L’iperPorcellum degli antiPorcellum

settembre 4, 2011

L’opinione pubblica, si sa, è strana. Volatile, artificiosa, tutt’altro che razionale. Da qualche anno, per esempio, va di moda stracciarsi le vesti contro l’attuale legge elettorale (il cosiddetto Porcellum) perché non prevede il voto di preferenza e quindi permette agli elettori di scegliere tra diversi partiti ma non tra diverse persone all’interno dello stesso partito, perché le liste sono bloccate.

Quando sento qualcuno lamentarsi del fatto che “ci hanno tolto la preferenza”, faccio sempre una domanda: “Quando è successo?”
Tutti mi rispondono: “Nel 2006, con il Porcellum”, e cadono dalle nuvole quando ribatto: “No, guarda che le preferenze in Italia sono state abolite nel 1993”. Lo stupore si tramuta presto in indignazione: “Ma no, non è vero, è il Porcellum, mi stai prendendo in giro”. Leggi il seguito di questo post »

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Ciao ciao belle tettine…

febbraio 17, 2009


Chicco ha/ una cicatrice sulla faccia sta/ con suo fratello che si fa chiamare Spillo e sanno

febbraio 17, 2009

Sembra che Veltroni si sia dimesso sul serio. Repubblica finge di non avere il coccodrillo pronto per sviare i sospetti.

C’è poco da dire. Per l’ennesima volta, quando la nave affonda, il capitano cerca una scialuppa di salvataggio. Gli auguro di non trovarla. Preferirei che ad aspettarlo fuori di casa fossero i millemila migliaia di milioni di elettori di sinistra che lo elessero perché gliel’avevano detto D’Alema e De Benedetti, ma anche perché credevano che fosse un leader politico, e non un bambino che quando gli rompono il giocattolo nuovo si mette a piangere e scappa via.

Sono contento di non essere stato tra loro.


Però non siate preoccupati

gennaio 31, 2009

Ci sono momenti gravi. O, peggio, seri. Ci sono momenti in cui ci si chiede se sia più nobile sopportare le percosse e le ingiurie di una sorte atroce, oppure prendere le armi contro un mare di guai e, combattendo, annientarli.
Ci sono momenti in cui il nemico ti pare troppo grosso, troppo potente, troppo vicino, e soprattutto troppo oltre ogni livello di disonestà e scorrettezza si potesse immaginare.
Ci sono momenti in cui si vorrebbe mollare tutto, lasciarsi andare, arrendersi, aspettare le provinciali dell’anno prossimo, oppure ricorrere a qualsiasi bassezza (tradire un amico, vendere la propria madre, allearsi con Achille Occhetto e Ugo Intini).
In quei momenti, è bene rifarsi ai Maestri. Siamo nani sulle spalle di giganti, siamo figli che si perdono senza un padre a tenerli per mano, siamo dei pesci rossi in mezzo all’oceano, e abbiamo bisogno di un’antica corrente calda che ci indichi la rotta. Un Maestro.

Ecco, di fronte al vergognoso tentativo di quel mezzo ominicchio di Walter Veltroni, e di quei quattro poveracci senza vergogna che ancora hanno il coraggio di difenderne l’esistenza politica, di cancellare per legge la sinistra per annettersi manu militari quei consensi che con la politica sanno di non essere in grado di conquistare, io resto sereno. Niente barricate, niente disfattismi, niente accozzaglie impresentabili pur di accaparrarsi qualche poltrona, senza neanche sapere da che parte del meraviglioso emiciclo nuovo fiammante di Strasburgo si andrebbero a sedere i loro occupanti.

Restiamo calmi. Respiriamo profondamente. Rivogliamoci a un Maestro.


Ecco, Walter: prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.
Non ci costringerai a fare il minestrone decaiffenato che piacerebbe a te. Il gioco è chiaro: siamo in emergenza, in uno stato di eccezione, e dovremmo ricorrere ad estremi rimedi. Far cadere tutte le amministrazioni locali, in modo da mostrare che ci mobilitiamo solo per le questioni elettorali. Oppure fare come te, un bell’ingrumone di ratatuie varie ed eventuali, in cui ogni colore e sapore si confonde in un unico odore di cibo da ospedale (scusa Simone). No, grazie. Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione, e il sovrano, in casa nostra, non sei tu. Alle europee ci saremo, e daremo battaglia. E magari passeremo pure lo sbarramento, alla faccia tua. Oppure no, e ci riproveremo la prossima volta. Perché noi ci saremo ancora, la prossima volta. Sei tu che, dopo il 7 giugno, te ne andrai a pescare le trote, golpe o non golpe.

