L’iperPorcellum degli antiPorcellum

settembre 4, 2011

L’opinione pubblica, si sa, è strana. Volatile, artificiosa, tutt’altro che razionale. Da qualche anno, per esempio, va di moda stracciarsi le vesti contro l’attuale legge elettorale (il cosiddetto Porcellum) perché non prevede il voto di preferenza e quindi permette agli elettori di scegliere tra diversi partiti ma non tra diverse persone all’interno dello stesso partito, perché le liste sono bloccate.

Quando sento qualcuno lamentarsi del fatto che “ci hanno tolto la preferenza”, faccio sempre una domanda: “Quando è successo?”
Tutti mi rispondono: “Nel 2006, con il Porcellum”, e cadono dalle nuvole quando ribatto: “No, guarda che le preferenze in Italia sono state abolite nel 1993”. Lo stupore si tramuta presto in indignazione: “Ma no, non è vero, è il Porcellum, mi stai prendendo in giro”. Leggi il seguito di questo post »

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Le false notizie

settembre 2, 2011

Da che mondo è mondo un giornale dovrebbe pubblicare le notizie. Ieri ho avuto un dubbio: Repubblica, uno dei più importanti quotidiani italiani, titolava nella versione online: “Carcere per chi evade sopra i 3 milioni”. Mi son detto che se questo veniva riportato come una notizia, era dunque una novità.

È da ieri che continuo a chiedermi dove finiva prima chi evadeva milioni di euro: al bar, al parco, al mare?


Voglia di vincere

aprile 5, 2011

È risaputa la scarsa considerazione che, per quanto mi sia simpatico, nutro per Giuseppe Civati e per i suoi (molto peggio di lui) sodali.

Però da qualche giorno il nostro sta ripetendo con una certa insistenza una cosa interessante e importante. Dice Civati che

Giuliano Pisapia, dicono i sondaggi, può vincere le elezioni e, tra due mesi esatti, potrebbe essere sindaco di Milano. Non tutti i milanesi, nemmeno quelli di centrosinistra, sembrano esserne del tutto consapevoli, ma le cose stanno così. Moratti è in difficoltà, il Terzo Polo (Palmeri) e il Quarto (Grillo) condurranno i due principali candidati al ballottaggio.

Oggi l’ha scritto perfino Europa. Non la Pravda:

Se tutto questo è vero non si comprende la strana freddezza con cui il Pd guarda alle prossime amministrative sotto la Madonnina. Un misto di diffidenza e scetticismo che fa a pugni con i sondaggi di quasi tutti gli istituti di ricerca che, per la prima volta da molti anni, dicono che il miracolo a Milano è possibile, che Giuliano Pisapia può farcela. Naturalmente è giusto essere prudenti sui sondaggi. Una percentuale assai alta di indecisi autorizza qualsiasi previsione.
Però anche l’idea del premier di presentarsi capolista alle comunali conferma che i sondaggi che ha in mano lui sono gli stessi che conosciamo tutti, che il candidato del Terzo polo può rubare molti voti al sindaco uscente, che la Lega è un alleato insidioso, che è molto difficile trascinare al ballottaggio un elettorato deluso o indifferente. […] Però lo squilibrio delle risorse in campo con la Moratti è evidente e devastante, e forse qualche sforzo in più (di soldi, di mobilitazione, di passaparola, ma soprattutto di soldi) si potrebbe fare.
[…] In termini di peso specifico la vittoria sotto la Madonnina conta molto di più di mille mobilitazioni di piazza, di convention, girotondi, fiaccolate, raccolte di firme. Speriamo che il Pd se ne accorga.

Al di là di tutte le considerazioni simboliche sulla capitale economica ecc. ecc., di cui non mi interessa assolutamente nulla, chiunque conosca un minimo come funziona la Lega, provi a immaginare la reazione di Umberto Bossi alla sconfitta di un candidato berlusconianissimo come la Moratti, con Berlusconi in lista, nella capitale del berlusconismo.

Personalmente, mi immagino qualcosa di molto simile a questo:

Il potere della Lega, da ormai una quindicina d’anni, sta nelle amministrazioni locali, nel consolidamento di un blocco sociale, politico ed economico in alcune specifiche aree del nord. Se la Lega perdesse Milano, in un momento in cui ha il vento in poppa ed è frenata solo dal nodo scorsoio che la lega a Berlusconi, quanto ci metterebbe a liberarsi? Il federalismo è stato approvato: ciao ciao governo, ciao ciao Silvio, si va alle elezioni.

Ecco, al di là di ogni considerazione politico-programmatica (personalmente in questo momento non credo che un’eventuale nuova stagione di centrosinistra al governo farebbe faville), da un punto di vista puramente strategico, se io fossi un dirigente del centrosinistra, in questo momento, metterei tutti le forze e i soldi che ho su Milano, e proverei a portarla a casa. Se volessi veramente far cadere Berlusconi.
Dato che ciò non succede, e che Pisapia sembra far campagna da solo e senza un euro, ci sono tre possibilità, su cui interrogo i lettori di Malingut:

  1. sono uno scemo e ho scritto una serie di puttanate enormi;
  2. i dirigenti del Pd sono cretini;
  3. i dirigenti del Pd non vogliono far cadere Berlusconi.

