Vendola ha perso (purtroppo)

Sono molto contento del risultato delle primarie in Puglia. Nonostante la mia nota antipatia per Nicola Vendola detto Nichi, risalente a ben prima dellla scissione di Rifondazione e dovuta soprattutto alla mia assoluta intolleranza nei confronti di chi nasconde la politica, le idee e la chiarezza delle argomentazioni dietro uno spesso strato di suggestioni linguistiche ambigue e fumose, ritengo che  l’operazione tentata contro di lui dal Pd fosse ingiusta, insensata e tendenzialmente suicida.
Dopo che Vendola, nel 2005, ha ottenuto la candidatura vincendo le primarie, ha sconfitto la destra e ha governato, a quanto mi dicono, più che decentemente, per 5 anni, prigioniero di una maggioranza targata Pd che gli ha dato non poche grane, pretendere di farlo fuori era una solenne puttanata. Il Pd pugliese, ripeto, era assolutamente egemone all’interno della coalizione di governo, e tutti i passi falsi che hanno minato in questi anni la popolarità dell’amministrazione, dal licenziamento di Riccardo Petrella dall’acquedotto pugliese allo scandalo sulla sanità, sono in tutto e per tutto responsabilità del Pd e dei suoi dirigenti, non di Vendola, che governava da ostaggio e che si è limitato a coprire con la propria popolarità personale le voragini di consenso che questi passi falsi generavano.
Non si capisce, quindi, come il Pd, dopo aver fatto di tutto per perdere il consenso dei pugliesi, potesse pretendere di usare Vendola come agnello sacrificale per restare aggrappato alle amatissime poltrone. Le primarie, essendo Vendola un presidente uscente eletto proprio con quel sistema, erano dovute, e nel caso gli fossero state negate Vendola avrebbe avuto tutte le ragioni per rompere il centrosinistra e presentarsi per conto proprio.
Il tentativo del Pd di sottrarsi alle proprie responsabilità, eliminare un presidente di sinistra e allearsi con l’Udc e una parte della destra (la lista “Io Sud” di Adriana Poli Bortone) andava fermato. Ieri i pugliesi l’hanno fatto, e mi fa piacere.

Detto questo, non dobbiamo (dico “noi” persone di sinistra) fare l’errore di considerare quella di ieri una vittoria. E non perché ritenga che Vendola perderà le regionali (è possibile, forse è probabile, ma non sono in Puglia e non ne ho la minima idea), ma perché, a prescindere dal risultato, si è chiusa una fase politica, è fallito il progetto politico che aveva portato alla candidatura di Vendola. Tale progetto ha un padre, che si chiama Fausto Bertinotti, e un contesto, cioè l’Italia del 2005. Un’Italia fortemente bipolare, con due coalizioni consolidate e plurali al proprio interno, chiamate L’Unione e la Casa delle Libertà, che si contedono omogeneamente il governo del paese e delle regioni. In quel contesto, in un contesto cioè in cui i soggetti politici tra cui i cittadini sono chiamati a scegliere sono le coalizioni, costruite intorno a un programma, Fausto Bertinotti era il segretario del partito più a sinistra della coalizione di centrosinistra, che, per le proprie ridotte dimensioni (intorno al 6%), non riusciva a imporre le proprie idee al resto della coalizione. C’erano varie possibili soluzioni a questo problema. Alcuni altri soggetti della sinistra, ad esempio, come Il Manifesto e il Pdci, proponevano di costruire una confederazione tra le forze di sinistra, in modo da dare loro maggiore coordinamento e maggior peso di fronte all’asse tra Ds e Margherita, che la faceva da padrone. Ma Bertinotti era contrario a quest’ipotesi, perché riteneva che, a lungo andare, e con l’aiuto di un apposito sbarramento elettorale, il suo partito avrebbe assorbito naturalmente il resto della sinistra, senza bisogno di lunghi e faticosi processi unitari. Ma, al di là dei tatticismi di orticello, Bertinotti poneva un problema reale: la confederazione proposta da Pdci e Manifesto sarebbe stata minoritaria. Per contare davvero non bastava unire Prc, Pdci e Verdi. Anche dentro i Ds c’erano tante persone di sinistra, e la possibilità di conquistare l’egemonia dentro la coalizione passava proprio attraverso la conquista di quel nucleo, lo zoccolo duro della sinistra italiana, deluso dai dirigenti dei Ds ma non disposto, a causa di uno stalinismo duro a morire, ad abbandonare il proprio partito.
L’idea di Fausto era che la sinistra fosse maggioritaria tra gli elettori del centrosinistra, e che questo dato fosse falsato, a livello partitico, dall’asse tra Ds e Margherita. Se riuscissimo, pensava Bertinotti, a bypassare il livello partitico e a far saltare quindi la mediazione dei Ds tra la propria base, di sinistra, e le proprie proposte, moderate, potremmo conquistare l’egemonia del centrosinistra. Servivano quindi delle elezioni in cui la parte radicale della coalizione potesse misurare direttamente il proprio peso con quella moderata, senza il doppiogioco diessino.
L’occasione d’oro arrivò con le regionali in Puglia: in una regione tradizionalmente di destra, infatti, Ds e Margherita proponevano un insipido candidato margheritino, tale Boccia. Bertinotti colse la palla al balzo e chiese al centrosinistra di fare le primarie, proponendo come candidato di Rifondazione un’ex giovane promessa della Fgci, poi relegato a posizioni meno rilevanti dentro il Prc data la scarsa affidabilità politica (aveva votato la fiducia al governo Dini), ma che si era rifatto una credibilità da radicale tenendo per anni una rubrica di insulti anti-Pdci su Liberazione (“Il dito nell’occhio”) e disponeva comunque di una certa notorietà a livello locale, tale Vendola.

