Lavarsi le coscienze

ottobre 28, 2010

Ora non so cosa ne pensiate voi. Ma che a mettere il veto sull’entrata della Serbia nell’Unione Europea della Serbia sia l’Olanda, mi fa alquanto specie. In particolare perchè il veto è posto perchè si vuole (giustamente) costringere la Serbia all’arresto di Ratko Mladić e Goran Hadžić. Il punto non è tanto Hadžić, ma Mladić. Quest’ultimo infatti è forse il superlatitante delle guerre in Jugoslavia, protetto, secondo molti, dai servizi segreti russi.

Ma Mladić è anche il responsabile del massacro di Srebrenica: come qualcuno ricorderà, i caschi bli d’istanza da quelle parti erano proprio gli olandesi, che nell’occasione rimasero a guardare. Ecco quindi si spiega abbastanza l’insistenza dell’Olanda: se Mladić viene arrestato in qualche modo anche l’Olanda si laverà la coscienza dalla responsabilità che ha in quello che è il più grande genocidio in Europa dai tempi della secondo guerra mondiale.


Teoria di un complotto

ottobre 18, 2010

Era un po’ che non si scriveva, ma visto la gravità di quanto successo a Genova (sempre lei) in occasione di Italia Serbia, e visto che pochi hanno capito la gravità della faccenda, derubricando la cosa a semplici hooligans in vena di far casino, forse è il caso di tornare a scrivere.

Che cosa è successo davvero a Genova? Capirlo fino in fondo è molto difficile, ma molti indizi ci vengono in contro.

Prima questione, le tempistiche. Da questo giugno sono entrati in vigore i nuovi accordi internazionali. Per cui gli italiani possono andare in Serbia senza passaporto e i serbi possono venire in Italia senza visto. Dunque questa era la prima grande occasione in cui questi tifosi si trovavano di fronte a una vetrina internazionale senza grossi timori di venire bloccati alla frontiera.

Chi erano questi tizi? Tutti dicono: ultras della Stella Rossa e del Partizan (capolavoro il tatuaggio di Ivan, una croce celtica con in mezzo una stella rossa). Tutto vero. Ma se si guarda questo video si scopre che in testa a questo corteo prima e in curva dopo, non era solo la bandiera della Serbia, ma anche la bandiera della Repubblica Serba, ovvero l’entità serba della Bosnia Erzogovina. Tanto per capirsi i nazionalisti di queste parti sono quelli che spiccano per aver cinto d’asseddio per tre anni Sarajevo e per aver utilizzato la legge del taglione a Srebrenica. E’ impossibile dire chi fu il peggiore in quelle guerre, ma diciamo che Mladic e compagni se la cavano piuttosto bene.

Ecco andare a una partita con quelle bandiere, voleva dire richiamarsi a quel tipo di nazionalismo, il nazionalismo cetnico della grande Serbia, come d’altronde le scritte procetnici sulle maglie degli ultrà testimoniavano, più ancora del “tre” che Mazzocchi aveva scambiato per “guardate che perdiamo 3 a 0 a tavolino”. D’altronde erano anche altri i messaggi chiari: lo striscione “il Kosovo è il cuore della Serbia” esaltava un nazionalismo che vedeva proprio in Milosevic le proprie radici.

Che poi Ivan e chi per lui non si saranno nemmeno resi conto di quello che stavano facendo è possibile: ma qualcuno in Serbia ha voluto che facessero quello che hanno fatto. Due domande però bisogna farsi a questo punto. Chi e perchè. Per rispondere a questa domanda bisogna ricordare che la Serbia sta vivendo una lenta democratizzazione dopo il periodo Milosevic, cercando di entrare nell’Unione Europea. Ma evidentemente c’è a chi questo non va bene. Potrebbero essere mafiosi locali che dunque finanziano gli ultras per creare scontri, come ipotizza il quotidiano serbo Politika. Nulla di più probabile, ma il sospetto che la questione sia ancora più complessa.

Quei disordini servivano per destabilizzare la Serbia, come servì l’omicidio del premier Zoran Dindic che voleva una Serbia davvero democratica. Il creare confusione in uno stato ancora più debole ha la funzionalità di dare risalto a quelle che forse è il fronte politico più compatto, quello degli ultranazionalisti cetnici. Non importa che siano una minoranza, l’importante è che siano compatti e organizzati, come hanno dimostrato in occasione del gay pride di Belgrado.

