Il popolo ha dato torto al comitato centrale, sciogliamo il popolo.

Sull’Unità è uscito un allucinante articolo di Ivan Scalfarotto che rende meglio di tante analisi politologiche l’idea della degenerazione democratica a cui è giunto questo paese. L’ineffabile Scalpha parte dalla constatazione che, nei congressi di circolo che si stanno tenendo in giro per l’Italia, la maggior parte degli iscritti al Pd sta votando Bersani.

Di fronte a questo dato, vi chiederete, cosa dirà Scalfarotto? Ammetterà che la candidatura di Marino non è dirompente come si aspettava? Farà autocritica su quella scelta? Oppure commenterà che il dato di Marino è comunque soddisfacente, che nessuno si aspettava potesse vincere e che in ogni caso così facendo si è affermata la presenza di un’area laica all’interno del Pd? Insomma: ci si aspetta che un dirigente di partito prenda atto della volontà della propria base e rifletta quindi sul ruolo proprio e della propria area all’interno di quel partito.

Niente di tutto questo: Scalfarotto decide che se gli iscritti del Pd non hanno votato il candidato Marino non significa che Marino non è il candidato giusto, ma che il Pd non ha gli iscritti giusti. C’è qualcosa di sporco nella strategia di Bersani, questo suo insistere sul ruolo degli iscritti gli dà un vantaggio indebiti nel conquistarsi i consensi di quegli iscritti. Capito? Perché la gara sia equa, tutti i candidati dovrebbero dire ai militanti del partito: “Mi fate schifo, se mi votate non conterete un cazzo”, evidentemente.

Il risultato dei congressi di circolo, scrive Scalfarotto, “scava un fossato tra iscritti e «società civile»”. Chiaro? Tu casalinga, tu operaio, tu insegnante elementare, tu pensionata, che vi siete presentati al congresso del vostro circolo a votare Pd. Voi non siete “società civile”. Voi siete “iscritti”. Siete apparato. Non dovete votare chi preferite. Dovete votare Marino. Altrimenti vuol dire che scavate un fossato nei confronti della società civile (e a questo punto, se neanche un semplice iscritto di base è società civile, vorrei capire che cazzo è questa società civile).

Il capolavoro è il paragrafo finale:

Non si spiegherebbe sennò come un candidato innovativo come Ignazio Marino possa arrivare facilmente al 34% dei voti nel centro di Milano, mentre a Torremaggiore, in provincia di Foggia, su 312 votanti 305 abbiano scelto Bersani, conuna percentuale che avrebbe fatto invidia all’Honecker dei tempi migliori.

Ma come?! Casalinga, operaio, insegnante, pensionata?! Non solo siete “iscritti” e non “società civile”. Siete pure terroni. Siete dei terroni di merda, lì a Torremaggiore, incapaci di capire, come avviene invece “nel centro di Milano” (nel centro, eh, perché da San Siro in poi si inizia già a puzzare), qual è il candidato più “innovativo”. Ma come, non avete ancora capito, iscritti terroni apparato che non siete altro? Non dovete votare chi preferite. Dovete votare chi interpreta meglio i bisogni della società civile, cioè di Scalfarotto. Non dovete votare il candidato migliore, quello che vi rappresenta di più. Dovete votare il più innovativo. Altrimenti non siete democratici. Siete il politburo della DDR.

Sissignore, l’ha detto Scalfarotto: far votare gli iscritti è da DDR. La stessa DDR che Brecht sfotteva nella frase che dà il titolo a questo post. Una frase che Ivan Scalfarotto, oggi, ha lungamente parafrasato sull’Unità. ‘sti giovani: partono liberal e finiscono subito nordcoreani.

32 risposte a Il popolo ha dato torto al comitato centrale, sciogliamo il popolo.

