Nucleare, che succede?

Il colpo di scena di ieri, col governo che dichiara la rinuncia al ritorno all’atomo, ha veramente del clamoroso.

Ma cosa sta succedendo veramente? Il governo ha presentato un emendamento al decreto omnibus, dove di fatto abroga tutti gli articoli del decreto sviluppo che sarebbero invece stati abrogati dal referendum. L’emendamento deve però passare prima al Senato (oggi) e poi alla Camera. Accaduto questo la Cassazione deve esprimersi sulla validità, cambiate le carte in tavola, del referendum. Si tratta quindi di un annuncio a parole, che deve essere confermato da fatti, per ora.

Ma quali sono le valutazioni da fare?

E’ plausibile che il referendum non si farà. Una mossa così azzardata rende difficili ulteriori passi indietro, quantomeno in Parlamento. Sarà da vedere cosa deciderà la Cassazione, dato che questo emendamento non esclude un ritorno del nucleare in Italia nel futuro (lascia una mezza porta aperta, che invece il referendum avrebbe chiuso).

Se però dovessi scommettere oggi, scommetterei che il referendum non si farà.

Ma perchè il governo ha preso questa decisione? Sicuramente influiscono vari fattori. Il primo, quello del rischio di raggiungere il quorum: si tratterebbe di una delle più grandi sconfitte del governo Berlusconi, perchè perderebbe su giustizia, la principale ossessione del premier, e su tematiche ambientali che e per un governo negazionista sarebbe un duro colpo. Certo il fatto che il singolo interesse di Berlusconi di evitare i processi abbia smontato gli interessi pazzeschi che stanno dietro al nucleare fa pensare; c’è da considerare però un’altra cosa: probabilmente il nucleare in Italia si sarebbe risolto in appalti e studi, senza che mai le centrali vedessero davvero la luce. Poichè l’emendamento del governo parla di studi (“ulteriori evidenze scientifiche”) per verificare la fattibilità del nucleare in Italia possiamo pensare che qualche interesse verrà comunque mantenuto. Altri interessi salteranno, è probabile. E potrebbero essere quelli della Francia, a cui il governo forse vuol far pagare un prezzo per i litigi su profughi tunisini e guerra in Libia.

Sta di fatto che la retromarica del governo è un’ammissione di debolezza. Ora però non bisogna tirare i remi in barca, perchè l’attacco alle energie rinnovabili è ancora in atto e perchè il 12 giugno si dovrà comunque andare a votare 3 si.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: