Problemi di miopia

Luglio 8, 2009


Al G8 si parla di ambiente, ma non si prendono decisioni storiche perchè Cina e India sotengono che ora tocca a loro inquinare.

A poco è servita la protesta di Greenpeace, che ha occupato 4 centrali a carbone sparse sul territorio italiano.
Ciò che però mi induce a qualche riflessione è la protesta seguente degli operai delle centrali, come reazione al blitz dell’associazione ambientalista.

Ecco, a quegli operai vorrei dire un paio di cose.
Prima di tutto: si risaparmino lo slogan “andate a lavorare”. Non tanto perchè i ragazzi di Greenpeace stanno lavorando, dato che quelle azioni così rischiose di solito vengono fatte da professionisti, quanto perchè quello che stanno facendo è una cosa utile e importante per tutti, anche per gli operai che protestano contro. (Tralasciamo il disdicevole pregiudizio che solo chi fa qualcosa lavorando può fare del bene, chi lo fa per passione invece sbaglia, sempre).
Secondo: gli operai potrebbero anche riflettere un attimo sull’azione di Greenpeace, prima di rispondere a casaccio. Sugli striscioni infatti c’è scritto “Green job” ovvero lavori verdi: ovvero usciamo dalla crisi riconveretendo l’economia verso le energie rinnovabili e il rispetto dell’ambiente. Quindi più lavoro, non meno lavoro. Chissà cosa volevano dire invece alzando lo striscione dell’Enel con scritto “100% carbone pulito”. Sorvoliamo sull’ossimoro carbone pulito, degno di una poesia del Petrarca. A me vedere gli operai, che acriticamente, prendono le difese di quello che una volta si chiamava padrone, fa un po’ riflettere. Dov’è l’autonomia, dov’è l’indipendenza, dov’è la riflessione? Sembrano tanto i crumiri descritti in Cara moglie dal qui compianto Della Mea.

C’è poi l’aspetto della salute. Non si chiedono questi lavoratori se sia meglio lavorare in una centrale a carbone o in una centrale eolica, o fotovoltaica? E’ una cosa ininfluente questa?
E infine: è possibile che questi signori non desiderino per i loro figli un bel parco dove giocare, lontano dal’inquinamento e dalle malattie?
Dove vogliono fare giocare i loro figli, sotto una ciminiera? E’ questo il futuro che vorrebbero?


Sante parole

Luglio 8, 2009

Ci sono milioni di italiani che si interrogano sul cazzo di Berlusconi, senza rendersi conto di avercelo nel culo. 


Dilettanti allo sbaraglio

Luglio 5, 2009

Non c’è che dire. La candidatura all’insegna del rinnovamento di Ignazio Marino alla segreteria del Pd è partita proprio col piede giusto.

Certo, vedere i nostri grandi rivoluzionari trasformare la loro Storica Battaglia in un’operazioncina trasformista per togliere voti di sinistra a Bersani e poi portarli in dote a Franceschini (che, ricordo, è il candidato di Marini, Rutelli, Fioroni, Binetti, ecc.) al ballottaggio, fa un po’ tristezza. Ma neanche tanto. Visti i precedenti e vista la grandiosa propensione all’autogol dimostrata in questi giorni, viene da pensare piuttosto che siano stati Franceschini e Bersani a convincere Marino a imbarcarli, perfidamente.


E nelle fogne di Villa Certosa cosa ci sarà?

Luglio 3, 2009

Aiuto c’è un mostro nella fogna. Ma tranquilli: repubblica qui ci fa sapere che non si tratta di un extraterrestre.
Per conto mio vi do un consiglio. Fatte partire questo pezzo dei Pink Floyd e poi fate partire il video del mostro: è la colonna sonora adatta.


Cognomen

Luglio 3, 2009

In merito a questo, va detto che leggere “Sofri appoggia Marino” sui giornali farebbe un certo effetto…


Il topolino e la politica

Giugno 28, 2009

Quasi un anno fa scrivevo:

Ho una gran simpatia nei confronti di coloro che vogliono cambiare il Pd da dentro. Ovviamente è una battaglia in cui non credo, ma sono solidale con chi la combatte. Quello che però ho sempre imputato a questi qua è un certo paraculismo di fondo. L’incapacità totale di andare allo scontro, di contestare davvero chi si critica, di preparare e far prevalere un’alternativa radicale alla gestione che, giustamente, si considera debole e fallimentare.

Avevano appena fatto la loro prima assemblea nazionale, e invece di uccidere il padre avevano fatto a gara a farsi fotografare vicino a lui, pronti a farsi cooptare e non criticando neanche per un secondo la sua linea politica.
Poi si sono allargati. Sono andati a Piombino. Ieri hanno fatto la loro grande kermesse al Lingotto, e ora sono tutti lì su Friendfeed a darsi della gran pacche sulle spalle per come è riuscita bene l’organizzazione.

