Dei nodi che vengono al pettine

giugno 20, 2011

Per anni si è incensata la Lega della sua capacità di stare vicino al popolo, ma anche di governare. Ebbene, dopo anni anche queta bolla è esplosa. Forse si può fare il partito di lotta e di governo, non lo so, ma certo la corda va tirata fino a un certo punto.

L’immagine di ieri a Pontida, con il popolo che grida secessione e i notabili leghisti sul palco che un po’ danno la colpa all’enel, un po’ alle quote latte, mentre il sindaco di Monza se la ride mostrando la targa del nuovo ministero, segna davvero la fine di un’epoca. Qualsiasi cosa farà la Lega perderà voti. Perderà voti se continuerà a seguire Berlusconi, perchè verrà abbandonata dai duri e puri. Perderà voti se farà cadere il governo, perchè verrà abbandonata da quello che non è lo zoccolo duro e che vedeva nella Lega una speranza di efficienza in più.

Forse l’unica salvezza può essere la buona amministrazione di molti piccoli comuni. Ma a queto punto, con i vertici nazionali da anni ebbri di potere romano è difficile che non si trasformeranno in tante piccole liste civiche.


Voglia di vincere

aprile 5, 2011

È risaputa la scarsa considerazione che, per quanto mi sia simpatico, nutro per Giuseppe Civati e per i suoi (molto peggio di lui) sodali.

Però da qualche giorno il nostro sta ripetendo con una certa insistenza una cosa interessante e importante. Dice Civati che

Giuliano Pisapia, dicono i sondaggi, può vincere le elezioni e, tra due mesi esatti, potrebbe essere sindaco di Milano. Non tutti i milanesi, nemmeno quelli di centrosinistra, sembrano esserne del tutto consapevoli, ma le cose stanno così. Moratti è in difficoltà, il Terzo Polo (Palmeri) e il Quarto (Grillo) condurranno i due principali candidati al ballottaggio.

Oggi l’ha scritto perfino Europa. Non la Pravda:

Se tutto questo è vero non si comprende la strana freddezza con cui il Pd guarda alle prossime amministrative sotto la Madonnina. Un misto di diffidenza e scetticismo che fa a pugni con i sondaggi di quasi tutti gli istituti di ricerca che, per la prima volta da molti anni, dicono che il miracolo a Milano è possibile, che Giuliano Pisapia può farcela. Naturalmente è giusto essere prudenti sui sondaggi. Una percentuale assai alta di indecisi autorizza qualsiasi previsione.
Però anche l’idea del premier di presentarsi capolista alle comunali conferma che i sondaggi che ha in mano lui sono gli stessi che conosciamo tutti, che il candidato del Terzo polo può rubare molti voti al sindaco uscente, che la Lega è un alleato insidioso, che è molto difficile trascinare al ballottaggio un elettorato deluso o indifferente. […] Però lo squilibrio delle risorse in campo con la Moratti è evidente e devastante, e forse qualche sforzo in più (di soldi, di mobilitazione, di passaparola, ma soprattutto di soldi) si potrebbe fare.
[…] In termini di peso specifico la vittoria sotto la Madonnina conta molto di più di mille mobilitazioni di piazza, di convention, girotondi, fiaccolate, raccolte di firme. Speriamo che il Pd se ne accorga.

Al di là di tutte le considerazioni simboliche sulla capitale economica ecc. ecc., di cui non mi interessa assolutamente nulla, chiunque conosca un minimo come funziona la Lega, provi a immaginare la reazione di Umberto Bossi alla sconfitta di un candidato berlusconianissimo come la Moratti, con Berlusconi in lista, nella capitale del berlusconismo.

Personalmente, mi immagino qualcosa di molto simile a questo:

Il potere della Lega, da ormai una quindicina d’anni, sta nelle amministrazioni locali, nel consolidamento di un blocco sociale, politico ed economico in alcune specifiche aree del nord. Se la Lega perdesse Milano, in un momento in cui ha il vento in poppa ed è frenata solo dal nodo scorsoio che la lega a Berlusconi, quanto ci metterebbe a liberarsi? Il federalismo è stato approvato: ciao ciao governo, ciao ciao Silvio, si va alle elezioni.

