Considerazioni sarde

febbraio 17, 2009

Prima Cicchito, poi Gasparri hanno detto, con i proprio modi, che, alla luce dei risultati delle elezioni sarde Soru ha sbagliato ad attaccara il premier. In particolare Cicchitto afferma che:

“Soru aveva condotto una campagna elettorale tutta contro Berlusconi cercando di prendere due piccioni con una fava: ridiventare presidente della Regione e mettere un’ipoteca sulla leadership nazionale della sinistra, viste le difficolta’ di Veltroni […]. Non sembra che gli elettori abbiano condiviso questo attacco.

Forse io e Cicchito guardiamo dati diversi, ma se i dati in questione sono questi, allora è proprio il contrario di quello che dice Cicchitto. Soru, come persona, prende più del 4% rispetto ai partiti. Il dato del PD, il partito di Soru, è poi notevole: meno 11% rispetto alle politiche di 10 mesi fa. Come non leggere questo dato in un’unica direzione? Soru è stato premiato perchè rappresentava l’idea di un partito che conduce un’opposizione forte a Berlusconi, che non cerca accordi, mentre il partito è stato castigato per mille motivi, tra cui quello di voler fare un’opposizione all’acqua di rose.

In complesso male, malissimo per il centrosinsitra. La possibilità del voto disgiunto ha poi fatto si che l’Italia dei Valori sia cresciuta, ma senza boom (+1,2 rispetto all politiche), dimostrando come i voti di Di Pietro siano semplicemente proveniente dai delusi del PD. Rifondazione e PDCI crescono un po’, ma quando poi leggo l’interpretazione di Licandro (PDCI) rabbrividisco:

“Il dato del Pdci, che insieme a quello di Rifondazione, surclassa il dato complessivo dell’Arcobaleno, a dimostrazione del fatto che a sinistra una prospettiva c’è: l’unità dei comunisti”

Poichè in questa dichiarazione non c’è nussun legame fra premesse e conclusione, mi chiedo: ma quando è che si smetterà di interpretare il voto a proprio uso e consumo? Eppure l’errore del PD, di voler interpretra a tutti i costi il risultato di aprile come un successo, avrebbe dovuto insegnare.

La Sinistra, alla prima uscite elettorale non sfigura (considerando che gran parte dei vendoliani in Sardegna non sono – per ora-  usciti da Rifondazione). Di certo l’1,5% non può essere un risultato di pregio.

Questo per ora, nel frattempo che arrivi un Fioroni di turno a dire che con l’UDC si avrebbe vinto. Che è un po’ trattare gli elettori come quel gioco a cui si giocava da bambini con le forme a stella, quadrato e cerchio da inserire nei relativi buchi. Pensare la politica come un gioco di incastri, di somme da scuole elementari (4 bottoni più 4 bottoni).

Un’ultima considerazione sulla Sardegna: dal punto di vista ambientale è per me davvero brutto vedere come Cappellacci sia riuscito a trionfare in molti comuni sulle coste. Eppure il divieto di costruire a 2 km dal mare avrebbe dovuto essere una tutela per quei stupendi paesaggi che portano il turismo in Sardegna. Probabilmente invece il pensiero dominante è ancora quello di cementificare, costruire. Ma questo prima o poi si ritorcerà contro, e quei stupendi paesaggi rimaranno solo cartolina, devastati dal punto di vista territoriale, dell’inquinamento atmosferico e marittimo. E il turismo sparirà.

PS. Arriva ora la notizia che Mills è stato condannato per aver testimoniato il falso in due processi a Berlusconi. In un altro paese l’opposizione chiederebbe le dimissioni del premier. Ma qui con che coraggio, con che credibilità lo si farebbe?

PPS. Favoloso Spinoza di oggi. A partire dal titolo.


R-esistere

settembre 24, 2008

L’11 ottobre c’è una manifestazione a Roma, contro le vergognose politiche in campo sociale, economico, ambientale, civile, giudiziario e chi più ne ha più ne metta di questo governo.
Si chiama Un’altra Italia, un’altra politica, come l’appello firmato da tutta una serie di brave persone di sinistra. Tra i partiti, a quanto si è capito, hanno aderito convintamente Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani, ma hanno assicurato la loro presenza (‘sti cazzi) anche esponenti di Sinistra Democratica e dei Verdi, oltre a tanta altra gente che coi partiti c’entra poco ma che condivide i contenuti dell’appello.
Qui trovate il testo, qui potete aggiungere la vostra firma, qui alcuni ottimi motivi per esserci.
Malingut ci sarà sicuramente, almeno al 50% (il sottoscritto), non solo perché in teoria dovrebbe temporaneamente abitare in quella città, al momento della manifestazione, ma anche perché ci crede, perché bisogna, perché non so voi ma io mi ricordo pochi anni fa di aver fermato alcune tra le più grosse schifezze tentate da un governo di destra (du iu rimemba articolo 18?), e l’idea che in questi pochi mesi ne siano successe così tante senza che nessuno abbia replicato se non “Così si mina il dialogo”, mi infastidisce non poco. Sui giornali nelle scorse settimane si è discusso se esista o meno il dissenso, oggi, in Italia. Ecco, l’11 ottobre sarà una buona prova.