  1. scripta scrive:

    la tesi di fondo di scalfarotto cmq non è sbagliata. e che parecchi circoli votino ad occhi chiusi seguendo il capobastone locale non è nemmeno da dimenticare.
    scalfarotto è terrone pure lui, solo che non si rende conto che il problema della laicità dello stato (che per me è un problema) non lo è per la stragrande maggioranza del suo partito: finchè c’è la binetti e dorina bianchi, evidentemente o è lui che sbaglia partito o è il partito che sbaglia…

  2. masaccio scrive:

    Il discorso è che se il capobastone locale è gggiovane innovativo e milanese e quindi porta i voti a Marino va bene, mentre se è un vecchio terrone dalemiano che li porta a Bersani allora siamo nella DDR…
    Non difendo l’uno o l’altro candidato, io non voterò certamente per nessuno dei tre. Mi limito a denunciare l’assoluta estraneità di certa classe politica al concetto stesso di democrazia. Questo voleva dire il mio post, non altro.

    Se allarghiamo il discorso nella direzione che indichi, non sono comunque d’accordo: non è che chi non vota Marino non sente il problema della laicità; è che magari ne sente anche altri, in maniera più impellente.

  3. lucaperetti scrive:

    dovresti parlarci, e magari gia’ lo fai, con gli iscritti del Pd: vogliamo forse negare che costoro, e tutta la classe dirigente, siano un tantino lontani da societa’ civile, incivile, terrone e polentona? e vogliamo forse negare che, a nord o a sud, se su 312 persone 305 votano per uno forse qualche problemuccio c’e’?
    oppure no, non neghiamolo: sono i meglio, iscritti e dirigenti, e quando potevano cambiare qualcosa dal 96 al 2001 e dal 2006 al 2008 loro (insieme a quelli che votiamo tu e io) si sono un attimino distratti. Avanti cosi’. Si stava meglio quando si stava peggio.

  4. masaccio scrive:

    Ma no, Luca, figurati. Il mito della base pura corrotta dai cattivi dirigenti ha smesso di affascinarmi da molto tempo. I problemi politici e le insufficienze nascono, spesso, alla base.
    Epperò se c’è qualcuno che deve decidere, io resto affezionato a quella vecchia idea chiamata democrazia secondo la quale tutti quelli che decidono di far parte di una comunità discutono e decidono insieme dei progetti e delle persone che li devono portare a termine.
    L’idea che ciò che io e te discutiamo in un blog sia innovativo e giusto, e se la gente non lo capisce vuol dire che sono nella DDR, mi sembra pericolosa. È l’ennesimo indice di un fenomeno che noto da tempo: la profondissima crisi della democrazia in Italia. Non l’unico, eh. Il congresso di Rifondazione, mi pare di averlo scritto all’epoca, è finito allo stesso modo: un gruppo sa di essere innovativo e giusto a prescindere, e se va in minoranza è colpa dell’arbitro venduto e bisogna spaccare tutto.
    Capisci cosa intendo? Sta proprio sparendo il concetto che le idee vadano sottoposte al vaglio della base, che il consenso vada costruito e conquistato, che non basti fare la grafica nuova al sito per essere sicuri di vincere.

  5. tomate scrive:

    Secondo me il problema è che il PD si affida a processi pseudo-democratici proprio nel momento di massima crisi del concetto stesso di democrazia in Italia. Per di più altalenano tra democrazia diretta e rappresentativa, proprio come ultimamente in Italia, prendendo il peggio da entrambe.

  6. lussu scrive:

    non so se riesco a rispondere prima di lunedì, ma anch’io voglio litigare con voi. aspettatemi.

