Pound era gay

ottobre 4, 2009

Parafrasiamo una canzone del nostro amico Povia, per raccontare di un evento che ha dell’incredibile e che si è svolto qualche giorno fa in una delle roccaforti dell’estrema destra romana: Casa Pound. La deputata lesbica Paola Concia, del PD, è stata invitata a parlare di coppie di fatto e di omossessualità, in un luogo dove queste pratiche di solito, diciamo, non sono ben viste.  Pare che l’incontro sia andato bene e che da Casa Puond abbiano fatto sapere che non sono contro le coppie di fatto, anche omossessuali, ma non transigono sulle adozioni gay. La stessa Concia ha scherzato, definendo Casa Pound “più a sinistra del PD”.

Se le cose stanno davvero così, io mi rallegro. E’ un piccolo passo verso un’Italia più civile. Solo che lascio qualche spazio al dubbio, perchè di certa gente proprio non c’è da fidarsi; ma non riesco a capire il perchè di questa svolta, non riesco a vedere doppi fini. A voler essere maligni si potrebbe pensare che sia una scusa per coprire chi va a buttare moltov contro i locali gay. Ma si sarebbe arrivati a questo punto, addirittura redando un documento e prendendo una posizione che rischia di creare tensione all’interno del proprio gruppo politico?

Ripeto, non capisco bene cosa sia successo. Di sicuro qualcosa, speriamo solo sia qualcosa di buono.

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Piazze vuote, urne piene

gennaio 19, 2009

Lo scorso weekend è entrata in vigore l’ordinanza anti alcol di Alemanno a Roma. Niente alcolici da asporto dopo le 21 e niente alcolici in generale dopo le 2.

Repubblica riporta numerose eccezioni alla regola, ma ovviamente si è limitata a Campo de’ fiori e Trastevere, con i loro prezzi spenna-turisti e la clientela che ne deriva. E contemporaneamente parla di piazze semivuote. Non si capisce chi violasse le regole, allora, se non c’era nessuno in giro…

Nella Roma che frequento io, tra San Lorenzo e il Pigneto, le piazze erano piene come al solito, le sirene erano ovunque, e i baristi si cagavano sotto, tanto per essere chiari. Posso testimoniare una vera e propria rissa nella pizzeria al taglio più frequentata di San Lorenzo, in largo degli Osci, a due passi dalla piazzetta, poco prima di mezzanotte: il titolare ci ha messo diversi minuti, tra grida e spintoni, per strappare una bottiglietta di birra dalle mani di un tamarro che si ostinava a volersela portare fuori. “Africa” ha commentato il mio occasionale ospite compatriota, che alla seconda rissa della serata ancora non era abituato.
Lo stesso ospite compatriota e il sottoscritto, poi, all’1.55, sono stati gentilmente costretti a schienare sul momento un bicchierone di brandy Carlos I a testa dall’inappellabile sorriso della barista del Cargo, in via del Pigneto.

Insomma: dove vado io, le norme sono state ampiamente fatte rispettare, pur nei confronti di una popolazione che, diciamo, non è di suo particolarmente bendisposta nei confronti del concetto di regola.
Del resto a  Padova, dove i bar della piazza chiudono a mezzanotte e la tradizione culturale è più incline alla nonviolenza, ho visto scene incredibili di birre passate attraverso l’ultima spanna di saracinesca rimasta aperta, perciò non mi stupisco più di niente.

Resta ovviamente il fatto che si tratta di regole assurde e inefficaci, buone solo per alimentare l’immagine di sceriffo di qualche sindaco in cerca di facili consensi. Immaginare che in una città mediterranea la gente se ne stia chiusa dentro i locali tutto il tempo è palesemente assurdo. Capisco il bisogno di prevenire comportamenti fastidiosi e di non disturbare chi vuole dormire, ma esistono molte soluzioni di compromesso. Puoi vietare di uscire con la bottiglia di vetro, ma se ti fai versare la birra in un bicchiere di plastica, come succede in molte città, qual è il problema? Che si fa rumore all’aperto? Sinceramente, chi si lamenta del rumore in una metropoli alle 21 di un sabato sera, farebbe meglio a cominciare a ripopolare le meravigliose campagne laziali.
E lasciare la città a chi vuole mantenerla viva e non imbalsamarla in un soprammobile per turisti.


Beati i critici e gli esegeti 1/2

dicembre 13, 2008

Dopo ormai due mesi e mezzo di residenza più o meno ininterrotta nella città eterna posso affermare senza tema di smentita le seguenti verità autoevidenti:

– il 109 non esiste, o, almeno, non è una linea Atac; per la rivoluzione, quindi, bisogna attrezzarsi di bicicletta;

– il 60 notturno non esiste, ma mi è stato detto che Rino abitava sulla Nomentana, e in effetti di giorno il 60 è il bus che risale proprio quella strada, quindi può darsi che all’epoca ne esistesse anche una versione di notte; oggi per andare da quelle parti dopo la mezzanotte c’è l’N4, e dopo piazza Sempione l’N22;

– il bar del Barone non l’ho mai visto ma mi dicono esista, sempre sulla Nomentana; la birra chiara in lattina è probabilmente Peroni, che qui stradomina sui più nordici marchi Moretti e Dreher;

– non solo a Khatmandhu, ma anche a Roma, fra i Fori e la stazione c’è effettivamente via Cavour; ma questo lo si sapeva anche prima, dato che la si fa a ogni corteo, probabilmente solo perché è tutta dritta e in discesa, così le foto da giù con le migliaia di persone che camminano verso l’obiettivo vengono benissimo.

Per ora mi pare sia tutti. Se avete altri interrogativi sarò lieto di provare a verificarli. Prossimamente, un punto di vista sul sordido mondo delle tribute band di Rino.


È sgiunto alfine ‘r dì dela riscozza

dicembre 10, 2008

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Malingut aderisce allo sciopero generale di venerdì 12 dicembre. La metà emigrante del blog parteciperà per la prima volta a un corteo romano. Stasera quasi quasi va all’assemblea preparatoria del suo quartiere, che si terrà alla Casa del popolo di Tor Pignattara. Giuro. Per ora si allena ascoltando la canzone con la più ampia dissonanza tra testo arditamente battagliero e ritmica indolentemente capitolina che si ricordi. Faremo la rivoluzione, sì, ma dopo la pennica. Aó.


Potete forse farci rallentare però non vi crediate sia finita

novembre 26, 2008

Domenica appena sveglio ero a Porta Portese. Ho atteso quasi volentieri la mia occasionale accompagnatrice che si attardava alla ricerca di una borsetta di pelle nera in grado di trasformarla in una versione glamour della strega Nocciola, perché sapevo che prima o poi sarebbe arrivato quello che aspettavo: la bancarella dei dischi in vinile. A Sevilla ci avevo trovato Serrat, ad Amsterdam Cohen e Springsteen, una volta a Padova perfino Vladimir Vysotskij. A Roma, stavolta, il pezzo pregiato era Polli di allevamento di Gaber, praticamente introvabile, ma non avevo abbastanza soldi in tasca. Poi ce n’era un altro, che ho preso, però non lo dico perché è un regalo destinato all’unico lettore di questo blog che sa chi era John Barleycorn. Ma l’acquisto della giornata è il seguente, che espongo qui all’adorazione delle folle:

1. Cent’anni di meno
2. Canzoncina
3. Pescatore
4. Fer l’amaur
5. I poeti
6. In fondo
7. Certi momenti
8. Riflusso
9. E poi