Vendola ha perso (purtroppo)

gennaio 26, 2010

Sono molto contento del risultato delle primarie in Puglia. Nonostante la mia nota antipatia per Nicola Vendola detto Nichi, risalente a ben prima dellla scissione di Rifondazione e dovuta soprattutto alla mia assoluta intolleranza nei confronti di chi nasconde la politica, le idee e la chiarezza delle argomentazioni dietro uno spesso strato di suggestioni linguistiche ambigue e fumose, ritengo che  l’operazione tentata contro di lui dal Pd fosse ingiusta, insensata e tendenzialmente suicida. Leggi il seguito di questo post »


Zion libera

ottobre 17, 2008

Questo è un post sulla vicenda di Liberazione, che è piuttosto complessa, perché riguarda insieme il ruolo della stampa di partito, l’autonomia di un giornale dal suo editore, le conseguenze dei tagli all’editoria cooperativa.
Per districare la matassa e scansare ogni equivoco, parto da due premesse. La prima è l’assoluta, totale e incondizionata solidarietà ai giornalisti e ai poligrafici di Liberazione, onesti lavoratori che fanno il proprio mestiere (chi meglio chi peggio, ma a questo arriverò con calma) e che una legge consapevolmente punitiva vorrebbe mandare in mezzo a una strada. Sto dalla loro parte, se ci sarà da manifestare lo farò, e aggiungo un pensiero anche ai collaboratori, categoria sempre dimenticata, tra i quali ho appena scoperto esserci anche un mio conoscente. La seconda premessa è che non ho alcuna stima di Piero Sansonetti come persona, come politico e come giornalista. Lo trovo una persona ben poco coerente, che dall’Unità passa a Liberazione come se niente fosse, al miglior offerente; un politico dannoso per la propria parte, emblema della sinistra salottiera e parolaia, che va in tv a esibire i suoi capelli unti e il suo gusto per il paradosso banale, facendo sembrare il più impresentabile degli interlocutori leghisti un fulgido esempio di concretezza e rigore; un giornalista un po’ scarso, sempre a seguire la moda del momento (da Obama in giù) ma sempre un passo più indietro rispetto agli altri, senza mai uno scatto di originalità.
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R-esistere

settembre 24, 2008

L’11 ottobre c’è una manifestazione a Roma, contro le vergognose politiche in campo sociale, economico, ambientale, civile, giudiziario e chi più ne ha più ne metta di questo governo.
Si chiama Un’altra Italia, un’altra politica, come l’appello firmato da tutta una serie di brave persone di sinistra. Tra i partiti, a quanto si è capito, hanno aderito convintamente Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani, ma hanno assicurato la loro presenza (‘sti cazzi) anche esponenti di Sinistra Democratica e dei Verdi, oltre a tanta altra gente che coi partiti c’entra poco ma che condivide i contenuti dell’appello.
Qui trovate il testo, qui potete aggiungere la vostra firma, qui alcuni ottimi motivi per esserci.
Malingut ci sarà sicuramente, almeno al 50% (il sottoscritto), non solo perché in teoria dovrebbe temporaneamente abitare in quella città, al momento della manifestazione, ma anche perché ci crede, perché bisogna, perché non so voi ma io mi ricordo pochi anni fa di aver fermato alcune tra le più grosse schifezze tentate da un governo di destra (du iu rimemba articolo 18?), e l’idea che in questi pochi mesi ne siano successe così tante senza che nessuno abbia replicato se non “Così si mina il dialogo”, mi infastidisce non poco. Sui giornali nelle scorse settimane si è discusso se esista o meno il dissenso, oggi, in Italia. Ecco, l’11 ottobre sarà una buona prova.


Una vacanza anche per Ferrero?

agosto 1, 2008

A me era sembrato evidente che Paolo Ferrero, volesse umiliare Vendola e la metà del partito che il governatore pugliese si porta dietro, decidendo così di spaccare per sempre a metà il PRC nel momento che ha deciso di candidarsi a segretario dopo aver vinto politicamente il congresso, anzi proprio sfruttando la vittoria politica. Se qualcuno dubitava che le cose stessero effettivamente così, a togliere ogni dubbio ci ha pensato Ferrero stesso, scegliendo come luogo della prima uscita l’ILVA di Traranto, e decidendo di non avvertire né il presidente della regione, che guarda caso è l’unico del suo partito, ma purtroppo è Vendola, né il segretario regionale che è vendoliano. Se non proprio una resa dei conti, questo è almeno un grosso sgarbo e sfido chiunque a dire che non è così. Se a Ferrero fosse importato dell’unità del partito probabilmente avrebbe concordato un’uscita con Vendola e invece va a casa del rivale senza nemmeno avvertirlo.

