Un paese di atleti, nuotatrici e cestisti

Alla fine dell’estate mi concedo un altro post sullo sport (ma non solo), soprattutto su atletica e nuoto, con una piccola riflessione finale sul disatroso basket (il video è un amarcord: esattamente 5 anni fa)

Quest’estate ci sono stati due importanti campionati mondiali: quello di nuoto e quello di atletica. Per quanto riguarda il primo, la nazionale italiana ha dato il meglio di sè, con la Pellegrini superstar, ma anche con tante altre medaglie. La nazionale più forte di sempre. Viceversa, nell’atletica abbiamo dato il peggio di noi stessi. Ieri, per rimanere in tema repubblica ha intervistato Howe, che di certo non le manda a dire.

Ma insomma cos’è successo? La mi interpretazione è abbastanza banale: siamo un paese che ancora non è in grado di fare degli investimenti seri, in tutti i termini, nello sport. Non dico come gli Stati Uniti, l’Australia o la Cina, ma nemmeno come Germania e Francia. Non ne siamo capaci. Cerchiamo di tirare avanti grazie al calcio, a qualche fenomeno, ma altrimenti non siamo capaci di fare due cose contemporanemente. Cosa voglio dire? Presto detto.

Andate su Wikipedia e guardate cosa eravamo capaci di fare negli anni ’90 in atletica. Si, c’erano persone non italiane di nascita come Fiona May, mi direte. Ovvio, ma è perchè Fiona May si naturalizzò italiana proprio perchè sapeva che ci sarebbe stata una federazione che investiva su di lei. C’era tutto un mondo che oggi non c’è più: Panetta, Mori e prima di lui Ottoz, Lambruschini e Carosi, Antibo, la Martinez, Di Napoli, Benvenuti, i marciatori, insomma c’era una squadra. Cosa è successo, siamo improvvisamente diventati scarsi? Non credo. Credo semplicemento che lo sport italiano abbia abbandonato l’atletica per il nuoto, dove siamo diventati uno squadrone, ma dove negli anni ’90 se non fosse stato per la pallanuoto, non saremmo esistiti.

Un oro e due bronzi in totale nei mondiali del ’94 a Roma (di cui due medaglie, fra cui l’oro dalla pallanuoto).  2 ori 2 argenti 2 bronzi nei mondiali di atletica del ’95 linkati sopra. 4 ori 1 argento 5 bronzi nei mondiali di nuoto di quest’anno, 0 (zero) medaglie  nei mondiali di atletica 2009.

Non so quali siano le cause di questo cambio di tendenza. Forse le personalità dei campioni più o meno popoari. Forse dirigenti più o meno capaci. Sta di fatto che finchè non saremo capaci di essere squadre di livello in questi due sport che sono il re e la regina delle olimpiadi, ci sarà ancora da lavorare, per smuoverci dall’immagina di paese che tenta di campare, improvviasndo e tenatando di vivere alla giornata. L’arte di arrangiarsi.

Veniamo al basket. Qui c’è veramente poco da dire. C’è davvero da rimanere allibiti. Non sono un esperto e quindi non so dare motivazioni tecniche al disastro della nostra nazionale che non si è nemmeno qualificata per gli europei. Ora, va bene il cambio generazionale, va bene tutto. Ma 5 anni fa arrivavamo secondi alle Olimpiadi. Oggi siamo una nazionale di scarso livello. Colpa dei giocatori? A guardare la rosa ci si aspetterebbe il contrario, con due NBA e mezzo Bargnani e Belinelli più l’infortunato Gallinari.

Era davvero meglio quando avevamo una squadra operaia, con gente fuori di testa come Galanda o Pozzecco, gente che doveva essere rinchiusa nel villaggio olipico che sennò scappava a far serata e bersi pinte di birra, ma che con i tiri ignoranti di risultati ne portava, e tanti.

