Voglia di vincere

È risaputa la scarsa considerazione che, per quanto mi sia simpatico, nutro per Giuseppe Civati e per i suoi (molto peggio di lui) sodali.

Però da qualche giorno il nostro sta ripetendo con una certa insistenza una cosa interessante e importante. Dice Civati che

Giuliano Pisapia, dicono i sondaggi, può vincere le elezioni e, tra due mesi esatti, potrebbe essere sindaco di Milano. Non tutti i milanesi, nemmeno quelli di centrosinistra, sembrano esserne del tutto consapevoli, ma le cose stanno così. Moratti è in difficoltà, il Terzo Polo (Palmeri) e il Quarto (Grillo) condurranno i due principali candidati al ballottaggio.

Oggi l’ha scritto perfino Europa. Non la Pravda:

Se tutto questo è vero non si comprende la strana freddezza con cui il Pd guarda alle prossime amministrative sotto la Madonnina. Un misto di diffidenza e scetticismo che fa a pugni con i sondaggi di quasi tutti gli istituti di ricerca che, per la prima volta da molti anni, dicono che il miracolo a Milano è possibile, che Giuliano Pisapia può farcela. Naturalmente è giusto essere prudenti sui sondaggi. Una percentuale assai alta di indecisi autorizza qualsiasi previsione.
Però anche l’idea del premier di presentarsi capolista alle comunali conferma che i sondaggi che ha in mano lui sono gli stessi che conosciamo tutti, che il candidato del Terzo polo può rubare molti voti al sindaco uscente, che la Lega è un alleato insidioso, che è molto difficile trascinare al ballottaggio un elettorato deluso o indifferente. […] Però lo squilibrio delle risorse in campo con la Moratti è evidente e devastante, e forse qualche sforzo in più (di soldi, di mobilitazione, di passaparola, ma soprattutto di soldi) si potrebbe fare.
[…] In termini di peso specifico la vittoria sotto la Madonnina conta molto di più di mille mobilitazioni di piazza, di convention, girotondi, fiaccolate, raccolte di firme. Speriamo che il Pd se ne accorga.

Al di là di tutte le considerazioni simboliche sulla capitale economica ecc. ecc., di cui non mi interessa assolutamente nulla, chiunque conosca un minimo come funziona la Lega, provi a immaginare la reazione di Umberto Bossi alla sconfitta di un candidato berlusconianissimo come la Moratti, con Berlusconi in lista, nella capitale del berlusconismo.

Personalmente, mi immagino qualcosa di molto simile a questo:

Il potere della Lega, da ormai una quindicina d’anni, sta nelle amministrazioni locali, nel consolidamento di un blocco sociale, politico ed economico in alcune specifiche aree del nord. Se la Lega perdesse Milano, in un momento in cui ha il vento in poppa ed è frenata solo dal nodo scorsoio che la lega a Berlusconi, quanto ci metterebbe a liberarsi? Il federalismo è stato approvato: ciao ciao governo, ciao ciao Silvio, si va alle elezioni.

Ecco, al di là di ogni considerazione politico-programmatica (personalmente in questo momento non credo che un’eventuale nuova stagione di centrosinistra al governo farebbe faville), da un punto di vista puramente strategico, se io fossi un dirigente del centrosinistra, in questo momento, metterei tutti le forze e i soldi che ho su Milano, e proverei a portarla a casa. Se volessi veramente far cadere Berlusconi.
Dato che ciò non succede, e che Pisapia sembra far campagna da solo e senza un euro, ci sono tre possibilità, su cui interrogo i lettori di Malingut:

  1. sono uno scemo e ho scritto una serie di puttanate enormi;
  2. i dirigenti del Pd sono cretini;
  3. i dirigenti del Pd non vogliono far cadere Berlusconi.

Via alle telefonate…

Una risposta a Voglia di vincere

  1. Tonino scrive:

    mah una campagna per vincere a Milano dovrebbe essere, sarebbe dovuta essere una priorità sempre e in qualsiasi condizione, perché è chiaramente in grado di rompere gli equilibri, non solo e non tanto politici (Milano non ha mai contato moltissimo per Berlusconi) ma anche di un blocco di interesse verticale e compatto che si è stretto da anni intorno a una città importante e ricca di risorse. Ricordo anche che alle precedenti comunali la Moratti ha vinto al primo turno, ma con uno scarto di meno di 50.000 voti.
    Altro dato che voglio ricordare è che dopo gli exploit pre-centrodestra, con Formentini e lo sfondamento elettorale, la Lega ha una presenza rumorosa ma esigua in consiglio comunale e nei voti espressi, anche se è vero che sono cresciuti gli appetiti e la sfrontatezza di chi si sente rassicurato dai recenti risultati.
    Detto questo per andare al sodo penso che la numero 2) sia facilmente vera e la 3) lo è in parte se parliamo della città. Ma il partito nazionale che ha problemi suoi anche analoghi c’entra solo fino a un certo punto, si tratta di condizioni autoctone e di dirigenza locale brasata, divisa, senza iniziativa e forse con poca voglia di vincere.
    Inoltre non è che gli altri soggetti a sinistra siano arrivati pimpanti attraverso la cura delle plurime sconfitte, eh. E lo stesso Pisapia non sta per ora conducendo una campagna così scoppiettante, ma per fortuna il profilo basso e la saturazione da Moratti e inamovibilità del contesto sembrano pagare per il giusto verso.

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