Dilettanti allo sbaraglio

luglio 5, 2009

Non c’è che dire. La candidatura all’insegna del rinnovamento di Ignazio Marino alla segreteria del Pd è partita proprio col piede giusto.

Certo, vedere i nostri grandi rivoluzionari trasformare la loro Storica Battaglia in un’operazioncina trasformista per togliere voti di sinistra a Bersani e poi portarli in dote a Franceschini (che, ricordo, è il candidato di Marini, Rutelli, Fioroni, Binetti, ecc.) al ballottaggio, fa un po’ tristezza. Ma neanche tanto. Visti i precedenti e vista la grandiosa propensione all’autogol dimostrata in questi giorni, viene da pensare piuttosto che siano stati Franceschini e Bersani a convincere Marino a imbarcarli, perfidamente.


E non più mille

luglio 12, 2008

Ho una gran simpatia nei confronti di coloro che vogliono cambiare il Pd da dentro. Ovviamente è una battaglia in cui non credo, ma sono solidale con chi la combatte. Quello che però ho sempre imputato a questi qua è un certo paraculismo di fondo. L’incapacità totale di andare allo scontro, di contestare davvero chi si critica, di preparare e far prevalere un’alternativa radicale alla gestione che, giustamente, si considera debole e fallimentare.

Ne discutevo un po’ di tempo fa con Dedalus, che ora mi scuserà se per l’ennesima volta cedo al fastidiosissimo l’avevo-detto-io.

Si sta svolgendo in questi giorni a Roma l’assemblea de iMille, dal titolo “Idee per un’Italia senza perpetui. Superare il passato per liberare il futuro: la necessità di uccidere il padre”. Proposito ambizioso. Da quest’assemblea, quindi, uno si aspetterebbe una critica documentata e impietosa di tutto ciò che non ha funzionato nel progetto Pd. Un attacco frontale, benché rispettoso, all’attuale gruppo dirigente. La proposta di una linea alternativa, di un gruppo dirigente alternativo e di un piano per dare battaglia alla luce del sole.

Siamo al primo giorno, sto seguendo l’andamento dei lavori via Internet, e niente di tutto questo si è visto. La relazione del portavoce è degna di una riunione di corrente della Dc anni ’80, per la capacità di non infastidire nessuno. Luca Sofri, cooptato da Veltroni all’interno della direzione nazionale del Pd proprio a rappresentare le istanze del gruppo (alla faccia della democrazia e della meritocrazia, è il capo dall’alto a scegliere il critico che più gli aggrada), neanche si è presentato. E chi ci è andato racconta cose molto poco onorevoli: il valoroso blogger laico contestatore non trova di meglio che esibire la foto con il capo. Tra il pubblico facevano bella mostra di sé l’ex segretario nazionale della Fgci andropoviana Gianni Cuperlo e la pluriministra Giovanna Melandri. L’idea diffusa è che più che ad uccidere il padre si badasse a farsi notare dal padre per avere uno strapuntino da futura Marianna Madia, come racconta Generazione Blog. Adinolfi (di cui, benché le sue idee siano lontanissime dalle mie, ho sempre apprezzato il coraggio di metterci la faccia e dare battaglia a viso aperto) non è più gentile nel riferire cos’è successo quando è arrivato il padre che si sarebbe dovuto uccidere.

Non voglio essere maligno, proprio perché conosco e apprezzo la buona fede di molti. Ma è proprio lo sfruttamento che viene fatto di questa buona fede e di queste ottime energie a infastidirmi. Personalmente, considererò questa una battaglia politica degna (non giusta, quello è opinabile, mi basta degna) quando vedrò delle persone schierarsi apertamente dietro a una proposta ed essere conseguenti nei propri atti alle idee che sbandierano. Avrei apprezzato se si fossero candidati alle primarie con una propria lista, non in quella di Veltroni insieme alla Binetti, tanto per dire un nome a caso. Avrei apprezzato se Luca Sofri avesse detto: no, grazie, Walter, io non mi faccio nominare dall’alto in un organismo che non rappresenta nessuno, voglio che queste scelte siano fatte democraticamente dal nostro popolo, non da te. Apprezzerei, ora, se da quest’assemblea uscisse una mozione di sfiducia al gruppo dirigente da presentare a un qualsiasi organo democratico.

Altrimenti saranno solo chiacchiere.