La congiuntura era perfetta: Bertinotti poteva mettere l’elettorato del centrosinistra di fronte alla scelta tra un candidato più moderato della Margherita e uno più radicale di Rifondazione, facendo saltare il ruolo di cerniera dei Ds. Gli elettori dei Ds, cioè la maggioranza quasi assoluta degli elettori del centrosinistra, erano chiamati a scegliere tra un oscuro giovane democristiano e un noto esponente dell’ex Pci: c’erano insomma i pressuposti perché a livello popolare fosse ribaltata la scelta strategica che avevano fatto i dirigenti dei Ds, cioè l’asse privilegiato con il centro invece che con la sinistra radicale.
Andò proprio così: Vendola vinse le primarie (con l’aiuto, si disse allora, del suo vecchio amico Massimo D’Alema) e, sull’onda dell’entusiasmo e della mobilitazione popolare scatenati da una candidatura di rottura (un poeta omosessuale comunista cattolico), anche le elezioni.
Il tutto era reso possibile da una cosa che non esiste in nessun altro paese al mondo: le primarie di coalizione. L’Italia del 2005, infatti, era l’unico posto nella storia dell’umanità in cui, come si diceva, i soggetti politici a cui era appaltata la rappresentanza, sia dal punto di vista simbolico sia da quello concreto, non erano i partiti ma le coalizioni. E così anche le primarie, che in tutti i paesi del mondo sono uno strumento di partecipazione dei partiti, attraverso il quale i partiti, per far fronte al calo di rappresentatività provocato dal calo degli iscritti, coinvolgono nella scelta dei candidati ampi settori di popolazione, diventavano di coalizione. In nessun paese al mondo si utilizzano le primarie per selezionari i dirigenti dei partiti (a parte l’Italia) e in nessun paese al mondo si utilizzano le primarie tra più partiti (a parte l’Italia). Proprio perché concettualmente è assurdo: se i Ds sono il più grande partito della coalizione, vuol dire che la maggior parte degli elettori della coalizione condivide le loro proposte, e quindi, voterà il candidato che le avanzerà. Perché, dunque, in Italia nel 2005 non era così? Perché il primo partito della coalizione, cioè i Democratici di Sinistra, non aveva una linea politica chiara, un’identità forte, una leadership forte. Continuava a definirsi di sinistra, ma aveva appaltato linea e leadership alla coalizione, guidata dal centrista Romano Prodi. Si creava quindi una contraddizione tra base popolare di sinistra e leadership centrista, che si tentava di colmare attraverso le primarie di coalizione. Proprio su questa contraddizione e su questo strumento si basava il progetto bertinottiano.
Siamo all’apice del progetto bertinottiano: in vista del probabile nuovo governo di centrosinistra, i giornali già parlano di “Prodinotti”. Fausto, approfittando dell’insipiente basso profilo dei Ds di Piero Fassino, sta riuscendo ad accreditarsi come numero 2 della coalizione, prospettando un centrosinistra in cui il centro moderato e la sinistra radicale si contendono dialetticamente l’egemonia interna. Il risultato è sotto gli occhi di tutti un anno dopo, quando Bertinotti e Massimo D’Alema si contendono per giorni, dopo le elezioni politiche, la poltrona di presidente della Camera, e a prevalere, in nome di una promessa fatta da Prodi già prima delle elezioni, nei giorni del congresso di Venezia del Prc, è il segretario comunista.
Da quel momento in poi, però, le cose cambiano. Una settimana dopo, la notizia è già la contesa tra Emma Bonino e Clemente Mastella (i due più noti poltronari italiani) per il ministero della difesa, poi assegnato ad Arturo Parisi. Con il credito ottenuto dallo scippo della Camera, D’Alema porta a casa gli esteri. L’economia va a Tommaso Padoa Bce Goldman Sachs Schioppa. L’università a Mussi. Il welfare è spacchettato e a Paolo Ferrero tocca la parte sulla “solidarietà sociale”, le cui competenze sono limitate a droga e immigrazione. Insomma: appena varato il governo, la sinistra radicale che doveva contendere al centro moderato l’egemonia della coalizione si trova in mano un popolarissimo ministero dedicato a “negri e tossici”, costruito apposta per minare il consenso della sinistra e iniziare la costruzione del luogo comune “si sono scordati dei lavoratori perché pensano solo a froci e zingari” su cui si baserà, due anni dopo, la campagna per la distruzione della sinistra. I Ds, invece, che poche settimane prima sembravano essere relegati a un ruolo subalterno nell’asse tra Prodi e Bertinotti, portano a casa gli esteri, il lavoro, la sanità, l’interno, ecc.
È un primo segnale di quello che succederà nei mesi successivi: alla stesura di Dpef e finanziaria, la proposta di Ferrero di spalmare in 2 anni il risanamento del deficit, come sta facendo la Germania, per finanziare le politiche sociali, è bocciata a pernacchie. Il tema dei diritti civili per gli omosessuali, che la sinistra aveva fatto proprio con la candidatura di Vladimir Luxuria in parlamento, pagandone anche uno scotto in termine di consenso tra le fasce più bacchettone della propria base sociale, viene scippato da Ds e Margherita attraverso la proposta dei Dico da parte di Rosy Bindi e Barbara Pollastrini, e poi affossato dai teodem della stessa Margherita. E così via. La minicrisi di governo di febbraio 2007, generata dal passaggio all’opposizione del dipietrista Sergio De Gregorio e dal voto contrario (o astensione, che al Senato vale uguale) di 3 senatori a vita espressioni di poteri ben precisi, Giulio Andreotti (Vaticano), Francesco Cossiga (Nato) e Sergio Pininfarina (Confindustria), viene scaricata su due senatori della sinistra, Fernando Rossi e Franco Turigliatto, assenti al momento del voto, la cui presenza sarebbe stata assolutamente ininfluente. L’apice è raggiunto nell’estate successiva, quando la sinistra è completamente esclusa dalla trattativa con le parti sociali per il protocollo sul welfare, che disattende completamente il programma di governo su tutti i punti, dall’età pensionabile al superamento della legge 30.
La nascita del Partito Democratico, nei mesi successivi, con l’incoronazione di Walter Veltroni e l’inizio da parte sua di una trattativa con Silvio Berlusconi per costruire una legge elettorale bipartitica, è solo il capitolo finale, che genera l’ovvia opposizione di Clemente Mastella e la caduta del governo.
Nella campagna elettorale successiva, 3 anni dopo quella primavera del 2005 in cui la Puglia di Vendola sembrava il laboratorio del sogno bertinottiano, Fausto si ritrova a capo di una sinistra che riesce allo stesso tempo a essere minoritaria, perché l’opa sull’elettorato diessino è stata disinnescata da una serie di mosse (la svolta a destra della Cgil di Epifani, l’elezione di un diessino come Veltroni a capo del Pd, le campagne di stampa contro la “sinistra estrema” che mette in crisi il governo), e completamente delegittimata sul piano della radicalità, data la mancata realizzazione di tutte le promesse elettorali su lavoro e diritti civili.
Il progetto bertinottiano, di mettere in contraddizione i Ds con un bipolarismo interno tra centro moderato e sinistra radicale e conquistarne quindi l’elettorato, ha dimostrato in quei 3 anni la sua natura meramente politicista. Il presupposto su cui si fondava, cioè che la stagione dei movimenti 2001-2003 avesse radicalmente cambiato i rapporti di forza nella società italiana portando più a sinistra la Cgil, parte del mondo cattolico e ampi settori dell’elettorato, era una solenne puttanata. Alla prova dei fatti, cioè dalla composizione del governo in poi, è stato evidente che all’interno del centrosinistra le strutture di potere erano ben diverse, e che giocare d’azzardo sul piano della politica politicata poteva andar bene per le regionali pugliesi, ma sul piano della politica nazionale tutti i poteri erano pronti a entrare in campo e a pesare.
L’ultimo atto di questa operazione è stato compiuto da Walter Veltroni, con la scelta della “vocazione maggioritaria”. Consegnando alla storia il concetto stesso di coalizione, Veltroni toglieva a Bertinotti l’acqua in cui nuotare. Non esisteva più un soggetto unitario, cioè il centrosinistra, all’interno del quale le appartenenze erano mobili e in cui un blitz efficace come quello di Vendola in Puglia poteva avere successo. Veltroni alzava il ponte levatoio e rinchiudeva all’interno della mura del Pd tutti i suoi elettori, attraverso il voto utile. Non esisteva più la possibilità di votare per la sinistra radicale, o per un suo candidato, all’interno di un quadro unitario di centrosinistra. D’ora in poi, chi avesse voluto votare per la sinistra radicale avrebbe dovuto votare contro il Partito Democratico, minando le sue possibilità di competere con la destra per il governo del paese.
Il risultato è noto: 3,2%. Certo, il dato è influenzato da altri fattori: la mancanza di credibilità dovuta agli anni al governo, il simbolo irriconoscibile, la campagna elettorale pietosa… Ma, di fatto, quello è stato il dato. Questi sono stati gli italiani disposti a votare per una sinistra radicale in opposizione al centrosinistra, nel 2008. L’opa sull’elettorato di sinistra è fallita, il disegno egemonico di Bertinotti, di cui Vendola era l’incarnazione e il leader designato, è finito.
Non per niente, di fronte a questa constatazione, Fausto ha fatto l’unica scelta onorevole: sconfitto, si è ritirato. La maggioranza del suo partito ha preso atto della fine di quella fase, basata sulla conquista dell’elettorato di sinistra mediante il voto d’opinione nella competizione interna a una coalizione di centrosinistra, e ha provato a iniziarne un’altra, basata su un rilancio dell’identità radicale e del radicamento del partito nel conflitto sociale. Ma una parte dei bertinottiani, i vari Giordano, Gianni, Migliore, ecc., cresciuta all’ombra del leader e assolutamente priva della sua capacità di elaborare un piano alternativo, hanno continuato su quel progetto, già sconfitto, rilanciando. Dell’intero processo che aveva portato alla sconfitta storica del bertinottismo hanno visto solo il finale, la punta dell’iceberg, cioè la nascita del Pd a vocazione maggioritaria. Basta, hanno pensato, convincere il Pd a tornare indietro su quel punto, a ricostruire una coalizione di centrosinistra, e potremo ricominciare il nostro gioco: mettere in contraddizione la base di sinistra del Pd con i suoi vertici centristi, e accapparrarci i loro voti, come facevamo con i Ds. Per questo, in sintonia con la linea di Bersani e D’Alema dentro il Pd, è nata Sinistra e Libertà: una lucidata alla vecchia immagine comunista, in modo da permettere a Bersani e D’Alema, una volta insediati, di riammettere la sinistra nella coalizione. E a quel punto, via: riparte l’opa.
Solo che Bersani e D’Alema non si decidevano a sfidare Veltroni, Franceschini e la loro vocazione maggioritaria. E così i tempi sono saltati: Sinistra e Libertà ha dovuto affrontare un passaggio elettorale, quello delle europee, ancora all’esterno di una coalizione, finendone massacrata. E anche ora che Bersani e D’Alema hanno preso in mano il Partito Democratico, la situazione non sembra destinata a cambiare. Le primarie di coalizione, cioè il vecchio strumento bertinottiano per mettere la base del centrosinistra in contraddizione con i propri vertici, sono state fatte solo in Puglia, e solo perché Vendola era il presidente uscente. L’idea di esportarle e di farne uno strumento di portata nazionale è miseramente fallita, semplicemente perché la coalizione non esiste più. Il centrosinistra come lo conoscevamo è, semplicemente, morto. Non esiste più un’idea di coalizione omogenea articolata sul territorio nazionale. Esiste un partito, il Partito Democratico, che ha come obiettivo il governo e che di volta in volta si allea con chi ritiene più utile a questi fini.
Ciò non vuol dire, chiaramente, che la contraddizione interna al Pd tra base e vertici non esiste: esiste eccome, e infatti le Opa ostili non sono terminate, ma si ripropongono ogni volta che una personalità come Nichi Vendola o Emma Bonino, particolarmente popolare nell’elettorato democratico, riesce a presentare una propria candidatura. Allora cos’è cambiato, rispetto al 2005? È cambiato l’orizzonte politico generale. Allora c’era una coalizione omogenea sul territorio nazionale in cui ciascuno era indispensabile. Certo, anche allora era un paradosso il fatto che a presiedere una regione come la Puglia fosse un esponente di un partito estremamente minoritario nella stessa regione, che di fatto si trovava a dover applicare un programma che non era il proprio e a fare scelte pesantemente in contraddizione con quelle che il proprio partito proponeva a livello nazionale (vedi questione dell’acqua). Ma tutto ciò acquistava un senso all’interno del quadro comune della coalizione di centrosinistra. Vendola poteva comunque puntare a spaccare l’asse tra Ds e Margherita, o comunque a portare dalla propria parte una parte consistente dei Ds. Oggi tutto ciò non esiste più.
Oggi che futuro ha Vendola? La maggior parte della gente che domenica l’ha votato, tra due mesi farà una bella croce sul simbolo del Pd, cioè su un partito che sul lavoro precario, sull’acqua pubblica, sul nucleare, ha proposte più simili a quelle della destra che alle mie o a quelle di Vendola. Il tentativo bertinottiano di fare delle primarie uno strumento eminentemente politico, di utilizzare per scardinare l’asse squilibrato del centrosinistra, è fallito. Oggi le primarie sono ridotte a un concorso di bellezza: possiamo (e solo in Puglia) scegliere il candidato del centrosinistra, anche all’esterno del Pd, ma sappiamo già che ciò non sposterà di un millimetro gli equilibri politici. È rimasto un contentino da dare al popolo della sinistra: “Oggi votate pure quello simpatico, tanto sappiamo che quando è ora tornate a casa”. La differenza nei contenuti tra Vendola e Boccia, che era stata alla base della vittoria di 5 anni fa, stavolta è completamente sparita. Le primarie tra un candidato pro-nucleare e uno anti non portano la gente a dibattere di nucleare e a votare partiti che vi si oppongono. Non per niente oggi la sua figura e quella di Emma Bonino sono estremamente paragonabili: la carica di alternativa che un candidato di Rifondazione portava 5 anni fa si è esaurita, è rimasta l’aria di novità e pulizia che viene dal non far parte del’immondezzaio democratico. Ma l’idea di Vendola, di Sinistra e Libertà, di costruire una sinistra unitaria di governo fuori dal Pd, oggi, non ha spazi.
Che strada ha davanti Vendola, oggi? Se fosse andato a buon fine il tentativo del Pd di farlo fuori, avrebbe potuto presentarsi con un proprio polo autonomo di sinistra, perdendo le elezioni ma creando uno spazio politico di alternativa. Ma ora? Può vincere le elezioni, i miei amici pugliesi ne saranno contenti e io sarò contento per loro. Ma sul piano nazionale? O Bersani e D’Alema gli fanno il regalo di rimettere in piedi una coalizione sul modello dell’Unione (ma a oggi non mi sembra quella l’intenzione), o sarà costretto anche lui, come hanno fatto altri, a scegliere tra una sinistra autonoma, che oggi si raccoglie nella Federazione della Sinistra, e l’ingresso nel Partito Democratico. Non è la Bonino il nuovo Vendola, è Vendola che è la nuova Bonino: i radicali, per sopravvivere, si sono candidati nelle liste del Pd, pur mantenendo una politica autonoma che li rende comunque riconoscibili. E così dovrà fare anche Vendola, a livello nazionale, se non vorrà rompere con il Pd. Può governare in Puglia, ma a livello nazionale vuole davvero rassegnarsi a fare la pulce sulla schiena dell’elefante?

