L’ho capita adesso

gennaio 20, 2009

In fondo questa è diventata, nostro malgrado, la specializzazione di malingut, a pensarci bene.

Grazie a Scriptabanane.


Sarah Palin nuda

settembre 4, 2008

Il titolo dovrebbe servire ad accalappiare un po’ di accessi, se è vero ciò che si dice qua.

Ma in fondo voglio davvero denudare un po’ questo neonato mito della destra mondiale. Tutti ad applaudire ma-che-brava-che-è-non-ha-abortito-anche-se-sapeva-che-il-figlio-era-down e ma-come-ha-educato-bene-la-figlia-neanche-lei-ha-abortito.

A me sembra che siano tutti un po’ usciti di testa, che l’ossessione pseudocristiana per l’aborto abbia mangiato il cervello a troppa gente. Ma davvero, nel mondo reale, c’è qualcuno come Sarah Palin, convinto che l’alternativa sia tra la castità e l’aborto? Davvero il mondo è pieno di donne di 44 anni che invece di prendere la pillola, pur di non far piangere Gesù, restano incinte, ben sapendo i pericoli per il figlio di una gravidanza a quell’età? Davvero non c’è nessuno che pensa che, invece che riflettere se abortire o tenerlo, sua figlia avrebbe fatto meglio a tenere nel comodino una scatola di profilattici, senza badare al fatto che la Madonnina vicino all’abat-jour avrebbe potuto risentirsi?

All’America profonda, dicono, madre e figlia sembrano due eroine della vita. A me, personalmente, sembrano pazze irresponsabili che mettono al mondo figli a caso e poi li sbandierano davanti alle telecamere a maggior gloria di Dio.

Ma questi, in fondo, sono fatti loro. Sono fatti loro di cui abbiamo tutto il diritto di discutere, dato che li hanno consapevolmente spiattellati sulla pubblica piazza. Ma non sono atti politici.

Mentre è un atto politico il fatto che il Partito Repubblicano e il presidente Bush promuovano da anni una politica secondo cui ai giovani, come alternativa alle malattie sessualmente trasmissibili e alle gravidanze indesiderate, non va insegnato l’uso degli anticoncezionali, ma solo l’astinenza. Come se il fatto che il profilattico sia particolarmente inviso al figlio di un falegname ebreo morto venti secoli prima della sua invenzione possa in qualche modo frenare la sacrosanta voglia di scopare su cui si basa l’esistenza delle specie animali che popolano il pianeta.

E quindi pongo anche voi la domanda che ho posto (senza ricevere risposta) a Christian Rocca: ma il fatto che la figlia diciassettenne di una governatrice repubblicana, educata all’astinenza perché i profilattici fanno piangere Gesù, resti incinta, non è il miglior argomento contro la politica di educazione sessuale di Bush?


Rivalutiamo Slobo

agosto 11, 2008

Qui trovate l’unico punto di vista minimamente sensato e critico su quello che sta succedendo in Georgia. Mi preme in particolare questa parte:

D’altra parte la divisione in “buoni e cattivi” non è fatta per la geopolitica e Putin non è molto credibile nel ruolo di difensore della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli (non è molto distante da lì la Cecenia).
L’Ossezia del Sud e l’Abkhazia sono regioni caucasiche strategiche nel trasporto delle risorse energetiche come gas e greggio; risorse che non è certo la prima volta che scatenano guerre.
E’ semplice supporre che l’azione Georgiana sia volta a riprendere sotto il suo diretto controllo queste risorse mentre la Russia stia cercando di favorire la nascita di uno stato indipendente che entrerebbe poi nella sua cerchia più ristretta.
Esiste un precedente piuttosto importante a questo riguardo che si chiama Kosovo.

IL PRECEDENTE KOSOVO, LO SCONTRO TRA USA E RUSSIA, DUE PESI E DUE MISURE.
Con tutta la facilità concessa dagli appoggi internazionali gli Stati Uniti hanno condotto in Koovo un’operazione molto simile e probabilmente molto meno supportata da ragioni legittime.
La costruzione di stati amici tramite la destabilizzazione di stati ostili, favorendo secessioni, è una tecnica messa spesso in atto proprio dagli USA, in corso anche con il Tibet.
La NATO tuttavia, dopo aver appoggiato gli Sati Uniti con il Kosovo, ora condanna la Russia per la sua azione in Ossezia.

Il paragone con il Kosovo mi pare effettivamente calzante: un gruppo etnico diviso da vecchi confini nazionali vuole l’indipendenza, il governo centrale si oppone, una superpotenza interviene in un suo soccorso, una parte del mondo la osanna per la sua difesa della libertà dei popoli e dei diritti umani, un’altra la accusa di guerra imperialista.

Cambia la parte del mondo in cui ci troviamo noi e i nostri media. In questi giorni mi capitava di guardare la tv alzando gli occhi dal pc dove stavo scrivendo della peculiare forza morale che assume la memoria delle vittime nella rappresentazione mediatica. E quindi mi sono spesso trovato a chiedermi perché ai tg se si parla di secessione kosovara intervistano come vittime i kosovari e se si parla di secessione osseta intervistano come vittime i georgiani.

La rappresentazione di Saakashvili è particolarmente stridente. Avete mai visto una bella intervista a Milosevic eroe democratico che cerca di tenere unito il suo paese di fronte alle violente ingerenze della superpotenza?