7 risposte a Un paese di atleti, nuotatrici e cestisti

  1. tomate scrive:

    non condivido l’entusiasmo per i risultati nel nuoto – sono stati piuttosto deludenti, tolte le prestazioni delle due ragazze; anche lì credo che la federazione debba fare le sue considerazioni.

    è vero che l’atletica ha perso completamente quota; a parte i problemi dirigenziali e d’investimento, secondo me c’è proprio un diverso orientamento da parte delle famiglie che preferiscono iscrivere i figli ai corsi di nuoto, più divertenti e forse ritenuti anche più adatti per lo sviluppo del fisico. l’atletica è roba d’altri tempi; fondo, mezzo fondo sono troppo faticosi; velocità siamo tutti capaci di correre; i salti sono esotici.

    per quanto riguarda il basket, basta guardare bargnani come ciondola in campo senza sapere dove deve andare e che cosa deve fare, a parte prendere la palla e tirare, per capire dove sta il problema.

    e poi, come dici tu, lo sport italiano fa troppo affidamento ai “campioni”, pensando che questi incarnino tutto il movimento. adesso che c’è la pennetta siamo diventati dei tennisti. con il risultato che se Schwarzer ha il mal di pancia fallisce tutto. pensate per esempio all’enorme pressione che la sua ragazza pattinatrice ha sulle spalle, col fatto che è pure carina. io fossi in lei sarei già schizzato.

  2. lussu scrive:

    Beh sul nuoto, no dai. Sono mancati gli storici Rosolino, Magnini ecc… però hanno anche la loro età. Per il resto siamo andati meglio di sempre. 10 medaglie, tanti finalisti, primati del mondo e senza la pallanuoto. E’ oggettivamente la migliore prestazione di sempre. Nessuno che doveva vincere ha fallito, magari ci si aspettava qualche miracolo in più ma non si può dire che sono stati deludenti, come si poteva dire per le scorse olimpiadi.
    Sul resto si, probabilmente la gente non iscrive più i figli ad atletica, preferendo il nuoto. Ma non è che i motivi che dici tu 15 anni fa non ci fossero… e quindi?
    su bargnani poi… lasciamo stare. Belinelli ha un problema diverso: fa una cosa bella si esalta e prova robe impossibili. bargnani non riesce nemmeno a non fare doppio palleggio…

  3. tomate scrive:

    Sull’atletica, ho una testimonianza quasi diretta della mia ragazza, che faceva atletica 10 anni fa; oggi la sua società è ridimensionata, fusa con altre società, con problemi economici.

  4. masaccio scrive:

    Sull’atletica non sono molto d’accordo, secondo me i mitici anni ’90 sono sopravvalutati: l’atletica italiana era scandalosamente scarsa anche allora (come quella di tutta Europa a parte gli inglesi, d’altra parte), semplicemente la presenza di un paio di campioni nascondeva il buco.
    Questo perché? Perché le discipline in cui eravamo storicamente forti, cioè sostanzialmente il mezzofondo (la stragrande maggioranza degli atleti che citi erano proprio mezzofondisti) sono nel frattempo passate in mano agli africani. E non se ne esce.
    Eravamo scarsi allora, e non lo si notava perché c’era la marcia a portare a casa qualcosa e perché il naturalizzato di turno faceva divertire. Stavolta non ci sono stati i naturalizzati e la marcia ha avuto un po’ di sfiga, e quindi abbiamo avuto di fronte agli occhi lo sfacelo che prima era nascosto.