Non ti rimpiangeremo.


Ergo…

novembre 11, 2008

Paola Binetti:

Queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia. Siamo davanti ad un’emergenza educativa

Walter Veltroni:

In un grande partito come il nostro non possono esistere reati d’opinione o processi per idee che vengono espresse

Riccardo Orioles:

Dichiarazione dell’onorevole Nobodi, del Partito democratico: “Tutte le cattoliche integraliste frequentano le sacrestie. Nelle sacrestie si sono a volte verificate, come testimonia Boccaccio, storie boccaccesche. E’ dunque probabile che la senatrice Binetti sia una troia”.
Dichiarazione del Comitato dei Garanti del Pd: “Non possiamo procedere contro l’onorevole Nobodi perché l’ordinamento del Partito non prevede sanzioni legate alle dichiarazioni personali e alle altre manifestazioni del pensiero effettuate dai suoi aderenti”.
Dichiarazione del segretario Veltroni: “In un grande partito come il nostro non possono esistere reati d’opinione o processi per idee che vengono espresse”.


Piccoli veltroniani crescono

settembre 9, 2008

Premetto: sono contro il copyright bla bla bla libero sapere bla bla. Tanto più on line. E tanto più per cose come i blog, che per natura sono cestini della spazzatura in cui si scrive gratis la prima cosa che passa per la testa, nel tempo che avanza a lavoro, studio, militanza, ecc.

Però quando uno ha la faccia come il culo, ha la faccia come il culo e va detto. Quindi vi racconto una storia. Alle ore 11.18 del 5 settembre, giusto perché non ho niente di meglio da fare, lascio un commento (neanche particolarmente arguto, tra l’altro), da Luna di giugno:

masaccio ha detto,
5 Settembre 2008 a 11:11 am
E se fosse questo il punto a cui volevano arrivare?
Obama aveva sfondato come candidato postideologico e postpartisan, uno capace di riunire l’America, di saltare a pié pari 40 anni di divisioni in nome del sogno americano e della sua biografia che lo incarna perfettamente. Hanno tentato di demolirlo accusandolo di essere il solito liberale elitista e non ce l’hanno fatta. Allora hanno messo lì l’esca: “Prendiamo un mostro, lo travestiamo da mamma americana media e vediamo quanto gli danno addosso”. E così da una settimana la stampa democratica, cercando di demolire il mostro, sta prendendo a calci in faccia la mamma americana media. Che il 4 novembre voterà.

Quattro ore dopo, un certo Andrea Cavaletto, ventiduenne eletto all’Assemblea Costituente Nazionale del PD nella lista “A Sinistra per Veltroni”, che si occupa di comunicazione e politiche giovanili nella segreteria di federazione del PD del Canavese ed è membro del direttivo del circolo di Rivarolo Canavese (e ‘sti cazzi, mi verrebbe da dire), lettore abituale e commentatore del blog di Luna, pubblica un post, in cui scrive:

I repubblicani hanno tentato di demolirlo accusandolo di essere il solito liberale elitista e non ce l’hanno fatta. Allora hanno avuto una geniale intuizione: “Prendiamo un mostro, lo travestiamo da mamma americana media e vediamo quanto gli danno addosso”. E così da una settimana la stampa democratica, cercando di demolire il mostro, sta prendendo a calci in faccia la mamma americana media. Che il 4 novembre voterà.

Non un link, non una citazione. Parola per parola, perfino l’errore di battitura (ho scritto liberale ma chiaramente intendevo liberal). Copia e incolla, e via. Senza vergogna.

