La mitologia del ciclismo

luglio 18, 2008

La squalifica di Riccardo Riccò ha un significato che va oltre lo sport. Certo, banalmente si potrebbe dire che è anche una faccenda di soldi. Lo è, ma non è solo questo. Come si è detto qui, di per sè questa squalifica non turba particolarmente né me né Masaccio, né, immagino, i molti appassionati. A subire è lo spirito collettivo che nasce dal ciclismo. Certo, il ciclismo è uno sport così bello che si risolleverà anche da questa caduta, visto che in passato ne ha passate di peggiori. Ma a dar fastidio è la serie inesauribile di bastonate. Si vede che il ciclismo degli anni ‘90 aveva raggiunto dei livelli di doping difficili da annullare. Qualcosa si sta facendo. Se guardiamo il kilometraggio dei grandi giri negli ultimi dieci anni è diminuito di molto (da 4000 a 3500 circa), segno che la lotta al doping funziona.

Il ciclismo si risolleverà perché per ottant’anni si era costruito una fame incredibile, era uno sport popolare. Il ciclismo piace perchè quando vedi un ciclista arrampicarsi sullo Stelvio vedi la sua faccia sfigurata dalla fatica. Il doping in questo senso non è una scorciatoia per la fatica. La fatica rimane sempre la stessa, ed è questo che fa esaltare la gente ancora per il ciclismo.

Forse il doping falserà i livello. Può darsi: ed è questo può darsi che turba l’immaginario collettivo. Probabilmente in realtà il doping non falsa i risultati, ma trasla il livello verso l’alto. Ma va tolto questo sospetto e va eliminato il doping, anche se tutti sono dopati uguali.

E’ il sentire comune verso il ciclismo che subisce più di tutti da questi fatti. Ad esempio, Malingut non andrà a Prato Nevoso, perché l’atmosfera non sarà la stessa, ci si aspetterà un tour mediocre senza nessuno che attaccherà, con le cose che si decideranno alla crono. La leggenda del ciclismo non si è creata con le crono, si è creata con le montagna. E a Prato Nevoso la folla non sarà più in trepida attesa di vedere un ciclista solo verso l’arrivo.

Per molte persone, nomi come Bugno, Fignon, Chioccioli, Argentin non sono solo ciclisti, sono nomi che sentivi pronunciare dai nonni al bar, quando ti portavano a prendere un’aranciata e loro andavano a farsi un bianco. E prima ancora questo discorso valeva per Merckx e Gimondi. E prima ancora per Coppi e Bartali. E prima ancora per Girardegno e Binda. Erano delle rappresentazioni, facevano parte del mito. Vedere passare il giro, per una comunità è come celebrarsi senza pretese, omaggiando la fatica del ciclista.

Il mito continuerà a riprodursi. Ma tutte le leggende nascono da storie di uomini veri e il rischio per il ciclismo è di rimanere un mito senza più uomini veri.

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Piove sul bagnato

luglio 17, 2008

Riccardo Riccò è stato trovato positivo all’Epo.
Non andremo a Pratonevoso, questo mi sembra chiaro.
Ma non stiamo male. Non siamo delusi. Non ci fa più nessun effetto.
Non piangiamo la fine di un campioncino, non rimpiangiamo il ciclismo eroico, non ci stracceremo le vesti invocando la pulizia in un ambiente che è sporco e tale resta. Ripeto: non ci fa più nessun effetto.
Non ci fa più nessun effetto più o meno da quel giorno lì.


Ho visto la luce

luglio 13, 2008

Non voglio fare il Bulbarelli della situazione, come direbbe l’altro autore di questo blog. Ma oggi Riccardo Riccò, quello che a me piace perché è arrogante e antipatico come il suo ex capitano, ha fatto qualcosa di speciale. Nel modo in cui è andato via agli altri, nella forza con cui ha rilanciato lo scatto per diverse centinaia di metri, nella costanza con cui ha mantenuto velocità e distacco fino alla fine. Il ciclismo contemporaneo ci ha abituato ai colpi di scena, magari domani prende un quarto d’ora oppure lo trovano positivo da qualche parte, non ci stupiremmo neanche più.

Ma oggi, 13 luglio 2008, Riccardo Riccò, in salita, è l’uomo più forte del Tour de France.

E domani, Pau-Hautacam. La classica pirenaica, con tanto di Tourmalet in mezzo. La tappa in cui Armstrong ammazzava la corsa, di solito. Ma Armstrong non c’è più.