    Sul basket il discorso è più complesso: gli ultimi anni sono stati una rivoluzione non per il basket italiano ma per quello mondiale. Quando giocavo e seguivo, 10-15 anni fa, Usa ed Europa erano due mondi inconciliabili. Quello che giocavamo noi e quello che giocavano gli americani erano proprio due giochi diversi, con regole diverse, abilità diverse, schemi diversi, caratteristiche fisiche diverse. Il fatto che il pallone fosse a spicchi su entrambi i lati dell’Atlantico non deve trarre in inganno: era l’unica cosa in comune.
    In quel tipo di gioco lì, gli italiani erano forti. Avevamo una bella tradizione di gioco, un bagaglio tecnico costruito in generazioni, un pubblico molto radicato nella provincia padana (la storia del basket italiana è Milano Bologna Treviso Cantù Varese, il resto è contorno) e imprenditori radicati in quei territori in grado di mantenere società di ottimo livello, investendo moltissimo sui giovani (il modello Ghirada non è solo un modo di dire).
    La globalizzazione nel basket ha funzionato intorno a due fenomeni: da una parte la trasformazione dell’Nba da campionato americano a spettacolo globale, con un forte investimento pubblicitario, iniziato nell’epoca d’oro degli anni ’90 ma i cui frutti si sono visti molto più tardi, con l’obiettivo di guadagnare pubblico in tutto il mondo. Per fare questo si sono scelti sempre più giocatori europei, in modo da far identificare il pubblico europeo, e si è anche modificato il gioco rendendolo più simile a quello europeo per gradi (era la fine degli anni ’90 quando fu scalfito per la prima volta il divieto di difendere a zona nell’Nba, permettendo ai due difensori sul lato debole di raddoppiare in certi casi).
    Dall’altra parte, in Europa, la liberalizzazione del mercato dei giocatori ha riempito i palazzetti italiani di stranieri a basso costo, resisi nel frattempo disponibili dato che i posti ai draft Nba erano sempre più spesso occupati da europei, che hanno evidentemente cambiato il tasso tecnico delle squadre.
    Così oggi si gioca un basket ibrido Usa-Europa, molto più fisico di quello nostro tradizionale ma con quel pizzico di sapienza difensiva di cui gli americani 15 anni fa erano completamente privi. In un panorama del genere il modello italiano, caratterizzato da una piccola città di provincia con un imprenditore illuminato che investe sul vivaio e tira su dei giovani tecnicamente preparati, è completamente andato a puttane. Oggi, con il mercato libero, costa molto meno andarsi a comprare un americano scartato ai draft Nba, e che senso ha che io imprenditore vada a investire per tirare su una buona squadra giovanile, per metterci 10 anni a costruire un giocatore buono, per poi vederlo volare in America sul più bello senza che mi restituisca un decimo di quello che ho investito per lui? Tanto vale che mi metta anch’io a tirar su scarti americani, magari taroccando i passaporti.
    La nazionale operaia di cui parla Lussu, la prima Italia di Recalcati, era il canto del cigno, era il meraviglioso e poetico scatto d’orgoglio di un vecchio arnese del basket italiano, che ha voluto testardamente costruire una squadra come si faceva una volta, con la zona 1-3-1 per 10 minuti di seguito (e chiunque l’abbia fatta una volta sa che non esista sforzo fisico di resistenza paragonabile, in uno sport di squadra) senza far passare un pallone e le partite che finivano 64-60, non 120-115.
    Ho amato moltissimo quella squadra, ma quel gioco non esiste più. Perché se fai 82 partire solo di regular season, come fanno Bargnani e Bellinelli, non puoi fare 10 minuti di 1-3-1 ad agosto. Non puoi, fisicamente. E se lo fai vai in debito d’ossigeno, spegni il cervello e ciondoli a caso senza vedere il canestro, come fa appunto Bargnani.

  5. lussu scrive:

    Non sono mica tanto d’accordo. Sul basket. Dai delle buone motiviazioni, ma mica bastano: cioè perchè capita prorpio a noi di avere l’nba che è stanco. Cioè altre squadre hanno 2-3 nba forti che poi rendono anche in nazionale no. Se l’1-3-1 è roba pesante, allora, o cambi ruolo e cambi bargnani se è come dici tu. E per segnare da 3 devi si essere libero, ma devi anche essere capace.
    La verità è che secondo me non c’è più motivazione. Dico: perchè uno come Mason Rocca non è più convocato. Lui era uno che aveva voglia, grinta. Se Bargnani preferisce la nba può anceh stare a casa: abbiamo avuto grandi risultati senza nba e continueremo a farlo. Forse Recalacati è stano, esaurtio: e non credo starà ancora a lungo sulla panca azzurra.