Ecco, al di là di ogni considerazione politico-programmatica (personalmente in questo momento non credo che un’eventuale nuova stagione di centrosinistra al governo farebbe faville), da un punto di vista puramente strategico, se io fossi un dirigente del centrosinistra, in questo momento, metterei tutti le forze e i soldi che ho su Milano, e proverei a portarla a casa. Se volessi veramente far cadere Berlusconi.
Dato che ciò non succede, e che Pisapia sembra far campagna da solo e senza un euro, ci sono tre possibilità, su cui interrogo i lettori di Malingut:

  1. sono uno scemo e ho scritto una serie di puttanate enormi;
  2. i dirigenti del Pd sono cretini;
  3. i dirigenti del Pd non vogliono far cadere Berlusconi.

Via alle telefonate…


Il coraggio della stampa libera

gennaio 12, 2010

Il Gazzettino è da anni la voce della destra veneta più becera e razzista. Non c’è crimine che non sia stato addebitato ai rumeni o all’indulto, non c’è scoreggia berlusconiana che non sia stata prontamente applaudita da un puntuale editoriale di (giuro) Bruno Vespa. Oggi, nel giro di poche ore, vengono pubblicate con grande evidenza due notizie.

Ogni riferimento al fatto che il partito guidato dal genero dell’editore sia in campagna elettorale contro la Lega è puramente casuale.


Guarda il dito con cui ti torturo

agosto 28, 2009

La notiza della pagina FB “Tortura un immigrato” a cui erano iscritti anche diversi esponenti della Lega, è stata ripresa in maniera molto altisonante da repubblica.it. Si Friendfeed ho avuto un piccolo botta e risposta con Sofri, per questo suo post, che mi sembra scritto solo per fare l’intellettuale che difende a tutti i costi il web 2.0, ma poi finisce per guardare il dito e non la luna.

Sofri sostiene che Bossi e Cota in questo delirio di informazioni che è il 2.0 mica potevano sapere a che gruppi si iscrivevano. E vabbè d’accordo, ma mi sembra evidente che il punto della questione è ben altro. Ovvero che il fatto che possa nascere un gruppo o una pagina così su FB è proprio perchè Bossi e Cota, e tanti altri loro colleghi di partito non hanno fatto altro di soffiare sul fuoco e parlare alla pancia della gente. Questi sono i risultati. Io non voglio accusare tutti i leghisti: ce ne sono molti che davvero sono schifati da queste cose (orami la Lega in Veneto è davvero un partito di raccolta, c’è dentro di tutto, bravi amministratori e teste calde, vorrei tornarci su nei prossimi giorni con un post dedicato), ma mi sembra davvero sciocco dimenticare che a una cinquantina di kilometri da Mirano, il paese dove è stata fatta la pagina FB, esiste una città dove il sindaco, prosindaco, sindaco protempore, chiamatelo come volete, va in giro a dire che gli immigrati devono essere vestiti da coniglietti così possiamo sparagli contro.


Galeotto fu il rugby/2

luglio 21, 2009

Torno sull’argomento già affrontato qui, perchè gli animi si stanno scaldando e a qualche giorno di distanza si capisce meglio la questione. Che i voti del Veneto erano 10 ma Treviso ha ottenuto 9 voti è un fatto. Almeno un veneto che non ha votato Treviso c’è stato, e forse più di uno.

Il dato rimane però lo stesso: possiamo discutere di chi siano le colpe ma che una squadra veneta non sia un Celtic League rimane uno scandalo. E non centra nulla, come si sostiene qui, che Treviso non sarebbe stato rappresentativo di tutto il Veneto. Il problema è che la regione d’Italia in cui il rugby esiste davvero come sport radicato non ha nemmeno un’espressione nel rugby che conta.

Non è normale. Per niente. E mi smentisco: forse ha ragione Masaccio nei commenti del precedento post, che per la Lega questo sarà un cavallo di battaglia (a parte certe uscite, tipo Gobbo sulla lega dei cimbri) e non una sconfitta . L’assegnazione a Roma della Celtic League è evidentemente frutto di accordi politici e dato che la Lega è nata contro queste cose, saprà ben montare un casino su questo.

Anche perchè proprio non capisco, ora che ci rifletto a due giorni di distanza, per quale motivo Roma ha superato Treviso.

Treviso è più forte? E allora in Celtic League ci va Treviso, è così banale che a discuterci sopra troppo può diventare anche fuorviante.

Un’ultima cosa, forse di Fantapolitica. La propsta di Roma potrebbe essere stata figlia di una strategia: offrire Roma per tentare un’ultima disperata chance per far assegnare i mondiali all’Italia, che si stanno dirigendo verso l’Inghilterra. Cercando poi di tirare dentro Treviso come terza, come ha proposto ieri Dondi.