  7. Simone scrive:

    Ieri sono stato al congresso del PD del circolo del mio paesino, anzi due circoli di due paesini aggregati assieme.
    32 votanti.
    Mi è sembrato di assistere a uno scopiazzamento dei riti classici di un congresso: si presentavano le mozioni, si discuteva e si votava ma senza la serietà e il convincimento che danno spessore alla faccenda, come se avessero visto qualche spezzone della Cosa Rossa di Moretti e avessero detto “anche noi, dai proviamo!”.
    La presentazione delle mozioni è stata semplicemente un elogio al candidato che è meglio degli altri due (e come si divertivano a sfottere Marino…)ed è mancata totalemente l’analisi. Per quel poco che partecipo io a “momenti politici” si cerca sempre di utilizzare lo schema:
    -la situazione economico-politica-sociale è questa
    -questi aspetti non vanno bene
    -noi vorremo raggiungere questa situazione
    -ecco gli strumenti da applicare
    quello che ho visto ieri invece è stato come se i tre presentatori fossero candidati a sindaco o a capo del governo e parlavano di misure specifiche per problemi specifici senza spiegare quale società vogliono costruire (probabilemnte perchè, a loro, questa realtà va bene); e la cosa più triste è sta che non c’era il minimo coinvolgimento o la minima coscienza da parte degli iscritti che non hanno partecipato al dibattito, ma hanno aspettato solo il momento delle votazioni.
    Ultima nota sull’organizzazione: quando voti la mozioni voti una lista di nomi (bloccata), gli eletti (poporzionati alle percentuali di mozione ovviamente) andranno poi a costituire la delegazione al congresso provinciale (o una roba del genere). Nella lista si deve alternare obbligatoriamente un uomo e una donna, la lista per Franceschini dell’altro paesino aveva solo un nome perchè non avendo donne non hanno potuto proseguire il riempimento.

  8. simone scrive:

    e poi in una sezione di un altro paesino dalle mie parti, i franceschiniani sono arrabbiatissimi che nessuno presentava bersani eppure ha vinto con 11 voti su 13.

  9. lussu scrive:

    C’è secondo me un errore logico nella tua analisi. Tu dici che non è giusto votare uno solo perchè è innovativo. E su questo posso essere d’accordo. Ma da qui a dire che è democratico andare a votare seguendo i capibastone …
    Scalfarotto ha torto quando dice che Marino non è stato votato perchè non è stato capito. Ma tu hai torto quando vuoi evitare il problema di come votano certi circoli. Del resto concordi anche tu che il PD non scenderà mai sotto certe percentuali perchè ha dei votanti “militarizzati”. E allora perchè non va bene se lo dice Scalfarotto?

    E poi, scusa, ma sei un po’ pretestuoso quando d gli metti in bocca la parola “terrone”.
    Risulta evidente, lo era già a Orazio quando ha scritto l’ode sul topo di campagna e città, che le novità nascono in città e si diffondono in provincia. E’ un dato di fatto, null’altro.

  10. masaccio scrive:

    Non mi va bene la pretesa di Scalfarotto secondo cui i voti al suo candidato sono buoni, puri e innovativi, mentre quelli agli altri sono militarizzati, capibastone e DDR. Tutto qua.
    Non mi va bene la sua pretesa di incarnare una morale e una democrazia superiori, in grado di decidere a prescindere che è un candidato è quello giusto per forza, e se uno la pensa diversamente non è un’opinione diversa ma una macchinazione da DDR.
    Democrazia è mettersi d’accordo su un metodo, in questo caso il metodo “una testa un voto”. Se Scalfarotto ha in mente altri metodi, cioè il metodo “tu sei un operaio iscritto quindi conti 1, tu sei un web designer società civile quindi conto 20, ecc.”, oppure il metodo “un voto in centro a Milano vale 100 voti a Torremaggiore”, li proponga. Ma lamentarsi del fatto che se non vince chi pare a lui allora non si è aperti alla società civile è ridicolo. Io e gli abitanti di Torremaggiore siamo società civile tanto quanto lui, anzi, di più, visto che lui è un pluricandidato di un partito (e pluritrombato).