Ora, non per fare quello che l’aveva detto, ma c’è un altro episodio che mi rende sempre più convinto della mia posizione. L’atteggiamento del PRC milanese, ferreriano, rispetto alla giunta Penati, una delle giunte di centrosinistra, diciamo, più “centriste” dimostra che forse avevo ragione quando dicevo queste cose: ovvero tutti pronti a fare la battaglia per il comunismo a parole, ma quando si parla di assessorati la situazione cambia.

Intendiamoci: mi va benissimo che ci siano un rifondaroli nelle giunte col PD: ma non se hanno appena votato un segretario che dice “Mai col PD!”.

Ora loro però torneranno nella società. Mi fa strano però perché quasi tutte le persone con cui parlo, che non sono iscritte a partiti, ma che magari hanno sempre votato per partiti della sinistra arcobaleno, quasi tutti avrebbero voluto Vendola segretario. La società chiedeva una cosa al partito, il partito non ha ascoltato e subito dopo si fa bello dicendo: andiamo ad ascoltare la società.

p.s. Nei prossimi giorni avrò un po’ di difficoltà di accesso a internet, ma prima o poi risponderò.


Dove va Rifondazione?

luglio 28, 2008

Il congresso di Rifondazione è stato un bel congresso, un congresso vero, come ormai ce ne sono pochi. Lo scrivevo qui, e lo ammette anche un democratico della prima ora come Mario Adinolfi. Ma voglio comunque tornare sull’elezione di Paolo Ferrero a segretario di Rifondazione Comunista dopo lo sfogo di ieri. Ora che sarà lui il leader gli faccio i miei migliori auguri: è una persona che stimo, ha svolto il ruolo di ministro abbastanza bene e mette passione in ciò che fa. Spero che riesca a tirare fuori dalle grane un partito che oggi come oggi sembra essere in una crisi irreversibile, che sembra ormai già spaccato in due. Ma sono piuttosto pessimista, purtroppo.

Al di là delle discussioni teoriche e delle mozioni, che nella realtà sappiamo che contano ciò che contano, mi chiedo quale sia il disegno politico di Ferrero. Probabilmente è in buona fede. Probabilmente ha firmato un mozione ineccepibile dal punto di vista dell’analisi politica. Ma a farmi paura è la mancanza assoluta di realpolitik dell’ex ministro.

Certo, magari la sua mozione aveva i contenuti migliori, e sfido a trovare qualcuno che non trovi importanti i contenuti. Ma il ripudio della questione del contenitore mi sembra masochista. In un congresso vitale ha votato sola la metà degli iscritti di Rifondazione. Se a metà degli iscritti il mantenimento di questo contenitore così com’è non importava poi molto, figuriamoci a chi non era iscritto. I contenuti sono importanti ma se nei contenitori attuali le persone non si sentono rappresentate e non si attivano, allora devo fare anche un discorso sui contenitori.

Detto questo entriamo più nello specifico della questione. Di fatto Ferrero si mette alla guida di un partito ormai devastato, rifiutando la possibilità di avere uno sbocco unitario al congresso: Vendola aveva fatto un passo indietro, Grassi aveva apprezzato ma l’ex ministro è andato per la sua strada. Ferrero vince un congresso in maniera dorotea (prima sovvertendo la maggioranza di cui lui faceva parte alleando le minoranze, poi imponendo il voto nominale, e un po’ intimidatorio, per l’elezione del segretario).

Ora si trova segretario di un partito lacerato senza avere la maggioranza, dato che la sua coalizione non si può definire maggioranza ma piuttosto unione delle minoranze. Di fatto chi voleva Ferrero segretario non superava il terzo del partito (la mozione uno aveva il 40%, ma se togliamo la componente di Grassi arriviamo a un terzo). Non so come farà a guidare un partito in queste condizioni.

Ora Ferrero va all’arrembaggio dicendo “Mai alleati col PD” (come se anche questa non fosse una discussione sui contenitori come ha evidenziato Polo sul Manifesto di ieri).

Ma ci sono altri motivi che mi rendono perplesso. Mi permetto due considerazioni, una su Ferrero, una su chi la votato (o almeno alcuni). E’ quantomeno curioso che a guidare la rivolta contro il PD sia colui che è stato ministro in un governo di coalizione e che quindi più di tutti ha collaborato con le “forze riformiste”. E veniamo a chi l’ha votato. Ho il sospetto che molti dirigenti locali che si sono schierati per la mozione uno lo abbiano fatto in realtà perché la mozione uno garantiva loro lo status quo, salvando dunque anche il loro ruolo di dirigenti. Ora Ferrero giura che Rifondazione non si alleerà col PD. Ho il sospetto che però quei dirigenti locali che lo hanno votato per mantenere lo status quo, e cioè mantenere la propria posizione in giunte di cui fanno parte insieme al PD, non ci penseranno due volte ad allearsi col partito di Veltroni, magari studiando un alleanza al secondo turno per non consegnare le città in mano “alle destre”. Insomma, truppe affidabili per la conservazione del posto in giunta e della falce e martello.

