Galeotto fu il rugby

luglio 19, 2009

Forse la cosa è passato in sottotono e la riprendo.

Le squadre italiane che entreranno nella Celtic League, il super campionato di rugby di Irlanda, Galles e Scozia dal 2010 saranno i Pretoriani di Roma e gli Aironi di Viadana che giocheranno a Reggio Emilia. Due franchigie composte da diverse squadre.

Ma la notizia è che il Veneto è clamorasomente fuori dal rugby che conta, con Treviso esclusa e la rinuncia da parte dei Dogi (Padova, Venezia, Rovigo).

Ora, se gli Aironi possono essere stati scelti per motivazioni tecniche (una buona squadra:Viadana più altre) è evidente che la scelta di Roma non è stata fatta per scelte tecniche, ma per ragioni politiche. Zaia e Gobbo infatti si lamentanto.

Per carità, errori ne sono state fatti: in Celtic League giocano solo squadre provinciali o franchigie, tanto che anche Treviso aveva promesso di giocare in giro per il Veneto. Ma evidentemente non è bastata.

Politicamente il dato che emerge è che questo, per la Lega veneta, e trevigiana in particolare è un brutto colpo, a giudicare dai commento di questo articolo, che sicuramente rappresentano una parte dell’elettorato leghista della marca trevigiana.

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Il ritorno delle rondini

marzo 21, 2009

Io e il mio socio abbiamo avuto parecchio da fare in questo periodo.
Tranquillizziamo i nostri 24 lettori: siamo tornati. Giusto in tempo per Il Primo Giorno Di Primavera:


“Vuol dire che soffriamo come tutti gli altri”

marzo 1, 2009

Risposta di Flavio Briatore alla domanda di Massimo De Luca alla Domenica Sportiva di oggi: “Cosa vuol dire iniziare un campionato di Formula Uno in un periodo di crisi?”


Paragoni

marzo 1, 2009

Dopo la disfatta di ieri la mia domanda è: Mallet come Veltroni? Se ne deve andare subito o dopo le europee, pardon, il 6 nazioni? Io dico che è uguale, anche se non so se Franceschini allena peggio.


La partita della vita?

febbraio 27, 2009

Domani si gioca Scozia Italia, terzo incontro del 6 nazioni 2009. Quella che i giornali definiscono di solito “la partita della vita”. Ovviamente non è così anche se vincere sarebbe sicuramente un ottimo modo per allontanarsi dal cucchiaio di legno (che è vinto da chi arriva ultimo, non da chi perde tutte le partite).

Sono piuttosto fiducioso, ma continuo a non capire alcune scelte di Mallet. Se Marcato gioca di ruolo apertura e McLean gioca estremo, perchè schierare McLean apertura e Marcato estremo? Spero che anche questo non si riveli un esperimento fallimentare come quelli già provati fino a qua. Con Ongaro infortunato e Ghiraldini tallonatore titolare non capisco perchè in panchina non ci sia Festuccia, ma il giovane Sbaraglini. Bene che ci sia un giovane, ma ripeto: è questo il momento di fare esperimenti?

Su Garcia io avrei cercato qualisiasi altro giocatore piuttosto che mettere lui centro. Ma spero di sbagliarmi.

Comunque stanotte ho sognato un gran Pratichetti. Lo so, non è bene che io mi sogni i rugbisti, ma meglio i sogni che gli incubi, suvvia.


“Ma che bella giocata”

febbraio 15, 2009

Il ricordo di Giacomo Bulgarelli, qui, è associato alla Song2 dei Blur.


La lieta novella rimbalza di tornante in tornante

febbraio 14, 2009

Dicono che tutti gli americani sanno dov’erano e cosa stavano facendo quando ammazzarono Kennedy o l’11 settembre del 2001. Dicono che agli italiani della generazione dei miei genitori succeda lo stesso con il rapimento e con la morte di Moro.
Non so che notizia resterà indelebile nella memoria di chi è nato negli anni ’80. So però che mi ricordo esattamente dov’ero la sera del 14 febbraio del 2004, 5 anni fa. Ero qui, sulla curva dopo il ponte di legno di Bella Venezia, frazione di Castelfranco Veneto. Era sabato sera, ero in giro coi miei amici e guidavo verso nord. Mi arrivò un sms da mia madre, tutto in maiuscolo (perché lei era nata ben prima degli anni ’80): “E’ MORTO PANTANI”.
Ci fermammo sulla curva di quella strada stretta, lungo il torrente Avenale. In silenzio. Per un bel po’. Ogni volta che ripasso per quella curva ci penso.
La faccio finita qua, perché il sentimentalismo del tifoso è una delle cose più ridicole che esistano. Marco Pantani era una persona come tante, ha fatto un sacco di stronzate, e le ha pagate, nel modo peggiore. E poi il ciclismo porta alla retorica, l’abbiamo già detto.
Ma un giorno all’anno si può anche sbracare. Avevo 11 anni quando camminavo per Treviso col mio grosso walkman Aiwa nero e le cuffie col semicerchio di ferro per ascoltare l’ultima tappa di salita del Giro, quella con il Colle dell’Agnello e Pantani che scatta troppo presto, finisce solo col vento contrario tra i già pochi capelli e il venduto Argentin gregario di Berzin lo va a prendere. Ne avevo 15 quando facevo aspettare tutta la mia squadriglia scout presentandomi in ritardo di quasi due ore alla riunione perché Pantani stava salendo verso Montecampione in maglia rosa e Tonkov non voleva cedere. Ne avevo 16, e avevo addosso una maglietta con la sua faccia e la scritta “Vai Pirata”, quando mio padre mi venne incontro al ritorno da scuola per darmi la notizia, quel giorno lì di cui già si è parlato.
È nota la capacità della bicicletta, e della salita in particolare, di donare grazia, eleganza e bellezza agli esemplari più brutti e scalcagnati del genere umano. Pantani non faceva eccezione: come scriveva Gianni Mura, era un mostro preistorico, un fossile, un mostruoso pterodattilo inadatto ai tempi moderni e alla compagnia dei suoi simili, che solo una volta raggiunta la completa solitudine, su per una montagna, poteva spiegare le ali e mostrare al mondo la propria perfezione. Mezzo mondo lo guardava incantato arrivare in cima così, splendido, e poi tornare a inciampare, cadere, andare contro un suv, investire un gatto in discesa, fare tardi in discoteca, essere mollato dalla morosa, strafarsi di coca, ogni volta che tornava fra noi mortali, nella nostra pianura.
Per tutto questo, e molto altro, devo qualcosa a Marco Pantani. E gli dedico la cronaca della sua ultima grande impresa, un anno dopo Madonna di Campiglio. Quando fu il primo corridore (e, ad oggi, l’ultimo) a staccare in salita Lance Armstrong.

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