    Sull’atletica. Sopravvalutata? Boh, forse un po’, ma direi molto poco: qualcuno che portava i risultati c’era sempre. Per tutti gli anni 90 abbiamo preso medaglie in discipline diverse, con costanza.
    Agli europei del 90 prendiamo 12 medaglie
    http://it.wikipedia.org/wiki/Campionati_europei_di_atletica_leggera_1990
    9 nel 94
    http://it.wikipedia.org/wiki/Campionati_europei_di_atletica_leggera_1994
    9 nel 98
    http://it.wikipedia.org/wiki/Campionati_europei_di_atletica_leggera_1998

    ma crolliamo a 4 nel 2002
    http://it.wikipedia.org/wiki/Campionati_europei_di_atletica_leggera_2002
    3 nel 2006
    http://it.wikipedia.org/wiki/Campionati_europei_di_atletica_leggera_2006#Medagliere

    Insomma mi sembra un crollo netto, altro che sopravvalutata.
    Gli africani si sono deiventati più forti, ma non è che prima non ci fossero (per dirne uno: Gebrasselassie), è che ora noi non contiamo più nulla anche agli europei (direi che la spagna ha preso il nostro ruolo) dove nel mezzofondo dominavamo.

  6. masaccio scrive:

    Sull’atletica i dati che porti non fanno che confermare la mia impressione: a parte qualche campione isolato, abbiamo sempre vinto solo marcia e fondo/mezzofondo. Ovvio che quando dipendi così tanto da così poche gare basta un po’ di sfiga o di difficoltà di ricambio generazionale o di concorrenza in aumento e sparisci.
    Gli Usa non vincono più i 100 metri ma vincono altro. Noi se non vinciamo le due cose che sappiamo fare restiamo a zero, è questa la differenza.

    Sul basket: a parte le 3-4 megastelle di un altro pianeta, io tutta questa gente che gioca in Nba e poi è in forma d’estate non la vedo. Non la vedo proprio.
    Sono d’accordo quando dici che non c’è più motivazione. Ma o presupponiamo che una qualche malattia mentale si sia improvvisamente impadronita di tutti i cestisti italiani privandoli in blocco delle motivazioni, o diamo tutta la colpa a Recalcati (e io al solito gioco al massacro italiano contro l’allenatore proprio non ci sto), oppure dobbiamo cercare delle spiegazioni un po’ più serie. Ho provato a darne alcune, se non bastano approfondiamo, ma secondo me la strada è quella.
    Come dici tu, la nazionale italiana non viveva dei campioni, ma dei Mason Rocca. Solo che, come ho spiegato, il basket italiano non produce più Mason Rocca, perché per farlo servono molti più soldi (la Ghirada non si costruisce gratis) di quanti ne servano per comprare qualche americano di passaggio.

  7. Elf scrive:

    All’atletica credo manchino i personaggi che in italia sono elemnto fondamentale per la crescita di uno sport (la pellegrini non credo esisterebbea questi livelli se non ci fossero stati rosolino e fioravanti 8 anni fa)

    per il basket che segue più assiduamente credo che la storia della rivoluzione del gioco stia abbastanza in piedi con tutte le sue postille ec…
    credo che però ci sia da dire che in Italia se fa fatica il calcio a rimanere a livello europeo vuol dire che per gli altri sport è vicina la fine, sopratutto economica.

    esempio lampante è il fallimento in rapida sequenza a distanza di due pochi delle due bolognesi che sarebbe come dire che sono fallite in meno di dieci anni inter e milan…….. il problema è prima di tutto economico in quanto in questo momento non c’è il margine di rientro degli investimenti che vengono fatti e il gatto si morde la coda in quanto il nostro campionato è sempre meno appetibile a livello mediatico e di sponsor…speriamo di venirne fuori in qulche modo😦

    ps che fatica la 1 3 1, specie in punta….

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