Ma non è finita: passa un’altra giornata e il nostro Andrea va su The Right Nation e lascia un commento:

Devo ammettere che sono dei furboni, quelli del GOP. Non hanno trovato argomenti per attaccare Obama che sfondassero davvero, hanno provato a dargli del solito liberal elitista ma niente.. così hanno preso un mostro (la Palin) l’hanno vestita da mamma americana media e hanno fatto partire l’esca. Gli opinionisti democratici, dal lancio dell’esca, hanno cominciato ad attaccarla dipingendo(obiettivamente) i suoi vizi che sono i vizi delle mamme americanei una classe media intontita. Solo che le mamme americane medie alle prossime elezioni voteranno.

Stavolta qualche parola l’ha cambiata, dai. Ha pure corretto l’errore. Apprezziamo lo sforzo, che dite?

Gli faccio notare l’accaduto sul suo blog, lui cancella il mio commento e scrive, sotto il post sulla Resistenza, il seguente commento (che ho cancellato perché senza questo post nessuno avrebbe capito a cosa si riferiva, perché quel post era di Lussu e non mio, e perché la Resistenza è una cosa seria):

Caro Masaccio,
mi dispiace che tu te la sia presa, non avevo alcuna intenzione di urtare la tua sensibilità,
non pensavo di urtarti così tanto usando le tue parole, che ho reputato perfette per dire ciò che pensavo,
e se ti interessa era la prima volta che mi accadeva di copiare ed incollare parte di un post, perchè, contrariamente al giudizio che mi hai dato di getto, credo di essere decisamente capace a scrivere con parole mie.

E non credo che mi offenderei o chiederei il copyright se vedessi pezzi di miei post su altri blog, anzi ne sarei orgoglioso, (perchè è quello poi il fine di un blog) ma probabilmente abbiamo punti di vista differenti a proposito.

Ho cancellato il tuo commento, soltanto per evitare che i miei visitatori si facciano un’idea sbagliata su di me, se permetti, visto che non vado in giro a fare copia e incolla tutti i giorni. Ma come vedi sono venuto da te a chiarire.

Scusa per il disturbo e buona serata.

Andrea

Ora, caro Andrea, io magari non avrei neanche scritto niente. Ma siccome tu mi hai risposto piccato e pretendendo pure di aver ragione, una risposta ti spetta. Tranquillo. Mica ti denuncio. Mica ti picchio. Ti sputtano solo un po’. Così magari ti vergogni e domani, a 22 anni, inizi a sforzarti di tirare fuori un po’ di parole tue, per dire le cose che pensi. Non do giudizi su di te, siamo nel magico mondo dei blog, ognuno può essere quello che vuole. Ma se fossimo là fuori, nel mondo reale, la gente, che è brutta e cattiva, potrebbe pensare che sei un piccolo ragazzino democristiano la cui massima aspirazione è un posticino da burocrate sotto la sottana di papà Walter che pur di farsi bello va a scopiazzare le cose in giro. Il mondo è pieno di maligni, si sa. E allora io ti sputtano un po’ qua, così ti vergogni 5 minuti, poi ti passa e la prossima volta metti un link. Il mondo sarà un po’ migliore, secondo me.


La festa de

agosto 26, 2008

Nel suo celebre editoriale sulla prima pagina di Repubblica il giorno in cui chiuse l’Unità, il 28 luglio 2000, intitolato non a caso “L’Unità, delitto perfetto”, Michele Serra scrisse che l’assassino dell’Unità era stato “il suo pubblico”. Indiscutibile: l’autore e i lettori di quell’articolo erano stati in passato autori e lettori dell’Unità, eppure non lo erano più. Ecco come muore un giornale. Basta non comprarlo.
Insomma, sembrava paradossale che ci fosse così tanta gente a struggersi per la morte di un giornale che negli ultimi mesi vendeva 28 mila copie. Meno del Mattino di Padova, tanto per avere un’idea. Faceva un po’ rabbia, anche, che ora stessero lì a lamentarsi gli stessi che quel giornale non compravano da anni.

