Starballs

maggio 6, 2009

Balle spaziali. Balle enormi, smisurate.
Non mi viene in mente un termine più accurato per definire le affermazioni che i dirigenti del Partito Democratico vanno propinando agli italiani in questi giorni sul tema del referendum elettorale.
Ho sentito Franceschini dire testualmente:

La Lega poteva pensarci prima di fare la legge porcata. Noi voteremo sì per abrogare la legge porcata.

Questo è semplicemente falso.  Non è vero. È una balla. Come si è già scritto più volte, questo referendum non abroga il cosiddetto Porcellum. Cancella semplicemente un dettaglio: invece di attribuire la maggioranza assoluta alla coalizione più votata, la attribuisce alla singola lista più votata. Tutto il resto rimane identico: liste bloccate, premio di maggioranza, ecc. Insomma, cancella l’unico elemento di pluralismo democratico presente nel Porcellum, cioè la possibilità per l’elettore, pur all’interno di coalizioni e tenendo conto di sbarramenti, voto utile, ecc., di scegliere il partito da cui farsi rappresentare. Non si può scegliere il candidato, d’accordo, ma almeno il partito. Il referendum cancella quest’unica libertà di scelta, trasformando il Porcellum in un Porcellum al quadrato, simile in tutto e per tutto alla legge Acerbo fatta su misura di Mussolini.
Che la legge sia fatta su misura per Berlusconi non lo nasconde nessuno, a destra, tanto meno il promotore del referendum. Tanto che quando i democratici devono giustificare il loro appoggio al referendum plebiscitario, devono avanzare argomentazioni tattiche:

La verità è che l’unico risultato concreto dell’eventuale raggiungimento del quorum e della vittoria del sì, sarebbe la messa in discussione dell’alleanza strategica con la Lega. Il resto, per ora, è del tutto ipotetico. E, mi pare, poco fondato.

Caro Giuseppe Civati, certo che metterebbe in discussione l’alleanza tra il Pdl e la Lega. Per il semplice fatto che quell’alleanza a Berlusconi non servirebbe più. Risultatone, eh?
Il problema è che c’è un altro risultato, fondatissimo e per nulla ipotetico, perché scritto nella lettera della legge che uscirebbe del referendum: il trionfo assoluto del plebiscitarismo contro ogni idea di pluralismo democratico. Niente preferenze, niente collegi uninominali, nessun partito “libero”, nessuna rappresentanza delle idee o dei territori, solo due leader tra cui scegliere il meno peggio, mandando automaticamente in parlamento, con una sola croce, centinaia di dipendenti del capo, scelti personalmente da lui. Una correzione autoritaria del Porcellum. Calderoli in salsa putiniana, insomma.
Allora facciamo due più due. Il Pd sa che questa legge favorirebbe Berlusconi e sa che questa legge ammazzerebbe ogni pluralismo democratico. Però la appoggia. Perché?
La appoggia perché favorire Berlusconi, evidentemente, è un rischio calcolato all’interno dell’obiettivo prioritario, cioè ammazzare il pluralismo democratico. Il Pd è in crisi, perde consensi, verso Di Pietro, verso l’Udc e perfino verso ciò che resta della sinistra. Per fermare l’emorragia, si è inventato lo sbarramento alle europee. Ma non basta, il cadavere della sinistra uccisa un anno fa deve essere sepolto per sempre, escluso a priori dalla campagna elettorale. E la crisi è anche interna, le forze centrifughe, renitenti a ciò che resta del plebiscitarismo veltroniano, sono forti. Va quindi sancita per legge l’indissolubilità del Pd. L’impossibilità di formare un altro partito, di portare allo scoperto un’altra opzione politica.
Se questo ci costerà Berlusconi al Quirinale amen, sembrano voler dire i dirigenti del Pd. La baracca sarà salva, e non avremo concorrenti all’opposizione. Nella speranza che, prima o poi, Berlusconi muoia.
Tanti auguri.

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