Avere 150 anni e farsi un regalo

marzo 16, 2011

Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare: il Flaminio zittirsi con uno “Shhh!” collettivo prima di un calcio di Mirco Bergamasco, Castrogiovanni trovarsi all’ala e tentare addirittura uno scatto, Masi volare, l’inno nazionale cantato in coro spontaneamente da qualche migliaio di italiani, in gran parte veneti, Parisse alzare un trofeo consegnatogli da Anita Garibaldi. W l’unità d’Italia, w i francesi che s’incazzano, w il 6 Nazioni!

P.S.
E il mio socio non è voluto venire…

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Teoria di un complotto

ottobre 18, 2010

Era un po’ che non si scriveva, ma visto la gravità di quanto successo a Genova (sempre lei) in occasione di Italia Serbia, e visto che pochi hanno capito la gravità della faccenda, derubricando la cosa a semplici hooligans in vena di far casino, forse è il caso di tornare a scrivere.

Che cosa è successo davvero a Genova? Capirlo fino in fondo è molto difficile, ma molti indizi ci vengono in contro.

Prima questione, le tempistiche. Da questo giugno sono entrati in vigore i nuovi accordi internazionali. Per cui gli italiani possono andare in Serbia senza passaporto e i serbi possono venire in Italia senza visto. Dunque questa era la prima grande occasione in cui questi tifosi si trovavano di fronte a una vetrina internazionale senza grossi timori di venire bloccati alla frontiera.

Chi erano questi tizi? Tutti dicono: ultras della Stella Rossa e del Partizan (capolavoro il tatuaggio di Ivan, una croce celtica con in mezzo una stella rossa). Tutto vero. Ma se si guarda questo video si scopre che in testa a questo corteo prima e in curva dopo, non era solo la bandiera della Serbia, ma anche la bandiera della Repubblica Serba, ovvero l’entità serba della Bosnia Erzogovina. Tanto per capirsi i nazionalisti di queste parti sono quelli che spiccano per aver cinto d’asseddio per tre anni Sarajevo e per aver utilizzato la legge del taglione a Srebrenica. E’ impossibile dire chi fu il peggiore in quelle guerre, ma diciamo che Mladic e compagni se la cavano piuttosto bene.

Ecco andare a una partita con quelle bandiere, voleva dire richiamarsi a quel tipo di nazionalismo, il nazionalismo cetnico della grande Serbia, come d’altronde le scritte procetnici sulle maglie degli ultrà testimoniavano, più ancora del “tre” che Mazzocchi aveva scambiato per “guardate che perdiamo 3 a 0 a tavolino”. D’altronde erano anche altri i messaggi chiari: lo striscione “il Kosovo è il cuore della Serbia” esaltava un nazionalismo che vedeva proprio in Milosevic le proprie radici.

Che poi Ivan e chi per lui non si saranno nemmeno resi conto di quello che stavano facendo è possibile: ma qualcuno in Serbia ha voluto che facessero quello che hanno fatto. Due domande però bisogna farsi a questo punto. Chi e perchè. Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare che la Serbia sta vivendo una lenta democratizzazione dopo il periodo Milosevic, cercando di entrare nell’Unione Europea. Ma evidentemente c’è a chi questo non va bene. Potrebbero essere mafiosi locali che dunque finanziano gli ultras per creare scontri, come ipotizza il quotidiano serbo Politika. Nulla di più probabile, ma il sospetto che la questione sia ancora più complessa.

Quei disordini servivano per destabilizzare la Serbia, come servì l’omicidio del premier Zoran Dindic che voleva una Serbia davvero democratica. Il creare confusione in uno stato ancora più debole ha la funzionalità di dare risalto a quelle che forse è il fronte politico più compatto, quello degli ultranazionalisti cetnici. Non importa che siano una minoranza, l’importante è che siano compatti e organizzati, come hanno dimostrato in occasione del gay pride di Belgrado.

Insomma, abbastanza chiaro. Impedire lo sviluppo dei diritto della Serbia, allontandola dall’Europa e tenendola vicino ai mafiosi locali, una Serbia in cui avere oriantamenti sessuali diversi dalla maggioranza può costare la vita.

A tutto questo si aggiunga la propaganda fatta alla Repubblica Serba di Bosnia, insieme al Kossovo l’ultimo vero focolaio di tensione etnica nei Balcani. Un focolaio molto pericoloso però, visto che ancora qualcuno pensa di conquistare l’indipenza con tutto quello che ne può costare; oltre a essere l’unica parte della Bosnia dove proprio due settimane fa alle elezioni politiche a vincere è stato un fronte decisamente meno pro integrazione, rispetto a quelli usciti vincenti nella parte croata e bosgnacca del paese.

Va detto chiaramente: l’Europa, intesa non solo entità politica ma anche come luogo in cui la cultura della tolleranza, del rispetto religiose ed etnico stanno piano piano predominando, devono farsi carico e aiutare la Serbia che sta cercando di democratizzarsi. L’alternativa rischia di essere che a due passi da noi l’abbiano ancora vinta quella minoranza che basano il loro agire sulla discriminazione e sulla violenza, portando a chissà quali risultati.