Le primarie pugliesi, purtroppo, non sono l’inizio di una nuova stagione, ma l’ultimo sussulto di quella vecchia, un’eredità della vecchia Unione del 2005. Quel progetto politico è morto, ed è bene che tutti a sinistra, ce ne rendiamo conto e iniziamo a scegliere di conseguenza.

44 risposte a Vendola ha perso (purtroppo)

  1. lussu scrive:

    Dissento su diversi punti.

    Prima una precisazione: dimentichi che la sx fu senza ministri non solo perchè Bertinotti finì a fare il Presidente della Camera (un po’ per civetteria direi io), un po’ per colpa di qualcun’altro: il PDCI voleva fare quello che non lotizzava e ha proposto uno dei peggior ministri possibili, Bianchi. Di Pecoraro Scanio, dell’epoca di quando fu ministro rimane solo una cosa buona: che abbia mollato la politica. Sinistra democratica era ancora dentro i Ds e forse Mussi era già alla frutta. Ecco, insomma non è stata solo colpa della mancata opa.

    In generale, per il resto del post dissento dal fatalismo di fondo; in fondo il tuo ragionamento è: ok, la gente ha votato Vendola, però tanto poi torna a votare PD. A parte che questo non è secondo me vero. La gente sta smettendo di votare PD per andare o a astenersi o a votare Di Pietro. Che è ben un’altra cosa da quella che dici tu. Io sono convinto che il Pd, se continua così continuerà a perder voti. Ma mettiamo che sia come dici tu: e quindi, cos’era meglio, che la gente votasse Boccia.

    Il punto secondo me è un altro. Non credo come dici tu che queste primarie siano l’ultima sussulto di una vecchia fase. Possono essere l’inizio di una nuova cosa: nel 2005 in fondo si era tutto contro Berlusconi e non si faceva altro che aspettare il 2006. Oggi è diverso. Oggi la gente, in Puglia ma non solo, ha trovato in Vendola (ed è così, so che aborri i personalismi, ma è così) un leader in cui sperare. Di Pietro lo votava per disperazione. Vendola lo vota per sperare, per sperare in un leader anche nazionale.
    Non è detto che questa cosa andrà in porto, eh. Ma ci sono le premesse.

    Anche perchè Vendola è stato eletto con le primarie. L’Italia l’unico paese al mondo dove si fanno così? Può essere: però dove le primarie si sono fatte, hanno funzionato. In Sicilia ci fu il miglior risultato del csx. In Puglia vinse Vendola. Le priamrie di ottobre avevano ridato un po’ di fiato al pd.
    Oggi, di nuovo, in Puglia sembra abbiano portato verso una possibile rielezione di Vendola, cosa che fino a qualche mese fa, semrbava molto più difficile (alcuni dicono addirittura impossbile, secondo me solo difficile).

    Spero di essermi ricordato tutto

  2. lorenzo scrive:

    >>È rimasto un contentino da dare al popolo della sinistra: “Oggi votate pure quello simpatico, tanto sappiamo che quando è ora tornate a casa”.

    Concordo. Purtroppo.
    Si può fare quello che si vuole, ma fino a che non cambierà questo non ci sarà nulla da fare.

  3. Marco scrive:

    Ho impiegato mezz’ora a leggerle il post🙂

    Comunque, Il PD non ha intenzione di costruire una coalizione di centrosinistra, primo perché tende più al centro che alla sinistra (per non dire che è pronto ad allearsi con chi ha le percentuali elettorali più alte), secondo perché dopo l’elezione (o “plebiscito meridionale”) di Bersani a segretario si sta cercando di mantenere l’idea di PD come alternativa di governo e “grande partito di opposizione” seppur senza fare opposizione. Fra l’altro sarà interessante vedere come il PD si assumerà (e chi nel PD si assumerà) la responsabilità di queste primarie: dell’averle imposte e fatte nel giro di una settimana e di averle perse clamorosamente. Il segretario? O D’alema, che “non ha mai perso un’elezione”? O forse Di Pietro, che sicuramente qualcosa l’avrà fatto (non per fare il giustizialista, quello è il Presidente). Su come andranno le elezioni in Puglia resta un punto di domanda, sicuramente se Vendola vincerà si troverà con una giunta del PD, che probabilmente riuscirà a fare tramacci con il Tarantini di turno e far scoppiare l’ennesimo scandalo (o, più semplicemente, a fare politica di destra).

  4. masaccio scrive:

    Dove ho scritto che la sinistra rimase senza ministri di peso perché Bertinotti diventò presidente della Camera? Ha certamente avuto un peso, ma era quello di cui parlavo: dicevo che nella composizione del governo hanno avuto più peso i poteri reali che il politicismo, e quindi hanno prevalso i Ds sulla sinistra.
    Non ho citato Bianchi perché stavo seguendo la vicenda dal punto di vista di Rifondazione. Comunque non so davvero se sia stato o meno un buon ministro. In ogni caso è irrilevante, dato che il 2,4% del Pdci non era sicuramente tale da permettergli di rivendicare un ministero di peso.

    Secondo me era meglio che la gente votasse Boccia? Ho iniziato il post dicendo che mi fa piacere che abbia vinto Vendola, quindi non capisco come potrei sostenere anche il contrario. Non sono mica Veltroni. Comunque 5 anni di governo Vendola non hanno fatto guadagnare un voto al suo partito, purtroppo. E non capisco perché dovrebbe farlo 2 mesi di campagna elettorale. Poi magari può darsi che lo schifo nei confronti di D’Alema generi un calo del Pd in Puglia. Può darsi. Niente di rilevante a livello nazionale, in ogni caso. Purtroppo. Non mi trattare come se mi facesse piacere, non è che faccio il tifo per il Pd. È che provo a fare lo sforzo di lucidità di vedere la realtà per quella che è e non per come mi piacerebbe.