Ripeto: spero che Ferrero riesca non solo a salvare il partito, ma a farlo tornare sano e robusto. Mi sembra però che, benchè si sia candidato per salvare il partito, il suo atteggiamento sia arrivato non solo a distruggere il partito, ma, cosa più grave, a distruggere delle relazioni fra delle persone che fino a poco fa facevano parte di una stessa realtà politica e sociale.


La nuova Unione

luglio 27, 2008

Il compagno Ferrero, pur di sconfiggere Vendola, è riuscito a mettere insieme realtà poltiche così diverse fra loro, che al confronto l’Unione di Prodi era un esempio di centralismo democratico. La Falce e il Martello ringraziano.


Ripartenza o contropiede?

luglio 25, 2008

Non sono mai stato iscritto a un partito, semplicemente perché ho sempre fatto altro (movimento e sindacato), ma mi sono sempre sentito comunista, e ho sempre seguito da vicino le attività di Prc e Pdci, gli unici partiti che ho votato nella mia vita, gli unici i cui militanti ho sempre visto dalla mia stessa parte, da Genova in poi.
Per questo è inevitabile che mi interessi al congresso di Rifondazione. Anche perché è chiaro che le indicazioni che usciranno da Chianciano saranno quelle intorno alle quali si dovranno schierare anche gli altri soggetti della variegata stracciatella della sinistra più o meno comunista, più o meno radicale, più o meno alternativa.
Cerco di interessarmene al netto dei concorsi di bellezza tra i leader e soprattutto al netto delle caricature conservatori vs innovatori che la stampa borghese ha costruito. Far passare per veterocomunista l’estensore delle tesi congressuali con cui Bertinotti rompeva con il comunismo tradizionale, cioè Paolo Ferrero, mi sembra ridicolo.

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O rifondazione o morte

luglio 23, 2008

Domani, a Chianciano Terme inizierà il settimo, e forse ultimo congresso di Rifondazione Comunista. Nessuna mozione ha superato il 50% e quindi di fatto nessuno sembrerebbe aver vinto.  Forse ha perso la mozione 5, che  voleva impedire la frattura del partito,  senza riuscirci e raccogliendo meno del 2%.
Nessuno sa come finirà il congresso, nessuno sa chi diventerà segretario. Sicuramente di buono c’è questo: Rifondazione sembra essere l’unico partito a livello nazionale con una dialettica interna, in cui i segretari devono vincere una sfida vera e non vengono eletti plebiscitariamente o addirittura per acclamazione.
Io non sono iscritto a nessun partito, ma se avessi votato per il congresso di Rifondazione avrei votato la mozione 2, quella di Vendola per intenderci. I diffetti erano tanti, i limiti ancora di più, i rischi infiniti. E infatti non lo avrei fatto in maniera convinta, ma mi sembrava l’unica soluzione possibile.
Prendiamo la storia del tesseramento dell’ultima ora (pratica attuata anche dalla mozione 1, ma soprattutto dalla 2). Evidentemente ci sono stati alcuni eccessi, e questo non va bene. Ma devo dire che coloro che si sono iscritti per la prima volta, perchè si sentivano di sinistra e volevano votare credo che abbiano fatto bene. Rifondazione è sempra stata rappresenativa di una sinistra diffusa e in un periodo di crisi come questo lo è più che mai, nel bene e nel male. Il congresso di Rifondazione oggi, non è solo il congresso di un partito, è un luogo dove la sinistra si trova a riflettere. Trovo giusto che chiunque esprima la sua opinione dunque.
Mi si dirà: quello che dici è giusto, ma gli iscritti hanno diritto di valutare le scelte del loro partito. Ciò è vero, ma sarebbe bene se rinunciassero a quel diritto. Cosa può servire rifondare un partito in una situazione politicamente e socialmente deviata come quella che esiste oggi in Italia? Rinunciando al loro diritto di tesserati, gli iscritti di Rifondazione potrebbero affrontare un problema molto più grave: la rifondazione della sinistra. Può esistere una Rifondazione senza la sinistra? Già so l’obiezione: per rifare la sinistra bisogna partire da Rifondazione. Io ho l’impressione che ripartire da Rifondazione sia solo un modo per coltivare in tranquillità il proprio giardino da 6-7%, riuscendo anche a portare a casa cose importanti, ma limitandosi a questo, in un panorama nazionale che ogni giorno si fa sempre peggiore. Credo invece che sia il momento di mettersi in gioco: rischiare di sparire, o di sbancare. Per questo avrei votato Vendola: oggi salvare un partito può sembrare giusto e importante, ma domani potrebbe rivelarsi inutile.