  11. Francesco scrive:

    Lussu,non dice che “è democratico andare a votare seguendo i capibastone”,dice semplicemente che è democratico che un partito consulti la sua base per eleggere il segretario. Poi,che la base abbia i suoi discreti problemi,che si faccia guidare nel voto dai dirigenti locali, è un’altro discorso. Ma,voglio dire,’sta questione sta un po’ stufando. Perchè questo dei voti guidati non è un discorso nuovo,anzi,però guardacaso vien fuori puntualmente quando si perde. Onestamente,quanti di noi non sono sicuri che il congresso,quello vero,non la porcheria delle primarie, lo vincerà Bersani. Un ex-diessino candidato alla segreteria di un partito fatto in maggioranza da ex-diessini che non fanno un congresso dall’ultimo dei ds,che al momento si ritrovano un segretario democristiano,per giunta. Allora,stante questo, o si prende subito atto che come funziona quel partito non piace,e si esce,oppure ci si sta,si perde e ci si rimbocca le maniche per cercare di cambiar le cose. E nel caso si dovesse perdere ancora,si può sempre uscire,ché non l’ha mica scritto il dottore di stare nel Pd.

  12. lussu scrive:

    Ripeto: Scalfarotto non mi convince, ma al di là di quello, il problema c’è, ed è un problema della politica italiana.
    Ora, io non so come fai a paragonare il 98% o quanto è di Torremaggiore al 30% della mozione Marino a Milano. Ma davvero ti sembra la stessa cosa? Senza voler valutare i contenuti delle mozioni, mi sembra evidente che si tratta di due modi di ottenere i risultati diversi. A Torremaggiore Bersani poteva anche non farsi campagna, tanto quello prendeva. A Milano, il 30% è frutto di una campagna elettorale e soprattutto non è una dato scontato. Ragazzi, non è che se non vi piace Marino, allora anche il modo in cui ottiene i risultati non va bene.

  13. Francesco scrive:

    Lussu,Marino è senatore dal 2006, e con la politica prima d’allora non aveva avuto nulla a che fare. Mi vuoi spiegare perchè dovremmo far finta che questo non conti?.

  14. lucaperetti scrive:

    in ordine sparso:
    Francesco, secondo me conta tantissimo che Marino non abbia mai (lo dici tu, io non lo sapevo) fatto politica prima del 2006, e conta in meglio, molto meglio, almeno non e’ stato, appunto, pluritrombato e plurisconfitto.
    “Non mi va bene la pretesa di Scalfarotto secondo cui i voti al suo candidato sono buoni, puri e innovativi, mentre quelli agli altri sono militarizzati, capibastone e DDR.”
    non ti va bene come questione di principio, a priori, pregiudiziale, o perché in questo caso ci sono dei motivi specifici perché pensi sia il contrario? no perché per quel pochissimo che so io dei meccanismi interni del PD e’ tutto votato a far contare poco il “terzo uomo”.
    “Non mi va bene la sua pretesa di incarnare una morale e una democrazia superiori, in grado di decidere a prescindere che è un candidato è quello giusto per forza”
    giusto, ma se uno e’ convinto di essere nel giusto e’ chiaro che pensa che se in 305 votano uno che lui ritiene sbagliato pensera’ “minchia, questi non hanno capito come stanno le cose”. poi, da qui a non accettare i risultati, ne passa. avrai pensato anche tu qualche volta “ma come sono coglioni gli italiani” o no?

    sul discorso citta’ campagna ha gia’ detto tutto lussu, aggiungo solo che si, ci vuole una buona dose di polemica gratuita per non vedere che 305 voti su 312 sono qualcosa di strano. e poi ho idea che quelli che abitano al centro di milano abbiano modo di aprirsi e discutere di piu’, e che siano meno influenzati dal capetto locale. Ma sara’ solo che io abito a Roma e non mi rendo conto di quello che succede in provincia. Sara’ questo.

    sulla tua risposta al mio primo commento, 2 cose:

    1- si, discutiamo tutti insieme, la democrazia bla bla, ogni tanto si vince, ogni tanto si perde. ma se si perde non significa che la cosa che si sosteneva fosse necessariamente sbagliata, ma solo che quelli che ne sostenevano un’altra hanno vinto. questo secondo me dice scalfarotto: la’ hanno votato cosi, ma secondo me sbagliano.