Ma, per l’ennesima volta, non hanno detto né fatto assolutamente niente. Anche tralasciando il ridicolo tentativo di far passare per alfieri del nuovo l’ex segretario nazionale della Fgci andropoviana Gianni Cuperlo, la pluriministra Giovanna Melandri e il funzionario di partito a vita sessantunenne Sergio Chiamparino, a colpire più di tutto è la totale assenza di politica. Il buon Civati ha fatto un lunghissimo e appassionato discorso sul bisogno assoluto che questo Pd ha di contenuti, ha proclamato “noi portiamo i contenuti” e poi, di questi tanto agognati contenuti, non è riuscito a citarne uno. Ha elencato “lavoro, formazione, casa, ambiente, laicità” senza però indicare una singola scelta. Perché di lavoro, formazione, casa, ambiente, laicità si occupa pure il Pdl, o no? E allora perché uno dovrebbe votare per il Pd?

Insomma, la montagna ha partorito l’ennesimo topolino: dopo essersi rifugiati sotto le gonne di Veltroni alle primarie, dopo essersi fatti cooptare in una direzione nazionale eletta da nessuno, dopo essersi fatti candidare con le liste bloccate alle politiche (ed essere pure trombati), dopo non aver osato mai sfidare la classe dirigente del proprio partito per 2 anni, ora non riescono a trovare un nome e una linea da schierare neanche al congresso di ottobre. Aspettano l’ennesimo notabile di mezza età, sia Franceschini o Chiamparino (Bersani no, per carità, che è un pericoloso comunista!), a cui allinearsi disciplinatamente in cambio di qualche poltroncina qua e là e di tante chiacchiere su Friendfeed.

Poi, improvvisamente, è arrivata la politica, con l’intervento di Debora Serracchiani, sulla cui figura prometto un posto nei prossimi giorni. La giovane quarantenne che è in Consiglio Provinciale da anni ma sembra sempre la ragazzina che passa di là per caso, ha chiesto:

Siamo d’accordo oppure no sull’articolo 18? Continuiamo a pensare che sia la soluzione o dobbiamo intervenire anche su quello. Pensiamo che sia utile fare un contratto unico di lavoro o continuare a distinguere i precari da quelli che hanno un rapporto di lavoro?

Una domanda che più tendenziosa non si può: certo che non voglio continuare a distinguere i precari da quelli che hanno un rapporto di lavoro stabile (se per precari si intendono i lavoratori dipendenti mascherati e non il lavoro autonomo di un libero professionista). Infatti vorrei un rapporto di lavoro stabile anche per chi ora è precario. Che c’entra l’articolo 18? L’articolo 18 è ciò che rende stabile il lavoro di chi ha un contratto a tempo indeterminato. Toglierlo vorrebbe dire sì smettere di distinguere, ma livellando tutto al ribasso, cioè rendendo tutti precari.

E infatti ha colto la palla al balzo Giovanna Melandri. La pluriministra, sì, il nuovo che avanza. Perché si può anche essere dei funzionari di partito a vita che hanno passato più tempo a palazzo Chigi che a casa propria negli ultimi 15 anni, ma se si cita Obama ogni due parole, allora si è giovani per sempre. Ha risposto:

Mi dispiace, l’articolo 18 è un vecchio arnese, mi prendo la responsabilità di dirlo da qua, noi non possiamo più pensare che ci sia una parte del lavoro protetto, e decine, centinaia, migliaia di giovani che non hanno assolutamente alcuna forma di protezione.

Ecco. Ora, non so come siate messi a memoria, ma queste sono esattamente le cose che Maroni, Sacconi, D’Amato, Berlusconi, ecc. ci dicevano nel 2002. Dicevano che difendere l’articolo 18 significava difendere i lavoratori a tempo indeterminato, e quindi danneggiare i precari. Il sottoscritto, precario, deve ancora trovare qualcuno in grado di spiegargli in che modo togliere l’articolo 18 al suo collega a tempo indeterminato lo aiuterebbe. Non esiste. È una linea puramente ideologica, strumentale, progandistica: siccome alcuni hanno dei diritti e altri no, togliamoli a tutti perché siamo tutti uguali. Io ti sto togliendo un diritto, ma per distrarti ti dico che tanto molti già non ce l’hanno, ed è un’ingiustizia. Una linea per niente nuova, tra l’altro: è stata scritta per anni nei documenti di Confindustria e di Forza Italia. Poi, dopo che qualche milione di italiani l’ha sconfitta, anche loro l’hanno cancellata: Montezemolo è stato eletto proprio per smetterla con la guerra sull’articolo 18, che gli industriali non potevano vincere. E Sacconi, da ministro, si è ben guardato dal riproporre quest’iniziativa.
Ma ciò che la destra butta via perché troppo estremista, i gggiovani raccolgono, perché nuovo. Nuovo nuovo. Nuovo come il mercato del lavoro italiano prima dello statuto del 1970. Libertà di licenziamento per tutti, altro che precarietà. Nuovissimo, proprio.

Insomma: sulla Grande Battaglia di Rinnovamento Interno, un topolino. Sulla politica, un copia e incolla dal programma del Pdl di qualche anno fa. Questo il bilancio del Lingotto.
Ora chiedo a Marco, che ormai per me è diventato l’emblema della brava persona intelligente di sinistra che continua a farsi illudere dal Pd e dalla possibilità di cambiarlo dall’interno: non ti sei stufato di farti rappresentare, quanto meno sui giornali, da questi quattro cialtroni incapaci e arrivisti che nessuno ha mai eletto? Non ne trovate di meglio? Non ti senti a disagio, a dover rimpiangere Fassino?