Che poi arriva qui l’idea del complotto: chi può avere interessa che a qualche centinaio di kilometri scoppino delle tensioni etniche finalizzate alla costituzione di nuovi stati nazionali? Non saranno mica quelli che nel 1996, con un tempismo perfetto rispetto alle guerre dell’ex Jugolsavia, proclamavano l’indipendeza di un fantomatico stato chiamato Padania? Che guarda caso ora esprimono il ministro degli Interni. Che guarda caso è proprio colui che deve vigilare sull’ordine pubblico. E impedire situazioni come quella di Genova.


Chiuso per appuntamento con la storia

novembre 13, 2009

Domani i due tenutari, con un altro po’ di gente, staranno lontani dal pc, per cui potrebbe cadere il governo, ma non ci sarà nessun post. Insomma, abbiamo un certo appuntamento alle 15, a Milano, zona San Siro. Un appuntamento con la storia del rugby e dello sport: Italia – Nuova Zelanda. D’accordo, non è la prima volta che la Nuova Zelanda gioca in Italia, e anzi questa volta, la Nuova Zelanda ha una formazione parecchio rimaneggiata. Però sono sempre loro, quelli che vestono di nero perchè sono in lutto per te, perchè sanno già che ti massacreranno. Ma soprattutto ci sarà un piccolo particolare: ci saranno 80.00o persone. 80.000 persone sono tante per il calcio, figuriamoci per il rugby, e non solo in Italia. L’evento è attesissimo, i biglietti sono finiti da settimane, noi li abbiamo comprati così tanto tempo fa che nel frattempo avrebbe potuto scoppiare la guerra atomica.

La giornata di domani sarà divisa in due, una prima parte, di cui si conosce già la storia, e una seconda ad oggi incognita. E non è epica, questo, è quello che sarà. La prima parte sarà quella del prepartita, dove felici si va verso lo stadio bevendo birra. Poi quando lo stadio sarà pieno si inizerà con gli inni: prima quello neozelandese e confido che la nobiltà del rugby farà ascoltare in silenzio l’inno avversario a uno stadio abituato a standard calcistici. Sarà poi la volta di Fratelli d’Italia. Gli azzurri saranno abbracciati e lo canteranno come gladiatori. Poi dovranno dimettersi di fronte ai tutti neri a guardare la Haka. Quando nel 2007, ai mondiali, diedero la schiena alla danza maori, quelli si arrabbiarono. E tanto. Dovranno essere carichi per la haka. Il pubblico lo sa e canterà l’inno italiano con una forza mai sentita. Poi le due squadre si metteranno una di fronte all’altra e gli All Blacks sceglieranno una delle due haka, o quella storica, o quella nuova, più cattiva, con il gesto del taglio alla gola finale.

E da qui non si saprà più cosa succedera. Se il pubblico di San Siro non verrà travolto da questa danza, dovrà mettersi a urlare. E forte, tanto forte. Per spingere la mischia tuttanera anche le onde sonore possono dare una mano ai nostri.

PS Le mete del video son tutte sensazionli. Però ho visto della genialità in quella al minuto 3:35


“Nei libri che Lei non ha letto”

settembre 20, 2009

Ieri in tv, (ironia della sorte, su canale 5) davano Ferie d’agosto.  Ferie d’agosto è un film del ’95, che pur nella sua semplicità di commedia leggera, descrive perfettamente la società di allora, e ovviamente, anche di oggi. Certo le figure del film, una famiglia di destra e una famiglia di sinistra, sono caricaturali, tagliate con l’accetta . Ma ormai noi siamo un paese caricaturale e tagliato a metà con l’accetta. Dopo 14 anni nulla è cambiato, anzi. Nel film si spara per gioco a un sengalese che sta mangiando, mentre oggi, nella realtà, sono quasi quotidiani gli attentati ai locali gay.

Ma la scena più vera è quella finale, in cui il sengalese ferito viene mandato via dall’isola con foglio di via. Mi sono ricordato che la prima volta che ho visto il film, anni fa, anche questa scena mi sembrava troppo caricaturale, esagerata. Rivedendo il film ieri mi sono reso conto che quel film parla  molto più della quotidianità di oggi che di quella di 14 anni fa.


La partita della vita?

febbraio 27, 2009

Domani si gioca Scozia Italia, terzo incontro del 6 nazioni 2009. Quella che i giornali definiscono di solito “la partita della vita”. Ovviamente non è così anche se vincere sarebbe sicuramente un ottimo modo per allontanarsi dal cucchiaio di legno (che è vinto da chi arriva ultimo, non da chi perde tutte le partite).

Sono piuttosto fiducioso, ma continuo a non capire alcune scelte di Mallet. Se Marcato gioca di ruolo apertura e McLean gioca estremo, perchè schierare McLean apertura e Marcato estremo? Spero che anche questo non si riveli un esperimento fallimentare come quelli già provati fino a qua. Con Ongaro infortunato e Ghiraldini tallonatore titolare non capisco perchè in panchina non ci sia Festuccia, ma il giovane Sbaraglini. Bene che ci sia un giovane, ma ripeto: è questo il momento di fare esperimenti?