    La gente spera in Vendola leader nazionale, dici. Può darsi. Ho scritto che non vedo come possa accadere. Se tu invece credi di conoscere un modo in cui Vendola può diventare leader nazionale di una coalizione del centrosinistra, dimmelo. Io non credo che sia possibile, per il semplice fatto che quella coalizione non esiste, oggi, a livello nazionale. Esiste in Puglia solo perché Vendola era il presidente uscente. E il fatto che non ci siano state primarie di coalizione in nessun’altra regione testimonia proprio questo: che non esiste la coalizione. Oggi Vendola può giocarsi la leadership del Pd, se vuole, questo sì. Oppure quella di un polo di sinistra autonomo. Ma per essere il leader del centrosinistra bisognerebbe che esistesse un centrosinistra. Io non lo vedo, ma se tu lo vedi indicamelo, magari sbaglio.

    Ora devo andare, sulle primarie rispondo dopo.

  5. masaccio scrive:

    Le primarie di coalizione sono un fenomeno eccezionale legato a una fase politica eccezionale: quella di una coalizione stabile e omogenea sul piano nazionale, in cui nessun partito, per vari motivi, riesce a fare egemonia. Oggi quelle condizioni non ci sono, e infatti Vendola è riuscito a imporle solo perché era il presidente uscente. Conosci altre regioni dove la sinistra è riuscita a imporre le primarie?
    E poi diciamola tutta: il Pd ha accettato le primarie solo dopo aver avuto da Casini l’assicurazione che in ogni caso non sarebbe andato con la destra. Altrimenti si sarebbe presentato lo stesso problema: non c’era la coalizione in cui fare le primarie, perché non si sapeva la presenza o meno dell’Udc in coalizione. Avuta l’assicurazione che l’Udc in ogni caso non si sarebbe messa in competizione con il Pd, si sono fatte le primarie.

  6. sorpa86 scrive:

    Bella analisi.
    Forse l’idea che Vendola abbia le possibilità per ambire ad una leadership nazionale, del Pd o di un polo di sinistra (più probabile), non è così peregrina, potrebbe invece farcela. Lo stato in cui versa il centrosinistra (come area politica) e la delusione totale dell’elettorato potrebbero facilmente essere il terreno su cui potrebbe installarsi una personalità come quella di Vendola: se ci si accontenta di Di Pietro pur di protestare…
    Poi alle ultime europee in Puglia S&L aveva preso un sacco di voti grazie a Vendola, mi pare.

    Comunque fantastico che l’udc abbia candidato l’ex-missina Poli Bortone: cioè era ed è con questi che il pd cerca a tutti i costi di allearsi, veramente una bella linea.

  7. Cacciabombardiere scrive:

    “sarà costretto anche lui, come hanno fatto altri, a scegliere tra una sinistra autonoma, che oggi si raccoglie nella Federazione della Sinistra, e l’ingresso nel Partito Democratico.”

    Essendo Vendola una persona non priva di una certa intelligenza politica, sceglierà la seconda a mio parere. Farà l’ala sinistra del partito di centro-sinistra, si ritaglierà un suo ruolo e fra 10 anni si giocherà una candidatura importante.

    Ricorda: New Labour.

    Tommi

  8. lussu scrive:

    @lorenzo: cos’è che deve cambiare? non si capisce.

    @masaccio:
    1 infatti non sei tu che dici che la sx rimase senza minisitri importanti perchè Bertinotti si prese la presidenza della camera: lo sottolineo io e mi sembra evidente. Poi a me sembra che più guardare le cose dalla parte di rifondazione hai dato uno sguardo generale, indi per cui mi sembra giusto parlare di pdci che col 2,4 ha fatto vincere prodo (24.000 voti di distacco ricordo) e ha avuto un ministero di peso: quello dei trasporti. Oh puoi fare un sacco di cose coi treni, coi mezzi pubblici, con i pendolari. Bianchi non solo non le fece, ma finì anche per votare in CDM in maniera opposta alle indicazione del partito che l’aveva indicato. E non so cosette, ma su qustioni fondamentali, come, se ben ricordo, sull’Afghanistan.

    2 che Vendola non abbia portato voti al suo partito dopo 5 anni di governo… non so però la matematica non è un’opinione: rifondazione ha preso un 5,1 nel 2005 e 5,7 nel 2006 e per arrivare al 7% del 2009… (con un 3 e qualcosa di prc + pdci)

    3 io non lo so se c’è lo spazio politico per vendola leader nazionale di qualcosa, ma so che c’è la possibilità. come? non lo so? io sono convinto che il pd se esce da queste regionali potrebbe davvero scioglersi o dividersi, o chissà cosa. E allora quel vuoto politico potrebbe essere coperto da vendola e di pietro. (preciso: non sto dando giudizi di valore, mi sto immaginando degli scenari).
    c’è poi la possibilità che le regionali vadano bene per le coalizioni ma non per il pd: cioè che si riesca a vincere dove ci sono candidati forti (puglia e lazio) ma non del pd. A questo punto secondo me il tutto porterebbe solo ad allungare l’agonia del pd e di tutta l sx. e non sarebbe bene.

    4 io non so se il pd vuole governare. cioè si vorrebbe governare, ma pensa che finchè non sparisce berlusconi non ci siano possibilità quindi vivacchia. si muove a tentoni. e ha una paura fottuta che caschi il governo. roba che se manca la fiducia gliela danno loro. no scusa, ma chi candiderebbero?

  9. lostagistaconilcardigan scrive:

    Post veramente troppo lungo. Comunque, a mio parere, la vittoria di Vendola ha segnato semplicemente un passo importante verso la disfatta del Pd, un partito mai nato eppure già morto. Amen.
    ______________________________________________-

    http://lostagistaconilcardigan.wordpress.com

  10. masaccio scrive:

    Tommy, davvero pensi che le parole “New Labour” siano un punto a favore?

  11. francesco scrive:

    Per la cronaca, come avrete visto è notizia di oggi l’invito di Casini a Berlusconi di convergere sulla Poli Bortone.

  12. lorenzo scrive:

    Secondo me dovrebbe cambiare il comportamento degli elettori.
    Perché a mio parere ha più che ragione masaccio a dire che ormai votano ignorando bellamente contenuti, programmi, idee, pratica politica. Credo che larga parte degli elettori del PD siano persone di sinistra, che condividono in modo più o meno marcato la visione del mondo con chi vota fuori dal PD. Poi, in cabina elettorale, fanno la crocetta sul simbolo di un partito che nella pratica di quelle idee, volontà, speranze, se ne fotte. Tralascio quelle che sono le due “giustificazioni” che l’elettore del PD porta per questo comportamento…
    Fino a che gli elettori non avranno il coraggio e il buonsenso di votare per il partito che sostiene le proprie idee non ci sarà Vendola che tenga. Per questo sono concorde nel ritenere la vittoria di Vendola (di cui sono contento) irrilevante all’atto pratico.

  13. lussu scrive:

    @lorenzo: e la vittora di Vendola non può essere un passo che porta gli elettori del PD a questa riflessione? Altrimenti com’è che smetterebbero d’imporovviso di votarli?
    Guardate che il voto a Vendola è cmq il caso più evidente di disobbedienza della base che si ricordi: 4 mesi fa in gran parte avevano votato bersani fondamentalmente perchè lo avevano deciso i dirigenti.
    con boccia no.

    per il resto: vediamo come finisce la faccenda poli bortone. di certo questo dimostra che di casini proprio non ci si può fidare, e che berlusconi ha paura di perdere la puglia, non solo per il bilancio totale, ma anche perchè vuole disinnescare vendola.
    di certo se tornano indietro non farebbero proprio una bella figura e qualcuno, tipo fitto, se la legherbbe al dito.
    insomma, ci sarà da divertirsi.

  14. Cacciabombardiere scrive:

    Mah, quello dipende dai punti di vista, un pò si comunque. In ogni caso il New Labour non era citato tanto quanto un modello a cui puntare, ma come una previsione di ciò che succederà.

    PS- ieri sera mi sono letto un pò di blog, devo dire che il post su Scalfarotto è oro puro.

  15. elena scrive:

    Il fatto che Vendola, venendo dalla formazione politica da cui veniva e con le idee che aveva (e ha), abbia governato bene, anzi benissimo, una regione italiana non proprio tra le più floride e ricche, secondo voi non conta niente?

    Vale sempre solo il contesto e le appartenenze e le partite a scacchi o qualche volta anche i contenuti e le azioni e le politiche hanno valore nella decisione degli elettori?

    Questa è, tra le altre, ma certo non la meno importante, la lezione della Puglia che il PD deve imparare

  16. masaccio scrive:

    @ lussu

    1, sui ministri del governo Prodi. Il punto che volevo sottolineare era che quello per me è il primo momento in cui si sono visti con evidenza i limiti della strategia bertinottiana: nel governo la sinistra non ha contato un cazzo.

