Dove eravamo rimasti?

novembre 5, 2008

4 anni fa stavo passando un periodo all’estero, più o meno come adesso, e, più o meno come adesso, c’erano le elezioni americane. Fondamentali, storiche, epocali, come tutte le elezioni americane, del resto, che devono tenere appassionate centinaia di milioni di persone per più di un anno, e sono quindi costrette a inventarsi come il più grande show del pianeta, con personaggi, vicende e colpi di scena all’altezza dei migliori film di Hollywood. Non per niente questa campagna elettorale è stata la copia sputata di quella raccontata nella settima serie di The West Wing: un giovane parlamentare democratico proveniente da una minoranza etnica vince inaspettatamente le primarie e finisce per battere anche l’avversario repubblicano, un anziano centrista noto per le posizioni eccentriche rispetto al suo partito. Niente di nuovo sotto il cielo, eh?

In ogni caso, 4 anni fa ci si scambiava mail e impressioni. Altri 4 anni di Bush sembravano davvero troppi. Ale scrisse:

Ci è toccato lo sbirro cattivo, l’imperatore pazzo invece di quello crudele e basta. Signori e signore, compagni e compagne, cittadini e cittadine, commentatori e commentatrici: noi prendiamo atto e abbassiamo lo sguardo tra i colleghi sudditi.
Non è tra le (splendide, figuriamoci) pietre del Vermount che risiede la speranza di cambiamento. Torniamo coi piedi per terra, ma nel senso di tornare a sognare. Anzi, torniamo a ragionare. Siamo controllati dagli Stati Uniti, non ci viviamo dentro. Siamo trattati da sudditi ma non basta per renderci tali.
E, inspirate, i processi storici sono più ampi di una federazione di stati che ha appena duecento anni di vita e si svolgono anche al suo esterno. Basta distoglere l’inquadratura da questo fesso primo piano e inquadrare tutto: si vede l’orizzonte. Per il sole nascente c’è da aguzzare bene la vista, è notte fonda.
Ma almeno qualche torcia è accesa, e minaccia l’incendio.

Chavez in Venezuela stravince le amministrative. Lula in Brasile si riconferma con il Partito dei Lavoratori, a parte in alcune roccaforti come Porto Alegre che passano (ma è possibile?) alla sinistra Comunista. L’Uruguay dopo un secolo e mezzo passa alla Sinistra del Frente Amplio, in cui ci sono anche gli ex Tupamaros. L’Argentina è a sinistra. Il Chile è al centro-sinistra. In Colombia le Farc sparano.
Cuba Resiste!

Tra poco un apposito post cercherà di spiegare perché comunque penso che stavolta sia successo qualcosa di storico. Intanto, ricordiamocelo: il mondo non finisce sul Rio Bravo. La più grande democrazia del mondo è l’India. Chi le ha vinte le elezioni in India?

Annunci