    2- non so quali problemi tu abbia con i mille, dato l’alto numero di post che gli dedichi e, secondo me, l’approccio pregiuziale che hai nei loro confronti, e quindi non mi metto a discutere di questo – anche se io penso, malgrado la lontananza che ho da molte loro posizioni, che siano l’unica parte sana di un partito che di sano ha poco o nulla. Pero’ su alcune cose sbagli: la grafica del sito, insieme a quella delle locandine, al modo in cui ci si presenta in tv, e tutte queste boiate qui a cui i mille sono attentissimi, fanno vincere le elezioni: io alla favoletta che l’uomo comune vota seguendo i contenuti veri di quello che si dice non ci credo.

  15. Francesco scrive:

    Volevo dire a Lussu che poichè Marino è entrato nel mondo della politica nel 2006 (candidato indipendente nelle liste dei DS) è ovvio che debba fare più fatica per farsi conoscere e guadagnarsi la fiducia degli iscritti. Certo che in centro a Milano,nella sezione di Scalfarotto, è più facile che Marino prenda voti, ma questo già non vale per le grosse città governate da anni dai DS.

  16. masaccio scrive:

    Lussu, Luca, non ci capiamo: non sto parlando del merito delle proposte di Marino, che a me non piacciono tanto quanto non mi piacciono quelle di Bersani o di Franceschini. Non ho alcuna preferenza tra loro, figuriamoci. Vi dico che sto facendo un discorso sulla crisi della democrazia, se vi fidate. Se non vi fidate, amen, è un blog, siamo fra amici, non è che posso dovermi difendere sempre dagli “eh ma ti stanno sui coglioni”, “eh ma sei pregiudiziale” invece che da critiche concrete sulla cose che scrivo, che già sono poche. Perché se tutto quello che scrivo deve passare attraverso accuse di pregiudizi e strumentalizzazioni neanche fossero editoriali di Repubblica, mi risparmio pure la fatica.

    Su questo blog non faccio politica, faccio dei ragionamenti cercando di riportare alcune cose che mi vengono in mente per capire cosa ne pensano altri e confrontarmi.
    In questo caso mi sono trovato davanti a un esempio a mio parere limpidissimo di una cosa che noto da tempo, cioè il completo deragliamento della democrazia in Italia, anche a sinistra. Lussu lo sa benissimo perché gli rompevo i coglioni con questa cosa anche al congresso di Rifondazione: quando all’interno di una comunità politica un gruppo dice “Rifondazione sono io, perché io rappresento l’innovazione e l’apertura, e se io perdo Rifondazione è morta”, la democrazia lì è andata completamente a puttane, perché i voti non pesano più tutti uguale, tant’è che se si perde poi si va via.
    In questo caso la situazione mi pare esattamente la stessa: c’è un gruppo che ha deciso che i suoi voti sono voti “innovativi” e “aperti alla società civile”, mentre i voti altrui sono voti da DDR. Questo a me sembra profondamente antidemocratico, non so a voi, perché la democrazia si basa sul fatto che tutti i voti pesano uguale. Non approfondisco il paragone città-campagna, perché mi fa veramente incazzare e so che non ci capiremmo. Noto semplicemente che secondo me il voto di una casalinga di Milano vale tanto quanto quello di una di Torremaggiore, ed è altrettanto permeabile ai maneggi dei capibastone. Perché il craxismo clientelare e correntista stava a Milano, città innovativa e cosmopolita, guarda un po’, perché nella città dove vive Lussu il congresso è andato esattamente come a Torremaggiore, ci scommetto, e perché i cervelli non stanno tutti all’interni dei tracciati delle tangenziali, anche se so che sembra strano.
    Ma soprattutto è assolutamente strumentale, falsa e irrazionale questa cosa della “società civile”. Mi spiegate perché il burocrate bancario Ivan Scalfarotto, pluricandidato a tutte le elezioni dal 2005 ad oggi e dirigente di una corrente, sarebbe rappresentativo dei bisogni della società civile, mentre l’imbianchino di Torremaggiore sarebbe apparato? Riuscite, razionalmente, a spiegarmi perché dovremmo sostituire il principio (migliorabilissimo, sia chiaro) “una testa un voto” con il principio “centomila km di aereo all’anno 100 voti”?