Insomma, abbastanza chiaro. Impedire lo sviluppo dei diritto della Serbia, allontandola dall’Europa e tenendola vicino ai mafiosi locali, una Serbia in cui avere oriantamenti sessuali diversi dalla maggioranza può costare la vita.

A tutto questo si aggiunga la propaganda fatta alla Repubblica Serba di Bosnia, insieme al Kossovo l’ultimo vero focolaio di tensione etnica nei Balcani. Un focolaio molto pericoloso però, visto che ancora qualcuno pensa di conquistare l’indipenza con tutto quello che ne può costare; oltre a essere l’unica parte della Bosnia dove proprio due settimane fa alle elezioni politiche a vincere è stato un fronte decisamente meno pro integrazione, rispetto a quelli usciti vincenti nella parte croata e bosgnacca del paese.

Va detto chiaramente: l’Europa, intesa non solo entità politica ma anche come luogo in cui la cultura della tolleranza, del rispetto religiose ed etnico stanno piano piano predominando, devono farsi carico e aiutare la Serbia che sta cercando di democratizzarsi. L’alternativa rischia di essere che a due passi da noi l’abbiano ancora vinta quella minoranza che basano il loro agire sulla discriminazione e sulla violenza, portando a chissà quali risultati.

Che poi arriva qui l’idea del complotto: chi può avere interessa che a qualche centinaio di kilometri scoppino delle tensioni etniche finalizzate alla costituzione di nuovi stati nazionali? Non saranno mica quelli che nel 1996, con un tempismo perfetto rispetto alle guerre dell’ex Jugolsavia, proclamavano l’indipendeza di un fantomatico stato chiamato Padania? Che guarda caso ora esprimono il ministro degli Interni. Che guarda caso è proprio colui che deve vigilare sull’ordine pubblico. E impedire situazioni come quella di Genova.


Rivalutiamo Slobo

agosto 11, 2008

Qui trovate l’unico punto di vista minimamente sensato e critico su quello che sta succedendo in Georgia. Mi preme in particolare questa parte:

D’altra parte la divisione in “buoni e cattivi” non è fatta per la geopolitica e Putin non è molto credibile nel ruolo di difensore della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli (non è molto distante da lì la Cecenia).
L’Ossezia del Sud e l’Abkhazia sono regioni caucasiche strategiche nel trasporto delle risorse energetiche come gas e greggio; risorse che non è certo la prima volta che scatenano guerre.
E’ semplice supporre che l’azione Georgiana sia volta a riprendere sotto il suo diretto controllo queste risorse mentre la Russia stia cercando di favorire la nascita di uno stato indipendente che entrerebbe poi nella sua cerchia più ristretta.
Esiste un precedente piuttosto importante a questo riguardo che si chiama Kosovo.

IL PRECEDENTE KOSOVO, LO SCONTRO TRA USA E RUSSIA, DUE PESI E DUE MISURE.
Con tutta la facilità concessa dagli appoggi internazionali gli Stati Uniti hanno condotto in Koovo un’operazione molto simile e probabilmente molto meno supportata da ragioni legittime.
La costruzione di stati amici tramite la destabilizzazione di stati ostili, favorendo secessioni, è una tecnica messa spesso in atto proprio dagli USA, in corso anche con il Tibet.
La NATO tuttavia, dopo aver appoggiato gli Sati Uniti con il Kosovo, ora condanna la Russia per la sua azione in Ossezia.

Il paragone con il Kosovo mi pare effettivamente calzante: un gruppo etnico diviso da vecchi confini nazionali vuole l’indipendenza, il governo centrale si oppone, una superpotenza interviene in un suo soccorso, una parte del mondo la osanna per la sua difesa della libertà dei popoli e dei diritti umani, un’altra la accusa di guerra imperialista.

Cambia la parte del mondo in cui ci troviamo noi e i nostri media. In questi giorni mi capitava di guardare la tv alzando gli occhi dal pc dove stavo scrivendo della peculiare forza morale che assume la memoria delle vittime nella rappresentazione mediatica. E quindi mi sono spesso trovato a chiedermi perché ai tg se si parla di secessione kosovara intervistano come vittime i kosovari e se si parla di secessione osseta intervistano come vittime i georgiani.

La rappresentazione di Saakashvili è particolarmente stridente. Avete mai visto una bella intervista a Milosevic eroe democratico che cerca di tenere unito il suo paese di fronte alle violente ingerenze della superpotenza?