Povia, google, youtube e l’italiano corretto

agosto 3, 2009

Considerando che è agosto mi permetto di dire che malingut ha una notizia bomba. Eccola.

Un paio di giorni fa stavo cercando la parodia di Luca era gay fatta da Elio, che posto qui sopra.

Ora, voi vi sarete accorti che da un po’, sia Youtube che Google danno dei suggerimenti nei termini di ricerca. Praticamente, come è scritto qui, se vi mettete a cercare una parola su google, google vi dà un suggerimento sulla base di una media delle ricerche già effettuate. Praticamente, se provate a scrivere Vasco, google immagina già che voi state cercando Vasco Rossi.

E proprio mentre stavo cercando Luca era gay Elio, ecco la sorpresona:

ELIO

I suggerimenti che google dà per Luca era gay sono due:

Luca era gey e Luca era gaj. Su Youtube  la seconda è sostituita dal suggerimento Luca era ghei.

Evidententemente la stastistica ci dice che chi ascolta Povia è un po’ ignorantello. Del resto è anche vero che di solito i pregiudizi sono figli dell’ignoranza. Quindi, se mai Povia leggerà questo post, accetti un piccolo consiglio: nei suoi concerti canti pure per i suoi fans la storia del piccione e di Luca. Ma poi, a fine concerto, inviti il pubblico ad andare a studiare un pochino. Sarà meglio per tutti, ve lo assicuro.

Update Pare ci sia un’altra spiegazione (forse ben peggiore). Leggete i commenti

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Sarà un letargo dolce senza inverno e freddo

luglio 29, 2009

Leggendo questa notizia non ho potuto fare a meno di pensare a lui, il ragazzo morto che si annoia nella piatta provincia del nordest e che non si fa fermare dalla ragazzina che gli vuole bene, perché la sola cosa che può desiderare è stare lontano da casa sua più della luna.

Nessuno mi potrà togliere dalla testa l’idea che il sindaco ce l’abbia proprio con loro due, e che li voglia far scappare il prima possibile.

2009, e mi tocca dar ragione ai Tre Allegri. Emigrare, subito.


Non ho più maestri

giugno 14, 2009

E’ morto Ivan Della Mea

Il cantante e scrittore è stato uno dei fondatori del Nuovo canzoniere Italiano

MILANO – È morto la notte scorsa all’ ospedale San Paolo di Milano il cantautore, poeta e scrittore Ivan Della Mea. Aveva 69 anni. Nato a Lucca il 16 ottobre 1940, si era presto trasferito a Milano dove, insieme a Gianni Bosio, fu tra i fondatori del Nuovo canzoniere Italiano. Dagli anni ’90 era direttore dell’Istituto Ernesto De Martino di Sesto Fiorentino. Insieme a personaggi come Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Michele Straniero, Della Mea con i Dischi del Sole, una collana fondamentale per la cultura italiana, ha documentato una stagione in cui la musica accompagnava, da un lato, i fermenti giovanili degli anni ’60 e, dall’altro, testimoniava dello stretto legame tra la politica della sinistra e le lotte del nostro Paese.

Dal Corriere.


Arrivano le ronde

febbraio 20, 2009

Arrivano le ronde. Ma i beach boys ci erano arrivati prima.


La canzone di Marinella mi fa schifo

gennaio 12, 2009

Dopo una settimana di omaggi a De Andrè, voglio dire che la Canzone di Marinella è quella che più mi fa schifo (forse l’unica) di tutte le cose che ha scritto.

Ricordare De Andrè è ben troppo scontato ma siccome è appena terminato lo speciale di Fabio Fazio con Dori Ghezzi su Rai 3 dico brevemente un paio di cose sullo spettacolo.

Secondo me non è stato così male. A parte alcuni feticismi imposti dalla televisione, tipo la Zucconi che va in cerca di cimeli, è stato uno spettacolo onesto e reale considerando quante volte la regia ha dovuto nascondere le lacrime. Ovvio che l’infinita serie di superstar che ha cantato le canzoni di De Andrè ha evidenziato ancora una volta la duttilità e la versatilità del cantautore genovese: può capitare che una cover piaccia più dell’originale. Questo con De Andrè non capita. Lui era comunque più bravo.

Giudizi sulle interpretazioni: il peggiore senza dubbio Bocelli. I migliori: la Ruggiero, la Nannini, Pelù, Battiato e Vinicio. Impeccabili ovviamente tutti coloro che con De Andrè ci hanno suonato (e De Gregori dov’è in queste occasioni?): la band, Piovani, Pagani, Fossati e Cristiano; l’unico che forse non era al meglio era Bubola, in compagnia però di un buon Bennato. Non bene Bersani, Finardi e Dalla. Da Ferro e Jovanotti mi aspettavo peggio.

In ogni caso secondo me la migliore canzone di De Andrè è Monti di Mola.

Upgrade: anche tomate non ha resistito.


Beati i critici e gli esegeti 1/2

dicembre 13, 2008

Dopo ormai due mesi e mezzo di residenza più o meno ininterrotta nella città eterna posso affermare senza tema di smentita le seguenti verità autoevidenti:

– il 109 non esiste, o, almeno, non è una linea Atac; per la rivoluzione, quindi, bisogna attrezzarsi di bicicletta;

– il 60 notturno non esiste, ma mi è stato detto che Rino abitava sulla Nomentana, e in effetti di giorno il 60 è il bus che risale proprio quella strada, quindi può darsi che all’epoca ne esistesse anche una versione di notte; oggi per andare da quelle parti dopo la mezzanotte c’è l’N4, e dopo piazza Sempione l’N22;

– il bar del Barone non l’ho mai visto ma mi dicono esista, sempre sulla Nomentana; la birra chiara in lattina è probabilmente Peroni, che qui stradomina sui più nordici marchi Moretti e Dreher;

– non solo a Khatmandhu, ma anche a Roma, fra i Fori e la stazione c’è effettivamente via Cavour; ma questo lo si sapeva anche prima, dato che la si fa a ogni corteo, probabilmente solo perché è tutta dritta e in discesa, così le foto da giù con le migliaia di persone che camminano verso l’obiettivo vengono benissimo.

Per ora mi pare sia tutti. Se avete altri interrogativi sarò lieto di provare a verificarli. Prossimamente, un punto di vista sul sordido mondo delle tribute band di Rino.


È sgiunto alfine ‘r dì dela riscozza

dicembre 10, 2008

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Malingut aderisce allo sciopero generale di venerdì 12 dicembre. La metà emigrante del blog parteciperà per la prima volta a un corteo romano. Stasera quasi quasi va all’assemblea preparatoria del suo quartiere, che si terrà alla Casa del popolo di Tor Pignattara. Giuro. Per ora si allena ascoltando la canzone con la più ampia dissonanza tra testo arditamente battagliero e ritmica indolentemente capitolina che si ricordi. Faremo la rivoluzione, sì, ma dopo la pennica. Aó.