Via alle telefonate…


Come siamo messi

febbraio 13, 2010

Non so se, in questo manifesto, sia più triste la dicitura “P.S.I.” dentro il simbolo, la gigantografia (con tanto di nome nel simbolo) di uno che non è neanche candidato, o la pubblicazione di un indirizzo web senza neanche averlo registrato…

Oh, per carità, lo sfacelo è generale, eh. Questi altri non hanno neanche un sito nazionale…


Il coraggio della stampa libera

gennaio 12, 2010

Il Gazzettino è da anni la voce della destra veneta più becera e razzista. Non c’è crimine che non sia stato addebitato ai rumeni o all’indulto, non c’è scoreggia berlusconiana che non sia stata prontamente applaudita da un puntuale editoriale di (giuro) Bruno Vespa. Oggi, nel giro di poche ore, vengono pubblicate con grande evidenza due notizie.

Ogni riferimento al fatto che il partito guidato dal genero dell’editore sia in campagna elettorale contro la Lega è puramente casuale.


Bombe di fine anno

dicembre 31, 2009

Avrei parecchie cose da scrivere, ma ne ho anche parecchie da fare, in questo periodo. Torno presto, giuro.
Al momento mi limito a far notare il capolavoro di cui è stato capace oggi Christian Rocca, sedicente giornalista “di sinistra” del Foglio:

Andrew Sullivan ormai è diventato la versione americana di Paolo Guzzanti. Una macchietta. Nel suo delirio tardo-pacifista, dopo essere stato uno dei più roboanti sostenitori dell’intervento in Medio oriente, ora propone di mandare le truppe americane e Nato in Israele, contro Israele.
“Increasingly, it seems to me, NATO or US troops will have to intervene on the border to enforce a separation and an end to these settlements for good and all”.

A parte il fatto che Sullivan scrive “on the border”, al confine. Ma si sta parlando di “settlements” nella “West Bank”. Ciò che in italiano chiamiamo “insediamenti” in “Cisgiordania”. Stiamo parlando dei coloni israeliani nei Territori Occupati. Che sono, appunto, territori occupati. Pezzettini di Giordania (in questo caso) ed Egitto (nel caso di Gaza) che Israele occupa illegalmente dal 1967. Non sono “in Israele”. Nessuno ha mai definito Gaza o la Cisgiordania “in Israele”. Nessuno stato, neanche gli Usa di Bush, hanno mai definito quei territori “in Israele”. Neanche la destra israeliana ha mai avuto queste posizioni: di solito giustificano il fatto che Israele stia occupando territori non suoi dicendo che è necessario per la sua sicurezza, per difendersi dal terrorismo, ecc.
Ma nessuno, neanche Bush, ha mai sostenuto che fossero “in Israele”. Forse lo sostiene qualche estremista ultraortodosso di quelli che prendono alla lettera la Bibbia e vogliono sterminare tutti gli arabi infedeli. Ma è una ristrettissima minoranza anche in Israele, quella che crede che i palestinesi semplicemente non esistano, e che tutta, tutta quella terra sia “in Israele”. Una piccola minoranza di fondamentalisti religiosi e, da oggi, il laico “di sinistra” Christian Rocca. Vi ricordate quello che scrivevo qualche tempo fa sulla scomparsa assoluta dei fatti che avviene ogni volta si cita la Palestina? Ecco, peggio. Siamo allo scavalcamento a destra della destra americana e di quella israeliana. Olé.


E tutti sono onesti e tutti sono pari/ e tutti hanno le palle/ democratiche e popolari

dicembre 14, 2009

Peggio di quel Capodanno in cui il muratore  gli tirò addosso un treppiede (estremista edile, avevano preconizzato gli Afterhours).
È successo ieri e già non se ne può più.
Per svariate ore la mia homepage di Facebook era piena di gente che festeggiava “vai Tartaglia, gli sta bene, come Gaetano Bresci, w le statuette, ecc.”, ora è piena di gente che dice “quanto siete scemi a festeggiare, così esce dall’angolo [il famoso angolo della cui esistenza tutti si accorgono appena Silvio ne esce, mai un secondo prima], fa il martire, scatena la repressione, ecc.”.
Andremo avanti così per settimane, nella giostra delle solidarietà e delle condanne e delle condanne delle mancate condanne, Fini ha già iniziato il giochino. E intanto Berlusconi, che ieri era il nemico pubblico da eliminare, oggi è la vittima di cui tutti parlano. Personalmente ritengo che si tratti di una puttanata. Che Berlusconi non sia stato minimamente danneggiato (e che quindi, al di là della risata che ci siamo fatti tutti guardando le foto, non ci sia granché da festeggiare) e che dall’altra parte non avrà vantaggi indebiti (scusate, ma davvero credete abbia bisogno di questo per scatenare la repressione? Perché, quella di venerdì in piazza a Roma cos’era?), se non quello che gli diamo noi, occupandoci della puttanata che lo vede protagonista piuttosto che dello sfascio generale che coinvolge la nostra società e di cui lui è uno dei principali responsabili.
Per carità, non dico che non si debba proprio parlarne. Ma magari facciamo che ci poniamo un limite? Facciamo stasera? E poi da domattina iniziamo a occuparci delle cose serie?