Tutto questo per dire che non sono un lettore dell’Unità, ma ne parlo lo stesso.
Furio Colombo e Antonio Padellaro sono due personaggi tutt’altro che simpatici. Il primo, soprattutto, è l’emblema di una sinistra filoamericana, filoisraeliana e filoindustriale che si indigna solo quando è in ballo la giustizia, molto distante dalle mie idee. E infatti non leggevo il suo giornale. Semplicemente, non mi interessava: diceva cose che già sapevo. Leggo Repubblica e Il Manifesto: due giornali che, da punti di vista diversi, mi dicono cose che non so, invece di tentare di convincermi di cose di cui sono già convinto.
Però quel giornale di Colombo e Padellaro raccontava perfettamente quell’epoca. Come ha scritto Matteo Bordone, era un giornale di resistenza, da fortino assediato. Ma quella era la sinistra italiana subito dal 2001 in poi. Il governo Berlusconi sembrava onnipotente, la polizia ammazzava a Genova, gli americani invadevano Afghanistan e Iraq, e poi l’articolo 18, le leggi vergogna, ecc. In più, L’Unità diretta dai vari Veltroni e Caldarola era morta.
In questa situazione, Colombo e Padellaro fecero il giornale dell’opposizione. Un giornale quasi ingenuo nella sua volontà di tenere insieme tutto e tutti, da chi manifestava contro il G8 a chi era in piazza contro la Cirami. Ma in qualche modo L’Unità raccontava un legame che esisteva (io stesso ero a entrambe le manifestazioni), faceva da megafono a quella sinistra italiana trasversale di opposizione che ha avuto il suo apice nella manifestazione del 23 marzo 2002 in difesa dell’articolo 18. Raccontando quel mondo, e allo stesso costruendo, con quel racconto, la stessa unità di movimento che raccontava, L’Unità è risorta. Non la leggevo, perché sapevo già cosa ci avrei trovato scritto. Ma era giusto che ci fosse, e infatti vendeva. Vendeva quanto vendono i giornali in Italia, però vendeva. 20 volte più del Foglio, come minimo.
E dava fastidio, inutile dire di no. Non c’era giorno in cui Berlusconi non se la prendesse con L’Unità. Il solo fatto che un giornale così esistesse gli dava fastidio. E ciò che a lui dà fastidio, a tanta altra gente fa enormemente piacere.
Quell’epoca è passata, ci siamo divisi, una parte di quel mondo è rimasta dalla parte della sinistra radicale (chi scrive), un’altra da quella del qualunquismo giustizialista (Di Pietro, Travaglio, Grillo), un’altra da quella del Pd e delle sue promesse di novità.

Ora al Pd serve un giornale, e Padellaro non può fare il giornale del Pd. Perciò è giusto e normale che diventi direttrice Concita De Gregorio, che casualmente è anche una brava giornalista. A lei il compito di districarsi in una situazione tutt’altro che semplice: dirigere l’unico quotidiano di partito che non è di proprietà del partito, ma di un privato, che a sua volta è presidente di una Regione, eletto nelle liste di quel partito. Una situazione che non ha uguali al mondo. Speriamo che vada bene. Anche se continuerò a non comprare L’Unità.
Va detto, però che è paradossale che a liberare L’Unità da quelli che l’hanno fatta risorgere siano proprio quelli che l’avevano uccisa, cioè Veltroni, e con lui il gruppo dirigente Pci-Pds-Ds, e Concita De Gregorio, ovviamente non personalmente ma come giornalista di Repubblica, giornale che dalla sua nascita ha rivoluzionato la stampa italiana relegando L’Unità a un ruolo da soprammobile impolverato sulla credenza della nonna. Come se Moggi diventasse presidente dell’Inter, più o meno.
Ecco, risparmio a tutti le riflessioni tristi quanto patetiche su un quotidiano che da Antonio Gramsci passa al partito di Fioroni e la Binetti. È la storia, va così. Dimentichiamoci la retorica delle feste, del partito delle salamelle, di quello che per un secolo è stato l’unico quotidianonazionale in Italia, l’unico che facesse leggere a Canicattì le cronache di Tina Merlin sul Vajont, e tutte quelle storie lì. Non esiste più quel giornale perché non esistono più quel partito e quell’Italia. E neanche quei lettori. Lasciamo Gramsci dove sta, che è meglio. Però, senza arrivare così indietro, vorrei dire che a Colombo e Padellaro e Travaglio e compagnia bella, una piccola statuetta di mollica di pane, sulla sua scrivania, Concita De Gregorio dovrebbe farla. Altrimenti non avrebbe nessun giornale da dirigere, oggi.