  17. masaccio scrive:

    Luca, se vuoi parliamo dei Mille. Ho tenuto staccate le due cose perché, fidate se vuoi e se non vuoi fa a meno, non c’entrano.
    A prescindere dalle posizioni politiche che sono distanti anni luce dalla mia (ricordo ancora la loro mitica proposta di abolire le borse studio per reddito all’università), i Mille secondo me sono scarsi e pavidi. Pavidi perché non hanno mai fatto una battaglia politica nella loro storia, facendo sempre grandi proclami rivoluzionari ma mettendosi sempre sotto l’ala protettiva del grande capo di turno. Anche stavolta, non hanno avuto le palle di candidare un loro uomo, nascondendosi dietro una persona capace, rispettabile e ammirata come Marino in modo da poter scaricare su di lui l’inevitabile sconfitta (e infatti Sofri ha già preso le distanze da Marino, sciacallo come al solito).
    E poi sono scarsi. Non riescono a conquistare consensi intorno a nulla, mai. Non sono riusciti neanche a raccogliere qualche migliaio di preferenze per mandare Scalfarotto al Parlamento Europeo. Lussu ed io, credici sulla parola, siamo in grado in due giorni di mettere in piedi una macchina politica ed elettorale più potente della loro. In 2 anni non hanno lanciato una proposta concreta, non hanno prodotto nulla, non hanno eletto neanche un consigliere comunale. Vivono in una bolla popolata da poche centinaia di persone su Friendfeed e credono che quella sia la realtà e poi quando la realtà, che è Torremaggiore, li spernacchia, frignano e se la prendono con l’arbitro venduto.
    Burocrati stalinisti della peggior specie, davvero.

  18. lussu scrive:

    “Volevo dire a Lussu che poichè Marino è entrato nel mondo della politica nel 2006 (candidato indipendente nelle liste dei DS) è ovvio che debba fare più fatica per farsi conoscere e guadagnarsi la fiducia degli iscritti.”

    Appunto Francesco. Prendere 30% di voti per chi è sempre stato fuori dal partito è più difficile che prendere il 90% per chi è stato dentro. Io dicevo questo.

    Senza entrare nell’argomento mille, mi limito a dire, che per ora, la mozione Marino sta facendo una discreta figura. 8% nazionale, per come è nata, secondo me non è male, soprattutto se si considera che in alcuni posti di fatto non sono presenti.

  19. masaccio scrive:

    Lussu, ma io sono contento se Marino va bene. L’ho detto, da quello che vedo mi pare un’ottima persona, onesta e rispettabile. Ciò non toglie che la pensi esattamente come gli altri due su tutto tranne la laicità. E che sia sostenuto da un gruppo di bambinoni incapaci che invece di gioire per il risultato che stanno ottenendo se la prendono con l’arbitro.

  20. sonostorie scrive:

    Scalfarotto puoi interpretarlo come vuoi ma dire delle persone che sono “bambinoni incapaci etc.” è un’offesa gratuita.
    La macchietta che chi vota Marino è solo un “radical chic”, con la puzza sotto il naso, non corrisponde minimamente alla realtà delle energie che la mozione ha mobilitato dentro e fuori dal Partito.
    Sul Sud esiste un problema serio per il PD. E non esiste solo per chi appoggia Marino, credo. In Campania gli iscritti sono il doppio delle persone che ci hanno votato alle elezioni. Lo stesso, con numeri diversi, è accaduto in Calabria. Questi sono dati non insulti “all’arbitro cornuto”.
    Quanto poi al fatto che le proposte di Marino siano uguali a quelle degli altri, ad esempio, sul lavoro, è un DATO NON VERO. E se vuoi, mettiamo a confronto i documenti congressuali, presentati dai vari candidati e te lo dimostro.
    …Infine, se oltre a sperare che Marino vada bene, magari gli dai anche il tuo voto alle Primarie è ancora meglio😉
    Marco

