I preti son tutti comunisti

settembre 27, 2008

Qualche giorno fa avevo inziato un post, sulla manifestazione dell’estrema destra a Colonia. Poi l’ho lasciato lì. Non riuscivo a concluderlo. Oggi però lo riprendo, perchè ci sono un altro paio di questioni che si possono legare a  questo post.

Una è la questione delle bandiere della pace vietate a Verona. In queste situazioni, gli autori di questi vergognosi gesti, nella fattispecie la giunta Tosi, cercano di difenderesi, sostenendo, con argomentazione goffe, che in realtà non è come la stampa di sinistra vuol far credere ecc. ecc.

Dobbiamo evitare questo gioco. E dire come stanno le cose: hanno evitato di far esporre le bandiere della pace a dei preti (a dei preti, non a un centro sociale marxista lenista) perchè sono degli autoritari intolleranti. E se a un città come Verona piace il sindaco Tosi, se lo tenga, evitando che si candidi a governatore del Veneto e cercando dunque di limitare i danni.

L’altra questione, che ho letto su un giornale cartaceo e di cui purtroppo si trova poca documentazione in rete è una delibera del comune di Cento, in provincia di Ferrara, che ha vietato di intitolare i nomi delle strade a esponenti della sinistra. In particolare il tutto è fatto per eliminare via Gramsci. A fare una cosa simile in fondo ci aveva provato il sindaco di Alghero, vietando Bella Ciao durante lo scorso 25 aprile. Qualche settimana dopo si dimise, ma non per la faccenda Bella Ciao.

Ora dico. Gramsci può anche stare antipatico. Ma poichè 60 anni fa diverse parti politiche avevano fatto un accordo, e fra queste c’erano anche i comunisti, chi fa leggi di questo tipo, come Tosi o il comune di Cento, dovrebbero evitare di essere evasivi e dovrebbero spiegare ai cittadini di tutta Italia se loro si riconoscono o meno in quel patto. Perchè a me può stare antipatico De Gasperi o La Malfa o Nenni. Magati preferirei abitare in piazza Mazzini, piuttosto che in Via Cavour, ma qui siamo al delirio.

Una delle goffe argomentazioni di cui scrivevo poco fa, l’ha espressa una dei consiglieri padri dei questa proposta: “Nella Costituzione manca una condanna del comunismo. Non vorrei una via intitolata a Ciano, ma neanche una a Lenin” Certo che nella Costituzione manca una condanna del comunismo, visto che a scrivere la Costituzione c’erano anche i comunisti.

Ecco il problema dell’Italia oggi, uno dei principali mi sembra proprio questo. Che uno possa andare in giro a dire castronate simili senza vergongarsi.

P.S. Incollo qui sotto il post iniziale sulla manifestazione di Colonia.

Devo ancora capire bene, però fa riflettere che in una manifestazione contro i naziskin che si stanno riuniendo a Colonia, un gruppo di donne turche alzi uno striscione in cui c’è scritto: “Mai più fascismo” Fascismo, non nazismo. In Germania.

Mi vengono in mente due ipotesi al momento:

– in Germania hanno talmente eliminato dall’immaginario collettivo il nazismo che nessuno pensa più che si possa riverificare nella storia

– la scelta è molto più ragionata, e c’è una discreta paura che il fascismo, che per molti versi è stata una versione soft del nazismo

Sono due ipotesi opposto. Solo che sono ammissibili entrambe, visto che in Germania la condanna del nazismo è totale (leggersi le dichiarazioni del sindaco democristiano di Colonia e del questore relative alla manifestazione, per farsi un’idea), mentre in Italia ci sono ancora tanti che dicono che il fascismo in fondo non fu poi così male.


Esserci

Mag 16, 2008

Oggi malingut è qui.

P.S.
Anche un po’ qui. Ma solo quell’altro, l’ambientalista.


Descantabauchi

Mag 5, 2008

Così si dice, dalle mie parti, quando un bambino a cui è stato detto cento volte di non correre in bici sul ghiaino scivola e si sbuccia un ginocchio. Signfica “Sveglia, te l’avevamo detto, potevi pensarci prima, ora non lamentarti e impara per la prossima volta”.

Negli ultimi mesi alcuni, poco ascoltati, hanno denunciato fino alla sfinimento quello che stava succedendo in tutto il Veneto e in particolare a Verona. Qui e qui si possono trovare alcuni dei fatti più noti, almeno a livello locale, e delle denunce più allarmate. Un consigliere comunale di sinistra costantemente minacciato, suo figlio picchiato in pubblico, accoltellamenti, un sindaco (il leghista Flavio Tosi) che mette un neofascista a capo della lista civica che porta il suo nome, poi lo nomina all’Istituto per la storia della Resistenza e poi sfila in piazza insieme a lui e ai suoi camerati della Fiamma Tricolore. I segnali erano chiari, a volerli leggere, e alcuni l’hanno fatto: si voleva far capire a tutti che il Veneto, e in particolare Verona, è una terra aperta e tollerante nei confronti di ogni forma di squadrismo neofascista, che ai piedi dell’arena tutto è permesso, e che nessuno verrà punito.

In tutti i casi citati, i giornali hanno parlato genericamente di “rissa”, e i sedicenti democratici hanno dato del paranoico a chi segnalava il chiaro segno politico delle violenze. La stessa cosa si è ripetuta anche questa volta: solo quando è arrivata la tragedia si è iniziato a chiamare per nome (anche se con uno spreco di distinguo e condizionali che sarebbe bello vedere anche in altri casi) i colpevoli. Ma domenica, a tutta pagina, Repubblica parlava ancora di rissa, di città ferita, bla bla bla. Ecco, almeno adesso, rispiarmiateci questa solfa. Risparmiateci la città che si sveglia ferita e incredula di fronte ai suoi figli degeneri, risparmiateci Tosi che parla di “teppismo senza moventi politici”, risparmiateci anche il dolore ipocrita esibito da Veltroni, quando per mesi i suoi omologhi locali hanno cercato di sopire e troncare, convinti che denunciare i fascisti fosse una sterile provocazione. Ecco cosa succede, a lasciar stare, a sottovalutare, a “evitare le contrapposizioni”, cercando un’impossibile pacificazione buonista e procurando in realtà ai violenti un’impunità che non fa altro che incentivare altre violenze. Descantabauchi. Solo che non ce la caviamo con un ginocchio sbucciato, stavolta.