    2: esatto, la matematica non è un’opinione. E la matematica dà alla somma tra Prc-Pdci e SeL in Puglia alle europee circa 200 mila voti. Nettamente meno di quelli che i partiti d’origine (anche senza contare i socialisti e Sd, considerando solo Prc, Pdci e Verdi) avevano avuto alle politiche del 2006.
    Altro che aumentare, i voti sono calati. Ed è normale, sono calati ovunque… Questi sono numeri. E perché è successo? Perché purtroppo il meccanismo presidenzialista delle regioni porta a identificare il presidente più con l’amministrazione o con la coalizione che con un partito. E le primarie, a loro volta, agiscono sul consenso personale, ma, purtroppo, non si è vista una sua traduzione politica.

    3: io allo scioglimento del Pd non credo. E in ogni caso non credo alla vecchia classe dirigente diessina che si prostra ai piedi di Vendola. Secondo me Vendola dovrebbe avere il coraggio di sfidare apertamente il Pd, in una battaglia aperta, invece di elemosinare coalizioni. E mi auguri che sia così. Mi auguro che partecipi alla costruzione di polo autonomo della sinistra, insieme alla Federazione Prc-Pdci.

    4. Ho detto che il Pd vuole governare, mica ho detto che credo che ci riuscirà…

    @ elena
    Ho detto il contrario? Il consenso personale di Vendola l’ho preso come dato. Se poi andiamo ad analizzare da cosa è generato, credo che sì, ci sia un giudizio positivo sull’azione di governo, soprattutto rispetto al precedente. Non ho messo in discussione questo. Ho messo in discussione che questo si riveli utili alla causa politica della sinistra a livello nazionalele. Non vedo come. Tant’è vero che tu sei qua a dire che il Pd deve imparare la lezione pugliese. Io mi sono abbastanza stufato di aspettare che il Pd impari le lezioni, di stare qua a elemosinare da quella banda di deficienti i contenuti della sinistra. Dovrebbe essere la sinistra stessa a proporli. Con o senza il Pd. A costo di perdere qualche poltrona.

  17. elena scrive:

    @masaccio
    non ho pensato che tu volessi togliere i riflettori dal lavoro di Vendola per metterli sulle sue appartenenze. Era però un certo fastidio verso le analisi che seppur perfette e senza sbavature come la tua, considerano questo lavoro come “dato”. Non lo è, ed è stato discriminante in questo caso.

    Sul fatto che Vendola, sia come governatore che come politico, possa essere utile alla causa nazionale delle idee e delle politiche di sinistra (fuori e dentro al PD), molto dipende dalla campagna elettorale, anche e forse soprattutto in quelle regioni dove la sconfitta è sicura come Veneto e forse Piemonte.

    Certo prendere ancora in giro la gente chiedendo voti perché loro, il PD, sono l’unica alternativa possibile, non regge più e menomale, e nonsi può far passare come “unica alternativa” politiche e idee scialbe e vuote.

    Io poi non vedo il PD come un blocco unico uniforme, forse ho erroneamente dato questa impressione dicendo che il PD deve imparare. Forse sono gli elettori del PD che devono imparare che si può e si deve pretendere di più e di meglio da una formazione di centrosinistra. E votare di conseguenza.

  18. lussu scrive:

    @masaccio
    rispetto al punto 2…
    a parte che il “nettamente meno” lo vedi solo tu (sarebbero 25.000 voti in meno)
    però perfavore, ricordati di citare il dato dell’affluenza che nel 2009 è stata più bassa del 11% …
    cioè hanno votato in meno oltre 350.000 persone…

  19. Nemecsek scrive:

    “che berlusconi ha paura di perdere la puglia, non solo per il bilancio totale, ma anche perchè vuole disinnescare vendola.”
    Posso ridere? Berlusconi paura di Vendola? Sì, certo…anche di Topo Gigio e Speedy Gonzales..

    Sinceramente, mi pare che si stia parlando di un paese che non è l’Italia; in Italia c’è sempre stata e sempre continuerà ad esserci un bel po’ di gente (non solo di sinstra, ma COMUNISTI) che ha votato e voterà Pd, semplicemente perchè quello è Il partito, con la I maiuscola, punto. Penso che tutti conosciamo decine e decine di persone, di sinistra, oneste, in buona fede, che votano e militano nel Partito Democratico. E perchè lo fanno ? Sono stupide? Non penso, o meglio non tutte.
    Il punto è che ormai nella testa della gente di sinistra si è consolidato il concetto di centrosinistra, in cui c’è un grande partito di sinistra moderata e qualche partito più piccolo più a sinistra; e chi vuole fare politica per battere Berlusconi deve militare in quel grande partito, perchè gli altri sono rissosi, estremisti, rompono i coglioni e dicono solo NO.
    Poi se ci parli di temi come il lavoro, la politica estera l’immigrazione sono d’accordo con te, ma non si spostano dal Pd neanche a cannonate, e se lo fanno vanno con Di Pietro.
    Allora, se l’obiettivo è spostare questa gente dal Pd alla sinistra vera, bisogna fargli capire che il Pd non c’entra più niente con la sinistra, con l’opposizione, perchè sono solo interessati a tirare avanti fino a quando Berlusconi (se Dio vuole) morirà e loro potranno andare al governo con chi ci starà (anche con l’udc o con Fini se necessario, fregandosene del fatto che nel frattempo l’Italia va a puttane.

    Per inventire questa tendenza e “spostare” la gente dal Pd alla sinistra, secondo me, bisogna ripartire dalle lotte di base, nei comuni, nelle provincie, dai comitati, e rassegnarsi al fatto che i primi risultati tangibili si vedranno fra 5, 10 e forse 20 anni; non affidarsi a scorciatoie, ai “leader” perchè sono illusioni.
    Bisogna studiare una nuova analisi della società e cercare di fare egemonia con le IDEE, non con le persone.

  20. lussu scrive:

    si certo che puoi ridere, però dovresti anceh farti un po’ di domande, no? perchè berlusconi vuole tornare indietro? poi se mi convinci rido anch’io… per ora non mi hai convinto però

    sulle idee e sui contenuti sono d’accordo, ma alla favola che da soli si autoimpongono senza la necessità di un leader carismatico non ci credo proprio..

  21. lorenzo scrive:

    Che sio autoimpongano è impossibile.
    se si pretende che si impongano (grazie al lavoro di tutti) prima della prossima scadenza elettorale, la battaglia è persa in partenza.
    Si può sperare che si impongano nel tempo. Che un leader aiuti, è innegabile. Che serva, discutibile. Che si debba individuare prima il leader che il progetto politico, autolesionista. O veltroniano, se preferisci.

  22. lussu scrive:

    Ripeto: pensare che le idee si realizzano senza un leader, una buona classe dirigente è un’utopia bell’e buona.
    Poi non so chi abbia detto che idee si scelgono dopo aver scelto il leader. Io no.
    Un po’ come il 99% della gente giovane con idee di sx di oggi che esalta Berlinguer, anche se molti non sanno cosa ha fatto davvero.

  23. masaccio scrive:

    @lussu
    Ho contati i voti reali perché stavamo parlando di quelli, di quanta gente (persone reali) è stata convinta a votare a sinistra durante la presidenza Vendola. Considero sempre più precisi i voti reali, perché corrispondono a persone e non a tendenze. Ma anche se guardiamo alle percentuali cambia poco. 2006 Prc+Pdci+Verdi+Ps+Sd= 5,7+2,1+1,7+1%(approssimo per difetto, do ai socialisti solo 1/3 dei voti della Rosa nel Pugno, proprio per essere più basso possibile)+1%(meno dell’1% a Sd vorrebbe dire che non esiste, cosa che tu non credi, giusto?)=11,5. 2009 Prc-Pdci+SeL= 3,3+6,9 = 10,2.
    Questi sono i numeri, anche in percentuale. Poi, certo, se mi dici che in alcune parti d’Italia il calo è stato maggiore, sono d’accordo. È un calo più basso della media nazionale, ci siamo. Ma tu avevi contestato (“la matematica non è un’opinione”) il fatto che non avesse guadagnato voti. E di fatto non ne ha guadagnati, bensì ne ha persi, anche se meno della media nazionale.
    Questo significa che ha governato male? Non credo. Le primarie (anche se l’affluenza è talmente bassa da non essere statisticamente rappresentativa) ci dicono che c’è un consenso personale a favore di Vendola. Però questo consenso, attraverso il meccanismo presidenzialista che non ho inventato io né tu né Vendola, non va al suo partito né alla sua area politica, ma all’intero centrosinistra, soprattutto al maggior partito di centrosinistra.
    Mica è colpa di Vendola. Però è così. Non si riesce a fare il passaggio tra il consenso personale e quello politico, la maggior parte della gente che vota Vendola poi va a votare Pd, a prescindere da idee e contenuti.

    @elena
    Ecco, io non credo all’esistenza di “una formazione di centrosinistra”. Penso che la fase politica chiamata centrosinistra, quella che permetteva a una persona di sinistra come Vendola di governare nonostante la maggior parte dei suoi sostenitori voti Pd, si sia chiusa. Credo che d’ora in poi la sinistra debba contare solo sui voti che effettivamente riuscirà a prendere.