  21. masaccio scrive:

    No, alle primarie non voto, figuriamoci.
    Ho cercato di mantenere la discussione sul tema che indicavo nel post, cioè il deragliamento della democrazia in Italia. Ma siccome non si può criticare Scalfarotto senza peccare di leso Marino (che non era l’obiettivo della mia critica, sono stufo di ripeterlo), parliamo pure della mozione Marino, visto che sembra interessare a tutti.

    Quando ho detto che Marino sul lavoro la pensa come Bersani e Franceschini, in effetti, sono stato impreciso: Marino ha proposto esplicitamente il progetto di Ichino (abolizione dei contratti precari ed estensione a tutti di contratti a tempo indeterminato con l’abolizione dell’articolo 18), che sposterebbe la linea del Pd vicinissima a quella di Sacconi e Maroni. Bersani e Franceschini non l’hanno detto. Secondo me, la pensano così anche loro, e non lo dicono solo perché hanno paura di perdere voti. Ma potresti anche avere ragione tu, sonostorie, è vero, Marino potrebbe essere più a destra di Bersani e Franceschini, sul lavoro.

  22. Sono storie scrive:

    Dear Masaccio
    il tuo post è stato linkato (non so se da te o un da un tuo estimatore) nei commenti a un post di analisi elettorale sul sito di Civati (che come sai è il n°2 della mozione Marino), quindi ora non prendertela se te ne vengono a chiedere ragione le persone che votano questa mozione.

    Colgo del sarcasmo nell’espressione “marino potrebbe essere più a destra di Bersani e Franceschini” sul lavoro. Fra l’altro io non avevo parlato di destra o sinistra. Comunque, se ti interessa, per me essere di sinistra oggi, vuol dire fare proposte moderne come quella di Ichino e non fiancheggiare i dinosauri della CGIL, come fa Bersani.
    La vera destra è quella che fa battaglie di retroguardia nostallgica, invocando la purezza dell’essere di sinistra e cose del genere.
    Peccato che alle primarie non vuoi partecipare. Era un modo per far sentire la tua voce.

  23. lussu scrive:

    scusa, in che post di civati è presente il link?

  24. masaccio scrive:

    Sonostorie, no. Le primarie non sono un modo per far sentire la mia voce. Sono un modo per eleggere il segretario del Pd. Siccome non sono un militante né un elettore nel Pd, mi spieghi perché dovrei partecipare all’elezione del suo segretario.

    Sul lavoro, mi domando dove sia finita tutta la prosopopea con cui parlavi di dati falsi e di dimostrazioni. Dov’è, ‘sta dimostrazione? Nei fatti, però. Non nelle chiacchiere sulla “retroguardia nostalgica” e i “dinosauri della Cgil”. Perché anche Sacconi e Maroni parlano di “retroguardia nostalgica” e di “dinosauri della Cgil”, ma non si sognano di venire a chiedere il mio voto. E tra l’altro è fantasiosa l’idea secondo cui “essere di sinistra oggi, vuol dire fare proposte moderne”. No. Essere di sinistra oggi vuol dire fare proposte di sinistra, a prescindere dal fatto se siano nuove o vecchie, basta che funzionino per garantire determinati obiettivi.
    Il mio obiettivo, in quel campo, è la tutela dei lavoratori. Quello di Ichino, manifestamente, no. E le sue proposte, tra l’altro, sono tutt’altro che moderne: abolire da una parte i contratti precari e dall’altra, per compensare, l’articolo 18, significa riportare l’Italia al 1968, anno in cui non esistevano né i contratti precari né l’articolo 18. Per te riportare l’Italia a prima del ’69 liberalizzando i licenziamenti è progressista e di sinistra? Per me no.

