Che fare?

marzo 9, 2008

Cito Lenin, perché mi sento proprio l’uomo di fronte all’azione, in questo momento. Un topos filosofico vivente.  Ci sono volte in cui un uomo si trova in una situazione difficile. Ha un nemico inaspettato, davanti a sé, ed è costretto in qualche modo a farci i conti. Affrontarlo? Fare finta di niente? Morire, dormire, forse sognare?

In generale non ho paura dei ragni. A 6 anni li prendevo per una  zampetta e li mettevo nelle cartelle delle mie compagne di classe senza problemi. Ma quello che si sta arrampicando sul muro davanti alla mia scrivania è particolamente grosso. Tozzo, con le zampe corte, se mi avvicinassi forse lo vedrei anche peloso. A fare più impressione sono la velocità e la determinazione con cui ha affrontato la scalata, sotto i miei occhi. Aveva una missione da compiere, si vedeva. A volte ha esitato, sembrava fosse sul ponto di cadere all’indietro e spetasciarsi sulla tastiera del vecchio pc fisso, ma ha tenuto duro. Arrivato alla barriera della mensola, pochi istanti fa, ha girato a sinistra e ha proseguito per qualche centimetro. Ora si è fermato, lì, all’ombra. Non penso che dorma, probabilmente sta decidendo cosa fare. Magari mi guarda e io non lo vedo. Ma la tensione nell’aria è palpabile. Devo colpirlo o posso ignorarlo? Se facessi finta di niente, quante possibilità ci sono che mi distragga, magari mi addormenti con la bocca aperta e lui possa dar corso ai miei peggiori incubi? Possiamo coesistere pacificamente? Devo sferrare un attacco preventivo? In questa stanza c’è posto per tutti e due? Chi attaccherà per primo? Se dovessi soccombere nella battaglia, sappiate che vi ho voluto bene.

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The untouchables

marzo 2, 2008

L’ho letto qui. Sembra che il rabbino capo di Bologna non abbia partecipato alla commemorazione di una strage nazista per protesta contro la presenza di Luisa Morgantini, parlamentare europea di Rifondazione Comunista da sempre impegnata a nella solidarietà al popolo palestinese.

Fin qui poco da dire: ognuno va alle manifestazioni a cui vuole andare. Mi dispiace che il rabbino capo di Bologna abbia così poca considerazione delle vittime del nazifascismo da subordinare il loro ricordo alle sue piccole beghe di partito, ma tant’è, questa è l’Italia.

Quelle che considero davvero aberranti sono le argomentazioni con cui Lucio Pardo, esponente non si sa a che titolo (dubito che rappresenti davvero qualcuno) della comunità ebraica bolognese, giustifica la scelta:

“Il Parlamento Europeo è libero di inviare chi vuole, anche Jean Marie Le Pen – ha affermato Lucio Pardo – Ma gli ebrei di Bologna sono altrettanto liberi di manifestare tutta la loro contrarietà verso chi nega agli israeliani il diritto alla vita. Noi non ci saremo. Crediamo fermamente nella democrazia e nella libertà come garanzia degli individui proprio come le persone che qui oggi vengono ricordate e che hanno speso la propria vita per assicurarla alla nostra nazione. Le critiche della Morgantini contro Israele sono a senso unico e delegittimano lo Stato d´Israele, e sono critiche che costituiscono le premesse per il suo annientamento. Chiunque rinneghi lo Stato d´Israele, rinnega la Shoà“.

Capito il ragionamento? C’è una serie di sillogismi allucinante: la Morgantini critica Israele “a senso unico”, senza rispettare un’improbabile par condicio della storia. Queste critiche delegittimano Israele (e noi che avevamo sempre pensato che criticare qualcuno volesse dire riconoscerlo) e addirittura “costituiscono le premesse per il suo annientamento”. Ripeto: sostiene che criticare Israele è una premessa per il suo annientamento. Come dire che, se vado in un ristorante e dico che la pasta è scotta, pongo le premesse perché quel ristorante sia abbattuto.
Il capolavoro è però l’ultima frase: criticare Israele significa rinnegarlo e quindi significa essere nazisti. Se un parlamentare è solidale con il popolo palestinese, non è degno di ricordare una strage nazista.

Non conosco Luisa Morgantini, ma qualsiasi cosa abbia detto o fatto, è certamente meno grave del delirio fascista dei suoi critici. Perciò piena solidarietà a Luisa Morgantini.

Update: Leggo su Wikipedia che Luisa Morgantini “ha ricevuto il premio per la pace delle donne in nero israeliane”. Insomma, in Israele sanno riconoscere chi è nemico del loro popolo e chi lavora per la pace. Speriamo si inizi ad impararlo anche in Italia.