Il coraggio della stampa libera

gennaio 12, 2010

Il Gazzettino è da anni la voce della destra veneta più becera e razzista. Non c’è crimine che non sia stato addebitato ai rumeni o all’indulto, non c’è scoreggia berlusconiana che non sia stata prontamente applaudita da un puntuale editoriale di (giuro) Bruno Vespa. Oggi, nel giro di poche ore, vengono pubblicate con grande evidenza due notizie.

Ogni riferimento al fatto che il partito guidato dal genero dell’editore sia in campagna elettorale contro la Lega è puramente casuale.

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I veri obiettivi

gennaio 11, 2010

La politica si sa, è una cosa un po’ strana: spesso di dice una cosa e se ne fa un’altra. Proprio per questo risulta particolarmente illuminante analizzare l’indecente modo con cui il PD si sta avvicinando alle Regionali, per capire davvero dove questo partito voglia andare a parare. Certo di situazioni da mani nei capelli ce ne sono molte: Puglia, Lazio, Umbria … però  una si staglia sulle altre, per la capacità di creare angoscia in qualsiasi osservatore sano di mente: il Veneto.

Il Veneto è una regione fortemente di destra, si sa. Vincere il Veneto è praticamente impossibile (anche se fino a qualche anno fa, forse si poteva invertire la rotta: il centrosinistra ha governato almeno una volta tutte le città tranne Treviso, le province di Venezia, Belluno e Rovigo, e quasi conquistato quella di Padova).

Ma questo anni fa, oggi la situazione è cambiata. Allora, in questi casi cosa fa chi sa fare un po’ di politica? Si candida e cerca di evidenziare le proprie caratteristiche, le proprie particolarità. Guarda caso avresti un candidato (Laura Puppato) pronta a immolarsi, con l’obiettivo di creare negli anni una forte opposizione. Avresti un candidato che viene dal territorio, non estremista, capace di vincere in territorio leghista, donna, che avrebbe sicuramente puntato sull’evidenziare le incongruenze della maggioranza, su nucleare e inceneritori, sulla politica economica in un momento in cui un sacco di operai veneti sono in cassa integrazione, che avrebbe puntato a sollevare sdegno per la ratifica del cambio di poltrona Zaia-Galan, che sarebbe ben voluta dalla coalizione … insomma, il candidato perfetto.

E invece no. Il Pd potrebbe stare fermo, non fare nulla e portare a casa un buon risultato. E invece no. L’UDC. Si devono candidare con l’UDC (che adesso è al governo della Regione con Lega e PDL), candidando il centrista-centrista Antonio De Poli. Perdendo. Perdendo. Perchè se la politica non si fa con i numeri, quantomeno questi possono aiutare. E dicono che non c’è alcuna speranza di vincere, candidandosi con l’UDC.

Non so chi alla fine fra i due la spunterà, ma quanto è accaduto fino a oggi mi pare possa far capire quale sarà la linea del PD per il futuro. Allearsi con l’UDC? No, troppo semplice. Allearsi con l’UDC per perdere.


Sono Pazzi Questi Veneti

giugno 6, 2009

Il mio popolo è servile, ignorante e vota Lega.
Però oggi pomeriggio, meno di un’ora dopo che una tromba d’aria ha scoperchiato un intero paese, metà dei suoi abitanti era in piedi sui tetti a rimettere a posto i coppi. L’altra metà stava togliendo le macerie dei capannoni abbattutti, e spazzando i salotti. Secondo me entro stasera hanno finito di imbiancare tutto.

P.S.
Guardiamo il lato positivo. Vallà ha 3000 abitanti. Oggi pomeriggio non ha votato nessuno. Sono come minimo 2000 voti in meno per la Lega…


Com’era? “Combatto la tua idea, ma…”

gennaio 18, 2009

Leggo sul sito web del Gazzettino questa notizia:

VENEZIA (17 gennaio) – I Serenissimi sono tornati a far sentire la loro voce per radio dopo 12 anni, stavolta sfruttando le potenzialità del web. Da oggi i simpatizzanti del gruppo che con un blitz nel 1997 occupò il campanile di San Marco per rivendicare l’autonomia veneta rifacendosi alla Repubblica di Venezia, hanno ripreso le trasmissioni sul sito del Veneto Serenissimo Governo.

L’iniziativa cade a quasi 12 anni dalle incursioni clandestine via etere nei telegiornali che anticiparono l’assalto in piazza San Marco fatto anche con un blindato di fattura artigianale, noto ai più come “tanko”. Il blitz avvenne la notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997 e giunse dopo una serie di intrusioni radio sui canali dei principali Tg nazionali, durante i quali l’audio del notiziario veniva coperto da una voce che faceva riferimento alla “proclamazione di indipendenza della Veneta Patria”.

Nel corso della trasmissione odierna dal sito del Veneto Serenissimo Governo è stato lanciato l’invito a tenere «in alto il vessillo di San Marco» e a lottare contro «l’occupazione della Serenissima, compresa quella fatta dalla Repubblica italiana» per evitare «l’etnocidio della nostra storia».

Sia chiaro che, nonostante il mio fiero venetismo, non ho alcuna simpatia per la politica di questa gente. Ricordo che quella mattina mia madre mi svegliò preoccupata e sconfortata, dall’ennesimo motivo di irrisione che il nostro pessimo popolo stava dando al resto d’Italia e del mondo. Questi pagliacci sono ridicoli, loro e il loro plebiscito-truffa del 1866 sono la caricatura dell’autonomismo di cui il Veneto avrebbe bisogno.
Non solo: simulare un blitz indipendentista a bordo di una sottospecie di trattore travestito da carro armato e con l’atteggiamento e la preparazione di una scampagnata domenicale più che di un atto storico consapevole, non fa altro che alimentare l’immagine dei veneti contadini, scalcagnati, ignoranti e incapaci di qualsiasi cosa che non sia spaccarsi la schiena a lavorare tutto il giorno. Grazie per l’orgoglio che ci avete regalato, patrioti, davvero.

Detto questo, vorrei attirare l’attenzione su una storia troppo poco conosciuta. Quella della spropositata e assurda repressione di cui questi pagliacci sono stati vittima negli anni a seguire. Il sedicente doge Luigi Faccia e soprattutto il cosidetto ideologo Bepi Segato, che non avevano partecipato all’azione, si fecero anni di carcere per associazione sovversiva, attentato all’unità dello stato, banda armata e interruzione di pubblico servizio, e i signori Piero Fassino e Oscar Luigi Scalfaro (rispettivamente ministro della giustizia e Presidente della Repubblica) rifiutarono loro la grazia.
L’allora governo di centrosinistra sfruttò vergognosamente quella vicenda, inventando a partire da quei quattro pagliacci un fantomatico pericolo secessionista, per motivi di pura politica interna. Bepi Segato, un semplice intellettuale le cui idee non condivido ma che non ha mai fatto male a una mosca, è morto da prigioniero, condotto in ospedale ammanettato.

Ecco, colgo l’occasione della notiziola di cui sopra per ricordare a tutti uno dei tanti cadaveri puzzolenti che riempiono la cattiva coscienza della nostra Repubblica.