    @lussu, sulle favole
    Ecco, io non credo che ci sia bisogno di un messia in grado di raccontare le favole alla gente. In tutte le “cose politiche” che ho fatto in vita mia, non ho mai avuto bisogno di messia dotati di un particolare spirito santo. Certo, c’è bisogno di leader nel senso di capi, ma li ho sempre visti crescere e costruirsi sulle proposte e sull’azione, non su qualche innato afflato mistico.
    Quindi la questione del “leader carismatico” mi è assolutamente irrilevante. A me come persona Vendola è antipatico, da sempre, ma ho votato il suo partito quando ne condividevo le proposte. Ho votato Prc pur non essendo mai stato un fan di Bertinotti, ho votato Pdci ritenendo Diliberto un onesto politicante, ho votato Prc-Pdci considerando Ferrero una persona stimabile e brava a fare il suo mestiere. Non è quella la discriminante. Altrimenti dovrei votare Bossi, che è l’unico grande leader della politica italiana contemporanea.

  24. masaccio scrive:

    @tutti
    Forse nella discussione si è un po’ perso quello che era il punto centrale del mio posto. Ritengo che queste primarie rappresentino l’ultimo capitolo di una fase vecchia, quella in cui i voti del centrosinistra erano in un unico calderone chiamato coalizione e anche esponenti di piccoli partiti potevano ottenere l’egemonia. Secondo me (e il fatto che primarie di questo tipo si siano fatte solo nell’unica regione in cui c’era un presidente uscente non del Pd) il Pd non è più disposto a prestare i propri voti a nessuno, e la strada delle avventure personali, quindi, si è aperta con Vendola e si chiude con Vendola. L’unico modo della sinistra per contare qualcosa, d’ora in poi, sarò guadagnare voti reali in elezioni reali. Questa è la mia opinione, e mi pare di aver elencato una lunga serie di argomenti a suo sostegno.

    @Nemecsek e lussu
    Certo che Berlusconi ha paura. Non di Vendola e basta, chiaramente. Ma di Vendola e la Poli Bortone sì, e fa bene ad averne. L’Udc da sola ha preso oltre il 9% in Puglia l’anno scorso, e la candidata ha un bel po’ di consenso personale. Ovvio che la destra, che 5 anni fa perse dello 0,6% contro Vendola, abbia paura di non farcela a batterlo senza tutti quei voti.
    D’altra parte era la stessa paura che aveva Vendola: se l’Udc fosse andata con la destra per lui sarebbe stato praticamente impossibile vincere, perché il margine esiguo di 5 anni fa difficilmente reggerebbe l’urto di scandali, clima politico, ecc.
    È per questo che Vendola ha fatto di tutto (di tutto) per fare un’alleanza con l’Udc, ed è per questo che ora spera che vada da sola. Mi sembra normale, no?

  25. Nemecsek scrive:

    Appunto Berlusconi ha paura della Poli Bortone e dei voti dell’Udc, senza i quali potrebbe esserci (anche se secondo me è improbabile) il colpo di scena, con la vittoria di Vendola. Mi faceva ridere il leader Berlusconi che ha paura del leader Vendola, con la gara di carisma; come se poi il consenso di Berlusconi si basasse sul carisma e non sulle televisioni e sui soldi.

    “Poi non so chi abbia detto che idee si scelgono dopo aver scelto il leader. Io no.”

    Tu no, ma è di fatto quello che la maggior parte delle volte avviene con le primarie: un confronto fra persone privo di idee. Ed è quello che è avvenuto anche in Puglia: il leader carismatico Vendola che sta con il popolo pugliese contro il burocrate Boccia messo da lì da D’Alema. E le idee?
    Il confronto sul programma? Non è colpa di Vendola, ci mancherebbe, ma è il motivo per cui concordo con masaccio sul fatto che le primarie pugliesi hanno una valore territoriale, ovviamente positivo, ma che dicono ben poco, o meglio esprimono ben poco sul piano delle idee sul piano nazionale. E che non ci danno nessuna soluzione sul come ricostruire la sinistra, se non quella di aspettare il Messia.

  26. dedalus scrive:

    credo di essere d’accordo su gran parte delle considerazioni di Masaccio (difficile esserne certi, troppo lungo il post😉. ma quelle stesse ragioni che portano Masaccio ritenere la vicenda pugliese una sconfitta, a me spinogno a ritenerla una vittoria. e lo dico con serenità, anche se tutto questo ha portato immense grane – le ennesime – al Pd e alla sua credibilità. è una vittoria per la sinistra, punto.

    per me, elettore del Pd, è una vittoria che l’elettorato Pd scelga in maggioranza un candidato marcatamente di sinistra, preferisca un buon governatore, uno che ha governato “decentemente per 5 anni”, piuttsto che l’ennesimo margeritino senza arte nè parte.

    non so se Vendola stia puntando alla leadership di una sinistra nazionale sull’asse Pd-Sinistra e libertà (ora c’è pure l’ecologia se non sbaglio..), mi sembra un’impresa titanica. so però che ogni tentativo di spostare l’asse del Pd a sinistra, di tenere il Pd vicino alle questioni sociali che dilaniano il paese e lontano dall’Udc, è cosa buona e necessaria. mi pare l’unica, reale, via di uscita. invece, lo sapete, il progetto di una “sinistra autonoma” (da cosa, poi, non l’ho mai capito…) “radicata nel conflitto sociale” ma sdradicata dal governo della cosa pubblica, non mi pare nè auspicabile nè utile per il paese.

  27. lussu scrive:

    @ Nemecsek
    non è che Berlusconi se la fa sotto, ma sta attento a evitare che si creino problemi in futuro. Se Vendola vince, il valore è nazionale: anche nei posti tendenzialemnte di dx, se la sx, fa la sx può arrivare a battere la dx, anche senza udc. E con i tempi che corrono è un messaggio forte (più o meno lo stesso discorso valeva per Soru e infatti la campagna elettorale non l’ha fatta Cappellacci, ma Berlusconi)

  28. lussu scrive:

    ah altra cosa: le primarie pugliesi sono state molto sulla persona, ma anche tanto su contenuti. la gente è andata a votare vendola perchè non vuole un’alleanza con l’udc, che insomma, non è un contenuto da poco.

  29. masaccio scrive:

    Non credo che la gente sia andata a votare Vendola perché non vuole un’alleanza con l’Udc, dato che Vendola si è sempre dichiarato favorevole a un’alleanza con l’Udc, arrivando a nominare un assessore di quel partito già nella scorsa giunta.

  30. masaccio scrive:

    Dedalus, stai dicendo che vorresti che il Pd si alleasse sistematicamente con la sinistra e non con l’Udc a livello nazionale? Perché è esattamente il contrario di quanto i dirigenti del Pd dicono e fanno.

  31. Nemecsek scrive:

    Lorenzo mi ha anticipato; Vendola non era contrario all’alleanza all’Udc (che comunque non sarebbe questo gran tema, io intendevo temi che riguardano la vita delle persone).
    Già le primarie sono uno strumento tutto incentrato sulla persona e poco sulle idee, sui temi, sulle proposte (per questo non mi piace molto), ma se almeno con queste si riuscisse a parlare di qualcosa non sarebbe male. Non abbiamo assistito allo scontro tra un candidato anti-nucleare e uno pro, tra uno per la privatizzazione dell’acqua e uno contrario, ma abbiamo assistito ad un confronto solo sulla persona. Per questo dico che il fatto che abbia vinto Vendola (cosa di cui sono contento, ci mancherebbe) ha una rilevanza solo pugliese, che non riesce a imporre nessun tema (come chenneso quello delle energie rinnovabili, di cui Vendola si è occupato da presidente).
    Sono convinto che se sarà rieletto governerà bene la Puglia, come ha già fatto, ma da qui a vedere nelle primarie e nella figura del leader la soluzione ai problemi della sinistra ce ne passa.

  32. dedalus scrive:

    Masaccio, chiaro che sì! fermo restando che stiamo parlando della sinistra di Vendola e di amministratori locali di altissimo livello come Angela Barbanente, di una sinistra di governo, post-comunista, democratica e ambientalista, fondamentalmente riformista. nulla a che fare col trotzikismo movimentista e con l’anarcosindacalismo anti-capitalista di Ferrero, Diliberto, Cremaschi, e compagnia cantante. d’altra parte Rifondazione si è sfasciata proprio sul solco di questa divisione, no?

    come già detto, un’alleanza con l’Udc a livello nazionale sarebbe per me una ragione sufficiente per non votare Pd. già l’alleanza con Di Pietro faccio fatica a digerirla.

  33. Nemecsek scrive:

    “trotzikismo movimentista e con l’anarcosindacalismo anti-capitalista di Ferrero, Diliberto, Cremaschi, e compagnia cantante”

    Scusa, ma in che paese vivi? No perchè se no facciamo come Casini che li chiama sinistra estrema, ma fa ridere i polli. Dai, sul serio Diliberto movimentista e anarcosindacalista? Quello che ha fatto la scissione per mantenere in piedi il governo Prodi? Ferrero, ministro fino a 5 minuti fa?