Modestamente

Giugno 21, 2009

Per chi volesse seguire la faccende iraniane da qualcosa che sia un po’ più di repubblica, condivido i link che ho trovato e segnalato come preferiti.
Non è una gran ricerca, ma per chi non avesse voglia o tempo la posto (credo che alcuni siti siano le fonti stesse dei giornali italiani, quindi almeno si può andare diretti alla fonte)

Blog (iraniano): http://shooresh1917.blogspot.com/
Friendfeed (italiano, ben aggioranto): http://friendfeed.com/ezekiel
Blog (americano): http://andrewsullivan.theatlantic.com/
Canale youtube: http://www.youtube.com/user/mohsen083


Un uomo solo al comando

Giugno 21, 2009

Dopo l’ennesimo attacco subito da Silvio Berlusconi in questi giorni, rimaniamo tutti, come al solito, stupiti, chiedendoci come sia possibile che quell’uomo stia ancora al suo posto. Eppure sarebbe più opportuno non farsi rapire dalla sconcerto, ma fare una riflessione.
E’ da quando è stato eletto che non passa giorno in cui si dice che in un altro paese avrebbe già dato le dimissioni mille volte. Ed è vero. E lo avrebbe dovuto fare anche questa volta, anche se praticamente nessuno lo ha chiesto.
Ma il dato che a me sconcerta è questo: dato che basterebbe un decimo di quello che è successo in questo mese, per far dimettere un presidente del consiglio di qualche paese europeo, che tipo di potere personale deve aver costruito quest’uomo, per avere delle guardie così fedeli, che dopo un’offensiva mediatica senza precedenti sono ancora lì a difenderlo, a spada tratta, senza dimostarre di avere qualche dubbio su quello che stanno facendo?

In questi giorni sulla faccenda sono stati scritti due articoli di segno opposto. Uno da Adriano Sofri, molto bello, che riprende la metafora del 25 luglio paventata da Ferrara, l’altro di Gilioli, che ci invita, diciamo così, alla calma, conoscendo quanto Berlusconi sia capace di essere redivivo.
Anche se spero una cosa, devo dire che ne temo un’altra: temo che Gilioli abbia ragione, e mi chiedo cosa debba accadere per far togliere la fiducia a un uomo che ormai ne ha combinate di tutti i colori e del quale si fatica a pensare che possa riuscire a fare peggio di così (ma non temete, ce la farà)
Un uomo che è sempre e comunque difeso da un esercito di soldati disposti a tutto pur di difendere il loro signore.


Non ho più maestri

Giugno 14, 2009

E’ morto Ivan Della Mea

Il cantante e scrittore è stato uno dei fondatori del Nuovo canzoniere Italiano

MILANO – È morto la notte scorsa all’ ospedale San Paolo di Milano il cantautore, poeta e scrittore Ivan Della Mea. Aveva 69 anni. Nato a Lucca il 16 ottobre 1940, si era presto trasferito a Milano dove, insieme a Gianni Bosio, fu tra i fondatori del Nuovo canzoniere Italiano. Dagli anni ‘90 era direttore dell’Istituto Ernesto De Martino di Sesto Fiorentino. Insieme a personaggi come Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Michele Straniero, Della Mea con i Dischi del Sole, una collana fondamentale per la cultura italiana, ha documentato una stagione in cui la musica accompagnava, da un lato, i fermenti giovanili degli anni ‘60 e, dall’altro, testimoniava dello stretto legame tra la politica della sinistra e le lotte del nostro Paese.

Dal Corriere.


Qualunque cosa fai…

Giugno 10, 2009

… ti tirano le pietre, cantava Antoine.

Ecco la canzone è molto attuale e in particolare sembra adattarsi molto all’ultimo anno di storia della sinistra, quella più a sinistra del PD, per intendersi.

Mi è capitato in questi giorni di sentire in molti lamentarsi “Hanno preso il 3,1 più il 3,4 se andavano insieme prendevano il 6 e passavano. E invece al solito si sono divisi.”

Ecco, no. La cosidetta sinistra radicale ha migliaia di colpe. Chiarisco: io personalmente preferisco un soggetto piuttosto che  l’altro. Secono me uno ha fatto delle scelte buone, l’altro meno buone, ma rispettabili. Entrambi hanno fatto degli errori. Ma non quello di andare separati. O meglio: non possono essere accusati di aver fatto una fusione a freddo con la Sinistra arcobaleno (cosa di cui abbiamo discusso a lungo in passato), cosa non piaciuta agli elettori, e dopo essere accusati del contrario.

A ognuno le sue colpe, e questa non è una colpa. Perchè, anche se in molti lo credono, non si fa politica con l’aritemetica, o solo con l’artimetica.

Le colpe sono altre e su quelle bisognerebbe riflettere, non tirare pietre a destra e manca.