  25. masaccio scrive:

    Non voglio niente. Sei tu che sei arrivato qua strillando (in maiuscolo) che spaccio “dati non veri” e che me l’avresti “dimostrato”. Io lo so che quello che ho scritto è vero, non ho bisogno di cercare in giro. Se tu credi che invece sia falso, sta a te dimostrarlo. No?

    Sul lavoro, proviamo a differenziare i fatti dalle opinioni. Che la proposta Ichino riporti le cose, dal punto di vista legislativo, a prima del ’68 (chiaramente sul punto della libertà di licenziamento, mica su tutto), è un dato di fatto: prima l’articolo 18 non c’era, poi è stato istituito, ora verrebbe abolito. Non mi pare complicato.
    Poi tu sei liberissimo di credere (come Sacconi, Maroni, Berlusconi e tutti quelli contro cui manifestavamo esattamente su questo punto nel 2002, non all’epoca dei dinosauri) che nel mondo del lavoro di oggi sia giusto che un’azienda abbia la libertà di licenziare un lavoratore quando gli pare e piace.
    Personalmente, non la penso così. E non la pensa così la stragrande maggioranza degli elettori del Pd, tant’è che Bersani e Franceschini, che non hanno il fegato di Marino, si guardano bene dal dire queste cose.

  26. Sono storie scrive:

    Caro Masaccio, io avevo detto
    “Quanto poi al fatto che le proposte di Marino siano uguali a quelle degli altri, ad esempio, sul lavoro, è un DATO NON VERO. E se vuoi, mettiamo a confronto i documenti congressuali, presentati dai vari candidati e te lo dimostro.”

    Nel post successivo tu hai AMMESSO:
    “Quando ho detto che Marino sul lavoro la pensa come Bersani e Franceschini, in effetti, sono stato impreciso”

    Appunto eri stato impreciso, quindi (senza strillare, anche perché non mi sentiresti) te l’ho fatto notare.
    E’ singolare come in un post, poi, ci tieni a dire che non sei un elettore del PD, mentre in un altro, pur di avvalorare il tuo punto di vista sulla riforma del lavoro sostieni che la tua posizione è la stessa della “stragrande maggioranza degli elettori del PD”.
    Non dubito che questa sia la posizione prevalente nel PD. E infatti mi batto per la proposta politica che ritengo alternativa. Non mi spaventa di essere al momento in minoranza e, sono convinto, che con il tempo molti cambieranno opinione. E’ la mia speranza e il mio impegno.

  27. lussu scrive:

    Non interevendo sui contenuti, ma sulla forma. Non mi sembra che Sonostoria abbia urlato, anzì, ha concluso con uno smile.

  28. masaccio scrive:

    Scusate, ma su Internet scrivere le parole in maiuscolo equivale a urlare, fin dai tempi di Usenet. Sono veramente le basi della netiquette.

    Per quanto riguarda i contenuti, non ci siamo capiti: io sono convintissimo che le idee (vergognose, del mio punto di vista) che Marino espone sul lavoro siano condivise anche da Bersani e Franceschini, anche se loro non le stanno strombazzando ai quattro venti, proprio perché, come hai convenuto, è una posizione estremamente minoritaria nel Pd. E ci credo, tra l’altro, dato che è la posizione del Pdl e che 7 anni fa, non mille, gli stessi dirigenti degli stessi partiti erano in piazza insieme a me a manifestarci contro.
    Noto con stupore che nel merito della proposta, al di là delle sparate alla Brunetta contro i dinosauri, non hai niente da dire. Come mediti di conquistarlo, il consenso intorno alla tua proposta? Dato dei veterocomunisti a tutti quelli che non la pensano come te (come fa Scalfarotto nel post in questione)?

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