  34. lorenzo scrive:

    @dedalus Ti chiedo se secondo te non sarebbe meglio che la scelta tra Vendola e un margheritino qualunque la facesse il partito, dandosi un’identità riconoscibile e escludendo i margheritini a priori, invece di cercare sempre la scappatoia per inseguire un “allargamento” che è molto di forma e poco di sostanza.
    Sinceramente penso gioverebbe molto alla causa di una “sinistra di governo”, che è poi quello che credo vogliamo tutti. Ti dirò, mi dà parecchio fastidio per questo l’etichetta che tu affibbi a Ferrero, Rinaldini ecc. I quali sono pure, se vuoi, stati al governo. Non avendo poi contato un cazzo, per cui la decisione di dire “se si deve andare al governo, va fatto contando qualcosa” mi sembra piuttosto diversa dalla tua definizione. Non vedo perché questa posizione debba essere, per il PD e i suoi elettori, inaccettabile, mentre lo sono i comportamenti della Binetti, del Polito e del Calearo di turno.

  35. masaccio scrive:

    Dedalus, se vai a dire a buona parte di quelli di Sinistra e Libertà che hanno fatto la scissione perché sono postcomunisti e riformisti, ti sputano in un occhio.
    La scissione è stata fatta fondamentalmente su due cose: la fusione della sinistra in un partito unico e la scelta strategica di un’alleanza col Pd. Poi, certo, ad andarsene è stata la parte più moderata del Prc, chi lo nega. Ma quelli che conosco io si definiscono tuttora comunisti, Vendola compreso.
    Comunque la tua linea è ben chiara, è la stessa di Penati: c’è la sinistra buona e presentabile e quella cattiva ed estremista. Sta ai compagni di Sinistra e Libertà scegliere se accettare di essere la foglia di fico di chi la pensa così.

  36. simone scrive:

    caro dedalus, sulla scissione di rifondazione

    potrei risponderti allora dicendoti che la scissione di sinistra democratica è stata fatta per non accettare la scelta di diventare degli sporchi democristiani che cercando solo la gestione del potere senza guardare un faccia nessuno nemmeno per le alleanze.
    ma siccome credo che tu abbia frainteso il senso della scissione in rc e che tu abbia scritto cose che non volevi dire allora non lo dico che il pd sono dei democristiani biechi

  37. dedalus scrive:

    appunto, siamo d’accordo. la scissione interna a Prc è avvenuta per due ragioni: 1) vogliamo rimanere ancorati all’identità comunista piuttosto che confluire in un progetto più ampio; 2) non vogliamo allearci con il Pd, ovvero con l’unica forza con cui avremmo una qualche, seppur minima, possibilità di governare. è corretto? la scelta alla base di Sinistra e libertà, invece, è stata un’altra, quella opposta, e che Vendola si definisca comunista non c’entra nulla: Sinistra e libertà non è un partito comunista, ma un progetto a cui hanno aderito tradizioni diverse della sinistra italiana. c’è chi l’ha chiamata una Bolognina con vent’anni di ritardo.

    non utilizzerei mai, nè ho mai utilizzato, “buono” e “cattivo” come catgorie politiche. ho parlato piuttosto di sinistra riformista e di sinistra antagonista, ossia massimalista. non sono certo categorie che ho inventato io, bensì fanno parte del lessico e della storia del socialismo europeo. non credo che possiate negare la loro pertinenza in questo dibattito. questa differenza c’è, grande come una casa, e la spaccatura del Prc non ha fatto altro che ricalcarla.

    @ lorenzo. “secondo te non sarebbe meglio che la scelta tra Vendola e un margheritino qualunque la facesse il partito, dandosi un’identità riconoscibile e escludendo i margheritini a priori”. la scelta l’ha fatta il partito, eccome! chi altri se no? la scelta l’ha fatta la base del partito, le primarie servono a questo. i vertici hanno toppato e hanno clamorosamente perso. esculdere i margheritini a priori… ottima idea, peccato che questo non è il progetto del Pd, progetto a cui siamo in molti a credere e per cui siamo in molti a lavorare.

    la scelta identitaria del Prc inacettabile? no, semplicemente incompatibile con le scelte di fondo di un partito riformista. lo sai, tutti lo sapete, meglio di me.

    @ simone. ho scritto cose che non volevo dire? non sarai mica uno psicanalista😉 siccome non dici che “il pd sono dei democristiani biechi” (sic), io allora non ti rispondo.

  38. Stefano scrive:

    Ciao a tutti! La riflessione è interessante, anche la discussione aperta nei commenti.

    1. Guardo con fiducia alla vittoria di Vendola perché spero che con altri 5 anni riesca a dare una svolta a una regione del sud (a nord putroppo non abbiamo di queste fortune). Questa cosa non si traduce necessariamente in un vantaggio per la sinistra italiana come giustamente fa notare il post.

    2. I conteggi sui risultati elettorali secondo me sono (matematicamente😉 ) poco facilmente confrontabili. Sappiamo tutti che la principale novità che sta mettendo in crisi la sinistra e il PD non è uno spostamento di voti, ma l’astensione. Molta gente non vota più, soprattutto la sinistra. Di fronte a questo dato diventa secondo me difficile tracciare bilanci sul consenso ideologico (e non elettorale) nel nostro paese.

    3. Sono d’accordo sul fatto che si debba ripartire da idee e programmi ben chiari, in questo senso guardo positivamente a rifondazione. Tuttavia proprio dal punto di vista ideologico non riesco a trovarmici vicino. Anche se questa cosa è vera per qualsiasi partito esistente in italia, magari mi sbaglio ma finora ho trovato programmi elettorali più vicini a me in altre realtà.
    Ricordo ad esempio che a una riunione parlando di matrimoni omosessuali qualcuno mi disse “ma quelle cose non sono alla base, discenderanno dalle pari condizioni sociali” o qualcosa del genere. Io risposi “non è vero, io ad esempio non ho alcun impedimento economico o sociale, eppure non mi posso sposare” e su questo si apre secondo me un’importante discussione (che non riguarda solo noi minoranze che distolgono l’attenzione dai veri problemi dei cittadini normali, come dice chi pensa che esistano i cittadini anormali), però non vorrei uscire dall’argomento.

    4. Infine, riguardo al PD vorrei che qualcuno mi spiegasse che cosa significa la parola riformista alla luce del fatto che essere mediatori non significa avere un’idea.

    E’ il mio primo commento sul vostro blog🙂 grazie per l’attenzione!

  39. lorenzo scrive:

    Ciao dedalus,
    l’unico punto che non mi torna nel tuo ragionamento, perfettamente legittimo, è una certa contraddizione di fondo. Ovvero, la scelta base è tenere dentro tutti, in nome dell’ascesa al governo e della modernità (perdona se banalizzo), però la base è felice come una pasqua se i margheritini, che sono dentro per scelta di tutti, perdono e non contano nelle decisioni…insomma, mi pare una politica contraddittoria e piuttosto opportunista.
    Sulla scelta del prc: proprio in virtù di questa contraddizione la ritengo corretta, al di là di visioni strettamente identitarie che poco mi appartengono (alla falce e martello sulla scheda rinuncerei volentieri, se fosse utile). In un ottica di “comportamento fluido” si perde di vista il fine del governo, ovvero il proporre leggi, provvedimenti, ecc. che siano d’aiuto ai cittadini (banalizzo ancora). Ecco, se la decisione su quali siano i provvedimenti “buoni” e quelli “cattivi” ci si mette d’accordo per finta, pronti a cambiare direzione secondo le opportunità, la fine che si fa l’abbiamo già vissuta, e secondo me è bastata e avanzata.

  40. francesco scrive:

    @dedalus: “1)vogliamo rimanere ancorati all’identità comunista piuttosto che confluire in un progetto più ampio; 2) non vogliamo allearci con il Pd, ovvero con l’unica forza con cui avremmo una qualche, seppur minima, possibilità di governare. è corretto?”
    Per la cronaca, no. Se ti piace disegnarla come una decisione grottesca ed egoista, prego, il punto è che non è così. Rifondazione non ha deciso di continuare a definirsi comunista per puro capriccio, ma l’ha fatto partendo da un dato reale: la sua comunità. Può piacere, o no, ma il fatto è che dopo anni di tatticismi esasperati e di contenuti un po’ confusi, e dopo gli anni del governo prodi e dell’arcobaleno, rifondazione ha voluto partire da un punto in comune tra tutti per rilanciare il partito credendolo in grado di rappresentare una seria alternativa a sinistra rispetto al PD. E’ un dato di fatto che la base di Rifondazione si definisca comunista, cosa che vale anche per quella che ha seguito Vendola. Poi, che per qualcuno sia diventata una parolaccia, un insulto, un’aberrazione, questi sono personalissimi infantilismi (peraltro mossi da gente che oggi riabilita craxi e sputa su Berlinguer, per dire). Sul secondo punto, beh, dubito tu ignori cosa sia successo durante il governo Prodi, e chi ne abbia pagato di più le conseguenze (non i reali responsabili di quella caduta, o di scelte ultra moderate e più affini a soggetti come Confindustria). Allearsi col PD per poi prendersi palate di merda per colpe che non si hanno e che son dovute solo ai rapporti di forza non mi pare sia più il caso: è successo con Prodi, è successo, come ha scritto Masaccio, a Vendola, e così continuerà a succedere finche a sinistra non ci sarà un grande partito di massa con idee e principi precisi che possa rappresentare un’alternativa seria a quello schifo che è il partito democratico, accrocchio di apparati dirigenti scarsi, perennemente sconfitti che troppo tempo han passato nelle aule del Senato e della Camera arrivando a convincersi che le dinamiche interne a quelle istituzioni possano valere anche nei territori. Si sbagliano, e lo si vede ogni santo giorno. Ma finchè alla base andrà bene qualsiasi cosa (forse perchè ancor più priva di idee di chi ne ha già poche) quella gente sarà legittimata a sbagliare e a perdere. Contenti voi.

