Sì ma forse in fondo in fondo/ era tutto il nostro mondo

gennaio 26, 2009

Della bruttissima storia dell’aggressione razzista a Guidonia, ai più, è sfuggito un dettaglio fondamentale: il bar al centro della cittadina laziale, come riporta Il Messaggero, si chiama Jolly Blue.

Questo dice più di mille inchieste. Perché quando uno lo sa, che ha di fronte un baretto di provincia con i videogiochi e il Cynar allungato, legge anche le dichiarazione raccolte con un occhio diverso. E si rende conto che la stessa aggressività violenta e fanfarona si potrebbe trovare in qualsiasi Jolly Blue d’Italia. Perché gli avventori di un baretto di paese alle sei di sera non sono la giura del Nobel, sono quello che sono, e lo sono sempre stati.

La differenza è che una volta sapevano di essere quattro sbronzoni sfigati. Ora c’è qualcuno, parlamentare europeo, che li convince di essere un popolo indignato pronto alla riscossa. Che dà loro copertura politica e legittimazione sociale. Un po’ come è successo da noi con la Lega, che ha semplicemente dato dignità all’ignoranza facendone l’orgoglio di un popolo che da secoli si vergognava troppo per aprire bocca.
Il progetto è chiaro: fare di “eravamo proprio tanti/ deficienti tutti quanti” il nuovo inno nazionale. Un popolo di sfigati falliti e repressi in guerra con se stesso. E con ottime possibilità di perdere…

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Come ci vedono gli altri?

ottobre 15, 2008

Questo era l’articolo sulla prima pagina della sezione “Europa” del New York Times di ieri, giusto per tornare a parlare un po’ di razzismo.


Tutti morimmo a stento

agosto 28, 2008

Terza e probabilmente ultima parte di un’infelice storia su una rana.

Upgrade: Colpo di scena.


E’ iniziata la caccia alle rane

luglio 31, 2008

Qui ci eravamo occupati delle proteste sollevate per una rana crocifissa nel museo d’arte contemporanea di Bolzano, il Museion. All’epoca gran parte del mondo politico, ma non solo, si era detto offeso per quel insulto alla cristianità (ovviamente il significato dell’opera no riguardava minimamente la crocifissione in sè, ma anzi era proprio una critica al bigottismo diffuso in Tirolo). I gestori del Museion erano però riusciti a resistere a diverse intimidazioni. Ora però è arrivato Lui, e la rana è stata non è stata rimossa, come chiesto inizialmente, ma spostata si.


Tira più un pelo di…

luglio 5, 2008

Il sesso funziona sempre, si sa. Quasi come la gioventù. I lettori italiani, soprattutto dei quotidiani on line, sono impiegati di mezza età avidi di letture torbide e carne fresca. Metti lì una bella ragazza, racconta che ha fatto un po’ di festa e ha scopato un po’ in giro, e gli accessi schizzeranno in alto come le erezioni dei suddetti lettori frustrati nei sogni delle loro insoddisfatte compagne.

Ma non basta, bisogna arricchire. Il caso di Meredith ce l’ha insegnato: la vita dei giovani italiani è torbida e dissoluta, basta giocare un po’ con i dettagli e la storia più normale diventa un romanzo d’appendice di fine ‘800.

E così Repubblica.it, raccontando della ragazza dell’Alta Padovana scomparsa a Barcellona, riesce a inserire le seguenti parole: gaudenti, bevute, canne (2 volte), sesso, fare l’amore, strafatta, sballa, alcool, ballare, spogliarello. Se si aggiunge il richiamo in prima pagina, abbiamo per la terza volta canne, e soprattutto un improbabile champagne (in Catalogna al massimo si berrà cava), che non c’entra niente ma fa tanto tabarin a Parigi nella belle epoque, che è più o meno l’epoca a cui è rimasto ancorato l’immaginario dei redattori di Repubblica.it.

Non so se ci rende conto del meccanismo: questa ragazza era in ferie con una sua amica, è uscita una sera a far festa, ha bevuto, si è fatta qualche canna e si è (addirittura) appartata con un tipo. Che storia originale, eh? Che vita dissoluta…

Non mi sto nascondendo dietro a un dito: la storia c’è, questa qui è scomparsa, è chiaro che la notte che ha passato prima di sparire sia importante e che quindi vada ricostruita. E se la notte è una notte di festa, peggio per lei. Che poi, probabilmente, sarà pure una ragazzina di provincia mai uscita da San Giorgio delle Pertiche che crede di poter fare la figa in Spagna solo perché è estate senza rendersi conto che non è al baretto di Arsego o di Villa del Conte e che quelli che rimorchia non sono ragazzotti del paese di cui tutti sanno vita, morte e miracoli. Insomma, a prescindere da come andrà (e ovviamente si spera che vada bene), questa qua può anche averci messo del suo. Non la conosco, anche se abita a pochi chilometri da casa mia.

Ma in ogni caso non merita questo. Non merita che i suoi genitori e tutto il paese leggano 3 volte su Repubblica.it che lei si fa le canne, né che si è appartata in spiaggia con il vitellone di turno. Mica dico che non vanno date le notizie. Dico che qui non si parla di notizie, ma di una degenerazione perversa e disgustosa dell’ossessione per la storia che pervade il giornalismo contemporaneo. Non è importante che qualcuno abbia davvero recuperato più dettagli possibile sull’ultima notte di Federica, magari il nome del locale è sbagliato e il ragazzo uruguaiano in realtà è di Canicattì. L’importante è che ci sia modo di imbastire un bel racconto, di far annusare al lettore annoiato e sessualmente frustrato di cui sopra un po’ di carnazza, un po’ di sudore salato da spiaggia, un po’ dell’aria da gioventù godereccia e spensierata che non ha mai respirato nella sua miserabile vita.

Non mi scandalizzo, nessuno si scandalizza: in Italia nessuno legge i giornali, bisogna inventarsi di tutto. E pure il sottoscritto, probabilmente, si sarebbe appassionato alla storia raccontata così, se non si trattasse di una persona che solo per caso non conosce, che molti intorno a lui conoscono e che condivide un ambiente che è, più o meno, il suo. Ma il caso è questo: tutta San Giorgio delle Pertiche, nonna Squarise compresa, sta leggendo che Federica si fa le canne e, ogni tanto, d’estate, quando le va, la dà via in libertà. Non c’è niente di male, sono d’accordo. Però se ci impegnassimo tutti a non farla sembrare miss depravazione 2008 ma una normalissima ventitreenne dell’Alta Padovana, sarebbe meglio. Magari ne nascerebbe un’Italia meno bigotta. Un’Italia in cui non è una notizia se è una ragazza beve un bicchiere di vino, si fa una canna o scopa in spiaggia. Barcellona, l’estate, le ferie… Ci si aspettava che studiasse meccanica quantistica?
Un cane ha morso un uomo, stop.


Lunedì mattina

giugno 9, 2008

Varie ed eventuali:

Legge di Gianni dei Cavai
In provincia lo spritz è quasi sempre più buono, ma la quantità di vino rispetto all’Aperol è direttamente proporzionale all’età del barista, con effetti rilevanti sull’acidità di stomaco del sottoscritto (lo so che è presto, ma faccio un mestiere pieno di aperitivi).

Ichino e il benessere dell’universo
Sacrosanto sfogo di BeZaphod sulla scientificità degli scritti di certi sedicenti studiosi.

Non ridete e non pensate a Rocco
Questo è l’Anno Internazionale della Patata. Che, come spiegava il mio prof di storia al liceo, salvò dalla fame l’Europa e ora uccide di obesità l’America.