L’acqua, il referendum e i pifferi di montagna

Da qualche giorno volevo intervenire per sottolineare le storture di cui è piena la guida ai referendum di Francesco Costa per Il Post, in particolare per quanto riguarda l’acqua.

Oggi l’ha fatto meglio di me Luca Martinelli di Altreconomia, e il suo botta e risposta con Costa è illuminante. In particolare lo è, paradossalmente, la risposta di Costa, quando scrive:

A fronte dell’abolizione completa della remunerazione del capitale investito e quindi della “impossibilità di trarne profitto”, come dicono i comitati per il Sì, sarebbe proibitivo trovare investitori privati, a meno che questi non siano interessati a fare beneficenza.

Questo è il miglior argomento contro la privatizzazione: se, infatti, l’unico margine di profitto che hanno i privati è l’aumento delle tariffe, allora non è assolutamente vero che, come sostengono i fautori della privatizzazione, la gestione privata è più efficiente di quella pubblica. Se infatti la gestione privata fosse più efficiente, allora il margine di profitto, a parita di tariffe, si ricaverebbe sui risparmi dovuti a quella maggiore efficienza.
Invece si dice chiaro e tondo che i privati, per guadagnarci, hanno bisogno di aumentare le tariffe. E a quel punto non si capisce perché non si possa lasciare la gestione al pubblico, che di margini di profitto, per definizione, non ha bisogno.

Annunci

2 Responses to L’acqua, il referendum e i pifferi di montagna

  1. Lorenzo ha detto:

    In realtà è talmente tautologico che non si capisce come degli esseri raziocinanti possano ancora essere favorevoli alla privatizzazione di qualunque cosa.
    Se un privato gestisce qualsivoglia affare lo fa per profitto. Per cui o lo fa abbassando la qualità di servizio e tagliando sui dipendenti, o alza le tariffe. La terza possibilità è che il pubblico che privatizza stia cedendo un’attività che produce utili, che è peggio, ma è anche il primo scopo della privatizzazione obbligatoria, secondo me.
    L’unica scusa plausibile rimasta ai privatizzatori è quella della scarsa disponibilità di fondi pubblici per fare investimenti. Che dimentica però che lo stato ha fondi illimitati visto che gestisce la leva fiscale come vuole, e pure che se l’investimento necessario è tanto alto ogni pagliacciata sulla concorrenza va a farsi benedire (le famose “barriere all’ingresso”, se solo i pirloni liberisti si ricordassero che gliele hanno spiegate…).

  2. Tech Crunch ha detto:

    Quality articles or reviews is the secret to attract the viewers
    to pay a quick visit the web page, that’s what this website is providing.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: