Tourmalet, Mount Ventoux, Peloton, Maillot Jaune, Laurent Jalabert

luglio 5, 2008

Quelle nel titolo sono praticamente tutte le parole che so in francese. E, del resto, quella che inizia su Rai 3 tra 4 minuti è l’unica cosa per cui quel dannato esagono abbia senso di esistere: il Tour de France.

La solita settimana di noia iniziale, ma poi qualcosa dovrebbe succedere. Come al Giro, del resto: è un momento talmente scarso che rischia di essere addirittura divertente. Riccò senza le paranoie della classifica e con Piepoli a fargli da chioccia potrebbe essere meno inutile che al Giro. Cunego ormai è stato talmente umiliato che inizia a essermi simpatico, e nell’inutilità generale potrebbe addirittura emergere. Valverde, Cadel Evans, Pereiro: i nomi dei favoriti sono oggettivamente ridicoli, ma questo c’è. I cronisti Rai ci svangheranno i maroni con l’ennesima grande-promessa-del-mezzogiorno-d-italia: dopo Totò Commesso, gli inguardabili Sgambelluri e Figueras e mille altri, quest’anno scommetto su Vincenzo Nibali. Resteranno a indugiare con la telecamera sull’immagine di lui che si stacca ad ogni salita, mentre davanti succede di tutto. Lo elogieranno per i suoi dignitosi piazzamenti e gli daranno l’appuntamento all’anno prossimo. Per i prossimi 15 anni. Il sottoscritto continua a solidarizzare con il povero Menchov e puntare sui fratelli Schleck, soprattutto il giovane, Andy.
Sia chiaro che se per caso Cunego fa il colpaccio, il cotenutario paga da bere a tutti.

P.S.
Yalp non va. Speriamo nello streaming Rai.

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Siamo alle solite

giugno 17, 2008

Nulla di nuovo sotto il sole: L’Italia stasera si gioca la partita della vita e nel frattempo Berlusconi si fa le leggi ad personam.

Non a caso le fa in questo periodo: quando aveva i riflettori su di lui, dopo le elezioni, si è occupato delle cose più popuiste come sicurezza e rifiuti, ora che i riflettori sono sul calcio, lui pensa un po’ ai fatti suoi. Ma quaclosa potrebbe non andargli bene. Non mi riferisco a Veltroni che lancia strali, minacciando addirittura (udite udite!) la rottura del dialogo, terrorizzando Berlusconi. Mi riferisco all’eventuale eliminazione dell’Italia, che eliminirebbe la distrazione sociale pensata da Berlusconi. Salterebbe la logica del Panem e circenses insomma. Di certo non sarebbe un dramma per il nostro premier, ma forse la cosa lo infastidisce un po’: l’Itala non è nuova a usare lo sport come distarazione dai fatti politici: il caso più famoso è quando nel ’48, dopo l’attentato a Togliatti, Andreotti telefonò a Bartali per chiedergli di vincere un Tour già perso, per raffreddare così i bollenti animi che infiammavano l’Italia.

Chissà se Berlusconi oggi farà lo stesso. Ma lui non telefonerà a Donadani: telefonerà direttamente a Van Basten.


Italia 2008

Mag 29, 2008

Qui si è seri e pallosi, per scelta oltre che per indole.
È quindi con estrema serietà e gravità che annunciamo alla nazione che il prossimo mondiale di ciclismo su strada, che si terrà in autunno a Varese, ha il suo inno. Composto nientepopodimenoché da Memoooo Reeeeeemigi.

Qui potete sentire il capolavoro.

Memo Remigi. Nel 2008. Memo Remigi.

È un paese per vecchi.


E tra rabbia ed amore, il distacco già cresce

Mag 26, 2008

Oggi a Plan de Corones è stato battuto di pochissimo dal bravo Pellizzotti, che ha fatto la gara della vita, e dallo stupefacente Sella. Ma nel 2008, a quasi 37 anni, Gibo era ancora lì.
Gilberto Simoni è salito per la prima volta sul podio nel ’99, in quel Giro maledetto di Madonna di Campiglio e dell’ematocrito di Pantani. Una vita fa. Dietro di lui in classifica c’era Laurent Jalabert, le volate le vinceva Ivan Quaranta, quello che si staccava sui cavalcavia, e la grande promessa del ciclismo italiano, decimo quell’anno, si chiamava Roberto Sgambelluri. Nel ’99 nella classifica del Tour si leggevano nomi come Alex Zuelle, Fernando Escartin, Laurent Dufaux, Abraham Olano, Richard Virenque e Wladimir Belli.

Simoni quell’anno era già sul podio. E c’è rimasto praticamente sempre, in questi 10 anni. Possiamo dire che per un intero decennio, Simoni è stato il Giro d’Italia, vincendolo 2 volte e perdendolo clamorosamente altre 2, una volta per la famose caramelle alla coca della zia, e una volta per lasciare spazio a quel fighetto di Cunego.
Diciamocelo: questi 10 anni sono stati 10 anni di merda per il Giro. Anni in cui si davano battaglia per la magliarosa Casagrande e Garzelli, anni in cui Savoldelli vinceva staccando in salita Dario Frigo, Cadel Evans e Caucchioli. 10 anni di merda, in cui l’unica cosa che teneva gli italiani attaccati a questa corsa era lui, Gilberto Simoni. Era sempre lì, a guardare in cagnesco avversari, compagni di squadra e telecamere, a vincere sullo Zoncolan (2 volte) per dimostrare alla montagna di essere più cattivo di lei, a sfottere il principino Cunego e a rinfacciare a Basso le trattative sotto banco. Non c’è stata salita in cui non sia partito per primo, non c’è stato corridore che non abbia fatto di tutto per battere, non c’è stata cattiveria che non abbia detto. Stiamo parlando di uno che ha la faccia di culo di dire, se la beccano positivo alla cocaina, che sua zia gli ha portato delle caramelle dal Perù. Cosa vuoi dire, a uno così? Ti beccheresti una risposta a brutto muso, comunque.

10 anni dopo, il re degli stronzi è ancora lì, a dare dei “pecoroni” ai suoi colleghi più giovani che non attaccano e a insegnare la fatica ai tanti palloni gonfiati che si contenderanno il Giro di quest’anno, dal terrunciello Di Luca al degno erede in stronzaggine Riccò, passando per quel Contador che dopo aver vinto un Tour per sbaglio sarà portato in carrozza anche a Milano.

Nel 2003, proprio quando Simoni trionfò sullo Zoncolan, in gruppo c’era ancora un fantasma con la faccia di Marco Pantani. Senza allenamento, senza motivazioni, senza gambe, era davvero l’ombra di se stesso. Ma sul Mostro della Carnia, andò su con i migliori, arrivando poco dietro a Gibo. Perché ci sono corridori con la gambe a forma di salita, e ci sono salite che richiedono quelle gambe, e nient’altro.

Plan de Corones era una di queste, e Gibo ha la gambe a forma di salita e la bocca a forma di cattiveria. È arrivato in cima prima di tanti altri, a una manciata di secondi dalla vittoria, e invece di esultare era incazzato nero per non aver vinto. A 37 anni è per l’ennesima volta sul podio del Giro. Alla faccia vostra.


Altro che elezioni

aprile 13, 2008

Oggi:


Respiriamo l’aria

marzo 21, 2008

Non rompete i coglioni con l’equinozio che è oggi.

Lo sanno tutti: la primavera comincia domani.