  41. francesco scrive:

    Per tornare al punto del post…
    Questo scriveva Sofri anziano un paio di giorni fa:
    “Se non si perderà il Lazio, sarà grazie alla speranza suscitata da una candidata come Emma Bonino che, qualunque opinione si abbia delle sue singole opinioni, non appartiene a quel modo di praticare la politica. Parliamo di candidati a presiedere regioni, Bonino e Vendola, che starebbero comunque al proprio posto in un Partito Democratico come quello che si era immaginato, e per il quale ancora a distanza di anni e di disinganni la gente si mette in fila d´inverno, a rimetterlo in carreggiata e dare una spinta.”
    Ora, è evidente che per come la si intende noi la politica, almeno la maggior parte di quelli che han commentato qui, questa è una sonora stronzata. Nel senso che sappiamo benissimo che in un partito fatto da gente come Fioroni Colaninno Ichino etc le posizioni di Vendola o della Bonino non troverebbero spazio, tant’è vero che i Radicali fino a due secondi fa spalavano vagonate di merda sul PD marcandone la distanza, e Vendola s’è fatto un partito a posta per non entrarci direttamente nel Pd ma al limite per essere più spendibile per potercisi alleare. Ma quello di cui parla Sofri è esattamente il motivo per cui i personalismi, i lìder, forse non sono la migliore delle soluzioni: ci si priva dei contenuti, si scommette solo sul mero appeal. Solo che poi, e davvero ogni giorno abbiamo conferma di ciò, le giunte cadono, o vanno in crisi, i consiglieri passano da una parte all’altra come in un flipper, ne risente la gestione dei territori, poi la gente si stufa e, come diceva stefano, o smette di andare a votare, con fatica eh, perchè a sinistra, per fortuna, al voto c’abbiamo sempre tenuto, oppure non si cura più di quel che capita e semplicemente vota chi vede o sente più spesso (ecco, lo dico anche a Dedalus, il PD vive di rendita, elettorale ed economica. Non è un progetto figo che ha conquistato voti convincendo la gente, ha semplicemente spostato soldatini, ha fatto campagna acquisti. Punto. E’ un dato di fatto che sia il più grande partito di centro sinistra, ma è la somma di due partiti che una ventina d’anni fa prendevano il doppio, quindi non me la tirerei poi troppo). Il Partito Democratico vive un momento di particolare difficoltà, iniziato esattamente il secondo dopo la scelta di Veltroni leader, dell’autosufficienza, del palco al centro del Circo Massimo tipo Obama avendone in più una cinquantina di kili, un paio di menti e una discreta dose di sfiga. E’ questo l’unico motivo per s’è concesso, più o meno, ad esterni al partito di candidarsi a capo di coalizioni di centro sinistra, ma è e rimarrà un’eccezione. Intendiamoci, fossi uno del pd farei lo stesso, perchè non ha alcun senso che coi numeri che mi ritrovo (in assoluto ridicoli, ma relativi al centrosinistra maggioritari) io debba lasciare spazio politico ad altri che potrebbero portarmi via consensi. Ma sopratutto lo giudichere un fallimento in termini di progetto politico, perchè evidentemente il mio modello non funziona, non mi consente di raccogliere un consenso sufficiente. Ecco perchè sono d’accordo che Vendola sia un caso isolato, che potrebbe ripetersi eh, nel senso che ci potranno essere ancora occasioni in cui singoli potranno avere consensi superiori a quelli del partito, ma in termini politici non ci sono spazi perchè un singolo possa mettere paura sul piano nazionale, non è fattibile concretamete. Che piaccia o no i partiti hanno ancora in mano la gestione del paese, in ogni singola istituzione, e il pd è fra questi (sempre perchè l’ha ereditato eh), e questo porta ad avere contatti diretti con moltissime persone, che poi siccome c’è l’assesore o il sindaco bravo allora poi ti vanno a votare anche alle politiche. Rifondazione crebbe anche amministrando bene comuni e province,e lo stesso valse, in termini minori, per il PdCI. Bisogna ripartire da lì.

  42. Gianluca P. scrive:

    Ciao, dibattito molto interessante.

    Ritengo l’analisi di Masaccio molto condivisibile, Vendola può essere candidato oggi perchè già era governatore in virtù della logica di coalizione che oggi non esiste più. Ovvero la sinistra riesce a imporre la coalizione solo dove è forte e decisiva per la sfida elettorale (vedi ad esempio anche le primarie a Venezia).
    Quello che non condivido è la visione delle primarie come strumento strano ed eccentrico (ma forse ho capito male il tono), al contrario le primarie (tanto avversate dalla dirigenza piddina) sono l’unico strumento che consente al PD di mantenere vicino a sè l’elettorato, proprio per quell’idea maggioritaria di veltroniana memoria. Il PD, secondo questi elettori, rappresenta tutta la sinistra,chi non ci entra è elitario perchè volendo tramite le primarie può imporsi nel partito unitario. Alla fine, come si diceva prima, questa idea dà come risultato un partito senza posizioni, senza idee o con troppe idee contrastanti e schiacciato dai personalismi.

    Quanto alla polemica su riformismo e massimalismo… e se fosse questa divisione da lasciare nel ‘900? Mi pare che oggi col termine riformista si voglia celare soltanto il più normale conservatorismo e liberismo, cosa ha fatto il PD da quando è nato che si possa dire di sinistra? Il PD è in quasi tutti i temi sulle posizioni dei partiti conservatori d’europa. Un partito riformista dovrebbe porsi come traguardo il cambiamento della società, quindi ad esempio limitare la precarietà del lavoro, sviluppare lo sfruttamento delle energie rinnovabili, approvare matrimonio e adozione per gli omosessuali, etc. Tutte cose su cui il PD è contrario o non ha una posizione.
    In un commento precedente qualcuno diceva che anche boccia era contro la privatizzazione dell’acqua e al nucleare, qualcuno ci crede davvero? Cioè qualcuno crede che il PD sia un grande avversario di nucleare, cementificazione, inceneritori, privatizzazioni varie? Si almeno quanto vuole risolvere il conflitto di interessi. Solo in campagna elettorale.

    Quale strada per la sinistra italiana? Navigo a vista in questo momento, il progetto della federazione della sinistra mi pare seguire la strada giusta, ricominciare dal territorio e dall’azione, purtroppo non riesce a convincermi del tutto per le stesse questioni poste da Stefano. SEL mi pare un progetto inesistente fuori dalla Puglia, costruito male e di fretta e da una scissione poco condivisibile, ma nel suo miscelare comunisti, ecologisti, “socialisti” e inserendo il tema dei diritti civili è un progetto interessante.

    Scusate la lunghezza e l’italiano non proprio perfetto ma ho scritto di fretta🙂

  43. PaoloG scrive:

    Ritrovo ora per caso questa discussione che mi ero segnato qualche mese fa, perchè per quanto mi piacesse Vendola, ero d’accordo con te sulle scarsissime possibilità di un suo, e della sua parte politica, futuro politico su scala nazionale.
    Il tuo discorso di fondo rimane vero e coerente.

    Il disfacimento generale di questi mesi però (non solo della maggioranza di governo, ma anche delle opposizioni) mi sembra abbia cambiato le carte in tavola. Questo perchè in fondo a Vendola e a SEL vengono riconosciute coerenza e ideali da gran parte della base del PD ma non solo (diciamo del csx in generale). Il resto del csx è sfrantumato anche al proprio interno e non riesce proprio a proporre una idea di futuro per l’Italia, perlomeno non in modo riconoscibile. Vendola invece riesce a trasmettere la sua idea di Italia in maniera molto più riconoscibile, forse anche perchè la sua identità così forte e così multiforme allo stesso tempo lo rendono più facilmente assimilabile a tante persone.

    Che ne dici di riprendere questa tua analisi di un anno fa e farci sapere che ne pensi?

  44. Johnk742 scrive:

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