intelligente e… di sinistra!), legati al mio nome, Democratico di ferro… be’, se il buongiorno si vede dal mattino 😉

    sì, in effetti piuttosto imbarazzante e imbarazzto. a cominciare dal fatto che non sono ancora stati capaci di postare i video degli interventi in maniera decente. e lo chiamano “popolo della rete”… sì, la tonnara!

    il discorso sarebbe molto lungo e non posso che prometterti un post al riguardo (sempre un ottimo escamotage). che dire? nel complesso, poche idee e confuse. e le poche idee, concrete e forti, emerse da quel giovincello di Marino. del resto, credo che saremo d’accordo, il rinnovamento della politica ha davvero poco a che fare con l’età anagrafica. solito discorso: conosco giovani di ottant’anni e idee nuove che risalgono al IV secolo a.C.

    il fatto è che la crisi culturale, ancora prima che politica, del PD appare sullo sfondo della maggioranza degli interventi. tutti drammaticamente inchiodati sul “cosa dobbiamo fare”, senza l’ombra di un contenuto vero: una lunghissima prefazione senza saggio, senza romanzo. là siamo inchiodati, alla prefazione. condivisibile e da me condivisa, ma già sentita e risentita, e sempre più vuota in assenza del primo capitolo. e la colpa di questo penoso spettacolo è, in questo specifico caso, degli organizzatori della kermesse che hanno, ancora una volta, focalizzato l’attenzione sul contenitore (il “modello di partito”) invece di scegliere un contenuto che sia uno. uno! bene, il lavoro ad esempio.

    tuttavia credo che in quel gruppo ci siano buone teste, in grado di costituire una squadra degna della scrittura di capitoli importanti della vicenda PD. però è ora di iniziare a muovere la penna, diavolo! per il resto, una cosa è certa: non c’è un leader, un leader capace di combattere sul campo con Franceschini e Bersani, e tantomeno di guidare una nazione. non c’è Scalfarotto che tenga, se lo mangiano a colazione. e questo rafforza la mia tesi: essendo mille miglia lontani dalla possibilità di esprimere un leader degno di questo nome, iMille non potranno che misurare il loro valore sulla qualità del dibattito che sapranno instaurare dentro il partito: dibattito sui contenuti, in grado di produrre sintesi da sottoporre alla cortese attenzione dell’opinione pubblica. iMille hanno senso solo nella misura in cui sapranno porsi come think tank (quanto è fica questa parola?) in grado di sfornare idee e contenuti pronti all’uso, idee che per forza e tenuta non potranno essere ignorate dalla leadership: altrimenti il loro impatto è e continuerà ad essere pari a 0. è così e solo così che può svilupparsi e crescere una nuova classe dirigente e una nuova cultura di partito.

    per intanto rimangono immensamente più forti e credibili i diversi notabili di partito. Bersani in testa, a cui oltre al mio più grande rispetto (prima di tutto in quanto filosofo!) andrà anche, salvo sorprese, il mio voto.

  8. […] Fioroni, Binetti, ecc.) al ballottaggio, fa un po’ tristezza. Ma neanche tanto. Visti i precedenti e vista la grandiosa propensione all’autogol dimostrata in questi giorni, viene da pensare […]

  9. […] promuovendo la candidatura di una personalità come Marino mi sembra assai saggia. Come detto altrove quell’area non ha (ancora?) la forza per esprimere un leader capace di battersi in un […]

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