Su Garcia io avrei cercato qualisiasi altro giocatore piuttosto che mettere lui centro. Ma spero di sbagliarmi.

Comunque stanotte ho sognato un gran Pratichetti. Lo so, non è bene che io mi sogni i rugbisti, ma meglio i sogni che gli incubi, suvvia.


Questo rugby ci fa skyfo?

gennaio 25, 2009

Ed ecco un altro colpaccio di Sky. Dopo aver fregato più o meno tutti gli eventi sportivi possibili alla Rai, ora acquisisce i diritti per il 6 Nazioni 2010, in tutte la nazioni partecipanti, Italia compresa dunque.

Della cosa non sembra contento il presidente della Federugby Dondi. E – scusate il gioco di parole – ne ha ben donde. La7 aveva investito nell rugby e aveva vinto la scommessa. Gli ascolto del rugby erano mediamente più alti degli ascolti medi della rete e il movimento del rugby era in crescita. Pare che sia proprio per questo che Sky abbia deciso di investire sul rugby, in quanto lo sport che in Italia ha avuto il maggior aumento di tesserati fra i ragazzi.

Ora però, secondo Dondi, tutto questo è a rischio. Non credo che gli ascolti precipietranno come lui teme (da più di un milione di spettatori di media ai 200.000 di media, come avvenne nei mondiali del 2007 trasmessi da Sky). Il 6 nazioni è più affascinante dei mondiali, ma sicurmente passare dal chiaro al satellite sarà un brutto colpo per il rugby.

Chissà dunque cosa succederà. Sky ha comprato i diritti del 6 nazioni perchè il rugby è uno sport in crescita, ma oggi (forse) il rugby non può permettersi di non essere trasmesso in chiaro. Come la mettiamo?

Mancano 2 settimane dall’inizio del 6 nazioni 2009. Lo sto attendendo spasmodicamente. Ma nel frattempo sono anche preoccupato per il 6 nazioni del 2010. Ho scenari foschi davanti: calo degli spettatori, calo dei finanziamenti, calo della qualità ed esclusione dell’Italia dal 6 nazioni, proprio ora che stavamo per entrare nella Celtic League. Solo una vittoria dell’Italia in questo 6 nazioni potrà farmi tornare a dormire sonni tranquilli.


Italia del rugby: si può crescere ancora un po’

novembre 9, 2008

Ieri ho avuto la fortuna di assitere, allo stadio Euganeo di Padova, al test match fra Italia e Australia.

L’Italia ha giocato una grande partita ed ha avuto la vittoria ad un passo: prima la trasformazione sbagliata di Marcato, poi la punizione a dieci minuti dalla fine sbagliata da Orquera (e sarebbero stati 5 punti di vantaggio), poi, subito dopo, quella battaglia a due metri dalla linea di metà aussie. Grande partita dell’Italia, ma vanno evitati i trionfalismi. I Wallabies avevano metà squadra titolare rispetto a quella che stava battendo gli All Blacks (anche se rimangono pur sempre l’Australia), e gli ultimi dieci minuti hanno dimostrato di avere più esperienza e sangue freddo.

L’Italia ha difeso alla grande, ma ha creato poco e non abbiamo dato il massimo nelle mischie ordinate e non (Castro, torna presto!), ma ci sono sicuramente elementi positivi. Masi come estremo gioca assolutamente meglio di Masi apertura, Marcato è stato grande, tranne qualche calcio di allegerimento non venuto benissimo, ma si è riscattato con un gran drop, Orquera ha messo dentro dei bei calci e in generale l’Italia è stata una squadra che, a parte qualche errore, ha tenuto testa agli australiani.

Riguardo all’arbitraggio, non per recriminare, ma per raccontare le cose come sono andate, c’è da dire che effettivamente la seconda metà australiana doveva essere annullata, e anche la prima è forse viziata da un fallo su Marcato. Ma anche altri piccoli errori, tipo una touche non data agli italiani con un giocatore che clamorosamente esce con la palla dopo un rinvio, il guardalinee alza la bandierina, ma secondo l’arbitro era già fuori e quindi si finisce a giocare una touche australiana nei nostri 22 anzichè una touche nostra nella loro metacampo.

I fischi: forse in tv si sono sentiti molto, ma allo stadio era sicuramente una piccola minoranza, che pian piano veniva zittita dal resto dello stadio. Comunque i punti degli avversari sono  stati sempre applauditi dal pubblico che alla fine ha reso omaggio con standing ovation ai Wallabies che hanno ricambiato con applausi di ringraziamento.

Al solito il terzo tempo è stato grandioso, anche se i giocatori non si sono fatti vedere. Ho scambiato la sciarpa appena comprata con uno dei pochi australiani, ma purtroppo era difficile fossero di più!

Ora continuiamo con gli altri test match, ma ricordiamoci che il 6 Nazioni è un’altra cosa. L’Italia è cresciuta, ma dobbiamo e possiamo crescere ancora di più.